Andrea Beggi

Chiacchierare di nubi.

Di RomeCamp e interventi

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

In questi giorni sto cercando di capire se potrò andare al BarCamp a Roma, e quindi su cosa/se preparare.
Sono sempre attanagliato dai dubbi sul tipo di intervento: da un lato le ragioni di chi pensa che serva parlare di cose semplici e date per scontate, in modo da favorire la partecipazione di un maggior numero di persone, dall’altro chi sostiene che si tratta di incontri fatti per un pubblico “tecnico” (nel senso più ampio del termine), che non ha bisogno di sentir parlare di acqua calda.
Simone Morgagni appartiene alla prima fazione e, coerentemente, ha intitolato il suo contributo: Alcuni elementi per una definizione del termine “Blog”. (Ovvero perché parliamo da anni non sapendo ancora di cosa).
Sinceramente non so cosa fare. Tenete conto che a Torino, pur parlando di una roba su cui molti si sono dichiarati senza speranza (robe sui tunnel SSH), qualcuno ha pensato di annotare sul post-it del mio intervento la seguente frase: “Perché, cosa c’è da spiegare?”. Sull’altro argomento che ho trattato a più voci, ho sentito dire: “Ma c’è ancora bisogno di parlare del blogroll, al punto in cui siamo?”
E’ evidente che ciascuno da questi incontri si aspetta qualcosa che è una sua personale interpretazione dell’avvenimento; è anche chiaro che ci sarà sempre chi si dichiara scontento.
Un titolo per me, nel caso mi convincessi dell’approccio di Simone, potrebbe essere “Ok, ho aperto un blog su $Piattaforma, adesso cosa faccio? – Blogging for dummies.”.
Per l’altra ipotesi ci sto pensando, comunque non è escluso che “taccia”.

Detto questo faccio la seguente proposta: abolizione totale di slide e proiettori, speech fatti da seduti (tutti, anche il “relatore”) attorno ad un tavolo con una bibita in mano, cartello sul tavolo che spiega “al volo” di cosa si sta parlando, con lo spazio per aggiornarlo con la deriva che la conversazione dovesse prendere.

(Al post di Simone, ci sono arrivato tramite questo di Mafe).

17 Commenti

thisend | #

Prima o poi ci sarò anche io a qualche barcamp!!!

palmasco | #

A Torino dicevamo con Marco Schwarz, di quanto sia divertente e interessante seguire diversi argomenti durante la giornata.
Anche nuovi, di cui non so niente, per la curiosità di toccare cose nuove e di approfondire quelle conosciute.
E’ importante dire che Marco non lo conoscevo prima, mi ci sono trovato a chiacchierare volentieri, ho seguito il suo intervento sull’informatica della fisica medica che è, credo, l’argomento più lontano da me che ci sia al mondo – ma godendolo molto.
Del bzarcamp di Milano ricordo soprattutto il tai chi di gaspar.

Nella mia mente si compone quindi una partecipazione alternata, che corrisponde alle mie energie e alla mia voglia di essere trascinato, come credo che succeda a tutti.
In generale ho bisogno di cambiare, ho bisogno di due o tre approfondimenti in cui sono concentrato e disponibile, ma anche di spazi in cui sono disponibile, ma non concentrato, da alternare tra loro, anche seguendo i ritmi personali durante la giornata, anche qui penso che sia un discorso comune.

Non so se ti suona come una risposta al tuo post.
Il succo è che i partecipanti compongono il loro paniere tra le tante offerte disponibili, le offerte quindi dovrebbero soddisfare soprattutto la voglia di chi offre la presentazione. Inclusa secondo me la disponibilità a rinunciare lì per lì, com’è capitato a me a Torino, per evidente interesse delle presentazioni che mi precedevano, a cui ho lasciato volentieri lo spazio.
Voglio dire che se prepari la presentazione che personalmente t’arrapa di più, che poi sia seguita o meno, che piaccia o meno, che abbia o meno luogo, ti sarà più facile sceglierla soddisfacente.
ciao, palmasco

Simone Morgagni | #

In realtà c’é un errore! Io non penso si debba parlare di cose semplici per attirare esterni. Cioé, lo penso, ma non per quello ho scelto di portare questa discussione.

