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	<title>Commenti a: Sul bere dall&#8217;idrante</title>
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	<description>Un blog di Andrea Beggi</description>
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		<title>Di: marconeuro</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-113387</link>
		<dc:creator>marconeuro</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 23:02:53 +0000</pubDate>
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		<description>Quanti commenti... non ce la faccio a leggerli tutti... Interessante articolo, tutto vero, e allora, Che Fare? magari fare un wikipedia per i blogger dove tutti si controllano a vicenda e magari ne risulta una banca dati decente come wikipedia, che vi piace l&#039;idea?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti commenti&#8230; non ce la faccio a leggerli tutti&#8230; Interessante articolo, tutto vero, e allora, Che Fare? magari fare un wikipedia per i blogger dove tutti si controllano a vicenda e magari ne risulta una banca dati decente come wikipedia, che vi piace l&#8217;idea?</p>
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		<title>Di: Sonia Lombardo</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-113202</link>
		<dc:creator>Sonia Lombardo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 15:01:58 +0000</pubDate>
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		<description>Così come esite il buon giornalismo e quello cattivo, alcuni esperimenti di giornalismo partecipativo messi in atto da esperti della Rete, sono miseramente falliti, altri, invece, sembrano riusciti e riescono ad arrivare là dove l’informazione tradizionale non arriva. Credo, le questioni siano fondamentalmente due: il linguaggio e la formazione.

http://partecipativo.info/?p=16</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Così come esite il buon giornalismo e quello cattivo, alcuni esperimenti di giornalismo partecipativo messi in atto da esperti della Rete, sono miseramente falliti, altri, invece, sembrano riusciti e riescono ad arrivare là dove l’informazione tradizionale non arriva. Credo, le questioni siano fondamentalmente due: il linguaggio e la formazione.</p>
<p><a href="http://partecipativo.info/?p=16" rel="nofollow">http://partecipativo.info/?p=16</a></p>
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		<title>Di: riccardo.gavioso</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112913</link>
		<dc:creator>riccardo.gavioso</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 20:29:21 +0000</pubDate>
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		<description>davvero un ottimo modo di affrontare un argomento complesso. Il primo requisito dell&#039;informazione è l&#039;indipendenza: per questo credo che l&#039;evoluzione sarà quella che prospetti.

blog davvero molto interessante, l&#039;ho aggiunto al mio blogroll</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>davvero un ottimo modo di affrontare un argomento complesso. Il primo requisito dell&#8217;informazione è l&#8217;indipendenza: per questo credo che l&#8217;evoluzione sarà quella che prospetti.</p>
<p>blog davvero molto interessante, l&#8217;ho aggiunto al mio blogroll</p>
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		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112854</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 03:29:51 +0000</pubDate>
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		<description>Problematiche, intendevo, rispetto alle due grosse e diverse questioni.

Quelle inerenti i mezzi di divulgazione: l&#039;utilizzo, la velocità e l&#039;ampiezza della platea non ne cambiano il segno. Infatti si discute di come controllarli, filtrarli, dominarli, etc. allo stesso identico modo in cui se ne discuteva per la libertà di stampa, ed i tentativi nel porre limiti si ripetono di continuo (vedi per es. il Patriot Act).

Dall&#039;altra parte, la notizia. E&#039; una cosa assai diversa ed indipendente dal mezzo che la veicola.
Quando è notizia, che cos&#039;è, come va verificata e chi lo deve fare, come va data, la censura (che peraltro colpisce la notizia, non il mezzo che la diffonde).
Tematiche anch&#039;esse presenti da sempre, e sollevate però non sempre a scopi limitanti.

