In seguito al mezzo disastro descritto qui, si è resa necessaria le reinstallazione di un Domain Controller Windows Server 2003. Per fortuna, grazie al salvataggio del System State, il dominio non è andato perduto; come al solito mi appunto le cose qui, che magari potrebbero servire anche ad altri.

Ecco la procedura che ho seguito, pianificata con l’aiuto di un collega.

  • Individuazione del disco fisico da sostituire, non ancora rotto ma segnalato in “preguasto” da S.M.A.R.T. tramite la solita utility HP di gestione del controller RAID.
SLOT SUMMARY:
Slot Num  Slot Type  Array Controllers and Host Adapters  Detected
--------  ---------   --------------------------------------------
SLOT 0    PCI        Smart Array P400i Controller
SLOT 0 Smart Array P400i Controller ERROR REPORT:
Logical drive 1 status = Ready for recovery
Port 1I, Box 1, Bay 3 ... S.M.A.R.T. predictive failure  errors have been
detected in the factory Monitor and Performance data.   SOLUTION:  Please
replace this drive when conditions permit.
  • Spostamento dei 5 ruoli FSMO dal Domain Controller all’altro server DC e mailserver Exchange; la procedura è spiegata in questo documento Microsoft.
  • Impostazione del flag Global Catalog sull’altro server.
  • Backup del solo System State tramite NT Backup nel caso qualcosa vada storto e relativo controllo del log.
  • Annotazione dell’esatta versione del sistema operativo e -importante- versione di Service Pack installata.
  • Eliminazione del flag Global Catalog sul server da reinstallare. Per entrambi i casi la procedura è banale ed è qui.
  • Arresto e disabilitazione di eventuali servizi aggiuntivi. In questo caso è stato fermato SQL Server. Ricordarsi di controllare se la macchina è un DHCP server e agire di conseguenza.
  • Lanciare “dcpromo” per demotare il server da Domain Controller e renderlo un semplice server membro. In questa fase viene richiesto di impostare la password dell’amministratore locale, poiché il database SAM viene ricreato (sui DC non c’è). Non dimenticate la password.
  • Dopo il riavvio, lanciare un backup completo tramite NT Backup di tutti i dischi più il System State. In questa occasione, a causa di 5 file danneggiati, l’operazione ha richiesto più di 10 ore. Vi consiglio di fare il backup su una share di rete e non su un nastro.
  • Andarsene a casa e tornare la mattina successiva.
  • Controllo log per assicurarsi che il backup precedente sia andato a buon fine, e annotarsi i file danneggiati.
  • Accertarsi di avere a disposizione i media e il codice di licenza necessari alla reinstallazione del server. Nella fattispecie: CD di HP SmartStart 7.70 e 2 CD Windows Server 2003 R2 32 bit  ITA con relativo Product Key.
  • Momento della verità: spegnere e sostituire il disco individuato in precedenza. Il RAID in questione era 1+0, che permette di perdere fino a un massimo di due dischi senza compromettere di dati; trattandosi di un set in striping di drive “mirrorati” i dati sono salvi solo se si rompono due dischi “giusti”. Non ho sperato neppure per un momento di essere tanto fortunato, e avevo ragione: cambiato il disco, il controller mi ha fatto una pernacchia, ma almeno non è stato necessario riconfigurarlo.
  • Forti del nuovo disco logico bello vuoto, reinstallare Windows Server 2003 senza fare alcun aggiornamento e lasciando il server in workgroup.
  • Installare anche il secondo CD di Windows Server 2003 R2 quando richiesto e applicare il Service Pack precedentemente annotato. Questi passi sono importanti: il ripristino un System State di un server con SP2 su un server SP1 non funziona: la macchina non si riavvia più, e va rifatta da capo. L’errore riportato al boot è “Impossibile avviare Windows. Errore del software. Riportare questo problema come: caricamento delle DLL di HAL necessarie. Errore HAL Rivolgersi al Servizio Supporto Tecnico per riferire questo problema.” Naturalmente mi è successo.
  • Ripristinare il backup selezionando tutto tranne i file annotati in precedenza ed elencati come danneggiati dal log. Prima di lanciare il processo, assicurarsi di aver impostato l’opzione di NT Backup “se il file esiste già, sostituisci sempre“.
  • Al termine, controllare il log in cerca di eventuali errori e riavviare il server. Probabilmente saranno necessari un paio di riavvii.
  • Se tutto è andato a buon fine, avremo un server membro del dominio, con tutti i servizi installati, le patch applicate in precedenza e la configurazione originale.
  • Lanciare un “dcpromo” per promuovere la macchina a Domain Controller e controllare i log di sistema. Nel mio caso il log di security era danneggiato e ho dovuto ricrearlo. Controllare l’eventuale DHCP server.
  • Ripristinare i 5 ruoli FSMO e il flag Global Catalog seguendo la stessa procedura riportata in precedenza.
  • Riabilitazione e riavvio dei servizi aggiuntivi. In questo caso SQL Server. Controllare che funzionino tutti e guardare i log di sistema.
  • Fare qualche test funzionale dai client per assicurarsi che tutto sia a posto.
  • Bullarsi con amici e colleghi ed andarsene a casa.

