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Riprendo il titolo di un post di Marco, che pone una interessante questione sulla fiducia che ciascuno di noi ripone nei nuovi servizi “a la 2.0″.
Personalmente cerco di avere comunque una copia in locale di tutto quello che affido agli archivi online: le mie foto (delle quali solo una parte approda su Flickr) sono duplicate in un paio di posti e periodicamente finiscono su DVD. Idem per i documenti importanti.
Diverso il discorso per tutti quei servizi “sociali” che non sono fatti di dati propriamente detti, ma di relazioni e collegamenti; penso a LinkedIn e Neurona, ad esempio. Nel momento in cui questi servizi morissero, trascinerebbero comunque con loro tutto il loro valore, che è molto di più di una lista di contatti.
I dati hanno bisogno di cure, ne avevo parlato circa un anno fa in questo post; con l’avvento dell’era digitale, i nostri ricordi non possono più essere lasciati in un cassetto a prendere polvere, ma vanno coccolati di tanto in tanto.

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