Perciò intendevo dire che non mi pare sia in atto un processo che va direttamente a modificare i contenuti dell&#039;informazione. Senz&#039;altro invece modifica l&#039;organizzazione della sua diffusione. 
Più semplicemente voglio dire che è vero che chiunque può dire la sua non solo all&#039;amico al bar, ma all&#039;intero mondo. Ma ciò non significa che stia anche dando una &quot;notizia&quot;.
Invece mi pare certo ed importante, l&#039;ampliarsi del pluralismo e la diffusione dell&#039;opinione (cosa diversa dalla notizia) che senz&#039;altro può essere indicato, questo si, come un processo in grado di portare profondi cambiamenti in ogni campo. Ma è cosa diversa dal &quot;giornalismo&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Problematiche, intendevo, rispetto alle due grosse e diverse questioni.</p>
<p>Quelle inerenti i mezzi di divulgazione: l&#8217;utilizzo, la velocità e l&#8217;ampiezza della platea non ne cambiano il segno. Infatti si discute di come controllarli, filtrarli, dominarli, etc. allo stesso identico modo in cui se ne discuteva per la libertà di stampa, ed i tentativi nel porre limiti si ripetono di continuo (vedi per es. il Patriot Act).</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, la notizia. E&#8217; una cosa assai diversa ed indipendente dal mezzo che la veicola.<br />
Quando è notizia, che cos&#8217;è, come va verificata e chi lo deve fare, come va data, la censura (che peraltro colpisce la notizia, non il mezzo che la diffonde).<br />
Tematiche anch&#8217;esse presenti da sempre, e sollevate però non sempre a scopi limitanti.</p>
<p>Perciò intendevo dire che non mi pare sia in atto un processo che va direttamente a modificare i contenuti dell&#8217;informazione. Senz&#8217;altro invece modifica l&#8217;organizzazione della sua diffusione.<br />
Più semplicemente voglio dire che è vero che chiunque può dire la sua non solo all&#8217;amico al bar, ma all&#8217;intero mondo. Ma ciò non significa che stia anche dando una &#8220;notizia&#8221;.<br />
Invece mi pare certo ed importante, l&#8217;ampliarsi del pluralismo e la diffusione dell&#8217;opinione (cosa diversa dalla notizia) che senz&#8217;altro può essere indicato, questo si, come un processo in grado di portare profondi cambiamenti in ogni campo. Ma è cosa diversa dal &#8220;giornalismo&#8221;.</p>
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		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112850</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 17:30:03 +0000</pubDate>
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		<description>Paolo, non ti seguo. Le problematiche le stesse rispetto a cosa? Quando mai nella storia c&#039;è stata la possibilità per chiunque di raggiungere un audience potenzialmente mondiale a costi nulli o quasi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo, non ti seguo. Le problematiche le stesse rispetto a cosa? Quando mai nella storia c&#8217;è stata la possibilità per chiunque di raggiungere un audience potenzialmente mondiale a costi nulli o quasi?</p>
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		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112849</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 16:13:20 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;il processo è iniziato&quot;..
Torno a dire che secondo me la novità sta solo nel tipo di mezzo(i) e, dunque, nella velocità ed ampiezza, ma non è &quot;nuovo&quot;. E&#039; amplificato, per così dire.. Le problematiche, perciò - gratta gratta - sono sempre le stesse. Al massimo, amplificate anch&#039;esse. Ma sempre le stesse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;il processo è iniziato&#8221;..<br />
Torno a dire che secondo me la novità sta solo nel tipo di mezzo(i) e, dunque, nella velocità ed ampiezza, ma non è &#8220;nuovo&#8221;. E&#8217; amplificato, per così dire.. Le problematiche, perciò &#8211; gratta gratta &#8211; sono sempre le stesse. Al massimo, amplificate anch&#8217;esse. Ma sempre le stesse.</p>
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		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112846</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 22:53:11 +0000</pubDate>
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		<description>Se ne può discutere tanto, ma il processo è iniziato e difficilmente si fermerà. E non credo neppure sia possibile controllarlo in qualche modo, posto che un qualunque tipo di moderazione o &quot;censura&quot; sia possibile. L&#039;unica cosa che possiamo fare è imparare a conoscere il fenomeno il meglio possibile e cercare di non venirne travolti, ma piuttosto trarne vantaggio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne può discutere tanto, ma il processo è iniziato e difficilmente si fermerà. E non credo neppure sia possibile controllarlo in qualche modo, posto che un qualunque tipo di moderazione o &#8220;censura&#8221; sia possibile. L&#8217;unica cosa che possiamo fare è imparare a conoscere il fenomeno il meglio possibile e cercare di non venirne travolti, ma piuttosto trarne vantaggio.</p>
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		<title>Di: Manuel</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112842</link>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 18:20:09 +0000</pubDate>
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		<description>@gigi: &quot;le corporazioni hanno sempre un qualche cosa di fascista, di illiberale&quot;, potrebbe anche essere - come tu scrivi - un’affermazione un po’ temeraria ma, in fondo, è vera. Cito da WiKi: &quot;la prima legge istitutiva dell&#039;Ordine è del 1925&quot;. Ricordi  mica chi governava in quel periodo?

@Blimunda: Sì, scusa, mi riferivo solo ai giornalisti che hanno un editore (sul problema dello scrivere via internet ho provato ad abbozzare qualcosa nella mia prima risposta quello delle 16 e 01. Vedo più debolezze che forze). 

A presto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@gigi: &#8220;le corporazioni hanno sempre un qualche cosa di fascista, di illiberale&#8221;, potrebbe anche essere &#8211; come tu scrivi &#8211; un’affermazione un po’ temeraria ma, in fondo, è vera. Cito da WiKi: &#8220;la prima legge istitutiva dell&#8217;Ordine è del 1925&#8243;. Ricordi  mica chi governava in quel periodo?</p>
<p>@Blimunda: Sì, scusa, mi riferivo solo ai giornalisti che hanno un editore (sul problema dello scrivere via internet ho provato ad abbozzare qualcosa nella mia prima risposta quello delle 16 e 01. Vedo più debolezze che forze). </p>
<p>A presto</p>
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	<item>
		<title>Di: gigi massi</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112838</link>
		<dc:creator>gigi massi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 12:44:18 +0000</pubDate>
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		<description>@ Andrea: mi sembra cruciale il punto del &quot;controllo delle fonti&quot;. Il fatto che questo controllo - nei media tradizionali - non sia più rigoroso come una volta, non vuol dire che non debba continuare ad essere un punto essenziale del sistema informativo, a prescindere dal mezzo che si usa. Semmai il problema è come riportare il giornalismo e i giornalisti verso quel tipo di accuratezza e responsabilità nel dare le notizie, non di prendere un difetto [odioso] del sistema, per poter asserire che anche il giornalismo partecipativo può avere lo stesso difetto...