Tempo impiegato: circa un giorno e mezzo di lavoro, facendo le cose con attenzione, calma e scrupolo.

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Di: Andrea - 02/07/2009

Una azienda con poche persone e 5 o 6 client, aperta un paio di anni fa, ha deciso di partire con una infrastruttura largamente sovradimensionata: ha 3 server che ricoprono i ruoli di:

  • Domain controller, file e print server, database server, backup server
  • Mail server (Exchange 2007)
  • NAS (Windows Storage Server 2003 R2)

Tutti i server sono HP Proliant e hanno controller RAID, con vari livelli di protezione. Inspiegabilmente il cliente si è rifiutato di installare un gruppo di continuità, e a seguito di uno sbalzo di tensione nelle scorse settimane sono stati sostituiti un disco due dischi e uno degli alimentatori del domain controller. La sostituzione non è stata felice: adesso un altro disco è in modalità “preguasto” a seguito segnalazione S.M.A.R.T., e questo preclude il rebuild di uno dei nuovi dischi appena sostituiti.

La stessa cosa adesso succede con il mail server, però i dischi in “preguasto” sono due, il che rende impossibile anche qui la eventuale ricostruzione dell’array. La chiamata in HP ha confermato la cosa.

Risultato: altri 3 dischi da sostituire, ma questa volta gli array RAID svaniranno come lacrime nella pioggia. Due server da rifare da zero = dominio fumato. Reinstallare DC e mail server. Un po’ di backup si riesce a fare, ma incompleto poiché i problemi dei dischi bloccano la copia dei file ogni pochi minuti. I backup sul juke-box di nastri (c’è anche quello) è incompleto a causa degli errori, il db di Exchange funge ma è corrotto e non si riesce a fare un dump dei db SQL della contabilità. Evviva.

(Forse si recuperano i system state delle macchine e i file con i db SQL, ma non lo sapremo fino all’ultimo.)

Aggiornamento: Il ripristino è raccontato qui.

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Di: Andrea - 19/06/2009

Microsoft surface

Lunedì scorso ho avuto occasione di vedere da vicino Microsoft Surface: bello, divertente, potrebbe essere utile per una versione evoluta di chiosco informativo. Non sono rimasto particolarmente stupito: si tratta comunque di tecnologie abbastanza consolidate, ma mi è sembrato gradevole nel suo insieme e mi è piaciuto il modo in cui si integra lo schermo multitouch con le applicazioni dedicate. Di certo spinge molto in avanti il limite della fantasia degli sviluppatori. Un tavolino, troppo basso per i miei gusti, in cui c’è un computer, un proiettore XGA e quattro telecamere a infrarossi; il tutto è coperto da uno schermo acrilico da 30 pollici. Il software è basato su Vista Business.

La prima cosa che ho pensato è stata che un bambino troverebbe modi di usarlo che a me non vengono neppure in mente; il multitouch funziona molto bene, è reattivo e rende gradevole l’utilizzo delle applicazioni; quelle che ho avuto modo di vedere erano chiaramente orientate alla dimostrazione delle capacità della piattaforma, tuttavia ha un certo fascino orientare, spostare e zoomare una carta geografica usando entrambe le mani in modo assolutamente naturale. (Come un perfetto newbie la prima cosa che ho fatto è stata cercare casa mia.)

