Di RomeCamp e interventi
In questi giorni sto cercando di capire se potrò andare al BarCamp a Roma, e quindi su cosa/se preparare.
Sono sempre attanagliato dai dubbi sul tipo di intervento: da un lato le ragioni di chi pensa che serva parlare di cose semplici e date per scontate, in modo da favorire la partecipazione di un maggior numero di persone, dall’altro chi sostiene che si tratta di incontri fatti per un pubblico “tecnico” (nel senso più ampio del termine), che non ha bisogno di sentir parlare di acqua calda.
Simone Morgagni appartiene alla prima fazione e, coerentemente, ha intitolato il suo contributo: Alcuni elementi per una definizione del termine “Blog”. (Ovvero perché parliamo da anni non sapendo ancora di cosa).
Sinceramente non so cosa fare. Tenete conto che a Torino, pur parlando di una roba su cui molti si sono dichiarati senza speranza (robe sui tunnel SSH), qualcuno ha pensato di annotare sul post-it del mio intervento la seguente frase: “Perché, cosa c’è da spiegare?”. Sull’altro argomento che ho trattato a più voci, ho sentito dire: “Ma c’è ancora bisogno di parlare del blogroll, al punto in cui siamo?”
E’ evidente che ciascuno da questi incontri si aspetta qualcosa che è una sua personale interpretazione dell’avvenimento; è anche chiaro che ci sarà sempre chi si dichiara scontento.
Un titolo per me, nel caso mi convincessi dell’approccio di Simone, potrebbe essere “Ok, ho aperto un blog su $Piattaforma, adesso cosa faccio? – Blogging for dummies.”.
Per l’altra ipotesi ci sto pensando, comunque non è escluso che “taccia”.
Detto questo faccio la seguente proposta: abolizione totale di slide e proiettori, speech fatti da seduti (tutti, anche il “relatore”) attorno ad un tavolo con una bibita in mano, cartello sul tavolo che spiega “al volo” di cosa si sta parlando, con lo spazio per aggiornarlo con la deriva che la conversazione dovesse prendere.
(Al post di Simone, ci sono arrivato tramite questo di Mafe).
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