Quanto al citizen journalist che si trova a testimoniare un  fatto, vi riporto quel che scrive Michele Brambilla in un libro sulla professione, &quot;Sempre meglio che lavorare&quot;, a proposito delle testimonianze dirette dell&#039;omicidio Calabresi: &lt;i&gt;&quot;...chi aveva visto un commando di quattro assassini, tutti uomini, chi ne aveva visti due, un uomo e una donna; chi due ma entrambi maschi, chi li aveva visti scappare con una Opel grigia, cho con una Bmw blu, chi, con una Fiat 125 bianca, chi aveva visto una pistola a canna crta e a chi a canna lunga, e così via [...] di verità ce n&#039;è una sola, ma la capacità degli uomini di coglierla varia da persona a persona e da momento a momento&quot;&lt;/i&gt;. Ecco, mi fa un po&#039; paura che il giornalismo partecipativo possa cogliere frammenti impazziti di verità e inocularli nel sistema in un vidiri e svidiri, spacciandoli per notizie. Le notizie, come ha detto Blimunda, sono un&#039;altra cosa. E vanno controllate. 

@ manuel: &lt;i&gt;le corporazioni hanno sempre un qualche cosa di fascista, di illiberale&lt;/i&gt;, mi sembra un&#039;affermazione un po&#039; temeraria e in fondo, falsa. Ricordiamoci che l&#039;ordine dei giornalisti non serve tanto a dare un tesserino ai giornalisti [come è stato già detto, esistono ottimi giornalisti non iscritti], ma sta lì a garanzia del cittadino-lettore, una garanzia che si aggiunge a quelle già previste per tutti dal codice penale; infatti l&#039;Odg è l&#039;unico che può sanzionare il giornalista [iscritto] per ogni tipo di comportamento scorretto [qui si apre un altro problema, che le sanzioni siano severe se occorre, non blande come sono in realtà]: ma lo spirito dell&#039;Ordine è, e rimane quello di garantire il lettore -semplifico- dalle cazzate dei giornalisti. 

my two cents.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Andrea: mi sembra cruciale il punto del &#8220;controllo delle fonti&#8221;. Il fatto che questo controllo &#8211; nei media tradizionali &#8211; non sia più rigoroso come una volta, non vuol dire che non debba continuare ad essere un punto essenziale del sistema informativo, a prescindere dal mezzo che si usa. Semmai il problema è come riportare il giornalismo e i giornalisti verso quel tipo di accuratezza e responsabilità nel dare le notizie, non di prendere un difetto [odioso] del sistema, per poter asserire che anche il giornalismo partecipativo può avere lo stesso difetto&#8230;</p>
<p>Quanto al citizen journalist che si trova a testimoniare un  fatto, vi riporto quel che scrive Michele Brambilla in un libro sulla professione, &#8220;Sempre meglio che lavorare&#8221;, a proposito delle testimonianze dirette dell&#8217;omicidio Calabresi: <i>&#8220;&#8230;chi aveva visto un commando di quattro assassini, tutti uomini, chi ne aveva visti due, un uomo e una donna; chi due ma entrambi maschi, chi li aveva visti scappare con una Opel grigia, cho con una Bmw blu, chi, con una Fiat 125 bianca, chi aveva visto una pistola a canna crta e a chi a canna lunga, e così via [...] di verità ce n&#8217;è una sola, ma la capacità degli uomini di coglierla varia da persona a persona e da momento a momento&#8221;</i>. Ecco, mi fa un po&#8217; paura che il giornalismo partecipativo possa cogliere frammenti impazziti di verità e inocularli nel sistema in un vidiri e svidiri, spacciandoli per notizie. Le notizie, come ha detto Blimunda, sono un&#8217;altra cosa. E vanno controllate. </p>
<p>@ manuel: <i>le corporazioni hanno sempre un qualche cosa di fascista, di illiberale</i>, mi sembra un&#8217;affermazione un po&#8217; temeraria e in fondo, falsa. Ricordiamoci che l&#8217;ordine dei giornalisti non serve tanto a dare un tesserino ai giornalisti [come è stato già detto, esistono ottimi giornalisti non iscritti], ma sta lì a garanzia del cittadino-lettore, una garanzia che si aggiunge a quelle già previste per tutti dal codice penale; infatti l&#8217;Odg è l&#8217;unico che può sanzionare il giornalista [iscritto] per ogni tipo di comportamento scorretto [qui si apre un altro problema, che le sanzioni siano severe se occorre, non blande come sono in realtà]: ma lo spirito dell&#8217;Ordine è, e rimane quello di garantire il lettore -semplifico- dalle cazzate dei giornalisti. </p>
<p>my two cents.</p>
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	<item>
		<title>Di: Blimunda</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112832</link>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 09:48:45 +0000</pubDate>
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		<description>Manuel, sul lavorare per conoscenza, hai tragicamente ragione e nel giornalismo il nepotismo è fortissimo, così come il precariato di cui, che strano, i giornalisti assunti non parlano mai, preferendo dedicarsi ai call center. Solo una precisazione: è vero che non esiste l&#039;albo degli scrittori, ma prima di pubblicare, un aspirante passa per varie forche caudine di editor che edulcorano, controllano, in alcuni casi correggono. Un vero e proprio filtro che non esiste nel giornalismo partecipativo: ognuno scrive ciò che vuole e click, è online. E questo a mio avviso è sia il suo punto di forza che il suo punto di debolezza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Manuel, sul lavorare per conoscenza, hai tragicamente ragione e nel giornalismo il nepotismo è fortissimo, così come il precariato di cui, che strano, i giornalisti assunti non parlano mai, preferendo dedicarsi ai call center. Solo una precisazione: è vero che non esiste l&#8217;albo degli scrittori, ma prima di pubblicare, un aspirante passa per varie forche caudine di editor che edulcorano, controllano, in alcuni casi correggono. Un vero e proprio filtro che non esiste nel giornalismo partecipativo: ognuno scrive ciò che vuole e click, è online. E questo a mio avviso è sia il suo punto di forza che il suo punto di debolezza.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Manuel</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112826</link>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 22:25:28 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Blimunda,
Lavoro come assistente alla regia (e in alcuni casi come regista) da ormai dieci anni ma non posso iscrivermi a nessun albo perché l&#039;albo dei registi non esiste. 
Se lavori bene, o se conosci qualcuno, o se hai fortuna,  o se ecc... allora continui a lavorare. Altrimenti smetti (ma penso che nel giornalismo sia lo stesso, albo o non albo)
Non esiste neanche l&#039;albo degli scrittori e quindi mi chiedo: ma se senza tesserini posso pubblicare per Einaudi perché allora non posso scrivere un articolo sul Gazzettino dil Monferrato?


