Andrea Beggi

To a man with a hammer, everything looks like a nail.

Mugugni

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Leggere i blog è bello. E’ bello perché ti fa riflettere e ti mette a confronto con le idee altrui. Partendo da un post di Mafe, passando per Paolo, fino a Marco e Andrea, è un po’ che rifletto su quello che ho letto.
Come tutti i genovesi, sono in grado di portare il mugugno e la “diffidenza precauzionale” (qui diciamo “maniman”) a livelli di arte sublime; ma io tutto ‘sto fermento non lo vedo. Cioè lo vedo, ma sempre negli stessi posti.

Da un lato vedo una progressione positiva e velocissima, dall’altra un avanzamento che è più un trotto rilassato che un galoppo sfrenato. Quante sono veramente in Italia le aziende che sono in grado di suscitare gli entusiasmi di Mafe e Paolo? Sono sufficienti per dire che il cambiamento è già avvenuto?
Il mio lavoro mi porta a contatto con aziende medio-piccole, e tutta quella cultura digitale lì io non l’ho mai vista. Siamo ancora alle mail e, al massimo, al sito brochure (in flash).
“Social networking, UGC(*), feed, conversazioni? Eh? Che sono? Spostati e lasciami lavorare, che devo spedire un allegato Word da 10 mega.”. Siamo ancora al “tutti devono vedere la posta di tutti”.
E le persone? Quante di quelle che conoscete “in atomi” sanno di cosa stiamo parlando? (Non fate i furbi, quelli conosciuti via blog non contano. :-D). Ok, le cose vanno avanti, ma i ragazzini sono su un’altro pianeta e miei coetanei prenotano vacanze online e comprano le scarpe su eBay, stop. (“Ho letto che hai un sito. Come Grillo!”).
Senza contare che moltissimi utenti sono strozzati dai capestri delle connessioni a consumo e dalla banda ridicola. E meno male, che dopo 5 minuti di navigazione il loro computer è ridotto ad una massa purulenta di malware, perché cliccano ovunque usando Internet Explorer.

Dall’altra ci siamo noi (mi ci metto anche io), che glorifichiamo le magnifiche sorti e progressive della rete. Che pensiamo che un cambiamento sia necessario, e che il rumore di milioni di persone che si esprimono sia bellissimo. Mi piace che qualcosa cominci a muoversi, ma l’impressione che ho è che siamo sempre i soliti quattro gatti a parlare delle solite cose. Ha ragione Mafe quando dice che dobbiamo scuoterci, e per questo mi domando: c’è veramente qualcosa che io possa fare?

E’ una cosa che mi chiedo da tempo, e nuovamente Andrea si dimostra lungimirante: c’è bisogno di braccia per fare qualcosa di nuovo. Tra poco ci sarà ZenaCamp, e una delle proposte interessanti è cercare di far uscire qualcosa dai soliti giri. E’ una scommessa, perché è difficile comunicare il senso dell’evento in modo semplice e che incuriosisca a sufficienza. Senza contare che va trovato il mezzo adatto per pubblicizzare la cosa. (Giornali? TV?).
Da un certo punto di vista, per le persone linkate lassù è più semplice, perché per la natura del loro lavoro sono a contatto con chi veramente si chiede “come” cambiare, non più “perché”. Il punto è trovare un modo di mettere a frutto l’esperienza di chi non ne fa un lavoro, ma solo una passione, ed ha mezzi limitati per contribuire davvero.
Per quanto mi riguarda, cerco di fare quello che mi piace e mi viene (dicono) bene: tento di spiegare le cose. Mi rendo anche conto che l’epoca della divulgazione ha fatto il suo tempo (“Siamo liberi di pensare che il nostro unico dovere sia la divulgazione, mentre…” dice Mafe), ma non ho la vista sufficientemente lunga per sapere cosa farò da grande.
Consigli?

(*) Scusami, Gaspar.

27 Commenti

Paolo Valdemarin | #

Come ho scritto, ci sono ancora enormi sacche di ignoranza, ti dirò di più: la grande maggioranza delle aziende è al punto che descrivi tu.

Però le cose migliorano, ad esempio in termini di diffusione della terminologia: sempre meno spesso bisogna spiegare cos’è un blog, cos’è un wiki. Poi magari l’idea che i clienti hanno è completamente sbagliata, ma non stiamo più introducendo termini nuovi, dobbiamo “solo” aiutarli a comprenderli meglio. C’è una notevole differenza.

