Andrea Beggi

Upgrade your skills to match your machine.

Linguaggio usabile?

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Oggi ho vissuto una situazione che mi ha fatto riflettere parecchio. E’ venuto da me un utente, mostrandomi una brutta stampa: “E’ la stampa di una scansione, sullo schermo leggo tutto, ma la stampante funziona male e cancella alcune righe”. Esamino i fogli e prima di intervenire gli chiedo di fare una prova di stampa, poiché sapevo che il toner di quella particolare multifunzione non era esaurito ed il tamburo era stato appena cambiato.
Fate attenzione alla frase che gli ho detto:
“Vai sulla stampante dal pannello di controllo, tasto destro, proprietà e poi ‘Stampa pagina di prova’, così capiamo se è un problema della stampante oppure del file “.

Dopo qualche minuto ritorna dicendomi: “Non ci riesco, non trovo quello che mi hai detto”. “Ok, dammi un attimo e sono da te.”

Quando arrivo nel suo ufficio lo trovo in piedi davanti alla stampante multifunzione (“Vai sulla stampante…“), che guarda il display LCD della macchina (“…dal pannello di controllo….“), mentre preme il tasto funzione più a destra (“…tasto destro…“). Mi dice: “Non appare l’opzione per stampare la prova”.

Alzi la mano chi di voi non associa alle parole “tasto destro” il mouse. Pochi, forse nessuno di chi mi legge. La persona in questione non è certo un utonto, solamente non ha interesse nei confronti dei computer, oltre le funzioni che gli servono per compiere il suo lavoro, quindi ha interpretato la mia frase sibillina e formulata male, nel modo più logico.

Il contesto della comunicazione è importante e non tutti lo percepiscono nello stesso modo. Addirittura è difficile rendersi conto che esistono altri modi di interpretazione dei propri messaggi che, per quanto coerenti con il contenuto, non ottengono gli effetti che ci sembrava scontato ottenessero.

La necessità di contestualizzare, stabilire i requisiti, il non dare nulla per scontato e restringere il più possibile il ventaglio di interpretazione sono aspetti fondamentali che cerco di avere ben presenti quando scrivo un post di argomento tecnico. Non sempre è facile, e l’impegno richiesto per astrarre dalla propria visione soggettiva è molto. Le domande che mi pongo più spesso sono: “Se io non sapessi nulla di questo argomento, come vorrei che mi fosse spiegato?”, “Quali sono le cose che sa una persona che vuole imparare questa cosa, e invece quali non può sapere?”, “Ho definito bene l’ambito nel quale mi sto muovendo, oppure ci sono delle possibilità di interpretazione che potrebbero indurre in errore o inficiare la spiegazione?”.

Riferendomi al titolo del post, anche il linguaggio deve essere “usabile” per le persone: chiarezza, concisione, proprietà, definizione dei termini, eliminazione delle ambiguità, sono tutti aspetti che vanno curati il più possibile. Esattamente come un oggetto il cui uso e funzione devono essere chiari e tali da non indurre in errore, così una comunicazione (verbale o scritta) deve sollevare il destinatario dalla fatica dell’interpretazione, per consentirgli di concentrarsi sulla comprensione del “payload” del messaggio, che deve essere chiaro, univoco e chiaramente definito.

40 Commenti

Albimac | #

Argomento importante ma conclusioni che lasciano il tempo che trovano. Non è una critica verso l’autore, ma la constatazione che anche spiegando con le slide di powerpoint la stessa cosa ad una persona a caso, comunque non ci riuscirà. La maggior parte degli utenti SE NE FREGA di come una cosa funziona o deve essere usata: la loro attenzione non superà mai un livello minimo mentre gli si spiega le cose. E nell’assurdità di questo mondo le persone che leggono i manuali, cercano info su come si fa una cosa, provano da soli e ci riescono sono proprio quelli più ferrati in materia.

