Non voto
Ho riflettutto, tanto. Ci ho pensato, ma non ce la faccio proprio. Non ci riesco. Anche stavolta non voto. Sono io che sono strano, probabilmente, ma cosa ci posso fare se non mi riconosco né nella sinistra né nella destra?
I politici mi ispirano solo ribrezzo e li ritengo perlopiù impresentabili. Mi sembra che tutti, nessuno escluso sia solo capace di ragionamenti capziosi per portare l’acqua al proprio mulino.
Non mi pare aver mai sentito dire qualcuno: “Scusate, mi sono sbagliato, aveva ragione il mio avversario”. Ecco, se qualcuno lo facesse avrebbe un po’ della mia stima. Nessuno è obiettivo, nessuno si ricorda di cosa ha detto il giorno prima. La malafede è palpabile.
In questo contesto, sinceramente, votare turandomi il naso non ha alcun senso, e pensandoci bene non ha senso mai. Un voto è un voto. Fine. Il voto di uno che ha sofferto la sua decisione, magari non è convinto e vota suo malgrado, alla fine ha lo stesso peso del voto dell’integralista che esprime sempre la stessa preferenza senza un minimo di esercizio critico.
A Genova si dice “Scegliere tra il marcio e la muffa”. Io non voglio scegliere, qualcuno mi ha detto che sono un anarchico “di ritorno”. Non so.
Mi rendo conto che l’attuale governo deve andare a casa, ma non sono affatto convinto che chi lo sostituirà sarà in grado di fare meglio, magari per altri motivi.
Non esiste una parte politica in cui mi riconosca, le persone non mi piacciono, non mi piace il sistema. Che altro modo ho per esprimere il mio dissenso? Come ho già avuto modo di dire, avrei dovuto scegliere di andare all’estero quando si presentò l’occasione.