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Cisco Expo 2007

  • Benché fossi partito con una certa dose di scetticismo, mi sono dovuto ricredere. Tutti i concetti che da qualche anno ci ripetiamo sulla coda lunga, la partecipazione, il social networking, i mercati che diventano conversazioni, sono venuti a galla. Quasi tutti i rappresentanti delle aziende che hanno partecipato al panel mi sono sembrati consapevoli che qualcosa sta cambiando e che servono nuovi mezzi, nuovi strumenti ed un diverso approccio nei confronti del mercato, ma soprattutto delle persone. Rimane qualche timore per la differente dimensione del fenomeno, che oltreoceano è già avviato ma conta su un mercato molto più grande, mentre in Italia la scala è ridimensionata, sia per i numeri diversi che per le infrastrutture che non sono altrettanto diffuse e sviluppate. Proprio per questo, temi come il digital divide e la net neutrality interessano particolarmente questi attori. Il fatto che ciò possa avvenire per motivi meno nobili perché legati alle maggiori possibilità di business, al momento non mi pare rilevante: l’importante è remare tutti nella stessa direzione, perlomeno in questa fase.
  • Diciamo da sempre che non ci interessa parlare con le aziende, ma vogliamo parlare con le persone: Stefano Venturi, General Manager di Cisco Italia, ha mostrato grande passione, e mi è sembrato impegnato in prima linea in questi processi di cambiamento. Devo confessare che sono arrivato quasi prevenuto, ma le parole di Venturi, le cose che ha detto ed il modo in cui le ha dette mi hanno fatto cambiare idea. Come ho detto nel post precedente: “Stefano Venturi racconta l’approccio all’innovazione di Cisco: spingere sempre e non accontentarsi mai. Settare gli standard e migliorarli. Cosa fare per il social networking? Spingere l’innovazione tecnologica, senza “technology religion”. La tecnologia deve asservire i modi d’uso delle persone. Spingere le industrie a lasciare i modelli del passato e permettere a milioni di persone di interagire. L’acquisizione di Tribe (o del software che c’è dietro) ha l’obiettivo di portare in rete tutta la complessità dell’hardware che ora sta nei centri di calcolo e sui desktop. Questo porta alla riduzione della complessità ed a una maggiore mobilità. Le istituzioni devono promuovere l’accesso online, mostrando e promuovendo tutte le potenzialità che il cittadino può sfruttare dall’uso consapevole e maturo della rete.” Anche in questo caso è evidente l’interesse che l’azienda ha nella diffusione sempre maggiore dei fenomeni detti 2.0 a causa del loro inevitabile effetto collaterale di incremento dell’utilizzo della banda larga. Più persone utilizzano gli strumenti di social nertworking, partecipano alle conversazioni, pubblicano parte delle loro vite online, più cresce l’utilizzo della rete ed il conseguente bisogno di infrastrutture. Ma anche in questo caso l’importante è cambiare in meglio e perseguire tutti lo stesso risultato. Ho avuto modo di scambiare qualche parola con Stefano Venturi, e gli ho manifestato il mio interesse e la mia soddisfazione per il modo in cui questi argomenti sono stati compresi, interpretati e fatti propri (evidentemente c’è chi lo informa bene). L’ideale sarebbe che adesso aprisse un blog personale, scritto da lui e in cui continui la discussione ed approfondisca i numerosi temi solo accennati nella giornata di ieri.
  • Se mai ce ne fosse il bisogno, c’è stata l’ulteriore dimostrazione che il decreto Pisanu è inutile e non applicabile nel mondo reale: perfino durante un’occasione istituzionale come questa, le reti wireless erano aperte ed utilizzabili da tutti. La banda deve diventare una commodity perché internet è diventato troppo importante per il lavoro e le persone, e deve essere disponibile per tutti nel modo più libero possibile.
  • Radunate n blogger e gli “interstizi da barcamp” nascono spontanei.
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