Alessandra | #

In tanti anni di Help Desk me ne sono capitate di tutti i colori…
La mia prima “vera esperienza di utonto” è stata la seguente…
(premetto che ero al’opera da soli 20 giorni e facevo assistenza per un software gestionale per notai).
Squilla il telefono e rispondo a una sciura sui 64 anni che dice:
“Il computer è rotto, quando stampo la carta esce tutta storta dalla stampante (aghi) e fa tanto rumore, come di strappi…”
Faccio fare svariate prove, cambiando carta, provando stampe da word, aprendo e chiudendo li sportelli della aghi… Tutto ok, ma quando rimette la carta usata in precedenza, il problema si ripropone…
“Signora, le faccio una domanda stupida, ma dove tiene la carta???” (modulo continuo usata per i bollati…)
“Eh, dove vuole che la tengo, nella sua scatola, no? Le ho messo su anche il coperchio, così non si sporca, che se no il Notaio mi sgrida!”
“Signora, forse se leva il coperchio della scatola quando stampa, la carta scorre come deve e ilproblema si risolve….”

Regola numero 1: addestrare i propri utenti al nostro linguaggio…

Ciao!

Il Fornaio | #

Non solo il linguaggio deve essere usabile, devi tenere conto anche della persona con cui parli. Se l’altro interlocutore è un pò imbranato (diciamolo, è imbranatello il tizio della stampante) puoi usare il linguaggio che vuoi che tanto imbranato rimane.

Comunque i termini che hai usato per risolvere il suo problema sono normali, nessuna frase formulata male o sibillina, il problema risiede nella persona. Per fargli capire al primo colpo dove doveva andare ravanare per stampare la pagina di prova, dovevi fare un howto volante con tanto di screenshot, e non son sicuro che avrebbe capito dove andare a vedere per fare la prova di stampa 😛

wolly (paolo Valenti) | #

Sono d’accordo sulla maggiore “usabilità” del linguaggio ma alla fine il problema è che gli utenti NON leggono quello che i programmi gli dicono di fare anche se è chiaro e semplice.

C’è un rifiuto alla base.
Ho già scritto l’esempio della mia assistente quando gli si è bloccato il moise (batterie scariche) è tutt’ora convinta che il suo pc abbia qualcosa che non va 🙂

ciao

wolly

Alberto | #

Io non sono un santo: per spiegare un argomento tecnico ad un non tecnico ci vuole un santo.
Io, difatti, scrivo considerazioni che prendono spunto da argomenti tecnici, non spiego i fatti tecnici: figurati se mi dovessi preoccupare di spiegarli in modo che siano comprensibili per tutti!

Oltretutto sono convinto che un non tecnico abbia il sacrosanto diritto di non volerne sapere nulla e dover essere messo in grado di usare molti oggetti tecnologici continuando a non doverne sapere nulla.

La vera sfida per i tecnici è quindi quella di creare oggetti tecnologici che possano essere usati da chiunque.

antolo | #

Perfettamente d’accordo con lo spirito del post.

Quando si comunica bisogna sempre tenere conto di chi riceve il messaggio. Se il messaggio non arriva correttamente l’errore e di chi comunica.

Lavoro in un ambiente non legato all’IT, ma ho comunque a che fare con termini tecnici e acronimi. Quando parlo o scrivo ad un cliente uso una comunicazione del tutto diversa da quella che uso con i dipartimenti interni all’azienda. Un esempio eclatante e’ una sigla che uso spesso con i miei clienti (ECC) che all’interno dell’azienda assume un significato del tutto diverso.

Altro spunto di riflessione, nonostante io sia un tecnico che smanetta sui PC da 20 anni, quando ho letto “Vai sulla stampante dal pannello di controllo” anch’io ho pensato che stessi parlando della pannello di controllo DELLA STAMPANTE.

dr.snail | #

Dopo 15 anni di supporto agli utenti mi sento di dire che ti sei accorto tu stesso che la frase e’ formulata male per un utilizzatore (qualsiasi sia il suo livello di informatizzazione) e, come hanno gia’ scritto, nonostante tutti gli sforzi e’ una partita persa in partenza: l’utente si sforzera’ di fare l’utente perche’ tanto c’e’ chi gli da supporto! che ci piaccia o no…

addio
@

Max | #

Pienamente d’accordo con dr.snail.