Le corporazioni hanno sempre un qualche cosa di fascista, di illiberale. 
Condivido le tue conclusioni  e aggiungo di essere assolutamente convinto che la PDG (preparazione dei giornalisti) non abbia niente a che vedere con l&#039;ODG.

A presto,
Manuel</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Blimunda,<br />
Lavoro come assistente alla regia (e in alcuni casi come regista) da ormai dieci anni ma non posso iscrivermi a nessun albo perché l&#8217;albo dei registi non esiste.<br />
Se lavori bene, o se conosci qualcuno, o se hai fortuna,  o se ecc&#8230; allora continui a lavorare. Altrimenti smetti (ma penso che nel giornalismo sia lo stesso, albo o non albo)<br />
Non esiste neanche l&#8217;albo degli scrittori e quindi mi chiedo: ma se senza tesserini posso pubblicare per Einaudi perché allora non posso scrivere un articolo sul Gazzettino dil Monferrato?</p>
<p>Le corporazioni hanno sempre un qualche cosa di fascista, di illiberale.<br />
Condivido le tue conclusioni  e aggiungo di essere assolutamente convinto che la PDG (preparazione dei giornalisti) non abbia niente a che vedere con l&#8217;ODG.</p>
<p>A presto,<br />
Manuel</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Manuel</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112822</link>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 15:01:19 +0000</pubDate>
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		<description>Internet, si dice, è un media orizzontale: grande facilità di accesso e grande uguaglianza di opportunità. Ma ciò naturalmente stride con il concetto di autorevolezza... 

Ecco un esempio. 
Il critico cinematografico del Corriere è autorevole (indipendentemente da quello che scrive) proprio perché scrive sul quel giornale. Come faccio invece a sapere se uno sconosciuto che scrive un blog ha la capacità di comprendere e recensire un film?
La sua autorevolezza dipenderebbe solo da quello che scrive e dalla mia fiducia in lui (dal mio punto di vista): ma è qui che sorge il grande problema. Questa situazione presuppone infatti che io stesso sia in grado di giudicare se lui è o non è un bravo critico. E questo presupposto è quasi sempre falso (semplicemente definirei &quot;bravo critico&quot; colui che ha i gusti più simili hai miei)