E’ in grado in una certa misura di riconoscere e collegarsi ai dispositivi che vengono appoggiati sullo schermo e potrebbe anche diventare il capostipite di una nuova famiglia di prodotti. A volte è successo che oggetti di questo tipo fossero semplicemente nati nel momento sbagliato, sinceramente in questo caso non so giudicare.

Quello che mi ha colpito è che non sembra affatto un prodotto Microsoft, nel bene e nel male: non ne ha lo stile, il modo di uso e neppure il feeling. Vedremo: sicuramente è un oggetto divertente e pieno di tecnologia, il che ne fa un oggetto gradevole per i nerd come me. Qui trovate qualche foto fatta in percarie condizioni di luce. (La mano dalle unghie perfettamente smaltate appartiene a LaFra.)

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Di: Andrea - 17/06/2009

INQ1

Sto provando INQ1, il telefono che 3 definisce Social Mobile per la presenza di un client Facebook, uno Skype e un Live Messenger, e viene venduto con un piano dati adatto a sfruttarne le possibilità.

Pro: semplicità, leggerezza, design, integrazione, prezzo.

Contro: roaming non disattivabile, qualche instabilità del software, display a bassa risoluzione.

La confezione di INQ1 è abbastanza carina, anche se ho sempre trovato incomprensibile la mania del packaging: per me è solo cartone da buttare. All’interno della scatola ci sono alcune schede con istruzioni talmente basilari da risultare inutili, il CD di installazione della suite di gestione, il caricabatteria e le solite cuffiette microfono.

INQ1 è prodotto in Cina con materiali di buona qualità, l’assemblaggio è curato e il movimento dello slide è fluido e preciso; dopo qualche giorno di utilizzo non presenta il minimo gioco. Il telefono dà l’impressione di solidità, è  piacevole da impugnare ed è più piccolo di quel che appare dalle immagini. L’estetica abbastanza sobria non mi dispiace e anche il logo di 3, benché in posizione centrale e visibile, non guasta troppo l’aspetto del telefono (io odio il branding). L’unico appunto è per lo slot della memoria microSD, che non mi voleva restituire la schedina: ho dovuto estrarla con un paio di pinze, ma il difetto sembra limitato alla mia unità. Su alcuni forum ho trovato riferimenti ad un problema di falso contatto della batteria che causa lo spegnimento alla chiusura dello slide, ma a me non è successo. La tastiera è ottima: ben leggibile, buona sensazione di “tasto premuto”, corsa e durezza dei tasti sono corrette. Ho avuto occasione di provare telefoni che costavano tre volte tanto con tastiere decisamente peggiori, direi che questa è una delle parti migliori del dispositivo.

INQ1 ha una batteria da 1150 mAh che dura qualche giorno se non si usa molto la connessione e non si tengono attivi i client dei social network, in compenso durante la ricarica non segnala mai di essere al 100%, e dopo qualche ora mi stufo e la stacco.

Assolutamente positivo il connettore: con un unico mini-USB standard si fa tutto: carica, trasferimento dati, cuffie e microfono. Finalmente una connessione furba che non aggiunge mille “buchi” sul telefono e non costringe ad avere un cavo proprietario da portare sempre con sé.

Lo schermo di INQ1 non è particolarmente definito, ma i colori sono brillanti ed è ben leggibile anche in pieno sole, peccato che la bassa risoluzione e la conseguente “pixelosità” diano una brutta impressione “cheap”. Manca completamente la possibilità di personalizzare colori e icone, e la grafica dei menu non mi piace per nulla; l’unica cosa possibile è cambiare l’immagine di sfondo. Sul display possono essere aggiunti e gestiti alcuni widget: orario, meteo, ricerca Google, ricerca Yahoo! e tre widget RSS personalizzabili; in basso è presente un “carosello” che permette di lanciare velocemente i programmi e passare da uno all’altro mentre sono attivi.

