Spesso accade che qualcuno esprima esattamente un mio pensiero in modo chiaro ed incisivo, e molto meglio di quanto potrei farlo io. E’ il caso di questa intervista rilasciata da Marco “Wolverine” Zamperini(*) a Giuseppe Turani.

“La cosa interessante è che milioni di persone cominciano a esprimersi, dicono la loro, magari in forme che agli esperti delle varie questioni non piacciono. Ma sarebbe un gravissimo errore non vedere la grandezza del fenomeno. Milioni di persone mettono in rete le loro opinioni, le loro esperienze, i loro pensieri. E’ una cosa che solo qualche decennio fa non riuscivamo nemmeno a immaginare. E è assolutamente positiva”.

(*) aka “The Funky Professor”, aka “Il Lato Oscuro Del Prestigio”.

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Di: Andrea - 29/11/2007

PiùBlogCamp
Sabato 8 e domenica 9 dicembre sarò a Roma, insieme a un po’ di amici per partecipare PiùBlogCamp. Vieni a cena sabato sera? Iscriviti sul Wiki!

(C’è solo una presentazione in programma a fronte di un centinaio di iscritti: cazzeggio totale o serendipity assoluta? ) 

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Di: Andrea - 28/11/2007

“Mi hanno detto che gli spammer sono pagati dai produttori di antispam.”

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Di: Andrea - 27/11/2007

Possiedo un iBook G4 da un paio d’anni, ormai. E’ equipaggiato con 1GB di memoria RAM e un disco da 80 GB; è il modello con lo schermo 12 pollici. Sono sempre stato molto soddisfatto dell’oggetto, e ho deciso di acquistare Mac OS/X 10.5 (Leopard), appena uscito.

Non ne sono molto contento.

Le prestazioni sono calate, il computer è più lento in quasi tutte le operazioni e in generale restituisce l’impressione di un senso di “pesantezza” che non aveva mai avuto. Due cose in particolare, che prima funzionavano benissimo, adesso hanno problemi, e si tratta di aspetti fondamentali per l’utilizzo che faccio di iBook, ma andiamo con ordine.

Nel corso di questi due anni si sono susseguiti una serie di aggiornamenti del precedente sistema operativo; mi rendo conto solo ora che le prestazioni sono andate calando di pari passo. Si tenga conto che non ho tante applicazioni installate e non ho mai pasticciato con la configurazione, ma il computer era diventato comunque più lento. A naso direi che l’introduzione del supporto ai processori Intel ha eroso (comprensibilmente) l’attenzione degli sviluppatori Apple verso gli utenti PPC. In ogni caso, in quasi due anni non ho mai reinstallato nulla: la formattazione era ancora quella con cui il computer mi è stato spedito.

Avevo preso la decisione di rifare una installazione pulita, quando è finalmente uscito Leopard: al che ho deciso di acquistarlo e fare un po’ di prove.

Come prima cosa ho acquistato un disco esterno FireWire e l’ho usato per fare un backup completo con SuperDuper, dopodiché ho verificato che il sistema clonato fosse in grado di avviarsi dal disco esterno, quindi ho scollegato il box e ho proceduto all’aggiornamento del sistema.

Dopo poco più di un’oretta avevo un sistema Leopard funzionante, con i seguenti (gravi) problemi:

  • la rete wireless non funziona più velocemente come prima. Non riesco più a riprodurre un DivX residente su una share di rete senza ottenere uno scempio inguardabile per i continui scatti ed interruzioni del video. VLC è aggiornato all’ultima versione ed è nativo PPC (provato anche l’universal binary). Sarà VLC che non funge bene con Leopard? Mi sembra strano: è dichiarato compatibile e comunque neppure con la prerelease dell’ultima versione, che dovrebbe risolvere qualche problema, si ottengono grandi miglioramenti.
  • ancora più grave: il sistema si pianta inesorabilmente cercando di accedere alle cartelle condivise di un piccolo NAS, in pratica un box HD esterno con l’interfaccia di rete. Accesso a share Windows e linux sempre OK, ma se tento di accedere al NAS, il computer si blocca al punto da doverlo spegnere brutalmente.

