Alla fine di una delle giornate più nervose che il tuo biografo ricordi, perdi le chiavi dello scooter.

Tags:
Di: Andrea - 28/02/2008

Facebook Support to me

Hi Andrea,

We have deleted your profile information and removed your email address from our login database. Please let me know if you have further questions or concerns.

Thanks,

Clive
User Operations
Facebook

(Alla seconda mail l’hanno capita.)

Tags:
Di: Andrea - 26/02/2008

Tra qualche giorno ci sarà la GGD, una cena/evento dedicata alle donne geek alla quale ho avuto la fortuna ed il piacere di essere invitato in qualità di “esemplare” maschio, assieme ad un’altra ventina di uomini. Sebbene la definizione di geek identifichi diverse categorie di persone, le definizioni sulle quali sto riflettendo in questi giorni sono:

“A person who is interested in technology, especially computing and new media. Most geeks are adept with computers, and treat the term hacker as a term of respect, but not all are hackers themselves.”

e

“A person with a devotion to something in a way that places him or her outside the mainstream. This could be due to the intensity, depth, or subject of their interest.”

Da sempre sogno un mondo in cui non si senta il bisogno di una festa della donna; allo stesso modo mi piacerebbe vivere in un contesto nel quale un evento del genere non avesse senso: la passione per la tecnologia e la voglia di coltivare interessi non sono correlate al sesso: è un vecchio cliché culturale che non ha nessuna ragione di esistere. Le peculiari diversità tra uomo e donna non hanno nulla a che fare con l’uso della tecnologia, che è un mezzo abilitante per esprimersi, sfruttare al meglio le proprie potenzialità e migliorare la qualità della vita, né con la capacità di osservare la realtà in modo anticonformista e innovatore.

Il tema della cena di quest’anno è: “Come una donna può imparare a proporsi: Network. Share. Empower.” Per una serie di ragioni storiche e culturali, legate alla rigida assegnazione dei ruoli all’interno della società, nel passato le donne geek erano una rarità; fortunatamente le cose sono migliorate parecchio negli ultimi tempi, e non dispero che nel giro di pochi decenni (anni?) le GGD si svuotino del loro significato originale. Mia figlia ha 4,5 anni e mi rallegro ogni giorno nel constatare la naturalezza con la quale si rapporta con la tecnologia, e la sua curiosità verso il mondo che cerco di stimolare in ogni modo.

Rimangono comunque parecchi margini di miglioramento, e una certa visione “distorta” sembra confermarlo: ad esempio prendere un navigatore satellitare, verniciarlo di rosa e proporlo come “tecnologia per donne” mi sembra una grande stupidaggine. E molta tecnologia è considerata “per uomini” perché pensata da uomini in modo troppo maschile, mentre avremmo solo da imparare dalle donne: l’approccio molto più pratico alle cose, il rifuggere dai tecnicismi fini a sé stessi, la ricerca della semplicità, sono tutti campi nei quali le signore ci surclassano a mani basse; sono convinto che il consumo di tecnologia delle donne sia limitato dall’approccio “maschile” che permea diversi ambiti.

E quando la tecnologia diventa veramente pervasiva, e si diffonde senza distinzioni di sesso, età, ceto sociale, è allora che succedono le cose più belle. L’ultima donna geek che ho conosciuto si chiama Blanca, e ha scattato una bellissima serie di foto al Barcamp di Torino. Tante delle immagini ritraggono persone dagli occhi sorridenti, viste dalla prospettiva di una bimba di sei anni. Non si tratta solo di maneggiare una fotocamera con disinvoltura, ma anche dell’atteggiamento di curiosità e voglia di scoprire che ho visto in Blanca e che vedo tutti i giorni in Beatrice. Il set è stato visto ad oggi da 243 persone ha avuto ad oggi 800 views, ed è composto da quasi cento fotografie. E io rifletto e mi chiedo come avrebbe fatto fino a pochi anni fa una bimba di sei (sei!) anni a comunicare le proprie emozioni ed il proprio punto di vista ad un numero così alto di persone, essendo ascoltata e non considerata con sufficienza. Tutto questo non può fare altro che generare un circolo virtuoso che incoraggia sempre di più le persone alla curiosità, alla ricerca ed alla condivisione delle proprie idee.