La caratteristica peculiare di questo telefono è la presenza dei client di Facebook, Windows Live Messenger (Java di terze parti) e Skype; per poterli utilizzare senza grossi problemi INQ1 viene venduto con un piano dati da 3GB/mese. Da quello che mi pare di aver capito il traffico a disposizione è utilizzabile in qualsiasi modo, compreso l’utilizzo come modem(*), di cui parliamo dopo; la cosa che trovo incredibilmente buffa è che l’unico traffico a pagamento sia quello fatto sulle pagine del portale di 3, che addebita costi sulla ricaricabile anche se non si scaricano programmi aggiuntivi, musica o suonerie. In pratica ci stanno dicendo di andare ovunque tranne che in casa loro: una strategia che mi sembra incomprensibile, tanto più che non è che ci siano quei gran contenuti su Pianeta 3. Boh, contenti loro…..

La sezione dati funziona bene e la connessione è veloce e sicura, mentre non è particolarmente sensibile il ricevitore, che riporta spesso un livello di segnale basso quando altri telefoni danno il campo di 3 a fondo scala; trovo particolarmente fastidiosa l’impossibilità di disattivare il traffico dati in roaming: proprio a causa della scarsa ricezione, mi è accaduto che il telefono switchasse su altre reti continuando a fare traffico dati senza il minimo avvertimento. Questo mi pare un grosso difetto e una possibile fonte di sorprese sotto forma di addebiti imprevisti, sicuramente un grave punto a sfavore del telefono: se si tengono attivi i client dei social network e i widget sul display c’è sempre un po’ di traffico dati, farlo in roaming non è molto economico.

La modalità di utilizzo di INQ1 come modem è praticissima e funziona come una chiavetta HSDPA: una volta collegato il telefono e scelta la modalità modem, viene montata una unità CD virtuale dalla quale sono automaticamente installati i driver e lanciato il programma di connessione, semplicissimo da usare. Per fortuna almeno in questo c’è la possibilità di disattivare il roaming. Per quel poco che l’ho provato la connessione mi è sembrata negli standard di 3, sempre veloce e abbastanza reattiva: sicuramente il giudizio è positivo. Le altre modalità di funzionamento sono come memoria di massa e PC Suite: la prima permette di accedere al contenuto della microSD ma non alla memoria interna del telefono, la seconda gestisce il telefono tramite un programma da installare sul PC che permette di sincronizzare foto e contatti.

La fotocamera da 3,2 megapixel mi sembra nella norma e al solito adatta per foto di fortuna: certo non è destinata a sostituire una digitale, anche economica; il trasferimento delle foto e dei video si può fare sempre tramite Bluetooth o via cavo se le immagini sono memorizzare sulla microSD.

Il client Facebook, che dovrebbe essere una killer application di INQ1, mi è sembrato un po’ instabile: per i primi 3/4 giorni si è rifiutato di accedere al mio account (con un altro ha funzionato) poi si è finalmente deciso, ma non funziona la sincronizzazione della lista degli amici, che quindi risultano sempre zero, e in alcune occasioni ha bloccato il telefono costringendomi a togliere la batteria. Live Messenger e Skype sembrano funzionare meglio: ho fatto una telefonata di prova verso un altro utente Skype e la qualità è assolutamente accettabile, senza echi o ritardi. Combinando questa caratteristica con l’assenza di costi di roaming in alcuni paesi, si può telefonare gratis dall’estero, non male. I contatti Skype possono essere importati nella rurica del telefono, compreso l’indicatore di stato. Si tratta di una caratteristica interessante che secondo me vedremo sempre di più: di ciascun contatto si può sapere se l’utente è connesso e conoscerne lo status. Probabilmente in futuro dalle nostre rubriche potremo conoscere stato posizione e disponibilità di ognuno, fatte salve le impostazioni di privacy, il che secondo me aprirà tutto un nuovo capitolo sulle modalità di comunicazione; non so ancora come, ma credo che gli utenti troveranno un modo di farne un uso imprevisto, come spesso accade. Per le solite paure e meschinità degli operatori, SkypeIn e SkypeOut non funzionano: non è possibile chiamare numeri “veri”, ma solo altri utenti Skype, né ricevere chiamate sul proprio numero Skype. Pare che vengano importati in rubrica anche gli amici di Facebook, con un limite a 700 persone, completi di fotografia, ma a causa dei problemi descritti sopra non ho avuto modo di vederlo.