Purtroppo per noi molte cose sono “ovvie” come era ovvio per andrea che “vai sulla stampante” si riferisse alle impostazioni sul pc.
Se c’e’ chi da supporto l’utente non si sforza minimamente di capire cosa succede, chiama.
Per spiegare a chi deve usare una certa funzione o fare una certa operazione bisogna pensare di avere davanti un bambino di 5 anni, dargli le informazioni necessarie e non di piu’, per non generare confusione ed abbassare l’attenzione alla spiegazione.

Aneddoto di ieri: alle 12.10 va via la corrennte in tutto lo stabilimento. Ritorna dopo circa 5 minuti. Ricevo 2 telefonate cosi:
Utente: “La luce e’ tornata, ma il pc non si accende”
Io: “hai provato a premere il pulsante di accensione? ”
Utente: “no…”

penso che sia esplicativo al massimo.

Max

Tambu | #

se di tua colpa si può parlare, è solo perché soltanto tu PROBABILMENTE (ma non è detto, potrebbe anche essere un cliente nuovo) puoi conoscere il grado di utontezza dell’utente e stabilire il livello della comunicazione 🙂

Femetal | #

Per l’appunto:

leggendo il titolo del post (linguaggio usabile), ho pensato subito ad un linguaggio di programmazione user friendly, magari di nuova generazione che Andrea aveva provato e voleva rendercene partecipi.

P|xeL | #

Mettere sullo stesso piano i “livelli di comunicazione” del mittente e del destinatario è una sfida che non si rinnova solamente nell’ambito tecnico, bensì in tutti quei settori “di nicchia” o comunque, poco conosciuti dal destinatario. L’uso di una particolare terminologia e simbolismo è, ad esempio, un elemento caratterizzante lo scoutismo che… per un estraneo, può addirittura sembrare arabo.
L’importanza di pareggiare prima i due piani è dunque di vitale importanza anche nella vita quotidiana e non solamente quando va spiegato come sistemare una stampante.
E’ una difficoltà di carattere “quotidiano” oserei dire.
Ciao,
P|xeL

Giovanni | #

Premessa: 25 anni di informatica partendo dalla programmazione, ed arrivando all’analista di sistema.
Leggendo velocemente ho creduto che Andrea volesse far fare la stampa di prova direttamente dalla stampante. Moltissime stampanti hanno la pagina di test con la configurazione e la pagina demo per illustrare le caratteristiche più importanti. Poi, rileggendo con calma, ho capito che parlava della stampante logica installata su windows.
Anni fa ho seguito un corso di comunicazione, dove veniva evidenziato come le spiegazioni che si danno ad una qualsiasi persona (non si trattava di un corso rivolto ad informatici), tendono a dar per scontato concetti per chi spiega sono più che assodati., ritenendo (erroneamente) che siano assodati anche per chi ascolta.
Se la frase

“Vai sulla stampante dal pannello di controllo, tasto destro, proprietà e poi ‘Stampa pagina di prova’, così capiamo se è un problema della stampante oppure del file “

fosse stata

“Da windows, apri il pannello di pannello di controllo della stampante, click destro, proprietà e poi ‘Stampa pagina di prova’, così capiamo se è un problema della stampante oppure del file “,

probabilmente ci sarebbero stati meno malintesi.

Io ho fatto il corso un paio di anni fa, ed ora se ci penso e mio concentro riesco a formulare spiegazioni corrette, ma ormai anche io ho ricominciato a fare lo stesso errore di tutti: dare per scontate cose che spesso non lo sono.

Davide Salerno | #

Ti ho mai raccontato di quando in segreteria a scuola era arrivato il gestionale nuovo dal ministero e non riuscivano ad installarlo perchè non riuscivano a leggere i CD? Se ne sono fatti mandare 3 copie… finchè hanno capito che la faccia leggibile del CD era l’altra e andava semplicemente capovolto…

Quando si ha a che fare con utonti è d’obbligo la massima precisione per evitare equivoci… anche se ci vuole tanta tanta pazienza e una buona dose di fantasia…

ML | #

Arrivo da 15 anni spesi nell’addestramento di operatori che poco sanno (o poco interessa) della macchine che andranno ad utilizzare.
L’esperienza mi ha portato ad impormi queste regole:
1-innanzitutto capire il livello conoscitivo della persona che si stai istruendo.
2-adattarsi al livello conoscitivo dell’utente.
3-la durata del corso sara’ decisa dalla precisione applicata ai punti 1 e 2.