Proprio questo aspetto “abilitante” è il punto chiave che deve spingere le donne a utilizzare sempre meglio (e a cercare di migliorare) la tecnologia: più utenza femminile spingerà il mercato verso prodotti migliori, non viziati dalla ricerca della prestazione fine a se stessa (maschile!), dalla ricerca della “potenza” ad ogni costo (maschile!), dall’ossessione per le centinaia di inutili funzioni (maschili!) che riempono gli oggetti tecnologici pensati con troppo testosterone in circolo. Passare dalla filosofia dell’”aggiungo un tasto e quindi una funzione” a “tolgo un tasto e aggiungo usabilità”. Ecco, se dovessi fare una analogia direi che l’usabilità è “femminile” nel senso più bello e positivo del termine. Il recente successo del piccolo Asus eeePC, accolto con entusiasmo da molte donne, ne è la prova lampante.

Ed anche il mondo del lavoro, che dovrebbe considerare le persone per il loro valore e non per i cromosomi, soffre di forte miopia culturale: i ruoli sono ancora troppo stereotipati, con il risultato che si trovano meno donne che lavorano con ruoli strettamente a contatto con la tecnologia, e quelle che si incontrano sono spesso ad un livello più elevato dei loro omologhi maschili, probabilmente per la difficoltà ad emergere in un ambiente che ha ancora troppi pregiudizi, secondo me.

La condivisione delle idee, lo scambio di informazioni, la curiosità e l’interesse verso le cose diverse da noi e lontane in termini spaziali e culturali fanno progredire la civiltà e sono la base per la tolleranza ed il rispetto delle altre persone; e le donne possono fare tanto per migliorare le cose. Se ci si pensa, empatia, condivisione, contaminazione culturale, sono il contrario della violenza, dell’odio, dell’incomprensione e dell’ignoranza, che sono i peggiori mali che affliggono l’umanità.

Network: creare una rete di rapporti sociali e personali che facilitino la circolazione delle idee e promuovano il rispetto, la considerazione e l’avvicinamento alla tecnologia delle donne.

Share: Condividere le proprie esperienze e le proprie idee per spianare la strada ad altre donne, magari meno fortunate, facenti parte di fasce deboli della società, o svantaggiate dal punto di vista economico e culturale. Nello stesso tempo, promuovere la condivisione e la circolazione delle idee per alimentare quel circolo virtuoso dal quale tutti, anche gli uomini, traggono beneficio.

Empower: fornire i mezzi e gli strumenti abilitanti per dare la possibilità alle donne di raggiungere la vera emancipazione dai pregiudizi, e facilitare l’espressione e la diffusione delle proprie idee.

(Although it is a contemporary buzzword, the word empower is not new, having arisen in the mid-17th century with the legalistic meaning “to invest with authority, authorize.” Shortly thereafter it began to be used with an infinitive in a more general way meaning “to enable or permit.” Both of these uses survive today but have been overpowered by the word’s use in politics and pop psychology. Its modern use originated in the civil rights movement, which sought political empowerment for its followers. The word was then taken up by the women’s movement, and its appeal has not flagged. Since people of all political persuasions have a need for a word that makes their constituents feel that they are or are about to become more in control of their destinies, empower has been adopted by conservatives as well as social reformers.) Fonte

Tags: , ,
Di: Andrea - 25/02/2008

Gentiluomo con berretto rosso

Luca Mascaro

In alto “Ritratto di gentiluomo con berretto rosso” di Alessandro Balduino (1849-1891), Circolo dei lettori di Torino.
In basso, “Autoritratto con blogger e occhi rossi” di Luca Mascaro, Flickr.

Tags:
Di: Andrea - 24/02/2008

Ero a un corso su una appliance che fa cose così complicate che non ho ancora deciso se sia più difficile installarla o spiegare ai clienti a cosa serve. Durante la pausa pranzo ho assistito al seguente scambio(*):

Nerd A: Ma Bolzaneto fa parte di Genova?
Nerd B: Sì, perché?
Nerd A: Ma con i nomi delle vie come fanno?
Nerd B: Scusa?
Nerd A: Le vie con lo stesso nome, i nomi duplicati.
Nerd B: Non ci sono nomi duplicati: ciascuna via ha un nome univoco.
Nerd A: Davvero?
Nerd B: Esatto… (…pensa…) Come gli indirizzi IP! Non puoi avere un IP duplicato sulla stessa subnet!
Nerd A:
Ah, ok, capito.