Installando Opera Mini e il client Java di Gmail, INQ1 diventa un terminale semplice ma abbastanza completo da portare con sé evitando l’ingombro e l’impegno di uno smartphone più costoso e pesante; ma non ne è in nessun caso un sostituto: INQ1 gioca in un campionato completamente diverso, è un telefono con qualche funzione in più.

Lo comprerei? No, credo di no: non è sufficiente a soddisfare le mie esigenze di accesso alla rete in mobilità. lo consiglierei però a chi volesse un telefono tutto sommato semplice che gli permetta di utilizzare Facebook, Skype, Messenger e un po’ di navigazione senza troppe complicazioni. Magari sarebbe auspicabile un aggiornamento del client Facebook, che ha mostrato qualche incertezza, e la possibilità di disattivare il traffico in roaming.

(*)Non sono sicurissimo di questa cosa, controllate prima!

Trasparenza per un mondo migliore: il telefono mi è stato regalato (grazie Max) e non mi è stato chiesto nulla, neppure di scrivere questo post in cui esprimo le mie opinioni che ho la presunzione di valutare di più di un gadget da 99 euro. Perché lo faccio? Mi piace giocare con la tecnologia e cerco di scrivere la recensione che vorrei trovare io quando cerco notizie di un prodotto.

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Di: Andrea - 03/06/2009

“Stai in bolla”, mi hanno detto.
Quando arriva un brutto periodo, quando qualcuno che ami sta male, non cadere. Reagisci al cambiamento e non lasciare che ti sposti, che ti trascini via.
“Stai in bolla”. Approfitta di quello che la vita ti ha mandato e trasformalo in qualcosa di nuovo. Non accettare passivamente, non farti sommergere dallo sconforto e mantieni il controllo della tua vita; cerca sempre dentro ogni cosa che ti accade e lascia che ciò che trovi ti arricchisca.
“Stai in bolla”. Non perdere il tuo centro di gravità, non dargliela vinta. Quando sembra che la mancanza di qualcosa ti pieghi e ti allontani dalla perpendicolare, aggiungi qualcosa di tuo da un’altra parte e raddrizzati.
“Stai in bolla”. Usa l’amore come un cuneo, una zeppa emotiva che ti mantenga stabile. Approfittane per colmare vuoti e lacune che hai sempre avuto, dai una svolta alle cose e ricavane tutto quello che puoi.
“Stai in bolla”. Lasciati arricchire e non frustrare, sostieni gli altri perché facendolo troverai un appoggio che aumenterà la tua stabilità.
“Stai in bolla”. Pratica un po’ di “ecologia emotiva”, mantieni una percezione più distaccata e non permettere che i momenti buoni vengano schiacciati dall’angoscia.
“Stai in bolla”, mi ha detto una persona saggia.

“Non è mai troppo tardi per spaccare il guscio in cui siamo chiusi”.

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Di: Andrea - 20/05/2009

La musica è sempre stata una costante nella mia vita; il fatto che sia ormai completamente digitale mi da ancora più soddisfazione, specialmente quando la riproduzione casuale delle tracce del mio iPhone mi propone una playlist così mentre guido per tornare a casa.

Renee Olstead - What a difference a day makes. Un classico interpretato da una voce di talento poco conosciuta.

Steve Ray Vaughan - Cold shot. Un pezzo molto bello e meno noto di un musicista che ha segnato la storia del blues elettrico. Atmosfera torbida e ritmo ipnotico; potete accennare anche un po’ di air guitar.

Mamas and Papas - Make your own kind of music. Tutti i fan di Lost la conoscono, probabilmente è la versione anglofona della “Canzone del sole”. Da cantare tutti assieme a squarciagola. Spiaggie, fuochi, quelle robe lì.

Planet Funk - Who said (posillipo mix). Fantastica elettrodance di un gruppo italianissimo che non stonerebbe a Londra. Questo è un lungo remix di un pezzo cantato dalla voce inconfondibile di Dan Black, il cantante dei The Servant.