Manuel Stefanolo 
PS: bellissimo post.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Internet, si dice, è un media orizzontale: grande facilità di accesso e grande uguaglianza di opportunità. Ma ciò naturalmente stride con il concetto di autorevolezza&#8230; </p>
<p>Ecco un esempio.<br />
Il critico cinematografico del Corriere è autorevole (indipendentemente da quello che scrive) proprio perché scrive sul quel giornale. Come faccio invece a sapere se uno sconosciuto che scrive un blog ha la capacità di comprendere e recensire un film?<br />
La sua autorevolezza dipenderebbe solo da quello che scrive e dalla mia fiducia in lui (dal mio punto di vista): ma è qui che sorge il grande problema. Questa situazione presuppone infatti che io stesso sia in grado di giudicare se lui è o non è un bravo critico. E questo presupposto è quasi sempre falso (semplicemente definirei &#8220;bravo critico&#8221; colui che ha i gusti più simili hai miei)</p>
<p>Manuel Stefanolo<br />
PS: bellissimo post.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Blimunda</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112821</link>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 14:57:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/#comment-112821</guid>
		<description>Ho già commentato l&#039;interessante post di Marco; aggiungo solo qualche riga. In Italia esistono diversi albi professionali. Giusto o sbagliato, non lo so. Ma ci sono. Il fatto che io sia in grado di compilare da sola il mio 740 non fa di me un dottore commercialista. Se mi spacciassi per tale, finirei nei guai. Il fatto che io sia iscritta all&#039;albo dei giornalisti non fa di me una giornalista migliore o peggiore; per esserlo, però, devo aver fatto 18 mesi di praticantato durante i quali mi dovrebbero (condizionale d&#039;obbligo) aver insegnato cos&#039;è una notizia, cos&#039;è una fonte come controllarne la veridicità. La Rete si autoregola e corregge i suoi errori rapidamente? Vero, quasi sempre. Per essere giornalisti serve il cervello e non il tesserino? Altrettanto vero. Ma se la discriminante è il cervello, cosa facciamo? Un test d&#039;ingresso ai citizen journalists? E come la mettiamo con il cervello e soprattutto il grado di web literacy di chi legge e magari non è in grado di distinguere la bontà di una fonte? Io sono certa che questo sia il futuro, che la professione abbia bisogno di essere liberata, che i tesserini lascino il tempo che trovano. Però sono con Marco quando sostiene che l&#039;inquinamento dell&#039;informazione arriva  (anche) dal grado di impreparazione attuale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho già commentato l&#8217;interessante post di Marco; aggiungo solo qualche riga. In Italia esistono diversi albi professionali. Giusto o sbagliato, non lo so. Ma ci sono. Il fatto che io sia in grado di compilare da sola il mio 740 non fa di me un dottore commercialista. Se mi spacciassi per tale, finirei nei guai. Il fatto che io sia iscritta all&#8217;albo dei giornalisti non fa di me una giornalista migliore o peggiore; per esserlo, però, devo aver fatto 18 mesi di praticantato durante i quali mi dovrebbero (condizionale d&#8217;obbligo) aver insegnato cos&#8217;è una notizia, cos&#8217;è una fonte come controllarne la veridicità. La Rete si autoregola e corregge i suoi errori rapidamente? Vero, quasi sempre. Per essere giornalisti serve il cervello e non il tesserino? Altrettanto vero. Ma se la discriminante è il cervello, cosa facciamo? Un test d&#8217;ingresso ai citizen journalists? E come la mettiamo con il cervello e soprattutto il grado di web literacy di chi legge e magari non è in grado di distinguere la bontà di una fonte? Io sono certa che questo sia il futuro, che la professione abbia bisogno di essere liberata, che i tesserini lascino il tempo che trovano. Però sono con Marco quando sostiene che l&#8217;inquinamento dell&#8217;informazione arriva  (anche) dal grado di impreparazione attuale.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112815</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 09:38:06 +0000</pubDate>
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		<description>Lungi da me demonizzare qualcuno. Marco ha ragione per quanto riguarda &quot;l&#039;enormità&quot;, ed è esattamente quello che intendo dire quando parlo di &quot;imparare&quot; a gestire le fonti. C&#039;è da dire che la non-notizia fa danni anche perché accettata acriticamente da chi non sa ancora gestire bene tutto il processo.
Tutto sommato sono abbastanza ottimista, credo che le cose siano destinate a migliorare per tutti, in questo campo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lungi da me demonizzare qualcuno. Marco ha ragione per quanto riguarda &#8220;l&#8217;enormità&#8221;, ed è esattamente quello che intendo dire quando parlo di &#8220;imparare&#8221; a gestire le fonti. C&#8217;è da dire che la non-notizia fa danni anche perché accettata acriticamente da chi non sa ancora gestire bene tutto il processo.<br />
Tutto sommato sono abbastanza ottimista, credo che le cose siano destinate a migliorare per tutti, in questo campo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: radiowaves</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112814</link>
		<dc:creator>radiowaves</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 09:29:42 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Basta imparare a usare i feed&quot;, Gaspar? Non ti sfuggirà l&#039;enormità della cosa per la stragrande maggioranza del fruitore italiano di notizie. La notizia errata, o la non-notizia diffusa sul web fa in tempo a fare molti danni prima di essere smentita. E anche dopo, la sua eco continuerà a pervadere la Rete, un po&#039; come succede con le email di spam. Colpa, certo, anche del giornalismo tradizionale, che spesso prende tutto ciò che passa e lo rilancia, amplificandolo. 