Il fatto che le persone possano scrivere sul web (quindi, ad esempio, un sito aziendale appoggiato su un CMS) è un concetto sempre più diffuso e io trovo meno resistenza di un tempo (il nostro primo CMS risale al 98).

L’importanza dei motori di ricerca quando si cercano informazioni in rete è un altro aspetto importante che viene compreso molto meglio oggi di alcuni anni fa.

E poi ci sono i pochi clienti relativamente illuminati. Quelli che hanno capito almeno come inizia questo nuovo mondo della comunicazione e che sono disposti ad ascoltare.

Sono pochi… ma in fondo siamo pochi anche noialtri che abbiamo qualcosa da raccontare a questi clienti, quindi l’importante è riscire a trovarsi.

E’ su quest’ultimo aspetto che credo che potremmo cercare di fare qualche passo avanti. A parte curare i rispettivi giardinetti, come possiamo migliorare e rendere più probabili le opportunità di collaborazione senza scadere nel pacchiano (ovvero consorzi – filiere – associazioni temporanee – movimenti – siti)?

Non dobbiamo certo creare nuove aziende piene di gente che spreca tempo in riunioni, servono nuove forme di collaborazione… per esempio l’idea del cast che si riunisce per fare un film descritta in un post segnalato da Vanz qualche giorno fa è interessante.

Magari andrò avanti a scrivere di ‘sta roba da me… per essere un commento inizia ad andare troppo lontano 😉

Dario Salvelli | #

Era il discorso che facevo tempo fa relativo ai barcamp: confrontarsi per collaborare e magari tirare fuori un progetto,un idea,una iniziativa per migliorare lo stato attuale delle cose. Marco Camisani indicava una separazione tra mondo “lento” e mondo “veloce”,io la vedo più in termini di arretratezza: alla base della mancanza di aziende che “stupiscano” e di idee convincenti è l’assenza di informazione e di nozioni,causate anche dal digital divide. Proprio a tal proposito in un commento ad un ultimo post sul blog di Samuele Silva (ispirato da un articolo di oggi di PI) ho proposto come ogni blog,ognuno di noi,potrebbe con la visibilità che ha cercare di realizzare un iniziativa per portare il wireless,la Rete,laddove non c’è. Magari anche proiettare il cast di cui parlava Paolo: a mio avviso non vanno coinvolte solo le aziende dell’ICT ma un pubblico più ampio,specie quello lontano da Internet.

zuck | #

Se c’e’ bisogno di una mano, sono pronto.

PlacidaSignora | #

Concordo con Dario, non è solo un discorso aziendale…Ho segnalato lo zenacamp a un mio (giovane, più di me e te) collega (non foresto) che ha un blog. Mi ha detto che le discussioni e le notizie riguardanti la rete per lui sono solo “distrazioni”, un inutile “di più” al lavoro che facciamo io e lui.
Capisci perché poi scrivo i post sulle paturnie?
Torno a spignattàr (donna, in cucina!) 😉

Antonio Sofi | #

Giusto. E aggiungo che anche fuori dalle aziende (più o meno piccole) le cose non vanno mica così meglio. E anche in luoghi (e generazioni) dove non te l’aspetteresti: per esempio i postacci che spesso frequento io, corsi universitari e formazione post-universitaria.

Ma anche io penso positivo, diciamo così. Il bicchiere mezzo pieno, con un po’ di sforzo si può vedere: e il trend positivo con il quale lentamente pian piano cacchio cacchio le cose che funzionano si propagano di persona in persona – e di consapevolezza in consapevolezza.

