Assemblea degli azionisti
Oggi ho presidiato una riunione degli azionisti di una azienda abbastanza grande. Per me, non addetto ai lavori, è stata un’esperienza strana.
Si tratta di riunioni annuali durante le quali gli azionisti, o i loro delegati, approvano il bilancio dell’anno precedente, fanno domande, e se occorre procedono alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Il tutto è preceduto dalla relazione dell’amministratore delegato che illustra e riassume l’andamento dell’azienda durante l’ultimo anno.
L’atmosfera è curiosa: da un lato è tutto molto formale, nessuno parla a braccio, tutti leggono, perfino gli azionisti quando fanno le domande. Le domande stesse sono introdotte da commenti e valutazioni perfettamente inutili e non sono affatto polemiche, almeno in questa riunione.
Dall’altra tutti sembrano conoscersi da una vita, si danno del tu, parlottano prendendosi a braccetto, si baciano.
Capisco perfettamente che è un atto formale importante (serve anche a giustificare l’onnipresente notaio che verbalizza anche le mosche che volano), ma il succo di due ore di assemblea sarebbe facilmente condensabile in un paio di email.
A parte le votazioni, che si svolgono per alzata di mano come a scuola. Solo l’elezione del consiglio di amministrazione è a scrutinio segreto, ma tanto c’è stata solo la proposta di riconfermare il consiglio uscente.
Il tutto mi ha lasciato perplesso. L’unica mozione non approvata all’unanimità è stata “guastata” da un giovane delegato pericolosamente non conforme all’aspetto completamente omologato del resto della platea: capelli lunghi raccolti sulla nuca. (Per il resto, un vestito formale).
Tra l’altro ha rifiutato di spiegare il motivi del suo voto contrario e da quel momento è stato osservato come una mosca spiaccicata sul parabrezza.
E’ stata comunque un’esperienza interessante.
Dal punto di vista tecnico, nulla da segnalare.