Come ho già detto in altre occasioni, qui non si difende la corporazione, come pensano certi grilletti isterici e poco propensi ad ampliare un po&#039; l&#039;orizzonte di pensiero; si cerca di difendere l&#039;informazione dai possibili inquinamenti. Che arrivano (lo ribadisco per i duri di comprendonio) anche dal sistema tradizionale, ma soprattutto dall&#039;universo di impreparazione e di improvvisazione che c&#039;è sul web. Credo che una parola importante, oggi, la dica De Biase: http://blog.debiase.com/2008/03/26.html#a1763</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Basta imparare a usare i feed&#8221;, Gaspar? Non ti sfuggirà l&#8217;enormità della cosa per la stragrande maggioranza del fruitore italiano di notizie. La notizia errata, o la non-notizia diffusa sul web fa in tempo a fare molti danni prima di essere smentita. E anche dopo, la sua eco continuerà a pervadere la Rete, un po&#8217; come succede con le email di spam. Colpa, certo, anche del giornalismo tradizionale, che spesso prende tutto ciò che passa e lo rilancia, amplificandolo. </p>
<p>Come ho già detto in altre occasioni, qui non si difende la corporazione, come pensano certi grilletti isterici e poco propensi ad ampliare un po&#8217; l&#8217;orizzonte di pensiero; si cerca di difendere l&#8217;informazione dai possibili inquinamenti. Che arrivano (lo ribadisco per i duri di comprendonio) anche dal sistema tradizionale, ma soprattutto dall&#8217;universo di impreparazione e di improvvisazione che c&#8217;è sul web. Credo che una parola importante, oggi, la dica De Biase: <a href="http://blog.debiase.com/2008/03/26.html#a1763" rel="nofollow">http://blog.debiase.com/2008/03/26.html#a1763</a></p>
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	<item>
		<title>Di: Gaspar</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112797</link>
		<dc:creator>Gaspar</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 13:58:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/#comment-112797</guid>
		<description>Quanta carne al fuoco! Bene bene... posso aggiungere i miei 0.02? Sarebbe forse utile segmentare, che qui i temi sono molti e diversi.

Prima di tutto, stiamo vivendo una forte crisi della credibilità e dell&#039;autorevolezza dei mezzi di comunicazione di massa. Per dire: da una recente inchiesta USA, solo il 20% dei lettori di giornali li ritiene affidabili! Non ho il link sottomano in questo istante, ma chiedi a chiunque intorno a te, credo otterrai gli stessi risultati.

Io apprezzo molto i giornalisti che difendono una visione eroica e idealizzata della loro professione, che parlano della difficile caccia alla notizia, del controllo delle fonti, della deontologia, del ruolo di controllo sugli abusi del potere. Ammiro il loro entusiasmo, ma la realtà di quello che leggo sui giornali o vedo nei telegiornali è completamente diversa, in Italia come nel resto del mondo.

Ai giornalisti che tirano fuori la credibilità del dilettante con la telecamera vorrei dire: per favore tirate fuori casi concreti, proviamo a vedere i quanti secondi la notizia inizialmente errata è stata corretta sul web; poi parliamo un attimo della trave nel vostro occhio.

Secondariamente, la carta non è più l&#039;unico mezzo di diffusione della parola scritta, e neanche il più efficiente. Al suo posto, si va affermando un mezzo di diffusione della parola scritta, il web, che ha drammaticamente eliminato il costo di distribuzione da entrambi i lati dell&#039;equazione: sia dalla parte di chi pubblica che dalla parte di chi legge. Anzi, il web ha eliminato la differenza tra lettore e scrittore.

In questo quadro, i pericoli paventati da Marco semplicemente non esistono. I filtri ci sono, sono potentissimi, ma sono a posteriori invece che a priori, e soprattutto sono personalizzati. Basta imparare a usare i feed :-)

