Archivio mensile:
June 2007
Exchange 2007: prerequisiti
Microsoft Exchange 2007 è un prodotto a 64 bit. In realtà esiste anche a 32 ma non si può comprare:
Exchange 2007 è disponibile in due versioni di piattaforma: una versione (a 64 bit) è destinata agli ambienti di produzione, mentre l’altra (a 32 bit) agli ambienti non di produzione, quali ambienti di lavoro, strutture di formazione, demo e ambienti di valutazione. È possibile acquistare solo la versione a 64 bit, poiché non è possibile eseguire in produzione i server Exchange 2007 a 32 bit.
Quindi i sistemi operativi supportati al momento sono tutte le versioni x64 di Windows Server 2003, Standard e Enterprise. E sono a 64 bit. Ciò comporta che anche il server deve avere una CPU a 64 bit. I processori attualmente adatti sono:
- AMD Opteron;
- AMD Athlon 64;
- Intel Xeon con Intel EM64T (cioè l’estensione a 64bit);
- Intel Pentium con Intel EM64T (idem).
La RAM minima è 2GB, ma sarebbe meglio non scendere sotto i 4.
E non può essere virtualizzato.
Occorrono più di due ore solo per l’installazione base, escluso il tempo da dedicare alla configurazione, quindi sarebbe meglio prevedere almeno un paio di giornate di attività solo per l’installazione e la messa in produzione.
Il media di installazione è un DVD, quindi il server deve essere dotato di un lettore DVD-ROM.
Il dominio Active Directory nel quale si installa deve essere in modalità nativa (il default di Windows Server è la modalità mista, per mantenere compatibilità con i sistemi più vecchi). Nel caso di installazioni complesse in ambienti con parecchi utenti, i diversi ruoli di Exchange dovrebbero essere ripartiti su macchine diverse.
Ecco il set base di risposte da dare ai commerciali:
“No, non funziona su un Windows Server a 32 bit.”
“No, non puoi installare Windows Server x64 sul server a 32 bit che ha già in casa il cliente.”
“No, non funziona con 1 giga di RAM.”
“Si, forse puoi fare il downgrade a Exchange 2003, ma devi chiedere a Microsoft se si può, e comunque ti paghi la versione 2007.”
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Generali
Di: Andrea - 30/06/2007
Vodafone Internet Box

Da un paio di mesi, grazie alla cortesia di Samuele, sto utilizzando l’aggeggino che vedete nella foto, il Vodafone Internet Box, il cui nome completo è HUAWEI E220. Non ne avevo sentito parlare benissimo, ma mi sono ricreduto. La connessione è stabile e veloce, switcha tranquillamente tra HSDPA, UMTS e GPRS senza problemi, sopporta l’uso in auto (>100 Km/ora), e in treno. Quando le condizioni di campo lo permettono (quai sempre in città), la connessione va a 3,6 megabit ed è praticamente indistinguibile da una ADSL casalinga. Viene fornito senza alcun CD di installazione; usando Windows, al momento della connessione viene installato un device riconosciuto come un CD esterno, all’interno del quale si trovano drivers e programma di gestione. L’utente non deve fare nessuna operazione, appena i drivers sono stati caricati ed il programma partito ci si limita ad inserire il PIN e a cliccare su “Connetti”. Sospetto che molti problemi lamentati dagli utenti siano da imputare a configurazioni di macchine non molto pulite. Il sotfware è abbastanza “schizzinoso”, ed ho dovuto trafficare un po’ per ottenere un setup stabile. Dal sito Vodafone è possibile scaricare anche il software di gestione per Mac, che funziona egregiamente. Notevole il fatto che la modalità GPRS sia praticamente inutilizzabile in ambiente Windows, mentre con Mac OS/X ancora qualcosa si riesce a fare. Anche quando il segnale UMTS è segnalato come “Basso” la velocità di connessione è notevole e la navigazione agile. In condizioni ottimali di copertura (Milano), siamo riusciti a stremmare video dall’auto in movimento mentre tre computer navigavano, grazie alla robustissima condivisione internet di Apple. Prossimo test: due auto in movimento (entro 50/100 metri di distanza) che condividono la stessa connessione, fornita da un unico computer e da un veicolo all’altro.