Prova del nove: ripartendo dal precedente sistema operativo ormai residente sul disco esterno, funziona tutto a meraviglia.

Secondo tentativo: questa volta faccio l’installazione da zero formattando il disco e ripristinando dati e applicazioni tramite l’assistente alla migrazione di OS/X, che tra l’altro funziona benissimo ed è un sogno per chi abbia mai dovuto fare una roba simile su Windows.

Stessi identici problemi: la wi-fi “succhia” e l’accesso al NAS brasa la macchina. :-( Nel frattempo esce anche la 10.5.1, che diligentemente scarico e installo. Cambiato qualcosa? Naaaaaa…. Sempre uguale.

Si aggiungano come ciliegine sulla torta che il computer è ancora sensibilmente più lento che col precedente sistema, e che lo sciccosissimo dock con i riflessi fa “sudare” parecchio la scheda grafica, che va un po’ in crisi generando gli effetti di zoom al passaggio del mouse.

Il resto delle applicazioni si comporta più o meno come prima, a parte la maggiore lentezza. Front Row, che è una novità per me, si blocca due volte su tre. L’applicazione più bella è Time Machine, ma mi serve poco poiché quasi tutti i dati che utilizzo sull’iBook sono online, ed il mio archivio principale è altrove.

Bilancio: se tornassi indietro spenderei i 129 euro di Leopard in una batteria nuova, dato che la attuale, dopo due anni di uso intenso non regge più di due ore.

L’impressione che ho è che il supporto per i vecchi processori ci sia solo per compatibilità, e che Apple abbioa deciso di abbandonare i vecchi clienti al loro destino. Un amico mi dice che con i processori G5 la situazione non è così grave, ma comunque le prestazioni non migliorano. In sostanza, si tratta di un sistema operativo troppo pesante per iBook.

Se siete nella mia situazione e ci state pensando, non fatelo: non ne vale la pena. Io sto accarezzando l’idea di fare un downgrade a Tiger.

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Di: Andrea - 22/11/2007

Ho scoperto che uno dei miei rarissimi omonimi non solo è un fotografo, ma ha anche un bel fotoblog.

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Di: Andrea - 21/11/2007

Lo scrivo qui così non me lo dimentico.

Mi è capitato un paio di volte che durante l’installazione di un Symantec Mail Security, dopo la prima fase di inserimento del file di licenza e di aggiornamento del software, l’appliance non funzionasse correttamente, non riuscendo ad uscire su internet. Il flusso della posta funziona, ma gli aggiornamenti delle signature non vengono scaricati. Dopo aver escluso problemi di regole sul firewall, si scopre che manca il default gateway.
O meglio: sull’interfaccia di amministrazione è correttamente definito, ma collegandosi via ssh alla console e impartendo un route -n si nota che manca completamente la rotta per uscire su internet. Si può aggiungere a mano con un route add eccetera eccetera, ma non viene salvata al prossimo riavvio. L’utente con i diritti di accesso alla console non è root, quindi non si può neppure entrare in /etc.

La prima volta il problema è stato risolto dal mio collega Giuliano, il quale, evidentemente, è stato allevato da una coppia di pinguini, dato che parla bash madrelingua. Con delle magie applicate a GRUB e manovre sbirciate da sopra la spalla di un sistemista Symantec, è riuscito a modificare il file XML che contiene la configurazione del sistema, ma il procedimento è stato lungo e complicato(*).

Questa volta me la sono dovuta cavare da solo, con il metodo “Annusa E Prova”, che a volte dà i suoi frutti. (Sulla KB Symantec manco l’ombra di una soluzione).

Per farla breve, anche se in fase di configurazione viene data la possibilità di non definire un IP virtuale per la scheda di rete principale, se non viene fatto viene comunque creata un’interfaccia virtuale con IP vuoto. Basta cancellarla e ricrearne un’altra con l’indirizzo compilato e finalmente la route statica si crea automagicamente. L’unico utilizzo per questo indirizzo supplementare è la scansione del traffico IM, che comunque lascio disabilitata.