Mi fermo qui che non voglio intasarti i commenti, ma voglio annotare un&#039;ultima cosa: tutti i giornalisti che io conosco personalmente (ma proprio tutti!) sono sul web, hanno capito come funziona e stanno sperimentando nuovi interessantissimi modi di fare giornalismo. Allora, mi pare di capire che c&#039;è speranza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quanta carne al fuoco! Bene bene&#8230; posso aggiungere i miei 0.02? Sarebbe forse utile segmentare, che qui i temi sono molti e diversi.</p>
<p>Prima di tutto, stiamo vivendo una forte crisi della credibilità e dell&#8217;autorevolezza dei mezzi di comunicazione di massa. Per dire: da una recente inchiesta USA, solo il 20% dei lettori di giornali li ritiene affidabili! Non ho il link sottomano in questo istante, ma chiedi a chiunque intorno a te, credo otterrai gli stessi risultati.</p>
<p>Io apprezzo molto i giornalisti che difendono una visione eroica e idealizzata della loro professione, che parlano della difficile caccia alla notizia, del controllo delle fonti, della deontologia, del ruolo di controllo sugli abusi del potere. Ammiro il loro entusiasmo, ma la realtà di quello che leggo sui giornali o vedo nei telegiornali è completamente diversa, in Italia come nel resto del mondo.</p>
<p>Ai giornalisti che tirano fuori la credibilità del dilettante con la telecamera vorrei dire: per favore tirate fuori casi concreti, proviamo a vedere i quanti secondi la notizia inizialmente errata è stata corretta sul web; poi parliamo un attimo della trave nel vostro occhio.</p>
<p>Secondariamente, la carta non è più l&#8217;unico mezzo di diffusione della parola scritta, e neanche il più efficiente. Al suo posto, si va affermando un mezzo di diffusione della parola scritta, il web, che ha drammaticamente eliminato il costo di distribuzione da entrambi i lati dell&#8217;equazione: sia dalla parte di chi pubblica che dalla parte di chi legge. Anzi, il web ha eliminato la differenza tra lettore e scrittore.</p>
<p>In questo quadro, i pericoli paventati da Marco semplicemente non esistono. I filtri ci sono, sono potentissimi, ma sono a posteriori invece che a priori, e soprattutto sono personalizzati. Basta imparare a usare i feed <img src='http://www.andreabeggi.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Mi fermo qui che non voglio intasarti i commenti, ma voglio annotare un&#8217;ultima cosa: tutti i giornalisti che io conosco personalmente (ma proprio tutti!) sono sul web, hanno capito come funziona e stanno sperimentando nuovi interessantissimi modi di fare giornalismo. Allora, mi pare di capire che c&#8217;è speranza.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: skip</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112796</link>
		<dc:creator>skip</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 13:34:07 +0000</pubDate>
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		<description>Distinguerei tra  l’informazione che dovrebbe essere  certa, oggettiva e “corretta” ( e stampa e televisione vi hanno abdicato da tempo) e  l’opinione soggettiva che implica personali punti di vista .La rete consente interazione , più o meno filtrata , quindi  reale e più immediato confronto, partendo talvolta  dal semplice e spontaneo rumore.
Filtro comune di ogni notizia o pensiero ,secondo me, è  sempre la capacità critica di ciascuno, che può affinarsi col tempo grazie anche agli input delle diverse fonti d’informazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Distinguerei tra  l’informazione che dovrebbe essere  certa, oggettiva e “corretta” ( e stampa e televisione vi hanno abdicato da tempo) e  l’opinione soggettiva che implica personali punti di vista .La rete consente interazione , più o meno filtrata , quindi  reale e più immediato confronto, partendo talvolta  dal semplice e spontaneo rumore.<br />
Filtro comune di ogni notizia o pensiero ,secondo me, è  sempre la capacità critica di ciascuno, che può affinarsi col tempo grazie anche agli input delle diverse fonti d’informazione.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Muso</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112793</link>
		<dc:creator>Muso</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 11:29:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/#comment-112793</guid>
		<description>Bravo Maurizio,
siamo di fronte alla solita difesa di una casta, cosa intendete fare?! giu&#039; le mani dai giornalisti!!!!
Lo sanno tutti che sono ULTRAUOMINI e solo loro riescono a fornire una notizia contestualizzata correttamente e priva di vizi di forma.
Personalmete questo magnifico lavoro che dovrebbe fare il giornalista, in Italia, lo vedo proprio poco!!!
Se cosi&#039; non fosse, alcuni personaggi politici sarebbero inchiodati alle loro responsabilita&#039; e non liberi di riempirci (grazie alla conivenza dei giornalisti) di qualunque falsita&#039;.
Vorrei anche capire chi stabilisce cosa e&#039; vero e cosa no.
Non sempre la linea e&#039; cosi&#039; marcata da poter scegliere la notizia corretta o contestualizzata.
Basta guardare questa discussione, non c&#039;e&#039; chi ha ragione e chi ha torto, ci sono solo diversi punti di vista.
C&#039;e&#039; chi pensa che la rete sia piena di &quot;RUMORE&quot; e chi, come me, lo considera pluralita&#039; d&#039;informazione. 
Quindi, un&#039;opportunita&#039; in piu&#039; o un limite, per chi cerca informazioni?
Nessuna risposta e&#039; corretta dipende da chi legge non da chi scrive . . . . . . ritorniamo all&#039;ultima frase di Maurizio . . . .componente fondamentale il CERVELLO.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo Maurizio,<br />
siamo di fronte alla solita difesa di una casta, cosa intendete fare?! giu&#8217; le mani dai giornalisti!!!!<br />
Lo sanno tutti che sono ULTRAUOMINI e solo loro riescono a fornire una notizia contestualizzata correttamente e priva di vizi di forma.<br />
Personalmete questo magnifico lavoro che dovrebbe fare il giornalista, in Italia, lo vedo proprio poco!!!<br />
Se cosi&#8217; non fosse, alcuni personaggi politici sarebbero inchiodati alle loro responsabilita&#8217; e non liberi di riempirci (grazie alla conivenza dei giornalisti) di qualunque falsita&#8217;.<br />
Vorrei anche capire chi stabilisce cosa e&#8217; vero e cosa no.<br />
Non sempre la linea e&#8217; cosi&#8217; marcata da poter scegliere la notizia corretta o contestualizzata.<br />
Basta guardare questa discussione, non c&#8217;e&#8217; chi ha ragione e chi ha torto, ci sono solo diversi punti di vista.<br />
C&#8217;e&#8217; chi pensa che la rete sia piena di &#8220;RUMORE&#8221; e chi, come me, lo considera pluralita&#8217; d&#8217;informazione.<br />
Quindi, un&#8217;opportunita&#8217; in piu&#8217; o un limite, per chi cerca informazioni?<br />
Nessuna risposta e&#8217; corretta dipende da chi legge non da chi scrive . . . . . . ritorniamo all&#8217;ultima frase di Maurizio . . . .componente fondamentale il CERVELLO.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: maurizio</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112790</link>
		<dc:creator>maurizio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 09:48:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/#comment-112790</guid>
		<description>@Paolo,
quello che dico forse è banale, ma non trovo corretto generalizzare.
ci sono e ci saranno “giornalisti per un giorno” che cercheranno di contestualizzare e di verificare perchè sanno che in qualche modo hanno delle responsabilità nei confronti di chi poi legge.