Alejandro De Pinedo - Sex on the beach. Un paraculissimo pezzo ambient che potete usare per cercare di sedurre il/la vostro/a ganzo/a. Talmente stereotipato che sembra quasi un classico, come il trash che diventa arte.

(Update per chi mi legge dall’aggregatore: sul post c’è un widget che vi permette di ascoltare i brani; dal feed non si vede.)

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Di: Andrea - 13/05/2009

Buffalo Link Station Live Ho in prova da qualche tempo un disco esterno Buffalo Link Station Live. Si tratta di una unità disco esterna ethernet dalle caratteristiche molto interessanti. Le dimensioni sono quelle consuete, la qualità delle plastiche è nella norma e l’assemblaggio è buono. Durante il funzionamento è abbastanza silenzioso; degna di nota la possibilità di estrarre la piccola ventola per pulirla di tanto in tanto, migliorandone l’efficienza e riducendo il rumore. Si tratta di un piccolo NAS, quindi la connessione avviene esclusivamente tramite la rete locale; l’interfaccia di rete è Gigabit, cosa importante perché la Fast Ethernet a 100mb/s non è particolarmente efficiente per il trasferimento di file di grosse dimensioni, e l’unità è fortemente orientata al multimedia. (Naturalmente per sfruttare la velocità Gigabit dovete avere uno switch Gigabit e una scheda di rete Gigabit sul vostro computer, altrimenti andate comunque a 100 mb/s).

Ho trovato LinkStation Live particolarmente versatile: per un utente medio potrebbe addirittura sostituire un server casalingo sempre acceso. Le funzioni legate alla rete locale e ai dati sono:

  • Condivisione di cartelle di rete con gestione dei privilegi di gruppi e utenti, che possono essere locali, oppure con autenticazione delegata ad un controller di dominio Active Directory . Questa funzione lo rende utilizzabile anche in reti professionali di piccole dimensioni gestite da un server. L’accesso via FTP può essere abilitato a livello di singola cartella. C’è anche un accesso via browser, ma ne parliamo dopo.
  • In presenza di più unità si può configurare un backup automatico che sincronizzi i dati delle cartelle selezionate.
  • Funzionalità di print server USB.
  • Possibilità di gestire un secondo disco USB esterno collegato direttamente alla sua interfaccia.
  • Invio di alert via mail relativi allo stato di salute del disco SATA.
  • Se interfacciato con un UPS è possibile impostare lo spegnimento automatico in caso di mancanza di alimentazione prolungata.
  • Funzione “Time Machine”. Se abilitata il disco viene visto da un Mac come una unità Time Machine su cui fare i backup automatici. La procedura di configurazione è dettagliatamente spiegata nella documentazione del prodotto.
  • Trasferimento “One Touch” di file multimediali da videocamera e fotocamera digitale con copia diretta via USB dalla camera al disco.
  • Possibilità di definire degli orari di funzionamento durante i quali l’unità si accenderà e spegnerà autonomamente.

Veniamo alle figate:

  • La funzione più bella è quella di client BitTorrent: senza bisogno di impegnare un computer, il download viene fatto direttamente dal disco e le operazioni si gestiscono tramite una semplicissima interfaccia web. Caricate il file torrent o indicate l’URL da cui prelevarlo, lanciate il download e potete dimenticatevene. Dopo qualche tempo troverete il materiale già salvato nella cartella condivisa specificata nelle impostazioni. Nel frattempo potete tranquillamente spegnere il computer che non è minimamente coinvolto nelle operazioni. Ne ho testato il funzionamento e sono rimasto molto soddisfatto: il download è veloce e il client è in grado di autoconfigurare il router tramite UpnP e aprire le porte TCP necessarie al buon funzionamento del protocollo.
  • WebAccess: qui è spiegato bene; in breve si tratta della possibilità di accedere a LinkStation Live anche da internet, ovunque vi troviate. Potete decidere quali condivisioni rendere accessibili e eventualmente proteggerle con password. Il tutto senza neppure toccare il vostro router: tramite UPnP il disco fa i suoi magheggi e pubblica da sé le porte necessarie per l’accesso dall’esterno. Potrete raggiungere Link Station anche se avete solo un IP pubblico dinamico: un apposito servizio gratuito di Buffalo fa le veci di DynDNS in modo estremamente più semplice.
  • Server DNLA. L’unità è in grado di condividere la libreria multimediale con un player/set top box in modo trasparente, per rendere disponibile i suoi contenuti in rete in modo che possano essere riprodotti sul televisore di casa, ad esempio. E’ sufficiente un media player che supporti DNLA, e credo siano la maggior parte.
  • Server iTunes. Tutta la libreria multimediale è condivisibile e può essere riprodotta via rete tramite un normale client iTunes, la vedrete apparire nell’elenco delle librerie condivise, sulla sinistra dello schermo.
  • Semplicità di configurazione: un utente con medie conoscenze tecniche è in grado di fare cose impensabili fino a qualche anno fa senza essere tecnici abbastanza evoluti. In particolare tutta la configurazione della procedura di accesso dall’esterno è realmente semplice da configurare e non serve familiarità con concetti come routing, NAT o port forwarding per ottenere risultati in poco tempo.

In conclusione: devo confessare che quando Paolo mi ha proposto la prova di LinkStation Live ho accettato aspettandomi un disco ethernet qualsiasi con qualche ammennicolo in più, invece il gran numero di funzioni, la praticità della gestione e la semplicità d’uso mi hanno appassionato. E’ un oggetto molto bello che ha solo il torto di essere difficile da “capire” e da “spiegare”, viste le sue potenzialità. Se proprio devo cercare un difetto, direi che un server VPN l’avrebbe reso l’arma finale: una implementazione di OpenVPN, ad esempio, magari con una gestione semplificata e un piccolo client da installare per ottenere accesso alla propria rete locale dall’esterno completerebbero questo oggetto nel migliore dei modi.

LinkStation Live esiste in tagli da 500GB, 640GB, 1TB e 1,5TB, i prezzi sono rispettivamente 160, 180, 210 e 260 euro IVA compresa. Si tratta di costi tutto sommato convenienti viste le caratteristiche del prodotto che mi sento di consigliare a chi abbia bisogno di uno storage multimediale con caratteristiche avanzate, ma non abbia le capacità o la possibilità di installare un server apposito e di configurare un router di conseguenza.

Trasparenza per un mondo migliore: l’unità mi è stata prestata, e la restituirò a Preview, che ringrazio nella persona di Paolo. Non ho percepito alcun compenso per scrivere questo post, né mi è stato richiesto qualcosa che non fosse esprimere liberamente le mie opinioni. Perché lo faccio? Mi piace giocare con la tecnologia e cerco di scrivere la recensione che vorrei trovare io quando cerco notizie di un prodotto.

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Di: Andrea - 11/05/2009

Ovvero: i paroloni dell’IT demistificati.

Tre amiche, A., M. e R., sono state invitate ad un weekend particolarmente sciccoso che, tra altre amenità, prevede due serate di gala alle quali è importantissimo partecipare con vestiti eleganti e rigorosamente diversi. Per raggiungere la meta è necessario un volo aereo low cost, e le nostre eroine sono parecchio preoccupate dall’eventualità che i loro bagagli possano andare perduti, una sciagura che avrebbe effetti disastrosi sulla loro vita sociale.

Mosse da sagacia femminile, decidono quindi di attuare la seguente strategia: scelti tre vestiti da sera a testa, gli abiti verranno distribuiti uno per ciascuna valigia per ciascuna amica, in modo che ognuno dei tre bagagli contenga un vestito di A., un vestito di M. e uno di R.

Questa soluzione tranquillizza le amiche: anche nel caso venisse persa una delle valigie, rimarranno sempre 6 vestiti - due per ognuna di loro - e la tragedia verrà scongiurata.

Se i vestiti fossero stati dati e le valigie dischi fissi, le ragazze avrebbero attuato una strategia di protezione chiamata RAID. Nell’esempio specifico si tratta di RAID5, il livello più diffuso. Al costo di una lieve ridondanza (è stato necessario trasportare un abito in più a testa) ci si è protetti dalla perdita di un disco fisso (cioè la mancanza di una valigia non pregiudica la vacanza).

