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Oggi ho vissuto una situazione che mi ha fatto riflettere parecchio. E’ venuto da me un utente, mostrandomi una brutta stampa: “E’ la stampa di una scansione, sullo schermo leggo tutto, ma la stampante funziona male e cancella alcune righe”. Esamino i fogli e prima di intervenire gli chiedo di fare una prova di stampa, poiché sapevo che il toner di quella particolare multifunzione non era esaurito ed il tamburo era stato appena cambiato.
Fate attenzione alla frase che gli ho detto:
“Vai sulla stampante dal pannello di controllo, tasto destro, proprietà e poi ‘Stampa pagina di prova’, così capiamo se è un problema della stampante oppure del file “.

Dopo qualche minuto ritorna dicendomi: “Non ci riesco, non trovo quello che mi hai detto”. “Ok, dammi un attimo e sono da te.”

Quando arrivo nel suo ufficio lo trovo in piedi davanti alla stampante multifunzione (”Vai sulla stampante…“), che guarda il display LCD della macchina (”…dal pannello di controllo….“), mentre preme il tasto funzione più a destra (”…tasto destro…“). Mi dice: “Non appare l’opzione per stampare la prova”.

Alzi la mano chi di voi non associa alle parole “tasto destro” il mouse. Pochi, forse nessuno di chi mi legge. La persona in questione non è certo un utonto, solamente non ha interesse nei confronti dei computer, oltre le funzioni che gli servono per compiere il suo lavoro, quindi ha interpretato la mia frase sibillina e formulata male, nel modo più logico.

Il contesto della comunicazione è importante e non tutti lo percepiscono nello stesso modo. Addirittura è difficile rendersi conto che esistono altri modi di interpretazione dei propri messaggi che, per quanto coerenti con il contenuto, non ottengono gli effetti che ci sembrava scontato ottenessero.

La necessità di contestualizzare, stabilire i requisiti, il non dare nulla per scontato e restringere il più possibile il ventaglio di interpretazione sono aspetti fondamentali che cerco di avere ben presenti quando scrivo un post di argomento tecnico. Non sempre è facile, e l’impegno richiesto per astrarre dalla propria visione soggettiva è molto. Le domande che mi pongo più spesso sono: “Se io non sapessi nulla di questo argomento, come vorrei che mi fosse spiegato?”, “Quali sono le cose che sa una persona che vuole imparare questa cosa, e invece quali non può sapere?”, “Ho definito bene l’ambito nel quale mi sto muovendo, oppure ci sono delle possibilità di interpretazione che potrebbero indurre in errore o inficiare la spiegazione?”.

Riferendomi al titolo del post, anche il linguaggio deve essere “usabile” per le persone: chiarezza, concisione, proprietà, definizione dei termini, eliminazione delle ambiguità, sono tutti aspetti che vanno curati il più possibile. Esattamente come un oggetto il cui uso e funzione devono essere chiari e tali da non indurre in errore, così una comunicazione (verbale o scritta) deve sollevare il destinatario dalla fatica dell’interpretazione, per consentirgli di concentrarsi sulla comprensione del “payload” del messaggio, che deve essere chiaro, univoco e chiaramente definito.

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