Nella redazione di manualistica “per gli operatori”, utilizzare il metodo conosciuto con la simpatica definizione di “A prova di scimmia” (dall’inglese “Monkey tested”). Ossia:
passo 1 – fai cosi’
passo 2 – fai cosa’
passo 3 – clicca qui
passo 4 – clicca la’
passo 5 – se qualcosa non funziona, tornare al passo 1
etc.

Concordo con Giovanni, sulla necessita’ di sforzarsi costantemente nell’applicazione di una metodologia specifica, per la formulazione delle frasi da usare, in relazione al livello conoscitivo dell’utente.
In effetti la frase:
“Da windows, apri il pannello di pannello di controllo della stampante, click destro, proprietà e poi ‘Stampa pagina di prova’, così capiamo se è un problema della stampante oppure del file “.
Rispecchia i canoni “Monkey tested” sopra descritti.

Anche mettendo tutta la nostra buona volonta’ nel cercare di esser chiari… nessuno potra’ mai garantirci che lo saremo al 100%… o meglio, solo le capacita’ operative riscontrate (con appositi esercizi) nell’utente da noi istruito, potranno darci conferma che la nostra conoscenza e’ stata tutta od in parte trasferita ad esso.

“Insegnare significa mostrare che e’ possibile.
Apprendere vuole dire rendere realizzabile per se stessi.”
…e per fare entrambe le cose occorre l’impegno massimo sia da parte del maestro che da parte dall’alunno.

Ovviamente quanto sopra espresso… risulta difficilmente applicabile nel ns. lavoro quotidiano… 😉

sapu | #

Premesso necessariamente che il linguaggio non deve ‘complicare il concetto’, quoto in toto albimac.
Non è un problema di comprensione ma di approccio mentale: valutare se mi costa di più impegnarmi a risolvere il problema oppure semplicemente farlo risolvere ad altri, senza alcun pudore, non quello di premurarsi se ‘altri’ siano impegnati o meno, e neppure quello di apparire stupidi.
Tra l’altro, questo atteggiamento si applica più facilmente alla sfera pc poichè anche la peggior figura di imbecille informatico (stadi dopo l’utonto) potrà sempre giustificarsi dicendo ‘non capisco di queste cose’.

E’ un approccio infantile alle cose: non serve un’insegnante di lingua italiana quanto piuttosto una maestra d’asilo…

Ulisse31 | #

Risposta LUNGA.

La considerazione iniziale è sicuramente giusta, con alcune precisazioni.

Da una parte ha ragione l’utente finale e quello che dice Andrea: il tecnico deve sempre sincerarsi della capacità dell’utente di comprendere ed eseguire le istruzioni che gli fornisce PRIMA di procedere alla spiegazione. Se questo non succede, come da post, succedono incomprensioni e inefficienze. Quando faccio assistenza via telefono cerco sempre di _partire da zero_:
“Lei è davanti al computer?”
“cliccando col tasto destro del mouse si aprirà il classico menù a tendina, la cui prima voce è…” (secondo voi quante volte succede che dall’altra parte clicchino col SINISTRO invece che col destro?)
“Ok, allora, menù Start di windows, in basso a sinistra, poi Pannello di controllo, poi Installazione applicazioni…”.
Cerco sempre di “guidarli per mano”. Il più possibile.

Dall’altra parte qualche volta ha ragione il tecnico, o meglio la persona che fa il tecnico: alcuni comportamenti sono veramente da _disadattato_. “Inserire il secondo CD nel lettore” presuppone che dal lettore sia stato PREVENTIVAMENTE TOLTO il PRIMO cd. Questi idioti, quando scaldano due vivande nel forno a microonde, lasciano forse dentro il primo piatto e infilano a forza il secondo?

Tutto questo mi porta ad una considerazioni della quale sono convinto già da un po’ e di cui vi rendo partecipi.

L’estensione del computer (prima strumento di lavoro di nicchia) alla grande massa ha portato alla inevitabile ma SBAGLIATA convinzione per il pubblico che il computer debba essere “semplice da usare”.
—>NOTA BENE che qui “semplice da usare” per queste persone NON significa “user-friendly” MA significa “semplice come una macchina da scrivere quando scrivo”, “semplice come televisore quando guardo un film”, “semplice come blockbuster quando scarico un film” e così via

Ulisse31 | #

[[[Uh? mi ha tagliato il post? Vabbé proseguo:]]]

In realtà il computer è intrinsecamente uno degli strumenti più complicati che possano esistere.