RAID5 è un sistema molto utilizzato dai sistemi di storage per assicurare la protezione dei dati in caso di rottura di un disco, e permette quasi sempre di sostituire la parte difettosa “a caldo” senza interrompere la disponibilità dei dati.

Il numero minimo di dischi (valigie) per attuare questa strategia è 3, ma aumentando il numero aumenta anche l’efficienza. Per ritornare al nostro esempio, nel caso di 6 amiche per 5 serate, ciascuna dovrà portare 6 vestiti invece di 5:  c’è meno “spreco” di spazio e risorse.

(Come al solito: l’esempio è solo una metafora, ci sono delle imprecisioni ma lo scenario rende l’idea.)

Qui la puntata precendente.

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Di: Andrea - 09/04/2009

Pare che ieri Facebook abbia presentato all’ Internet Engineering Task Force (www.ietf.org) una versione modificata dello stack TCP/IP che permette di segnalare gli utenti che generano più traffico ad alcune grosse telecom che hanno stipulato accordi commerciali con il social network.

Grazie a questi accordi gli utenti più attivi potranno ottenere più banda per l’accesso a Facebook in modo completamente automatico. Sembra che le prime partnership siano state avviate in Europa.

A me sembra una schifezza.

(Via Gaspar)

Update: april-fool-2

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Di: Andrea - 01/04/2009

Questa settimana ho fatto cucire la sella del mio scooter che aveva bisogno di una riparazione. Grazie al passaparola ho trovato in pieno centro di Genova questo scantinato vecchissimo dove sono stato accolto da un anziano signore.

Tutto in lui trasudava esperienza: il suo laboratorio, che sembrava fermo a 40 anni fa, non fosse stato per la Panda parcheggiata all’interno, la sua cappa blu, il suo viso scavato dalle rughe, la tranquilla cadenza in antico genovese, il modo in cui le sue mani saggiavano il danno.

Quando sono tornato a riprendere il mezzo, la sella era ricucita alla perfezione, e per scrupolo è stato anche rifatta una parte che ne aveva bisogno e della quale non mi ero neppure accorto. Al momento del pagamento questo signore mi chiede “Quanto le avevo detto?”. “Non ne abbiamo parlato”, rispondo. Mi dice una cifra: avrei pagato tranquillamente il doppio senza fiatare. Me ne vado soddisfatto.

Le quattro cordialità scambiate mi hanno lasciato il sapore di un uomo tranquillo, che ama il suo lavoro e lo fa con scrupolo, curandosi della soddisfazione dei suoi clienti. Probabilmente lavora ancora nonostante l’età pensionabile “Perché tanto a casa cosa faccio?”.

Capita di rado ormai di imbattersi in persone di questo stampo, ed è sempre un piacere servirsi da loro. Il modo in cui il nostro macellaio commenta con Nives e sceglie i tagli di carne, le mani sapienti della fruttivendola accanto, che hanno una cura tutta particolare nel saggiare frutta e verdura mentre sceglie i prodotti adatti. Il ferramenta a cui avevo portato una chiave del mio vecchio fuoristrada, che ha riconosciuto marca e modello solo guardando la forma di una chiave di 20 anni fa.

Io sento la mancanza di persone così, persone che amano il loro lavoro e non pensano solo ad arrivare alla fine della giornata o a liberarsi dal cliente che hanno di fronte. La maggior parte fanno mestieri che spariranno con loro, o già adesso sono sostituiti da anonimi chioschi dentro un centro commerciale qualunque, dove un tipo annoiato non capisce neppure di cosa avete bisogno.

Non credo che la colpa sia tutta delle nuove generazioni, ma piuttosto del modo in cui si è evoluto il concetto di lavoro negli ultimi decenni: essere considerati “forza lavoro” non è il massimo per nessuno e certo non aiuta ad appassionarsi al proprio mestiere.

Temo il momento in cui dovrò chiamare un call center a 50c/minuto per far aggiungere un buco alla mia cintura.

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Di: Andrea - 29/03/2009