Infatti cerchero di dimostrare come il termine blog non voglia dire una cosa solo oggi, ma molte, e come nessuna di esse sia quella su cui stiamo scrivendo. Mi pare una cosa abbastanza complessa tutto sommato, visto che chiunque, dal neofita al più esperto ne parla e secondo me senza sapere bene di cosa parla. Forse é anche per questo che si fatica a far capire agli altri cosa sia un blog e cosa facciamo noi nel nostro tempo libero.

Premetto che estrarro il tutto da una ricerca che ho in corso e che verte tra teoria dei media e linguistica.
Alla faccia del cerchiamo di attirare del pubblico non tecnico!

Andrea | #

Lungi da me sminuire il tuo intervento, ma scusa, forse sono io che capisco male questa frase sul tuo post?
“Si comincia solo ora a sentire la necessità impellente di spiegare, di inserire, di produrre sapere destinato ai non addetti, per gestire questa fase di transizione. Saper dare una vera definizione di blog, saper spiegare cosa sia un feed rss ad un novizio diviene ora più importante di una discussione sul blogroll, sulle classifiche o sull’autorevolezza. Diviene più importante perché è questo che “gli altri” vogliono sapere e hanno bisogno di sapere. I ritrovati tecnologici assumeranno rilevanza solo nella loro messa in pratica; bisogna capire come da affar da geek molto trendy il blog stia divenendo una cosa da persona normale che, ovviamente, di gingilli tecnici e discussioni su codici improbabili, non sa che farsene.
Per questo il mio intervento al prossimo BarCamp a Roma sarà sulla definizione stessa di blog, un qualcosa che mi pare tutt’altro che chiaro, tutt’altro che assestato se usciamo da una definizione tecnologica.”

(I grassetti sono miei)

Paolo | #

Non fare scappare le donne Andrea con frasi/termini ad effetto!!!

Simone Morgagni | #

Nono, capisci bene, l’idea era: basta parlare solo di tecnologia, cominciamo a parlare di cosa stiamo facendo (e non solo di come farlo).

Da qui l’idea dei “non addetti” nel senso di non impallinati o comunque esperti di informatica. Aprire in questo senso la discussione e per farlo bisogna prima sapere quali termini utulizzare o perlomeno sapere perché e come utilizziamo certi termini.

Da qui, la necesssità, per attirare un pubblico più ampio, di non parlare di cose tecniche in senso stretto, ma di comprendere prima per poter spiegare poi. Mi pare sia un errore spesso comune dei tecnici quello di parlare in gergo assurdo per dire cose anche semplici. prima semplifichiamo il linguaggio, poi alcune cose difficili saranno già semplificate e il pubblico cui parliamo sarà aumentato senza sminuire gli argomenti.

Questo intendevo e spero almeno ora si capisca!

Fabrizio Gentili | #

Se posso permettermi, io ti suggerirei di andare su argomenti che vanno dal “tecnico” al “molto tecnico”, e questo non perchè sono ovviamente interessato 😀 ma perchè a mio modo di vedere è il tuo campo, e probabilmente il campo in cui puoi offrire di più ed in maniera migliore. Questo ovviamente senza nulla togliere alla validità di tanti altri argomenti di cui tratti/parli, ma voglio dire: ci sono blogger che scrivono prevalentemente di politica, altri di marketing, altri prevalentemente di cucina, altri di cinema… tu sforni pane per tecnici, molta gente arriva su queste pagine (verosimilmente) per questo motivo, secondo me sarebbe un peccato parlare d’altro. Se c’è chi ne sa del “relatore” sull’argomento trattato beh, tanto meglio, diventa più interessante anche per chi pensa di sapere.

Purtroppo ancora non ho mai partecipato ad un barcamp (e visto che sono di Roma magari a gennaio potrò dire che c’è sempre una prima volta) ma da spettatore non partecipante mi piace immaginarmelo come un incontro in cui diverse “correnti” vanno ad incrociarsi, e ognuno fa tesoro degli spifferi altrui. Magari sarà filosofia, ma è la stessa filosofia che vedo dietro ai blog, percui non posso non immaginarla applicata ad un incontro di blogger.

Suerte. E spero di conoscerti a gennaio 🙂

svaroschi | #

Non dico che non sia giusto porsi il problema di dire cose troppo tecniche e specifiche a scapito (eventualmente) di comprensibilità da parte di gruppi più ampi di persone.
Penso però anche che è un peccato se questo finisse per bloccare i tecnici o chiunque altro nel circolo vizioso “se non dico una cosa a tutti allora forse è meglio che non la dica”!