Dopo qualche secondo vedo un lampo di follia negli occhi di

Nerd A: Be’ si potrebbe usare un meccanismo simile alle VLAN e allora sarebbe possibile avere vie con lo stesso nome! Si potrebbe definire dei “Vquartieri” collegati tra di loro, e i furgoni delle poste sarebbero i trunk!!
Nerd B: Intanto le vie non supportano il tagging e poi tutti i postini dovrebbero conoscere il protocollo l’802.1Q. Sai che problemi?
Nerd A: Ma…
Nerd B: Ti dirò di più: non potresti comunque scrivere una tabella di routing adeguata presso l’ufficio postale centrale, rendendo impossibile il recapito della posta fuori dal singolo “Vquartiere”.
Nerd A: Quindi no vie duplicate, eh?
Nerd B: K.I.S.S.

(*)Negherò categoricamente di essere uno dei due interlocutori.

Tags: ,
Di: Andrea - 21/02/2008

Disclaimer: post assolutamente personale e particolarmente inutile, ma avevo voglia di scriverlo.

Ho scritto il mio primo post nel 2003, ed era un misero appunto per ricordare qualcosa senza doverlo scrivere nell’agenda che continuavo regolarmente a perdere. All’epoca leggevo già parecchi blog, alcuni da quando non si chiamavano neppure blog. Piano piano ci ho preso gusto ed ho cominciato a scrivere cose personali e post più tecnici che non erano più semplici link a materiale esterno, ma cose scritte da me nella speranza che alcune nozioni che a volte mi erano costate molta fatica potessero essere utili a qualcun altro.

Libertà.

All’inizio, benché non abbia mai nascosto la mia identità, nessuno delle persone che conoscevo sapeva dell’esistenza del blog, adesso la situazione è precipitata e ormai devo dare per scontato che i miei interlocutori siano a conoscenza di questo luogo. Colleghi, clienti, familiari, amici; con diverse sfumature di interesse, le versioni della mia presenza in rete vanno dal “hai un sito su internet” al “sei un famoso blogger” (!?!)

Sono meno libero? Non lo so, ma se devo dire la mia sensazione “di pancia”, la risposta è no. La mia libertà deriva dalla assoluta “irrilevanza materiale” che il blog ha sulla mia vita: come qualcuno ha fatto notare, non devo “vendere” nulla, il che mi consente di scrivere se e come mi va, dovendo rendere conto solo alla mia coscienza, e rispettare i miei lettori. Cerco di non prendermi mai troppo sul serio, anche nella vita di tutti i giorni, e l’unica cosa che cerco di limitare sono le considerazioni troppo sarcastiche sugli episodi che mi capitano durante le giornate lavorative, ma lo considero una forma di educazione verso le persone che potrebbero capitare su queste pagine.

Responsabilità.

A questo proposito un altra cosa a cui penso prima di premere il tasto “Publish”, è la quantità di persone che vedranno il post. Vedranno, non leggeranno: è evidente che non tutto interessi a tutti, ma almeno il titolo e le prime righe finiranno sotto gli occhi dei quasi 3000 sottoscrittori del mio feed (grazie!) e delle diverse migliaia che secondo GA ogni giorno capitano qui (rigrazie!). C’è stato un periodo, qualche tempo fa, in cui stavo cominciando a preoccuparmi di queste cifre, ogni volta mi ritrovavo a pensare se il post che stavo per pubblicare avesse un senso, avevo una sorta di timidezza che ogni volta dovevo combattere. Ne avevo parlato, ed i commenti ricevuti mi hanno commosso: sono stati una delle manifestazioni di stima ed affetto più grandi che io abbia mai ricevuto. Così, con un po’ di incoscienza, adesso mi è passata: ho scelto di non pensarci più e basta; cerco di “essere me stesso” senza stare a pensare troppo se quello che scrivo possa interessare tutti o meno, e questo post ne è la prova. In realtà ho sempre detto che da quando scrivo qui mi conosco meglio e faccio più introspezione; mettere per iscritto idee e sensazioni mi costringe a fare un po’ di ordine mentale e a raccogliere i concetti nel modo più organico possibile. Per quello che riguarda le cose più tecniche, cerco di verificare e controllare, e poi confido sempre nei commentatori, che sono una risorsa preziosissima.

Argomenti.

