Lo dobbiamo a Luca Sofri.

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Di: Andrea - 31/05/2007

Prendo spunto da lui, e anche io pubblico il mio blogroll rosa:

Svaroschi
Mae
Bambolescente
Pedro (il nick è sempre quello?)
Catepol
Deirdré
DElyMyth
EccessivaMente
Kay
Estroversa
Franci la strega
Dania
Roberta Bartoletti *
Thursdaynext
Ms. Adventures in Italy *
Nastenka
ninna_r *
Orientalia4all
Tengi *
PM10
Sai tenere un segreto?
Feba *
Rachele
Tittyna
Viss
Web al cioccolato
Isadora
Aluccia
Chiaraaa
Fran
Intempestiva
Mafe
Surreale
Manila
Senera
Blimunda
Vale
Ele
Lia
Roberta Milano
Pippiminigonna
Marina Rossi
Stellinorama
Tech&Roses
Elena *
Miss Klorina
Daria
Dandyna

Ho asteriscato i blog aggiunti dopo il FemCamp. L’ordine non significa un tubo. Sicuramente ho dimenticato qualcuna, nel caso chiedo scusa.

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Di: Andrea - 31/05/2007

Motorola Motofone F3Da un paio di settimane sto utilizzando un Motofone F3 del quale sono abbastanza soddisfatto. Si tratta di un oggetto sottile e molto leggero, particolarmente adatto per chi cerca un secondo telefono dalle funzioni ridotte al minino indispensabile ed estremamente semplice da utilizzare. Si tratta di un telefono fatto per telefonare e poco più: già mandare SMS non è agevole. Manca molta punteggiatura e si scrive solo in minuscolo. La gestione della rubrica consente solo inserimento e cancellazione; la modifica non è possibile.

Molto agevole da usare in auto grazie ai menù “parlanti” (la voce è disattivabile), all’ottimo vivavoce integrato e al volume dell’audio che è sempre sufficiente anche in condizioni di forte rumore ambientale. La suoneria raggiunge volumi molto alti.

Non esiste nessuna forma di connettività verso l’esterno; per popolare la rubrica ho preferito inserire la SIM in un altro telefono dalle funzioni più evolute.

Il pezzo forte è il display, che utilizza una tecnologia e-ink molto simile a quella dell’Iliad. Benché non sia grafico, la leggibilità è perfetta anche in pieno sole: veramente sbalorditivo.

Buona ricezione e autonomia discreta (tre giorni di uso lavorativo) completano le caratteristiche di questo telefono. I primi modelli erano afflitti da un bug del firmware che causava l’invio di SMS non desiderati; il problema è stato risolto nella serie attualmente in commercio. L’alimentatore è minuscolo e leggero e condivide il il jack con l’auricolare (opzionale, non standard). La ricarica è un po’ lenta.

L’estetica è molto curata e il telefono mi piace molto; la sensazione generale è di robustezza. Le plastiche sono di buona qualità, l’assemblaggio ottimo e il display è fatto con materiale parzialmente flessibile che previene graffi e rotture.

L’ho pagato 49 euro, che mi sembra il suo prezzo standard, se comprato “offline”.

(L’ho comprato, nessuno mi ha chiesto di parlarne, non guadagno alcunché, ecc… ecc… ecc…)

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Di: Andrea - 31/05/2007

PubCamp 2007

Il 23 giugno 2007 si svolgerà a Chieti un particolare evento denominato “PubCamp” dedicato alla divulgazione di tematiche legate ad internet, ai blog, al web 2.0 ed alle nuove tecnologie. Il PubCamp si discosta leggermente dalla formula e dalla struttura dei BarCamp pur senza volerne assolutamente prendere le distanze, e ha deciso di puntare sulla divulgazione cercando di attirare e coinvolgere anche i semplici curiosi di internet e delle nuove tecnologie. Per riuscire in questo intento, si è deciso di scegliere come location un pub, lo Stammtisch di Chieti Scalo, e come scusa un amichevole boccale di birra.

Per quest’anno non potrò andare, ma tu partecipa numeroso.
L’occasione per bere qualcosa con gli amici si sposa perfettamente con la formula barcamp, sono certo che ti divertirai parecchio!

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Di: Andrea - 30/05/2007

Ho modificato la mia presentazione per pubblicarla su SlideShare, eccola.



