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Un articolo di Punto Informatico ha attirato l’attenzione di qualcuno.
L’articolo dice cose solo parzialmente condivisibili, secondo me. Premesso che anche io sono convinto che la qualità paghi a lungo termine, non mi trovo d’accordo sulla questione di fondo.
Le ragioni e le rimostranze delle posizioni oltranziste citate da Manfredin sono tuttora valide, se ricondotte allo scenario dell’epoca.
Ai tempi di Microsoft vs. Netscape il campo di battaglia era l’integrazione del browser nel sistema operativo, e le condizioni di uso erano radicalmente diverse da quelle attuali.
Gli spyware ed i malware non erano affatto diffusi come lo sono oggi, e la parte del leone la facevano tutta i virus. La guerra non è mai stata posta in termini di maggiore o minore sicurezza del prodotto, diversamente da oggi.
L’avanzata di Firefox ha un senso perché offre quello che avremmo il diritto di avere: computer il più possibile sicuri.
Ormai il rallentamento dello sviluppo di IE comincia ad essere percepito anche dagli utenti meno consapevoli, che sono disposti a cedere qualcosa in termini di integrazione in cambio di una maggiore sicurezza.
Navigare il web sta diventando una esperienza sempre più completa ma sempre più pericolosa, e avere strumenti meno vulnerabili è un diritto, a maggior ragione se il sistema operativo è un prodotto a pagamento largamente diffuso.

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