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Hanno cambiato provider, hanno bisogno di cambiare la configurazione del router. L’omino Telecom è passato venerdì ad attivare e testare la linea.
Mi chiamano tre volte, mi fanno chiamare dall’ufficio, mi lasciano due messaggi in segreteria. Poi vorrebbero che spiegassi per telefono, ad un analfabeta, come si configura un router che non conosco.
Dopo qualche acrobazia, riesco ad andarci.
Arrivato l’ scopro che sono senza Internet dall’inizio di luglio. Non capisco come mai tutta questa fretta: se avessero davvero bisogno del collegamento per lavorare, sarebbero già falliti.
Mi passano un foglio, delirante, di Telecom con le presunte informazioni di connessione. In realtà è un’accozzaglia di sigle ed acronimi aziendali che non hanno nessun significato per me. Finalmente scopro, nascosto in mezzo ad altri dati e scritto in piccolo, un indirizzo IP.
Ne deduco che sia il loro IP pubblico, quindi il collegamento dovrebbe essere RFC1483. Dalla subnet mask si ricava che hanno a disposizione una classe da 8 IP pubblici.
Mi chiedo perché quei disgraziati della Telecom danno una contratto con otto IP statici ad un cliente che ha una rete di ben 3 PC e che deve solo navigare un po’ e scaricare la posta.
Purtroppo, guardando meglio, trovo un altro IP pubblico. Quindi uno dei due è il punto-punto, capire quale è impossibile, in mezzo alle sigle Telecom.
Mi armo di pazienza, e dopo essere stato palleggiato a tre numeri diversi, un tipo mi dice: “Si il numero è giusto ma sono dati riservati, deve chiamare il 194, opzione 1″.
Ora, a parte che i protocolli e l’IP non sono affatto dati riservati, ma il tipo non pareva curarsene, la cosa veramente grave è il fatto che il 194 è un numero inesistente.
Richiamo, pronto a cazziare chiunque, ma nel breve tempo di una telefonata pare che le policy di Telecom siano cambiate, perché questa volta un altro operatore non ha alcun problema a rispondere a tutte le mie domande.
Raccolti i dati necessari passo al router: una baracca Allied Telesyn con una interfaccia di configurazione che definire idiota è già un complimento. Basti sapere che una volta creata una configurazione, per quanto complessa sia, non c’è modo di editarla; va cancellata e riscritta totalmente.
Comunque riesco a capire un poco della logica contorta dell’interfaccia e configuro la connessione. Non succede nulla, non si pinga nulla, tutto tace.
Il ping verso un DNS mi dice “rete di destinazione irraggiungibile”, e ne deduco che è un problema di routing. Infatti, dopo aver impiegato 5 minuti per trovarla, scopro che la tabella di routing è completamente vuota.
Cerco di definire almeno la route di default, ma manca la definizione delle interfacce. Come ha fatto a funzionare fino a luglio?
Dopo qualche domanda scopro che l’analfabeta di prima, si, in effetti qualcosa ha provato a fare e che, forse, gli pare, può darsi, ecco magari ha resettato il router. Col bottoncino. Quello dietro. Fumandosi la configurazione completa di routing, interfacce, NAT ecc ecc.
Dopo aver imprecato in tutte le lingue a me conosciute, riesco dopo mezz’ora a far navigare la rete.
Perché devo avere sempre a che fare con gente così? Perché?

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