non credo che l&#039;essere assunto in qualche redazione o avere un &quot;tesserino&quot; renda maggiormente &quot;illuminati&quot;, e ne è prova il fatto che ci “giornalisti da un vita” che dicono e continueranno a dire stronzate.

la discriminante è l&#039;utilizzo del proprio cervello, non l&#039;essere giornalisti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Paolo,<br />
quello che dico forse è banale, ma non trovo corretto generalizzare.<br />
ci sono e ci saranno “giornalisti per un giorno” che cercheranno di contestualizzare e di verificare perchè sanno che in qualche modo hanno delle responsabilità nei confronti di chi poi legge.</p>
<p>non credo che l&#8217;essere assunto in qualche redazione o avere un &#8220;tesserino&#8221; renda maggiormente &#8220;illuminati&#8221;, e ne è prova il fatto che ci “giornalisti da un vita” che dicono e continueranno a dire stronzate.</p>
<p>la discriminante è l&#8217;utilizzo del proprio cervello, non l&#8217;essere giornalisti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/comment-page-1/#comment-112789</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 08:42:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.andreabeggi.net/2008/03/25/sul-bere-dallidrante/#comment-112789</guid>
		<description>Si dovrebbe ragionare di più su cos&#039;è una notizia e su cosa significa la sua verifica. In questo senso non intendo &quot;verifica&quot; per capire se è reale o meno la notizia, ma soprattutto se &quot;il contesto&quot; in cui viene data è quello giusto.
Una persona vede una sera un globo di luce che attraversa il cielo. La persona da notizia di ciò che ha visto. E sta dicendo la verità, ha proprio visto un globo di luce attraversare il cielo. Lo ha anche filmato, e non c&#039;è trucco. E&#039; in buona fede. In poco tempo si aggiungono altre dieci persone che hanno visto la stessa cosa ed altre migliaia hanno visto il filmino su YouTube. Ecco la notizia di un UFO avvistato in val padana (quello che ha messo incinta la ragazza..) ed ecco che partono le processioni in paese con tanto di messe e scongiuri ad evitare l&#039;invasione degli ultracorpi.
La notizia è vera, ma è il contesto che è sbagliato. Perchè bastava informarsi presso la vicina base Nato e ti avrebbero detto che ogni tanto uno Stealt, in situazione di particolare rifrazione della luce, fa proprio quell&#039;effetto. Il fatto è realmente accaduto dalle parti di Aviano.
Ciò per dire che non si tratta (solo) di &quot;far passare&quot; o meno una notizia, ma piuttosto di &quot;contestualizzarla&quot;, cosa che il &quot;giornalista per un giorno&quot; non si sognerà mai di fare, convinto dai propri sensi che ciò che ha visto è la verità. Ness sta ancora dentro il suo lago ed ogni tanto riappare...
La velocità con cui si propagano le &quot;notizie&quot; data non solo dalla rete, ma da ogni nuova forma di comunicazione (cellulari, SMS, etc.) è un fatto, ma a se stante. Cosa sia la notizia, quale il suo contesto e quale il suo senso, è un&#039;altra cosa. Due piani diversi e separati. Mescolarli, secondo me, non è corretto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si dovrebbe ragionare di più su cos&#8217;è una notizia e su cosa significa la sua verifica. In questo senso non intendo &#8220;verifica&#8221; per capire se è reale o meno la notizia, ma soprattutto se &#8220;il contesto&#8221; in cui viene data è quello giusto.<br />
Una persona vede una sera un globo di luce che attraversa il cielo. La persona da notizia di ciò che ha visto. E sta dicendo la verità, ha proprio visto un globo di luce attraversare il cielo. Lo ha anche filmato, e non c&#8217;è trucco. E&#8217; in buona fede. In poco tempo si aggiungono altre dieci persone che hanno visto la stessa cosa ed altre migliaia hanno visto il filmino su YouTube. Ecco la notizia di un UFO avvistato in val padana (quello che ha messo incinta la ragazza..) ed ecco che partono le processioni in paese con tanto di messe e scongiuri ad evitare l&#8217;invasione degli ultracorpi.<br />
La notizia è vera, ma è il contesto che è sbagliato. Perchè bastava informarsi presso la vicina base Nato e ti avrebbero detto che ogni tanto uno Stealt, in situazione di particolare rifrazione della luce, fa proprio quell&#8217;effetto. Il fatto è realmente accaduto dalle parti di Aviano.<br />
Ciò per dire che non si tratta (solo) di &#8220;far passare&#8221; o meno una notizia, ma piuttosto di &#8220;contestualizzarla&#8221;, cosa che il &#8220;giornalista per un giorno&#8221; non si sognerà mai di fare, convinto dai propri sensi che ciò che ha visto è la verità. Ness sta ancora dentro il suo lago ed ogni tanto riappare&#8230;<br />
La velocità con cui si propagano le &#8220;notizie&#8221; data non solo dalla rete, ma da ogni nuova forma di comunicazione (cellulari, SMS, etc.) è un fatto, ma a se stante. Cosa sia la notizia, quale il suo contesto e quale il suo senso, è un&#8217;altra cosa. Due piani diversi e separati. Mescolarli, secondo me, non è corretto.</p>
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