L’oggetto dà dipendenza, si avvicina il momento di restituirlo e sto seriamente pensando di acquistarne uno. I piani tariffari da un centinaio di ore al mese (30 euro) coprono in modo soddisfacente l’utilizzo tipico di questo oggetto: connessioni sporadiche, di backup e non continuative. In conclusione si tratta di un oggetto che consiglio sicuramente, con qualche attenzione alla configurazione del proprio PC per gli utenti Windows.
(Questo post è stato scritto tramite la connessione ottenuta facendo penzolare l’oggetto fuori da una finestra, con un cavo USB da 1,8 metri).
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Tecnica
Di: Andrea - 25/06/2007
Liguria, non hai ancora visto niente
E’ un po’ che non guardo televisione, e la storia della torta di riso non la conoscevo ancora.
Se non fosse così tragicamente vera sarebbe anche divertente.
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Generali
Di: Andrea - 24/06/2007
Problemi WiFi e Nokia N95
Cercando di connettermi ad una rete WiFi con il Nokia N95, 9 volte su 10 ottengo l’errore: “Web: no gateway reply”. Escludo si tratti dell’access point in quanto l’errore si presenta con i dispositivi più disparati che funzionano benissimo con altri client.
Oggi ho indagato un po’ e ho scoperto che si tratta di un buco del client DHCP del telefono. In pratica il telefono non riceve alcuna impostazione dall’AP, e pertanto non è in grado di navigare, mancando IP, gateway e DNS.
Per ora la soluzione è inserire a mano i valori: connettetevi alla rete WiFi per creare il punto di accesso, quindi disconnettetevi, poi da Strumenti –> Impostazioni –> Connessione –> Punti di accesso, scegliete la rete, poi Opzioni –> Modifica –> Opzioni –> Impostazioni avanzate –> Impostazioni IPv4. Inserite l’IP da assegnare al telefono, la subnet mask, il gateway (l’access point), e i DNS (potete usare OpenDNS).
Fatto ciò la connessione comincerà a funzionare perfettamente. Naturalmente questo problema riduce di molto la possibilità di navigare a spese di Access Point “amichevoli” incontrati per strada, in quanto malgrado siano rilevati dal telefono, non siamo in grado di conoscerne l’indirizzo IP.
Si vocifera di una release 12 del firmware in fase di rilascio, speriamo che Nokia se ne sia accorta.
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TCP/IP,
Tecnica
Di: Andrea - 22/06/2007
Riflessioni sulla convergenza
In questi ultimi giorni, la disponibilità di un N95 e alcuni commenti di vari Twitters, mi hanno fatto riflettere parecchio sul concetto di convergenza.
In sostanza: è giusto/comodo integrare tutte le funzioni di diversi dispositivi in un unico oggetto, oppure è meglio che le funzioni siano separate?
Il nuovo apparecchio di Nokia rappresenta probabilmente un embrione di quello che tutti avremo in tasca tra qualche anno; l’esigenza (fisima?) di essere connessi sempre e ovunque, ascoltare la propria musica, guardare i propri video, scattare foto, produrre filmati e podcast, e condividere il tutto si diffonde sempre di più. E’ evidente che la telefonia è solo un pretesto per avere in tasca un oggetto che è un computer multimediale a tutti gli effetti; è paradossale che in quasi un mese di utilizzo, la funzione che non ho mai usato è stata il telefono. Non ho fatto neppure una telefonata, ma ho preferito usare l’N95 per navigare in internet, scattare foto e mandarle a Flickr, fare wardriving ed in generale usare tutte le funzioni che qui si trovano integrate, e non su dispositivi diversi.
Un amico mi ha detto una frase che mi ha fatto pensare: “Noi siamo i tipi che non si accontentano e non vogliono subire le scelte tecniche delle aziende: è evidente che i vari mattoni che compongono le funzionalità del ‘telefono’ hanno caratteristiche che non accetteremmo mai in dispositivi con funzioni dedicate”. L’affermazione inquadra bene l’idea che mi sono fatto: l’efficacia del dispositivo non è la bieca somma delle sue parti, ma deriva piuttosto dall’integrazione; essa fa si che la funzione che ci interessa in un dato momento sia lontana due/tre pressioni di un tasto, e non risieda invece in tasca, in borsa o addirittura a casa.