(*) so che Giuliano ogni tanto mi legge, se ha voglia di raccontare nei commenti come si ottiene l’accesso root a questi aggeggi, magari serve a qualcuno.

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Di: Andrea - 20/11/2007

Coda lunga:

  • Mi dispiace per coloro che si sono detti delusi da Anderson, aspettandosi qualcosa di nuovo: questi personaggi girano il mondo, pagati, perché hanno avuto una buona idea e sono bravi a spiegarla; il plus è quello che si riesce a tirargli fuori con le domande e coinvolgendoli il più possibile. Se si è fortunati se ne ricavano buoni spunti di riflessione e si cerca di capire i meccanismi di ragionamento di una persona brillante, nella peggiore delle ipotesi si è ascoltato il discorso di una persona intelligente, il che non è comunque da buttare.
  • Due considerazioni che vorrei fare riguardano la “qualità” dei contenuti della coda lunga, di cui si è parlato nei commenti al mio post sull’evento, e sui contenuti pilotati dalle aziende. Per quanto riguarda la qualità, nessuno nega che il rumore di fondo sia elevato, soprattutto quando si tratta di media ed informazione, ma sono convinto che il talento non sia così difficile da scoprire come i detrattori della teoria pensano. Il passaparola, i social network, tutte le nuove forme di aggregazione sono parte integrante del processo fluidissimo che porta i volta in volta ad emergere diversi “pezzi” di informazione., come un mare denso ed agitato che fa emergere e dà visibilità a piccole onde che altrimenti sarebbero nascoste dal singolo tsunami che imperversa più in là. E’ evidente che nel mare di voci, qualcuna, anche meritevole, possa essere inascoltata, ma più voci ci sono più cresce il numero assoluto di quelle che ci interessa ascoltare, il che è solo un bene. I contenuti pilotati sono un falso problema: non cito Gaspar Torriero (e non lo linko neppure), solo perché l’avrò fatto un milione di volte: quante stupidaggini posso scrivere prima che i miei lettori scappino? Su internet le bugie non hanno neppure le gambe.
  • La discussione finale è stata “ownata” dai blogger: a parte Stefano Venturi di Cisco (sempre attento a queste cose, peraltro) e una persona di Microsoft, tutte le domande sono state poste da blogger. Gli organizzatori si sono detti piacevolmente sorpresi.
  • Qualcuno ha trovato da ridire perché tutti facevano domande in inglese: a me sembra una forma di rispetto nei confronti dell’ospite, che tra l’altro non è costretto ad una traduzione simultanea di concetti che non sempre vengono espressi benissimo dagli interpreti. Inoltre l’inglese è la lingua franca della tecnologia: che mi risulti, a tutti i convegni di un qualche spessore tenuti all’estero si usa l’inglese senza neppure porsi il problema.
  • Ho assistito a tutta la conferenza mentre Wolverine mi molestava: dita nelle orecchie, capelli scompigliati, solletico, tentativi di farmi ridere. Tipo alle medie. Quando, un po’ distratto ed un po’ pecorone, ho accennato un timido applauso al ministro che aveva appena finito di parlare, sono stato assalito verbalmente da David Orban e fisicamente da Wolverine, entrambi al grido di: “Che cazzo fai?” (eravamo a due metri da Gentiloni, che ha sentito sicuramente). In effetti avevano ragione.

Cena lunga:

  • Complimenti a Giovy, anzitutto. Organizzazione puntuale e perfetta: c’erano veramente una valanga di persone, ma tutto è andato benissimo.
  • Inserire qui considerazioni su come i bloggers siano persone interessanti, yadda yadda, bla bla, le stesse cose che ho detto mille volte, ma sempre vere.
  • Il parkinson galoppa e non ricordo i nomi di tutti coloro che ho conosciuto, ma li vorrei ringraziare tutti. Sappiate che mi ha fatto piacere incontrare ciascuno di voi.
  • Alla fine della giornata, il bottino è un po’ di feed da inserire nell’aggregatore: caccia fruttuosa, quindi.
  • Menzione speciale per il nuovo acquisto della Scuola Genovese.
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Di: Andrea - 19/11/2007