Col tempo sono diventato più selettivo riguardo agli argomenti ed anche più severo con me stesso. I blog sono sempre più diffusi e le notizie circolano in fretta, cerco se possibile di non aggiungere rumore ripubblicando cose che sono già su diversi blog: avrebbe poco senso e poco valore aggiunto, a meno che non siano integrate da opinioni e riflessioni. Sono diventato anche più impermeabile ai meme e alle catene che mi vengono “passate”, ma sono sempre meno per la verità. Per quanto riguarda la parte tecnica ho rallentato parecchio la produzione, un po’ perché è difficile trovare sempre nuovi argomenti che mi stimolino a sufficienza, un po’ perché ho meno tempo per scrivere. Ricevo molte segnalazioni di nuovi servizi, ma dopo il fattaccio di tagged mi sono scottato e cerco di stare molto attento: la fiducia è un bene prezioso e non va sprecato.

Propositi per il futuro.

Pochi e confusi, naturalmente. Ho un atteggiamento troppo rilassato nei confronti del blog per potermi porre degli obbiettivi o pianificarne la crescita. L’unica cosa che cerco di fare è rallentare l’inevitabile cammino che mi porterà definitivamente ad essere un vecchio trombone che pontifica dalle pagine del suo blog arcaico. Tanto le nuove generazioni non ci considerano neppure: “Il blog è così lento!” (Rebecca Zamperini).

Tags:
Di: Andrea - 19/02/2008

TorinoBarcamp 2008

Io vado e ci sarà tanta gente, ci vediamo là? Mi piacerebbe fare un po’ di nuove conoscenze…

Tags:
Di: Andrea - 19/02/2008

Quando si acquista o si riceve in regalo un router Fon, i termini di utilizzo prevedono che in cambio del prezzo molto contenuto, l’utente si impegni a tenere acceso il dispositivo e a condividere la sua connessione, utilizzando il profilo utente scelto al momento della registrazione. Sono certo che la prima versione, quella sottoscritta da me in cambio di un router Linksys, recitasse “almeno per un anno”. Non sono sicurissimo se anche la “promessa” per La Fonera impegni solo per un anno o per sempre. In ogni caso, essendo io in possesso di 3 La Fonera e una La Fonera+ regolarmente registrate e accese da sempre, ho deciso di deregistrare la più vecchia (adesso è possibile), e provare a giocarci un po’.

La piccolina è dotata di una CPU Atheros AR531X Cobra a 183.50 MHz, 16 mega di RAM e 8 mega di flash; è prodotta da Accton, ed il firmware originale è una versione di OpenWRT modificata da Fon. La prima cosa da fare per “liberare” La Fonera è sostituire il firmware originale con uno più completo. Io vi consiglio DD-WRT, che è estremamante completo e gestibile via browser. Se siete dei duri e puri, potete rivolgervi alla versione originale di OpenWRT, ma dovete cavarvela molto bene con i comandi linux, perché questo firmware non è dotato di interfaccia grafica.

Con DD-WRT la vostra Fonera rinasce a nuova vita: routing, bridging, NAT, WDS, QoS, HotSpot, VPN, sono tutte funzioni di questo fantastico firmware. In questa pagina trovate il dettaglio delle caratteristiche; per chi avesse il dubbio: sì, è gratuito e rilasciato sotto licenza GPL.

La sostituzione del firmware non è particolarmente complicata, ma richiede pazienza ed attenzione. Tutta la procedura è spiegata efficacemente da UselessHacks, (c’è anche l’ufficiale, ma l’altra è meglio) ed è inutile che la riporti qui; farò solo alcune precisazioni arricchendo la guida con le mie considerazioni.

Il primo consiglio è resettare completamente La Fonera prima di fare qualunque altra cosa, con la seguente procedura:

  • Con La Fonera accesa da almeno 5 minuti, premete il tasto reset situato sotto il router;
  • tenendolo premuto togliete l’alimentazione;
  • contate fino a 5 e ricollegate l’alimentazione continuando a tenere premuto il tasto reset finché il led “WLAN” non si accende e poi si rispegne (ci vogliono almeno 2/3 minuti);
  • rilasciate il tasto reset.