Facile DA ACQUISTARE non necessariamente significa FACILE DA USARE, eppure le famiglie partono da questo presupposto, bombardati dalle campagne mediatiche delle grandi ditte produttrici di computer (e SO).

Concludendo, quindi, queste cause hanno come effetto quello di allargare enormemente (spaventosamente) il bacino di utenza dei computer (e relativa assistenza) a varie tipologie di persone:

1) Imbranati totali: sono quelle persone che userebbero un martello a rovescio. Col loro non c’è speranza.
2) Inesperti totali: non hanno le conoscenze per “cliccare col tasto destro”, ma se adeguatamente istruite possono svolgere compiti semplici.
3) Insofferenti: occupano una strana area semantica costituita dall’intersezione delle due precedenti categorie. Potrebbero anche raggiungere qualche risultato SE SOLO GLIENE FREGASSE QUALCOSA. Cosa che non succede mai. Per loro il computer (e qualsiasi altra cosa) DEVE funzionare; non ha importanza se hanno appena lanciato il case fuori dalla finestra (15esimo piano). Francamente non saprei se scegliere tra loro e gli Imbranati.
4) Utenti base: solitamente imparano quello che gli serve per l’uso quotidiano e poco più, ma hanno buone potenzialità e capacità deduttive (cioè allineate a quelle di un normale essere umano). Con loro si può ragionare. In questo thread stiamo parlando di loro.
5) utenti esperti e a salire: rappresentano meno dell’1% della casistica. Se hanno un problema prima googlano per conto loro (sempre che lo sappiano già fare), poi in caso disperato chiamano.

Facciamo sempre attenzione con chi abbiamo a che fare: tipologie diverse di utenti devono essere trattate in modo diverso e adeguato. Fosse per me metterei “un’esame” per poter acquistare un computer, come si fa come la macchina. No, non sto scherzando.

PS: anch’io leggendo il titolo del posto ho pensato ad un nuovo linguaggio di programmazione ;P

Daniele Salamina | #

Condivido quello che dice Albimac. Simpatica la lista di Ulisse.
Non riuscirei ad avere tanta pazienza soprattutto con gli Insofferenti, per il semplice fatto che non glie ne frega una mazza!

albimac | #

Leggendo i commenti, riguardo la lista di ulisse31, e in particolare quell’uno % che raccoglie la gente come noi, NO, dopo aver cercato su gooooogle, poi sui forum, poi scaricato i pdf dei manuali, noi non chiediamo, piuttosto la morte.

Simone | #

Magari diciamo pure le cose dando per scontate delle cose. Però la maggior parte delle volte l’utente se ne frega di collaborare. Fa proprio muro. Anche fai domande semplici del tipo “di che marca è il modem” ti rispondono “non inizi a fare domande difficili”.

Gianka | #

Sono arrivate le macchine intelligenti, l’astrazione dal lavoro fisico, la liberazione delle masse… e pure il nuovo analfabetismo. Dovremmo riflettere, su ogni singolo punto.

Mitì | #

Sì, il linguaggio è fondamentale e deve variare a seconda dell’interlocutore.
In certi casi (come quelli descritti in questi commenti) conta molto, da parte dell’utente, quell’atteggiamento di “difensiva” tipico di chi ha a che fare con uno strumento poco conosciuto, e del quale fondamentalmente non gliene importa nulla.
Lo “subisce” per forza, visto che gli è utile/indispensabile nel lavoro; però non gli è affatto simpatico.
Subentra 1) il senso di colpa perché lui stesso sa che dovrebbe conoscerlo di più, o per lo mno sforzarsi di studiarlo un po’. 2) una sorta di astio, perché non amando lo strumento ma solo tollerandolo, ogni minimo problema che quello gli da’ viene preso come un affronto personale. 3) il complesso di inferiorità che l’utente prova nei confronti dell’esperto chiamato in soccorso. La paura/vergogna di essere presi per scemi, o di aver combinato belinate irreparabili.
Tutte queste cose sommate, lo fanno andare in tilt rendendolo ancora più distratto e paciugone.
Capita lo stesso a certi studenti interrogati su una materia che mal sopportano, e che non sono preparati; di solito reagiscono con ubbia e sbuffi…Ci vuol solo tanta pazienza.
;-*