Oggi è il compleanno di Geekissimo. A prescindere che il genere possa piacere o no, va riconosciuto ad Angelo di aver fatto un grande lavoro in poco tempo, riuscendo a raggiungere ottimi risultati. Secondo me Geekissimo declina abbastanza bene la versione anglosassone del blog tecnico e di segnalazione, mettendoci quel tanto di personale che rende meno freddi i post. Ho avuto il piacere di conoscere Angelo, e l’impressione di passione e dedizione è stata confermata; i suoi punti forti sono la grande attenzione ai contenuti, sia in termini di qualità che di quantità, e la partecipazione alla conversazione, rispondendo in prima persona ai commenti. Malgrado la pubblicità che popola il sito, i feed sono “puliti” e completi; e non è da tutti.

Le polemiche sui contest hanno poca importanza: anche se si gli fanno regali, i lettori non tornano se non trovano contenuti.

Che io sappia è uno dei pochi, fuori dai grandi circuiti del nanopublishing, che sia riuscito fare del blog una professione; e senza nulla togliere ad altri, il suo blog non è una vetrina per ottenere contratti di consulenza o collaborazioni editoriali: è esso stesso una fonte di redddito. Sicuramente è già molto di più di quello che riuscirei a fare io, anche se ci provassi.

Quindi gli faccio i miei complimenti ed i miei auguri di crescere ancora, e spero che tanti altri come lui possano avere successo.

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Di: Andrea - 19/11/2007

Mi segnalano un nuovo motore di ricerca in salsa social: si tratta di Ggoal, un progetto tuto italiano. Vi riporto qualche parte del documento di presentazione.

“GGoal funziona come un motore di ricerca. Inserisci una parola chiave, ottieni dei risultati (link, altre parole chiave) con i quali puoi fare tutta una serie di cose: dal bookmark, all’invio, alla segnalazione di abuso.”

I risultati ottenuti sono il frutto dei contributi degli altri utenti, che una volta incappati in Ggoal hanno fatto la loro ricerca ma hanno anche lasciato una review, suggerendo sul tema altri indirizzi web e parole chiave.”

“La logica è quella di Wikipedia. Ma questo è un motore di ricerca, non ha ambizioni enciclopediche, semmai vuole essere un mediatore, creare aggregazioni e collegamenti non solo tra una parola e l’altra, tra un link e l’altro, ma tra un utente e l’altro. La logica è quella della relazione e dello scambio umano: cerco, conosco, trovo, condivido e suggerisco.”

“La link popularity è un altro aspetto di Ggoal. Sono gli utenti a decidere la popolarità di un indirizzo web. Quanti più sono gli inserimenti e le richieste, tanto più la parola cercata e i link correlati salgono nella scala della popolarità. Niente spazi pubblicitari, niente spider infiltrati, niente trucchi e guida all’indicizzazione. L’unico spazio consentito è quello che ti concede l’utente.”

Come già detto il progetto è tutto italiano, e andrà in beta all’inizio del 2008. I ragazzi di GGoal sono aperti a contributi, suggerimenti e consigli provenienti da tutti, in particolare community e blogger.

Sta diventando sempre più difficile districarsi in mezzo alla quantità di risultati che restituisce una ricerca di Google; GGoal, come altri per la verità, sta provando ad aggiungere qualcosa alle asettiche e interminabili liste di link. La chiave di tutto sta nella massa critica: esistono altri progetti che si affidano a gruppi di editor per scremare e valutare i risultati, ma si tratta di sistemi poco scalabili, a mio avviso. GGoal tenta di andare nella direzione corretta, affidando agli utenti il compito, con tutti i benefici ed i problemi che questo comporta.

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Di: Andrea - 18/11/2007

Sono appena arrivato a Milano, all’Hotel Four Seasons, la conferenza è appena iniziata. Sul palco Anderson, Gianpaolo Fabris, il ministro Gentiloni, Citelli, e la sig.ra Gaverzi di The Ruling Company.