(per ZenaCamp pillolona, altrochè) 🙂

thisend | #

Bhè di solito i cambiamenti nn avvengono perchè si decide di fare, soprattutto se si cerca di far cambiar euna comunità di tantissime persone, verrano soli quando sarà il tempo..

silentman | #

Anche le grandi aziende sono indietro…. e pure molto.

mafe | #

Non so da che parte prenderlo, tanto il discorso è enorme. Certo non voglio dire che è tutto risolto, che adesso tutti capiamo e sappiamo le stesse cose. Voglio solo dire quello che ho scritto: che per chi ha meno di vent’anni internet è naturale come l’aria, e la usa in modo diverso da noi (quindi il “problema” avrà una soluzione naturale). E che le aziende non mi chiedono più perché, ma come: non è una differenza da poco. Grandi e piccole, magari poi non hanno ancora il coraggio, continuano a esserci resistenze, snobismi, incomprensioni, difficoltà, ma sei anni fa solo i miei amici geek avevano una mail, oggi hanno tutti una mail e qualcuno un blog.
Permangono sacche di resistenze, se posso dire una cattiveria soprattutto tra i 20 e i 30 anni. Gestendo grosse community non ho sviluppato un grande rispetto per quella generazione.

Tre anni fa ci chiamavano (come società) e passavamo due ore a spiegare che la loro idea di community era un po’ lontana dalla realtà, e poi non prendevamo il lavoro. Oggi ci chiamano e ci chiedono come facciamo a sistemare community che hanno già, che gli hanno fatto i concorrenti che hanno mentito e prendiamo il lavoro.

Non per personalizzare, ma quattro anni come consulente me la prendevo nel culo perché non ero Grande Società di Consulenza. Oggi ci chiamano perché non sono Grande Società di Consulenza. Certo, chi chiama noi è già un passo avanti, ma ti assicuro che la differenza è palpabile e concreta e la competenza dei clienti (o l’umiltà) aumenta, perché adesso il business si fa concreto (non come nel 2000).

Quello che è vero è che molto del dietro le quinte da fuori non si vede, che dirti, fidati: è il momento di quagliare. Come diceva Alan Kay “The only way you can predict the future is to build it”.

Barbara | #

Concordo Andrea a parte la mia azienda (piccola in cui a malapena le segretarie sanno gestire la posta e il semplice gestionale) ne conosco tante tante altre messe come noi se non peggio e conosco tantissima gente di ogni età (mica solo quelli in la con gli anni) che a malapena sa che esiste il PC e internet, resto allibita pensando a quanto lo uso io e come lo sfrutto per tantissime cose ma tanct’è

davidonzo | #

I blog e i blogger crescono e si diversificano.

Nel proprio MiniUniversoBlog (spesso riconducibile al blogroll proprio e dei 5/6 blog più visitati dal blogger) sembra di andare più piano se non si ha la sensazione di rimanere fermi. Ma IMHO non è così.

Mi è bastato rifare da zero il mio blogroll meno di un paio di mesi fa per scoprire che oggi, io che numericamente conto niente, visito con regolarità una ventina di blog che non più di otto mesi fa non esistevano nemmeno…
Persone che oggi si pongono gli stessi problemi di usabilità degli strumenti e soprattutto della forza delle informazioni.

Non dimentichiamo che siamo giusto all’inizio 🙂

Angelo | #

Il Zena BarCamp? e che è?
Le varie riunioni tra blogger? di solito in quanti siete?
La verità è che siete/siamo una nicchia ed è difficile per chi non ha passione e voglia del nuovo scoprire queste cose.
Io sono alcuni anni che leggo i blog (+o- da quando questo fenomeno è scoppiato) ma lo faccio per passione, perchè questa è la mia vita. Non credo che l’utente “normale” riesca a trovare solo queste semplici cose (mi riferisco ad esempio ai Camp)deve caderci dentro.
Le aziende poi… sono indietro, specialmente le grandi forse perchè hanno altri problemi o forse perchè ritengono che queste sono ancora giochi.
Cerchiamo per primi noi di essere più “normali

Marco Frattola (sbarrax) | #

Sono abbastanza d’accordo con quest’ultimo commento di Angelo, è ancora troppo una nicchia, per stupirsi di staticità o di mancanza di iniziative.

Lo strumento è potente, lo scibile è a 360 gradi, la visibilità è mondiale, quindi si ha la sensazione che ci sia dentro tutto il mondo e che tutto il mondo sia lì pronto “a leggere e usare”… invece siamo in pochi, molto pochi.

xlthlx | #

io non penso, scrivo 😀
battuta a parte, in bocca al lupo.