Le funzionalità non ottimali sono il compromesso che si deve accettare in cambio della comodità d’uso. Un esempio: la decantata fotocamera del N95 ha si 5 megapixel e un’ottica abbastanza luminosa, ma la mia vecchia Canon a 2 megapixel di 5 anni fa vince a mani basse in fatto di qualità dell’immagine e di definizione dei dettagli, basta guardare le foto senza zoom per rendersene conto (date un’occhiata al mio account Flickr, dove trovate foto fatte con entrambi i dispositivi). E non mi sognerei mai di abbandonare iPod; ma il problema è che non sempre lo ho con me, e alla fine finisco per utilizzare di più il telefono per una pura questione di comodità, visto che lo trovo sempre in tasca.
Alcuni trovano buffo che io giri con due telefoni che in questo momento sono esattamente agli antipodi per funzioni e prezzo: Il Motofone F3, che telefona e manda (male) SMS, e il Nokia che ha qualunque funzione vi possa venire in mente. Anche qui ho capito dove stanno i compromessi, da una parte e dall’altra. Il Motorola mi offre un’interfaccia velocissima e la tranquillità di poter maneggiare un oggetto senza il timore che mi cada e si rompa, e che fa molto bene l’unica cosa per la quale è stato concepito. Progettare un oggetto per un’unica e semplice funzione è più semplice e spesso restituisce un’efficacia imbattibile da altri oggetti più “generici”.
Il Nokia, invece, mi da sensazioni di libertà, possibilità e comodità imbattibili da altri dispositivi, e non mi costringe a prevedere prima se avrò bisogno/voglia di usare un determinato oggetto, per metterlo in borsa la mattina.
Che poi mi porti appresso anche il Treo 650 è un altro discorso. Adoro i Palm alla follia. (Sono cose mie, non mi guardate scuotendo la testa: so che lo state facendo).
Sono evidenti i grandi sforzi fatti da Nokia per cercare di nascondere la complessità dell’oggetto dietro una serie di menu amichevoli, ma si cammina sempre sul filo del rasoio che divide la semplicità dalla scarsità di opzioni di configurazione. Da un lato rendere il telefono utilizzabile dal maggior numero di persone possibili, anche senza particolari conoscenze tecniche, dall’altro non scontentare chi giustamente cerca il massimo dall’oggetto di punta del mercato e vuole sfruttarne appieno le funzioni. Sarà interessante il confronto con iPhone, visto che Apple è maestra da sempre nel bilanciare il delicato equilibrio che accontenta l’utente “che usa e basta” ma anche l’esperto che cerca qualcosa di più. Secondo Scoble l’unità di Nokia darà filo da torcere al nuovo gingillo di Steve Jobs, ma ammette anche che “Apple’s software is better and sexier”.
Tornando alla domanda che mi sono posto: come spesso accade è una questione di sensibilità personale. Per quanto mi riguarda, considero questo tipo di oggetti come efficaci ma non risolutivi: se so che devo fare qualcosa preferisco per adesso utilizzare comunque un dispositivo dedicato. Foto con la fotocamera, musica su iPod, GPS su navigatore ecc ecc. Questo non toglie che l’uso occasionale di queste tecnologie può comunque dare soddisfazione anche senza un dispositivo dedicato. Se poi tra 5/10 anni i nipoti dell’N95 saranno comunissimi come gli attuali cellulari, beh, ne riparleremo allora.
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Generali
Di: Andrea - 20/06/2007
Ricerca analista programmatore Postgres/PostGIS + PHP
Un fornitore di un mio cliente ricerca un programmatore esperto o un analista programmatore con i seguenti requisiti:
- Esperienza pluriennale su server in ambiente Linux + Apache + MySQL/Postgres + PHP;
- Ottima esperienza uso db MySQL, Postgres e sopratutto gestione dati geografici con PostGIS, sono gradite conoscenze di cartografia GIS (uso RASS o arcGIS);
- Disponibiltà a lavorare su progetti già sviluppati e capacità di lavoro d’equipe;
- Disponibilità all’inquadramento in azienda;
- Residenza non troppo distante da Genova.
Non ho altre informazioni e non conosco l’azienda, nel caso vi interessasse, mandatemi una mail che vi giro il contatto.
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Generali
Di: Andrea - 18/06/2007
Io amo i progettisti

L’auto aziendale che talvolta utilizzo è una Lancia Y. Ha una chiave che somiglia parecchio a quella che vedete qui, con un pulsante per l’apertura del portellone posteriore.
Premesso che si apre un po’ quando vuole lui, oggi ho anche scoperto che con la seconda chiave, che è meccanica quindi priva di telecomando, è impossibile aprire il bagagliaio. Ma si può? Chi sarà il genio che l’ha pensata?