5 caffè al bar dell’hotel? trentadueeuroecinquanta. Al piano inferiore c’è il buffet della conferenza, naturalmente. O_o

Gianpaolo Fabris sta introducendo il concetto della coda lunga. Sul famoso articolo di Wired c’è un’introduzione

Ecco un frammento su YouTube.
Anderson: siamo ancora nel Ground Zero della Long Tail. L’industria della moda è l’esempio della nicchia di business che influenza il mainstream, così come il vino. L’Italia ha da sempre capito il valore delle nicchie, e ha grande esperienza per soddisfare i gusti e le culture di molti.

Negli anni ‘20, prima dell’avvento della radio c’erano culture più frammentate, la New Economy è nata circa nel 1935, negli States. Il costo di una stazione radio era ammortizzato dal bassissimo costo del singolo ascoltatore, così era orientato alla massa, per raggiungere quante più persone possibili. E’ nata una cultura per soddisfare le masse più ampie, ma al minimo comune denominatore, proprio per raccogliere il massimo numero di persone.

Il prodotto era il mainstream, la “10 hit singles”, il periodo è terminato nel 2000, con un disco degli ‘NSync (”No strings attached”) che ha venduto di più nella storia della musica. Significativamente, esso è stato pubblicato quattro giorni dopo lo scoppio della “bolla” a Wall Street, a marzo 2000. Da quel giorno le vendite sono sempre state in calo. In realtà solo le vendite di CD sono in calo, tutto il resto dell’industria della musica è in crescita da sempre.

Quello che è cambiato è che i consumi sono distribuiti, meno ai più venduti e più business per le nicchie. Anche le statistiche di quello che piace alle persone sono cambiate: proprio in virtù di questa maggiore possibilità di scelta, abbiamo gusti più variegati.

Anche per la TV le cose cambiano: cala lo share medio e aumenta il numero dei canali a disposizione. Si sta evidenziando la nostra diversità: c’è un programma interessante per ognuno di noi e per ognuno è diverso.

Nessuno guarda più la stessa cosa, ciascuno ha il proprio bouquet di scelte diverso da quello di ciascun altro.

Stessa cosa per le notizie ed i giornali: per forza di cose le notizie sono troppo generali e non interessano davvero le persone, sono fuori dai veri interessi, non sono ritagliate su misura per ciascuno.

La curva che descrive gli interessi non è una gaussiana. Nel mondo biologico c’è un vantaggio ad essere vicini alla media, è un vantaggio evolutivo, ma nel caso dei gusti, delle scelte, degli interessi, la curva che descrive il sistema è quella di Pareto, con la sua distribuzione 80-20. La curva segue la “legge di potenza”.

La peculiarità di questa distribuzione è che non esiste un valore medio. Per forza di cose, ad un certo punto della curva c’è un limite per i mercati tradizionali: lo spazio nei negozi finisce, i canali finiscono, non ci sono abbastanza pagine nel giornale, ecc ecc. C’è un punto sotto al quale non conviene più distribuire o vendere un prodotto, o erogare un servizio, o dare una notizia.
Quello che resta fuori è il terreno della coda lunga, che è stato coperto da aziende come Amazon, Ebay, Rhapsody e le altre. Ogni prodotto ha lo stesso costo per chi lo vende, è ugualmente remunerativo, ed offre maggiore scelta ai consumatori, che arrivano attirati dal mainstream, ma poi cominciano ad esplorare le nicchie e trovano prodotti che piacciono a pochi e non sono mainstream.
In Rhapsoy il mercato che cresce più veloce è quello della musica che non si trova nei negozi: non essendoci barriere geografiche, di spazio o temporali, anche una nicchia diventa conveniente.

Proprio perché queste aziende offrono un catalogo neppure paragonabile a quello dei negozi tradizionali, riescono a vendere prodotti che non sono nella “top 1000″.