Gaspar | #

Andrea, per stavolta passi. Ma non rifarlo.
😉

Per il ZenaCamp, io stavo pensando a un percorso di condivisione delle nuove pratiche sul web. Una cosa che esula un poco dal vero spirito barcamp (tutti presentano) ma che permetta appunto di allargare il discorso.

marco formento | #

Per la discussione sulle diavolerie del Web 2.0 e il mondo ‘vero’ delle aziende credo che valga la solita parabola che, dagli early adopters, arriva -velocemente o lentamente- alla persone. Credo che il 2007 sarà un anno importante per l’Enterprise 2.0 (qualsiasi cosa questa definizione significhi:P ) in fondo perché più persone -quindi: i manager che comprano progetti web- sanno di cosa si parla quando si dice ‘Flickr’ o ‘blog’.

Dal punto di vista dello scoppiettante ZenaCamp:D la sfida più grande è proprio quella: non perdere aderenza con il ‘club’, di cui tutti noi siamo in qualche modo parte, ma… neanche con il mondo;)

mafe | #

Non vorrei insistere, ma stavolta ho la sensazione che sia chi scrive in questi commenti ad aver perso contatto con il mondo (della rete, ebbene sì). Le persone che frequentano le community per cui lavoro sono completamente al di fuori dei nostri giri, aliene certo a barCamp, feed e css, ma comunque assolutamente attive nel vivere la loro vita di lavoro, amori, utilità in rete e fuori. Parlo di persone che non “capiscono” quello che usano, ma lo usano, eccome se lo usano. Che magari se gli dici “blog” non sanno cos’è, poi chiacchierando scopri che ne leggono una decina. Che se un collega gli chiede “ma tu usi internet?”gli dicono no, che hanno paura che sia una cosa da non fare sul lavoro.
Fate un giro nella internet “normale”, i forum di neomamme, i blog delle radio, lasciatevi stupire un pochino, dai 🙂

Luigi Molinaro | #

“perché cliccano ovunque usando Internet Explorer.”

E’ un po’ scorretto nei confronti di MS. Gli utenti di quella “fascia” prendono Malware a prescindere.

Andrea | #

Luigi, chi non usa IE ha probabilità molto più basse di infettarsi. Se succede di solito è perché usa l’anteprima di Outlook (motore di IE) e/o apre qualunque allegato arrivi.

fullo | #

Un paio di anni fa, realizzai (coinvolgendo anche Paolo) una conferenza/manifestazione (spero che il link vada ancora perchè sto spostando il dominio in questi giorni) puramente divulgativa per le aziende illustrando pro e contro dell’uso di tecnologie come blog, feed, wiki e quant’altro all’interno del normale ciclo lavorativo.

La cosa fu apprezzata, soprattuto per il tono poco geek (strano per essere un qualcosa uscito dal mio cilindro) e molto terra-terra di certi argomenti, tanto che venne replicata all’interno di altri due eventi organizzati da comune e camera di commercio.

Peccato che dopo l’interesse iniziale tutto si sia fermato causa la classica burocratizzazione degli enti coinvolti (e forse anche a causa della cronica mancanza di tempo per gestire l’associazione dei soci)…

Comunque, tornando al discorso delle aziende, premetto che dico quello che seguirà anche se va contro la mia indole nerd.

Più che BarCAMP se vogliamo coinvolgere le aziende si deve mirare a creare conferenze di quello stampo, puramente divulgative, POCO GEEK e che attraggano sfruttando i nomi di questa o quella società, PA, comune. Serve il miele per far avvicinare i lenti goffi orsi dell’IT. Poi una volta che apprenderanno i concetti di base dietro al web2.0 (o whatever) i responsabili CED saranno i primi a farsi un giro per il fooCamp del caso…

Volete trasformare lo ZenaCamp in un punto di colloquio con le aziende?

Invitate e fate fare un talk al responsabile IT della provincia su come quest’ultima vive il web2.0, invitate un assessore a presentare l’evento… Ed automaticamente (o quasi) avrete il supporto dei media. 😉

Però IMHO questo snatura il principio dietro ai barCamp…

mafe | #

Infatti, Fullo, io continuo a pensare che il BarCamp debba rimanere un momento di apprendimento e condivisione paritaria tra di noi, per me importantissimo.
Se un assessore o un responsabile vuole venire imho se non viene spontaneamente, registrandosi al wiki etc, non serve a niente.
Proviamo invece a organizzare all’interno di spazi ufficiali degli incontri similBarCamp, io lo sto già facendo, vi tengo aggiornati sui risultati.

vittorio pasteris | #

Cerco di pormi in mezzo, puntando alle scale di grigi.