A questo punto La Fonera è tornata nelle condizioni di fabbrica, con il firmware con il quale è stata spedita e le credenziali di accesso resettate a utente: root e password: admin

Scaricate tutti i software e le immagini necessarie prima di cominciare, e rispettate scrupolosamente le indicazioni relative alla posizione dei file: metteteli esattamente dove dice la guida, non tentate di improvvisare, e disattivate il firewall sul PC (fatelo!). La procedura funziona bene ed è abbastanza dettagliata anche per chi non è praticissimo di queste cose; l’unica cosa degna di nota la avevo già fatta notare: dopo l’abilitazione di RedBoot, nella fase di flash vera e propria, non utilizzate Putty, come suggerito dalla guida, ma piuttosto telnet, che non soffre di problemi di timeout, essendo la procedura molto lunga. Il comando da impartire è: telnet 192.168.1.254 9000

Alcuni comandi fis impiegano parecchio tempo a terminare il loro lavoro, non siate impazienti e fate qualcosa per tenervi occupati: caffè, passeggiata, cercate di far funzionare una stampante di rete sotto Windows Vista, insomma qualcosa che vi faccia perdere del tempo e vi distragga.

Al termine delle operazioni, se tutto andato bene, otterrete finalmente la schermata di amministrazione del firmware DD-WRT installato sulla vostra Fonera:

DD-WRT on La Fonera

Adesso che avete un access point e router nuovo di zecca e strapieno di nuove funzioni, passiamo alla seconda fase, la più appariscente: liberiamoci di quel logo arancione e nero che ormai stona sulla nostra nuova scatoletta.

Per cancellare il logo Fon abbiamo bisogno di alcune cose. Intanto serve della pasta abrasiva, di quella che si usa per togliere i graffi dalla carrozzeria dell’auto. Se non ne avete in garage, al brico più vicino ne trovate un tubetto per 3 euro. Poi cotone, meglio se in dischetti come quelli che usano le signore per struccarsi, e comune dentrificio.

Smontate il coperchio del router, le viti sono due e si trovano sotto i piedini anteriori, e posatelo su una superficie piana facendo attenzione a non rompere le due mollette laterali. Mettete un po’ di nastro adesivo sulle scritte “WLAN”, “INTERNET” e “POWER”, in modo da non rovinarle (non vogliamo cancellarle!), spalmate un poco di pasta abrasiva sul logo e cominciate a strofinarlo energicamente con un movimento circolare. Sempre circolare, è molto importante; continuate per qualche minuto e il logo sparirà lentamente. La plastica rimarrà leggermente opaca: lucidatela con il dentrificio, che fa miracoli, sempre con movimenti circolari. Alla fine togliete il nastro di protezione e risciaquate sotto l’acqua tiepida. Questo è il risultato:

La Fonera sbrandizzata

Nella foto non si vede benissimo, ma il dentrificio ha lucidato perfettamente la plastica, ed il coperchio è anche molto gradevole al tatto. Se siete proprio perfezionisti, potete cancellare il marchio Fon sull’etichetta inferiore con un pennarello indelebile, ma lasciate il MAC address visibile.

Alla fine delle operazioni, abbiamo ottenuto un fantastico router tascabile, più piccolo e leggero di AirPort Express, ma con millemila funzioni in più, e senza un marchio che non c’entra più nulla.

Robe da nerd, abbiate pazienza.

Apdeit: nei commenti segnalano questo nuovo metodo per flashare La Fonera, che sembra molto più semplice. Io non l’ho provato, fatemi sapere.

Apdeit 2: Se avete un medello 2200 ed usate il metodo “veloce”, guardate anche qui.

Tags: ,
Di: Andrea - 13/02/2008

Ieri sera sono stato alla presentazione della nuova community di Menstyle.it, che sarà inaugurata ufficialmente il 27 febbraio. Menstyle parte dall’esperienza iniziata un anno fa con Style.it, di cui integra ed espande le funzionalità. Secondo le affermazioni del management, non si tratterà della mera riproposizione dei contenuti cartacei, ma verranno proposti anche contenuti originali, con particolare attenzione al multimediale. In sostanza si tratta di una community full-feature in cui gli interventi degli autori “ufficiali” e della redazione si accostano a quelli degli utenti dei forum e soprattutto dei blogger che utilizzano la piattaforma. La dotazione degli strumenti di blogging mi è sembrata abbastanza completa e comunque più che sufficiente per l’utenza a cui è rivolta.
Il punto chiave è proprio questo, ed è quello che mi ha colpito di più: pare che ci sia un fortissimo senso di appartenenza alla community, cosa che da un lato facilita le interazioni tra gli utenti, dall’altro ne limita più o meno inconsapevolmente le incursioni “all’esterno”. In ogni caso le due community sono state “ibridate”: un utente con relativo profilo può accedere ad entrambe, sebbene la sua appartenenza originale sia comunque notificata.