Il video dell’intervento si trova qui, e parte da 04:36:47. Alla fine della mia presentazione ci sono stati un paio di interventi che hanno fatto lasciato qualche strascico, e vorrei provare a spiegarmi meglio.
Intanto avrei dovuto introdurre meglio il discorso, cercando di dare una chiave di lettura che, evidentemente, non è stata colta da tutti. Nessuno/a si deve sentire spinto a fare alcunché, io cerco solo di spiegare quelle quattro cose che credo di aver capito e che ripeto da anni. Non è necessario interessarsi a tutto ciò di cui ho parlato, ma è bene farlo se si desidera essere ascoltati di più. Non ci sono valutazioni di merito, ma solo la constatazione che si gioca in un campo che ha delle regole non scritte: meglio si conoscono e meglio si gioca.
All’arrivo ci è stato consegnato un opuscolo di Technédonne, il progetto che ha organizzato il FemCamp. Questo è un estratto dei primi due paragrafi:
“…valorizzare la presenza fattiva, creativa, propositiva delle donne nelle nuove tecnologie”
“…esiste anche un problema di di riconoscimento di autorevolezza delle donne. Se il web sta diventando sempre di più, e penso al cosiddetto web 2.0, una grande conversazione, un pericoloso divario affligge lo scenario tra i sessi: ad esempio, secondo una ricerca del 2003 i media citano molto gli autori (88%) e poco le autrici (12%) dei blog; più precisamente, poi, gli uomini sono citati più volte, prima ed anche per nome rispetto alle donne all’interno di un medesimo articolo. E’ una questione di reputazione, un indicatore di estrema importanza online, e quella maschile appare con tutta evidenza molto più forte”.
Ecco: le cose che ho raccontato potrebbero contribuire a ridimensionare questo problema. Roberta Bartoletti, autrice di una delle domande, si chiede se ci sia una specificità di genere nel blog: io credo di no. C’è stato chi ha fatto notare che i consigli dati valgono anche per gli uomini: certo! Ma a volte le donne tendono a sottovalutare l’importanza di una diffusione efficace dei loro contenuti, che non hanno certo un valore inferiore.
Nessuno dice che “la visibilità, l’esposizione a tutti i costi siano L’Obiettivo del blogger”, ma che se anche le donne riconoscono che in rete vengono ascoltate di meno, questi sono alcuni strumenti che possono migliorare la situazione.

Le classifiche sono un aspetto “viziato” di questo discorso e non ci darei troppa importanza; l’unica utilità è avere un’idea “spannometrica” della quota di rappresentanza femminile, che è ancora troppo bassa.
Le altre cose che Roberta cerca sono “consigli per migliorare strategie e tecniche per un blogging (…) più interessato a trovare e selezionare fonti di informazione di qualità, strumenti di gestione di archivi di dati e immagini pertinenti al progetto su cui spesso un blog nasce, a trovare contatti pertinenti con la propria missione.”. Queste cose si trovano più facilmente cercando di “partecipare alla conversazione” ed intessendo una fitta rete di rapporti con le altre persona che popolano i social network.

La libertà è informazione e possibilità di scelta: possiamo anche scegliere di non fare nulla, ma l’importante è esserne consapevoli, averlo deciso in autonomia e non subire imposizioni.

Marzia Vaccari, ha chiesto lumi sulle ragioni per le quali usare tutti questi strumenti, blog compresi, e dove stia la produzione di senso del tutto. Al che Mantellini si è perplesso, tanto da scriverne su Punto Informatico.

Come le ho già risposto al FemCamp, non sono io che posso dare questa risposta, ma ciascuno la deve cercare dentro di sé. Il blog è come una penna ed un foglio: se lo desidero, questo foglio può essere potenzialmente letto da tutti; che cosa scriverci non me lo può dire nessuno. Ognuno scriverà per i motivi più disparati e personali, e sarà comunque bello.

In ogni modo non mi sono sentito attaccato in nessun modo; le obiezioni e le critiche aiutano a migliorare. Se fossi stato accolto da un consenso generale, sarei stato meno soddisfatto.

Sogno un mondo in cui non esistano FemCamp né feste della donna.

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Di: Andrea - 29/05/2007

Nel 80% delle presentazioni di tutti i BarCamp viene citato o coinvolto Kurai.

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Di: Andrea - 29/05/2007

Intanto devo ringraziare Marco e Mucio, il primo per aver scarrozzato me e Samuele fino a Bologna con la sua auto, dopo che l’avevo tirato giù dal letto ad un’ora scandalosa. Mucio è stato così gentile da ospitarmi (insieme a Samuele) malgrado non ci fossimo mai conosciuti, e si è rivelato una persona gentile, disponibile e piacevole.
Feba
ed Elena hanno fatto un intervento apprezzatissimo, ironico e veritiero. In sala si sorrideva, ma sapendo benissimo che quanto raccontato è la pura verità. (Anche io ho il punto davanti al nome di Skype).
Loro sono simpaticissime e mi ha fatto molto piacere incontrarle; tra l’altro Feba ci ha fatto scoprire che non esistono solo i “punti moglie”, ma anche i “punti moroso”.
Voi prendete in giro me, ma avreste dovuto sentire Luca Sartoni mentre fantasticava di mettere in teaming 4 connessioni mobili, con tanto di load balancing e shaping, per portare banda ad un eventuale BarCamp non “coperto”.
Il resto è “cronaca da BarCamp”: vale tutto quanto già scritto per gli altri incontri.
La WiFi in macchina ed in mezzo alla strada non è niente di esoterico: io non ho fatto nulla: è la condivisione connessione internet di Apple che funziona bene, anche con il wireless.