Del resto un blog che piace/è utile a 10 persone non vale meno di uno che piace/utile a 100. E soprattutto non avrebbe senso che uno dicesse: “Che scrivo a fare, tanto mi leggono in 10”.

Insomma, non è che devi parlare di cose tecnicissime, puoi parlare di quello che vuoi, ma se ci si autocensura o ci si limita, anche se inconsapevolmente, è peggio!

mafe | #

Sull’eliminazione di slide e proiettori (e microfoni) e persone in piedi e persone sedute, io ci sto. Penso comunque che al BarCamp sia importante parlare di argomenti tecnici (non tecnologici) e non divulgativi, perché è una delle poche occasioni che abbiamo di confrontarci con altre persone competenti.

Gigi Massi | #

Proposta: non si potrebbero creare due aree comunicanti (che so, umanisti e tecnici, la prima cosa che mi viene in mente e che ho letto in giro)? Nella prima, si potrebbero raggruppare gli interventi di carattere editoriale, di contenuto, di “sociologia del blog”; nella seconda gli interventi più tecnici e tecnologici. Ciò permetterebbe agli utenti “estremi” di seguire solo gli interventi della propria area, fermo restando che gli “intermedi” (cioè chi guarda l’uno e l’altro aspetto, senza però possedere nozioni tecnologiche avanzate), potrebbero farsi attrarre da entrambe. Parlo di una divisione solo di comodo, organizzativa, che non alteri i principi di condivisione “democratica” del barcamp. L’ho buttata là, del resto sono un “intermedio” 😉

Simone Morgagni | #

Secondo me uno è capace da solo di capire cosa gli interessa o meno, il bello del BarCamp è la disorganizzazione. Io non ci metterei le mani, libertà totale di proporre gli interventi, di seguire quelli ritenuti più interessanti e al massimo si fa tra noi qualche riflessione di massima. Umanisti e tecnici non credo siano categorie reali più di tanto e creod che ciascuno di noi non saprebbe dove mettersi! (a parte qualche raro integralista…)

fmf | #

Se devo dire la mia sposo integralmente i commenti di palmasco, di Fabrizio Gentili e di svaroschi: la prima modalita’ di scelta dev’essere il tuo arrapamento.
Poi la tua inclinazione: sei un tecnico, se ti va di parlare di tecnica parli di tecnica.
Del resto se sapessi che verranno 50 persone di cui nessuna interessata ad uno speech tecnico, allora il tuo dilemma avrebbe senso, ma come hai detto tu stesso e da come emerge anche dalle discussioni post-torino, non si possono accontentare tutti.
E in piu’ io non ci saro’, quindi per me fai pure la sconferenza su quello che vuoi! 🙂

Ah, se ci fossi, voterei sicuramente per la tua proposta del tutti attorno ad un tavolo: a naso mi suona molto da barcamp e secondo me aiuterebbe anche a facilitare l’integrazione della cui assenza alcuni si son lamentati.
My 2ç.

stefigno | #

si, condivido, assolutamente tutti intorno, con il classico foglio di carta a parlare con una bibita in mano. Tu sei tecnico e parli alla grande di cose tecniche. Non devi tacere !!! Please, anche perchè io ci sarò (per la prima volta ad un barcamp!!! ) e voglio vederti in azione !! Capito Andrew ?? Dai, forza e coraggio ai tecnici,,,!! e cerca di esserci andrea …. 😉

Axell | #

non sono cosi coinvinto che non ci debbano essere le slide… a volte sono anche un sistema per dare un “regime”, un ordine alle idee (per lo stesso relatore). Il dialogo orale non è cosi forte e “sicuro” su alcune cose. Se siamo nella totale informalità allora propongo di evitare i barcamp e di fare tante belle cene, almeno diamo una mano all’economia dell’indotto eno gastronomico…

Cristian Conti | #

Da una parte penso che ci sarà sempre posto per spiegazioni più o meno tecniche ma d’altro canto mi piacerebbe anche trovare più spunti per discutere assieme..

ad esempio a torino ho trovato molto stimolante l’analisi della sidebar realizzata da ludo

Luca | #

Insomma mi pare di capire che un’intervento di questo tipo è un po’ come una finanziaria … non può per principio accontentare nessuno 😉

L