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Generali
Di: Andrea - 18/06/2007
CampSant

Matteo si conferma il miglior organizzatore di BarCamp, vincendo a mani basse.
CampSant
Pranzo con prodotti tipici offerti da San Lorenzo (lui in persona).
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Quisquilie
Di: Andrea - 14/06/2007
Amo gli artigiani
Dopo i “20 minuti del pizzaiolo” (la misura di tempo standard per attendere un tavolo in pizzeria, mai rispettata), la nuova unità di tempo, registrata all’ufficio internazionale pesi e misure di Sèvres, Francia, è il “mese del mobiliere”.
Trattasi di un intervallo di tempo che ha durata minima di, appunto, un mese, ma che si estende a piacimento (del mobiliere) senza neppure bisogno di inventare una scusa plausibile.
Risultato: sarei dovuto entrare nella nuova casa all’inizio di giugno, invece fino a luglio non se ne parla neppure. Sempre che la supercazzola prenaturata dello sportello della cucina come se fosse antani di forse arriva la settimana prossima basta che ci credi. 
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Quisquilie
Di: Andrea - 14/06/2007
Ridondanza e backup
Mi accade spesso di parlare con persone che non hanno ben chiara la differenza tra ridondanza e backup. Si tratta di due concetti diversi, ed è importante avere ben chiare le implicazioni di entrambi.
La ridondanza si utilizza per ottenere la continuità di servizi anche in caso di malfunzionamenti di interi server e/o parti hardware. Il backup consente di ripristinare i dati nel caso di errori umani o logici, manomissioni e guasti in generale.
Il caso più comune di ridondanza si applica alle unità disco tramite la tecnica del RAID (Wikipedia), che previene la perdita di dati anche in caso di rotture di uno o più dischi (dipende dal livello di RAID utilizzato).
In alcuni casi la ridondanza sfocia nel bilanciamento di carico (load balancing), di cui il clustering è un esempio. In questo caso il carico è ripartito in modo trasparente tra diverse istanze del servizio che girano su macchine diverse e collegate tra di loro; in caso di caduta di un nodo (server) in un cluster, il suo carico di lavoro viene automaticamente distribuito tra i nodi rimanenti (failover).
La filosofia di fondo che sottende alla ridondanza è la garanzia della continuità del servizio anche in caso di fermi macchina o di rotture dell’hardware.
Le parti più comunemente candidate alla ridondanza sono: alimentatori, dischi, schede di rete, moduli RAM.
E’ evidente che la ridondanza non salva da errori logici o umani: un utente che cancelli un file per errore, oppure un database danneggiato sono tipici casi in cui la ridondanza non serve a nulla.
In queste occasioni si rimedia con il ripristino dai backup.
Le strategie di backup coprono un ventaglio di possibilità che va dalla replica completa di un intero datacenter (e dei suoi dati) in un sito alternativo, alla semplice copia su filesystem dei file di un disco; non esiste una politica buona per tutti: i backup sono delicati e vanno progettati attentamente in base alle esigenze della struttura ed ai livelli di affidabilità, velocità di ripristino e sicurezza che si vogliono ottenere.
Una delle opzioni da contemplare è il disaster recovery, che oltre ai dati salva anche i sistemi e le loro configurazioni, in modo da velocizzare e semplificare il ritorno alla normalità nei casi più gravi, come catastrofi naturali, incendi o furti.
I backup si progettano tramite “politiche di backup”, cioè un “Insieme di regole e procedure per assicurare che venga eseguito un backup adeguato alle necessità dell’organizzazione aziendale. Una politica di backup definisce il tipo (es. full o incrementale) di backup, la frequenza (generalmente giornaliera), e include le regole per verificare la rispondenza del processo di restore”.
Per una descrizione completa dei metodi e dei mezzi di backup vi rimando alle corrispondenti voci italiana ed inglese di Wikipedia.
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Tecnica
Di: Andrea - 14/06/2007
Sono un nerd anche in spiaggia

Mai buttare i vecchi gadget. E ne ho uno con Windows for Workgroup 3.11!
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Generali
Di: Andrea - 12/06/2007
Vacanze

Io, Nives, Beatrice, Ginger e questo blog ce ne andiamo in vacanza per una settimana. (Naturalmente non c’è alcun post programmato per apparire mentre non ci sono.)
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Personali
Di: Andrea - 03/06/2007