Le scelte delle persone sono influenzate dalla disponibilità dei prodotti che trovano, i gusti sono variegati, esiste sempre meno un consumatore medio. Tutte le ricerche di mercato individuano una media solo perché non riescono a individuare e descrivere tutte le nicchie. Un altro esempio è Starbucks: vende decine di caffè diversi, ce ne sono moltissimi per tutti i gusti e vengono tutti venduti.

Quello che è successo con il caffè succederà con il cioccolato: ci sono già decine di tipi diversi di cioccolato a disposizione dei consumatori.

E’ un effetto che si sta presentando in parecchie categorie economiche: nei viaggi c’è il “Ryan Air effect”: molte destinazioni diverse e le persone utilizzano tutte le tratte. La scelta a disposizione delle persone è enorme e si assiste ad un proliferare delle tratte e ad un abbassamento dei costi.

Anderson continua presentando molti esempi di coda lunga nel business, il concetto è sempre lo stesso: maggiore scelta, mancanza di un consumo mainstream, utenti che assumono abitudini diverse di acquisto, decisione, e fruizione dei servizi. Le nicchie di mercato fanno un volume tale che poche vendite di tantissimi articoli sono più remunerative che tante vendite di pochi prodotti. Che tra l’altro non rispecchiano veramente i gusti delle persone. Il mainstream è mantenuto dalle abitudini e dalle consuetudini, dalla disponibilità fisica presso i negozi.

Anche nei media esiste il concetto: le informazioni sono disperse nella cosa lunga, lontani dalla cima della curva. Alcuni blog, nel “Google Economy World” hanno maggiore influenza di siti di corporation multinazionali. E’ il potere del link, inteso come attribuzione di importanza: io linko e indico così al mio lettore una specie di voto di preferenza verso qualcun altro. Nel conto degli incoming links le corporation sono in basso, la maggior parte sono blog.
Per chi ha meno di 25 anni, la Google generation, le prospettive e le percezioni sono completamente diverse: vedono quasi solo quello che è influente e conta online, non le company storiche.

Your brand isn’t what you say, it’s what Google says it is“: Splendida!!

In un’era dove ciascuna ha un megafono, il passaparola è tutto. Peers trusts peers. They’re talking about you. What are they saying?”.

Ehm, non riesco a scrivere molto di quello che sta dicendo il ministro, forse sono distratto. Ho difficoltà a sintetizzare, sarà la curva dell’attenzione, mah. La domanda che pone a Anderson riguarda l’ingresso nel mondo dei consumi dei milioni di persone che arrivano dai paesi in via di sviluppo: come influenzeranno i mercati? La seconda osservazione riguarda la possibilità dell’Italia di emergere e raggiungere l’eccellenza in questi nuovi mercati di nicchia, vista la grande tradizione di piccole e medie imprese che da sempre animano il tessuto economico del paese. (Ma che ca§§o sto scrivendo???)

Tiepidi applausi per il ministro, si passa alle domande.

David Orban segnala le regole sempre più restrittive nel campo del riutilizzo creativo dei contenuti disponibili, auspicando una maggiore libertà nell’utilizzo delle licenze Creative Commons.

Anderson racconta come tutta la sua produzione, fuori dal suo lavoro, è distribuita con licenza Creative Commons Attribution. E spiega come questo tipo di licenza faciliti la diffusione delle informazioni. Il ministro fa notare come le norme attuali in Italia non funzionino bene, e come i principali attori detentori dei diritti dovrebbero trovare una forma di equilibrio per favorire l’utilizzo “mashable” dei materiali.

Qualcuno solleva la questione della qualità delle informazioni e dei blog nella coda lunga. La risposta è che nella coda lunga c’è la maggior parte della qualità, sebbene i blog vadano dal terribile al sublime.

Anderson pensa che appena si capirà come trasferire efficacemente un business model basato sulla pubblicità verso il video e la TV online, si assisterà ad un cambiamento epocale e velocissimo nel mercato televisivo.

Il dibattito tocca anche la carenza di infrastrutture e di logistica che affligge il nostro paese, necessarie per cogliere l’opportunità della coda lunga.

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Di: Andrea - 14/11/2007