Stefano | #

Difatti il linguaggio deve essere adattato in base all’interlocutore e al contesto. L’esempio lampante è sentire due persone esperte di qualcosa in particolare parlare tra di loro della stessa, per chi non si intende dell’argomento il filo del discorso risulta praticamente oscuro.
Viceversa determinati tipi di linguaggio riferiti a particolari “nicchie” costituiscono un linguaggio più veloce, diretto e funzionale. E’ ovvio che se si pretende di essere compresi da tutti indistintamente senza valutare il tipo di interlocutore il rischio di essere fraintesi è notevolmente superiore. In ogni caso non credo che il tuo linguaggio utilizzato in questo caso sia risultato inappropriato ma il più efficace possibile in quella situazione e, generalmente, comprensibile a chiunque è “costretto” a rapportarsi con il computer.

Giuseppe | #

Sono anche io d’accordo con il concetto di usabilità del linguaggio, ma indipendentemente dal campo in cui si operi, quando si sta spiegando qualsiasi cosa ad un utente, bisogna sempre mettersi nei suoi panni; un salumiere che ha visto solo la sua piccola salumeria per una vita non riuscirà a capire al volo la frase di andrea, per cui sarebbe stato piu semplice dire “Vai su START, poi su IMPOSTAZIONI, quindi clicca sulla cartella STAMPANTI e FAX…”. (mi è anche capitato di sentire:”Start non c’è sul mio windows” ma questa è un’altra storia, i casi clinici ci sono lo stesso :P)

In questo modo anche l’utente ha avuto la percezione che tu sia molto professionale nel tuo lavoro (@Andrea: non che tu non lo sia, non è rivolto a te in particolare, anzi è un piacere leggere i tuoi post) perchè gli hai fatto capire un passo per l’analisi del problema che poi, ovviamente, gli risolvi.

Matteo | #

Il problema della comunicazione vale in tutti i campi, bisogna sempre pensare che il codice che uno ha può non essere uguale a quello della persona che ha davanti. Quindi massima attenzione alle parole, al loro significato e al contesto in cui le dici.

A volte però nascono storie divertenti come questa…

Mauro | #

Mah…

io mi occupo di assistenza e ogni volta che qualcuno mi chiama, la prima cosa che chiedo e’: “e’ davanti al computer?”.

andrea | #

Sono d’accordo con diversi di Voi su diverse cose che avete detto, quindi non mi ripeterò. Voglio aggiungere, sperando che non sia qualcosa già detta e che mi è sfuggita, che per chi non ha le conoscenze tecniche [ 1) e 2) del post di Ulisse31], “la macchina” è vista come un intralcio, come qualcosa che non aiuta non semplifica ma tutto il contrario, abituati come sono, a fare senza!

A proposito della frase “…Vai sulla stampante dal pannello di controllo…” beh, per un attimo ho temuto che l’utonto salisse sopra la stampante; in questi casi, non si sa mai!!
Ciao a tutti.

Ale | #

Ciao a tutti! Volevo lasciare un commento decente, ma avete già detto praticamente di tutto. Come altri, la prima immagine che mi è venuta è: l’utente in piedi SULLA stampante…

vincenzo | #

La soluzione migliore e’ non dare supporto a questo tipo di richieste! Scusate ma io non ce la faccio piu’…il mio carattere sta’ purtroppo cambiando nei confronti di chi continua a chiede aiuto come i miei vicini di casa, gli amici, gli utenti della rete …. BASTA! Non mi fate perdere tempo! Ultimamente non condivido piu’ le idee di Thomas Limoncelli, Evi Nemeth …
http://lapillola.blogspot.com/2007/01/maledetto-helpdesk.html

Gaspar | #

Non mi piace che l’utente incapace venga chiamato “utonto”. Come se fosse colpa sua aver passato la vita, chessò, ad aprire toraci in sala operatoria invece che davanti al computer.