L’internet italica e’ indietro, ci sono molti giovani di testa o di anagrafe che stanno seminando e raccogliendo.
Il privato va galoppicchiando.

La necessita di combattere sui mercati rende “smart” grazie all’utilizzo di armi posizionate diciamo sul posteriore.

Certo che le famose PMI si sono risedute spesso sul lamento contro i babau orientali … ora si stanno riprendo dallo shock

Il pubblico fa ridere, anche perche una poltica 2.0 fa morire di paura di vecchi gerarchi di destra o o sinistra che dir si voglia.

Piccolo aneddoto in cui elimino le possibili informazioni che possono identificare l’ente per correttezza rispetto all’amico che mi ha fatto la confidenza.

Grande enorme ente pubblico in riunione per fare strategie sul suo sito: “non riusciamo a crescere negli accessi (come faresti a farlo con un sito che si aggiorna una volta al mese con notizie leggibili da un gerarca bulgaro ?). Apriamo dei blog !)”
Geniale. Salvo poi capire che data il sistema ipercontrollato ipebulgaro iperparanoico di gestione dell’ente ci sarebbero voluti 3 giorni per far funzionare un sistema di controllo su redazione di contenuti e eventualmente gestione dei commenti !
Il progetto blog e’ stato messo da parte.

Pasquale Basile | #

Vorrei avere il tempo per scrivere qualcosa di più articolato, ma non ce l’ho e quindi mi limito a qualcosina di veloce.
Premesso che ho qualche annetto e che seguo le reti fin della lontana fidonet [http://en.wikipedia.org/wiki/Fidonet] (bitnet e usenet non erano neanche alla portata degli universitari, allora) e dei relativi netcon (antenati dei barcamp attuali ;)) mi permetto di far notare che quando si è tentato di far uscire qualcosa fuori coi canali tradizionali ne è sempre venuto fuori (a) una serie di notizie farcite di definizioni fasulle e che raccontavano tutt’altra cosa perché il giornalista di turno – oggi scenziato della comunicazione – doveva far capire tutti oppure (b) un qualcosa di nicchia che partito da una nicchia ne catturava un’altra con altri mezzi.
Il punto è che se uno è vecchio (innovativamente parlando) rimarrà tale a meno che non sia spinto da motivazioni interne – oltre che di lavoro – e che mentre ci si gingilla con tools da web 2.0 qui intorno ci si strastulla con alimenti da web -1 (tipo quello ottimizzato per internet explorer!).
Una proposta mia, che la splendida Zena è troppo lontana per farla li: una community di recensori di siti con stroncature galattiche per chi produce ciofecaglia. M’è venuta in mente ora che ho fatto un giro tra i vari siti istituzionali sulle politiche sociali delle regioni italiane … che depressione.
Pasquale

Blimunda | #

Mia piccola esperienza personale: nella maggioranza delle redazioni cosiddette “cartacee” si usa Google poco e male (anche perché pochi capiscono l’inglese) non si leggono i forum (neppure quelli della community del sito di testata…), si leggono o si citano i blog solo se sono già “passati” su qualche medium mainstream e quindi sdoganati come fenomeno di tendenza. Permane una sorta di pseudosnobismo (“quelle cose lì non le leggo” “non ho tempo” “tu che ci capisci, mi fai una ricerca su Google?”) Parliamo di professionisti dell’informazione, figuriamoci fuori. La mia percezione, e in questo sono con Andrea, è che per i non addetti ai lavori i blog siano come il sesso: più se ne parla, meno se ne fa. Purtroppo, ancora tanto rumore per nulla.

Giulio | #

Andrea, hai ragionissima.
Comunque posso dirti che le “minoranze attive” e creative a volte – nel loro piccolo – segnano la storia. Chi vivrà…

Ciao,
Giulio

Annie | #

mi sto avvicinando al mondo dei blog solo ora, ho 28 anni, e quindi faccio parte della fascia critica e retrograda, e di quello che scrivete capisco poco e niente. l’ignoranza è una brutta bestia, ma uno si chiede se ha davvero il tempo per apprendere (e quindi se ritenga necessario) una serie di nozioni enormi per usare consapevolmente uno strumento che pretenderebbe di essere immediato…