In quasi ogni schermata ci sono strumenti per cogliere collegamenti, esplorare tag e trovare correlazioni, non mancano gli stimoli alla discussione (post del giorno, i più commentati ecc ecc) e un pizzico di “I’m feeling lucky” che ci vuole sempre.

Per quanto riguarda la riproducibilità dei contenuti, non è ancora stata decisa la licenza con la quale verranno pubblicati; il materiale è comunque di proprietà dell’autore che se ne assume la piena responsabilità. Nel caso di un utilizzo dei post sulle pubblicazioni cartacee l’autore viene avvertito, ma in ogni caso mi pare di aver capito che l’eventuale utilizzo da parte di Conde Nast (l’editore) sia una clausola dei termini di utilizzo.

La moderazione dei contenuti è praticamente nulla: i gestori si sono detti piacevolmente stupiti dalle capacità di autoregolamentazione degli utenti, che sono diventati molto attenti al rispetto delle regole basilari di questo tipo di ambiente. La moderazione dei commenti spetta al singolo autore. Per stimolare una sorta di circolo virtuoso, i contenuti migliori vengono “premiati” con una maggiore visibilità.

Si capisce benissimo che dietro le scelte “tecniche” e l’impostazione delle due community ci sono persone che conosco a fondo questo mondo e sanno cosa stanno facendo: l’attenzione a dettagli che solo i fissati come me notano, la dice lunga sulla cura con la quale il prodotto è stato pensato.

Palmasco ha espresso i suoi dubbi sulla mancanza di “segnalazioni delle uscite di sicurezza”, che stimolino le persone a cercare la conversazione anche all’esterno, ma personalmente non mi pare un gran problema: molte persone che frequentano questa community arrivano dalla lettura delle riviste, e per alcuni di essi può essere comodo/rassicurante trovare parecchi strumenti utili in un unico contesto che da un lato rassicura per l’uniformità dell’ambiente, dall’altro rafforza il senso di community a cui accennavo prima. Se poi davvero qualcuno si appassiona e decide di allungare lo sguardo nulla gli vieta di farlo; altrimenti, piuttosto che niente meglio piuttosto.

I giornali su carta non sono destinati a durare per sempre così come sono adesso. Sulla loro possibile evoluzione ciascuno di noi ha una teoria, ma cosa succederà davvero non è dato sapere. In questo senso la ricerca di nuovi metodi espressivi, nuove piattaforme e nuovi modi di proporre il proprio prodotto, stimola gli esperimenti in rete. La mia opinione è che il lettore passivo è una figura destinata a scomparire, e iniziative come queste sono “esperimenti” che sondano il terreno e preparano la nuova editoria agli ostacoli che dovranno affrontare in futuro per continuare a sopravvivere.

Tags: , ,
Di: Andrea - 12/02/2008

Ai sensi dell’articolo bla bla yadda yadda, sembra che io non possa scrivere sul mio blog che la mia azienda cerca personale. Peccato.

Ma parliamo d’altro©:

Se per caso sei un sistemista senior (principalmente Microsoft) che vuole lavorare a Genova, mandami una mail: ho preziosissimi consigli per te.

Questo post non è taggato.
Di: Andrea - 12/02/2008

Ma Marty McFly e il Dr. Emmet Brown,

TagliaQuintaMcFlyEmmett
sono arrivati a Udine con la DeLorean?
DeLorean
SoTN - BttF

(foto di gallizio)

Tags: , ,
Di: Andrea - 09/02/2008

Mi è capitato di trovare un Windows XP che non riesce a portare a termine gli aggiornamenti tramite Windows Update (o Microsoft Update). Le patch vengono scaricate normalmente, ma poco dopo un errore generico avverte che l’installazione non è avvenuta. Una rapida analisi del file %windir%\WindowsUpdate.log (normalmente è c:\windows\WindowsUpdate.log) rivela un “Error 0×80004002″.

Io ho risolto in questo modo:
Fermo il servizio Aggiornamenti Automatici: net stop wuauserv
Rinomino la cartella c:\windows\SoftwareDistribution
Faccio ripartire il servizio net start wuauserv
Scarico WindowsUpdateAgent20-x86.exe, e lo lancio da prompt dei comandi impartendo:WindowsUpdateAgent20-x86.exe /wuforce.
Riavvio e rilancio gli aggiornamenti, che adesso funzionano correttamente.

Tags: , , ,
Di: Andrea - 07/02/2008