Non dimenticate che senza l’utente incapace molti di noi sarebbero senza lavoro 🙂

fosco | #

Affermare che il computer sia attualmente uno strumento complesso (come afferma Ulisse31) non significa necessariamente implicarne una difficoltà di utilizzo, né che sia sbagliato mirare ad una semplificazione del linguaggio. Ritengo, (da non-tecnico, da persona normale che vive e lavora con un computer), nel momento in cui uno strumento ti impedisce di risolvere una questione da solo, tale strumento ha qualcosa che non va nei termini della propria usabilità. E’ come se un architetto dovesse mettere una freccia per indicare l’accesso alla casa del cliente.

Entrando più a fondo nel problema io non parlerei neanche di “usabilità” del linguaggio. L’usabilità è inerente al linguaggio, mentre la comunicazione, in uno strumento così universale come il computer, deve essere senza dubbio fondata su un linguaggio universalmente comprensibile.

Pensate al linguaggio matematico o a quello musicale: entrambi universali e perfettamente aderenti al concetto di usabilità, essi si fondano su concetti anche più complessi di quelli legati al software informatico.

enore savoia | #

🙂 vuole essere solo ironia la mia … dopo avere letto tanti ed interessanti commenti, lancio rasoterra una ipotesi : e se fosse colui che spiega ad essere imbranato ? 😀 troppe volte si danno [me compreso] importantissime info per scontate .. ripeto ironia ma motivo di riflessione 😉

Fabio | #

beh… forse all’affermazione “vai sulla stampante” potevi aggiungere “da pannello di controllo di windows” e le cose sarebbero filate lisce… sei stato un po’ troppo sintetico, purtroppo affermazioni di questo tipo sono concesse solo con persone di “appurata dimestichezza”.
Io a volte mi trovo a fare assistenza telefonica su cose semplici e banali e ho capito molto presto che si può stare delle mezz’ore al telefono a causa di equivoci di questo tipo e ho corretto il tiro abbastanza alla svelta.
Più sono semplici più ci sono intoppi proprio perchè si tende a dare più cose per scontate.
il problema è che al destinatario del messaggio non è venuto il minimo dubbio e se si parla di una persona che lavora quotidianamente col pc ed è strano in effetti.
per di più , secondo me, in un’azienda del settore secondo me tutti gli addetti, anche di mansioni non tecniche, dovrebbero avere un livello di informatizzazione medio-alto.

ML | #

volevo rilanciare l’argomento con la seguente affermazione:
-gia’ non ci capiamo nella comunicazione fra esseri umani, figuriamoci nella comunicazione uomo/macchina.

eppure c’e’ chi sta tentando di far evolvere le cose, leggasi qui:
http://artigrafiche.blogspot.com/2007/04/powerset.html

questa nuova tecnologia dovrebbe semplificare le ricerce in internet, che finiscono spesso con risultati deludenti (colpa dell’operatore o colpa del motore di ricerca?)

se troppo OT, consento fin d’ora la cancellazione di questo commento.

aghost | #

il post è significativo. Anche in un mio post sull’eterno tema “linux versu windows” si è poi allargato a tutto il resto.

A esempio i manuali: centinaia di pagine per usare un cellulare scritte da un disgraziato che non si fa capire, probabilmente un tecnico, cioè l’eventualità peggiore.

I manuali NON DEVONO ESSERE scritti dai tecnici.

Notavo anche la tremenda forbice tra chi inventa le nuove tecnologie e chi deve renderle usabili…

Slowfinger | #

Basta esprimersi in italiano. Qualcosa di spesso tragicamente diverso da ciò che la maggior parte della gente, non solo tra i blogger, immagina che esso sia.

thanks2u | #

Tempo fa chiesi ad un commercialista di portarmi una copia dei dischetti di installazione del software che dovevo montare in macchina. Mi e’ stato portato un foglio con una fotocopia fronte/retro del supporto ….. in cosa avrei sbagliato!

nicola | #

Un’amica di mio fratello, ad un corso di computer.
“Apri la FINESTRA [nome della finestra]”
Cosa fa? Apre la finestra del laboratorio di Informatica!!

LOL 😀

PS: non è una barzelletta..