(More to come…)

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Di: Andrea - 28/05/2007

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Di: Andrea - 26/05/2007

Ho appena scoperto che una persona che appare in uno dei più importanti telegiornali nazionali è un testimonial di product placement.
In pratica viene pagato/a per indossare oggetti a scopo pubblicitario, e non mi pare che la cosa venga dichiarata, ma magari mi sbaglio. Farò caso ai titoli di coda.
Solo a me sembra che la cosa faccia a pugni con la deontologia professionale?
E poi io mi devo anche sentire in colpa perchè Cisco mi invita ad un aperitivo.

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Di: Andrea - 23/05/2007

Già durante il viaggio ci siamo divertiti parecchio: mini lan WiFi in auto, navigazione via HSDPA/UMTS e streaming live.
Arrivati a Milano, incontriamo gli amici. La solita atmosfera è l’occasione per rivedere facce note e incontrarne di nuove. Stefano Venturi ha sostanzialmente riproposto in modo più ampio le sue considerazioni del Cisco Expo, ed in più ha annunciato il passaggio a Cisco di Lele, al quale vanno le mie congratulazioni.
Ieri sera mi interrogavo sul senso dell’evento, ma stamattina, riflettendoci meglio, non credo che vadano ricercati significati particolari, oltre a quello annunciato e palese di offrire un aperitivo a qualcuno.
Spiace un po’ che per problemi logistici si sia dovuti tornare a casa senza poter cenare con Lele e gli altri, ma sarà per la prossima volta.
E’ stato bello per un po’ fantasticare di magnifici gadgets (802.11n anyone?), ma la maglietta è più che sufficiente.

A margine ho realizzato come Ustream sia uno strumento fantastico. E’ di una semplicità disarmante ed ha potenzialità dirompenti.

(Post maffissimo, lo so. Ma il tempo…. Ah! Il tempo…) 

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Di: Andrea - 22/05/2007

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Di: Andrea - 21/05/2007

DMZDividere la rete in zone è una tecnica che aumenta notevolmente la sicurezza. Cerchiamo di capire cos’è e come funziona la DMZ, una zona delicata ed importante per i processi di sicurezza; l’acronimo significa “zona demilitarizzata”.
La sicurezza perimetrale si occupa di proteggere una rete nei punti in cui essa è a contatto con il mondo esterno.
In base al tipo di traffico e alla funzione si identificano diverse zone. Nei casi più semplici, le uniche due zone, LAN e WAN sono attestate sui due lati del firewall.
Il lato LAN (local area network) è il segmento privato e protetto, e ad esso appartengono tutti gli host ed i server i cui servizi sono riservati all’uso interno.
La zona WAN (wide area network) è la parte esterna, e ad essa appartengono uno o più apparati di routing che sostengono il traffico da e per la rete locale, sia verso internet che verso eventuali sedi remote dell’azienda.
Non appena l’architettura della rete comincia ad evolversi, ci si trova nella necessità di esporre all’esterno alcuni servizi. Il caso più comune è la posta elettronica: l’installazione di un mail server “in casa” comporta la pubblicazione del servizio SMTP.
Quando la struttura ed il budget non sono particolarmente importanti, spesso si decide di fidarsi del firewall e delle sue tabelle di NAT.
Pubblicare direttamente la porta SMTP del server di posta non è ortodosso dal punto di vista della sicurezza, malgrado ciò è una soluzione adottata molto spesso dalle piccole aziende che non possono sostenere costi di infrastruttura troppo elevati.
Appena è possibile è fortemente consigliata la creazione di una terza zona: la DMZ. Essa è un’area in cui sia il traffico WAN che quello LAN sono fortemente limitati e controllati; in pratica, si tratta di una zona “cuscinetto” tra interno ed esterno, che viene attestata su una ulteriore interfaccia di rete del firewall, oppure viene creata aggiungendo un firewall, come nello schma qui sopra.
Generalmente si installano in DMZ i server detti front-end, a cui corrispondono i relativi back-end in LAN.
Anche in questo caso l’esempio tipico è la posta: in DMZ il server che pubblica il servizio SMTP ed eventualmente la webmail, l’antispam e l’antivirus, in LAN rimane il server che ospita il database delle caselle e gli altri servizi.
Altro caso tipico sono gli application server, che isolano un database residente in LAN ma ne offrono una interfaccia verso l’esterno.
Quali sono i vantaggi per la sicurezza?
Nel malaugurato caso in cui un servizio in LAN fosse compromesso in seguito ad una vulnerabilità, l’aggressore potrebbe raggiungere anche gli altri host della rete, dato che in LAN non esiste isolamento tra il server e gli altri nodi.
Se lo stesso problema si verificasse in DMZ, l’attaccante avrebbe grosse difficoltà a raggiungere la LAN, poiché il traffico tra i server front-end e back-end è fortemente limitato dal firewall.
In genere un server di front-end comunica solo con il suo back-end, e solo con le porte TCP e/o UDP strettamente necessarie.
Ricapitolando, la DMZ è un’area pubblica protetta, dove il traffico è strettamente regolato da entrambi i lati ed è utile per pubblicare servizi verso l’esterno minimizzando i rischi per la rete interna.
Architetture più complesse possono implicare la presenza di più zone DMZ distinte, con il relativo controllo del traffico su tutti i lati.

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Di: Andrea - 21/05/2007