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Leggevo la settimana scorsa sul Secolo XIX che gli introiti generati dalle telecamere che il Comune di Genova ha installato per controllare le corsie riservate ai mezzi pubblici ammonterebbero a 2.700.000 euro al mese. Secondo l’amministrazione, questo denaro dovrebbe servire a migliorare la viabilità genovese; per adesso chi va al lavoro in scooter, come me, ha sperimentato solo disagi e rischi di verbali salati.

La dichiarazione più ridicola è di AMT: “Non ci interessa multare, ma tenere sgombri questi passaggi fondamentali”. Ora, io capisco che la mobilità pubblica è importante, ma il resto dei cittadini che non ne usufruisce e che rappresenta certamente la maggioranza, non ha alcun diritto? Se non vi “interessa multare”, ma solo “tenere sgombri i passaggi”, perché non avete fatto come all’inizio di Via Bobbio, dove un cordolo giallo rende impossibile accedere alla corsia riservata, senza multare nessuno? Il vantaggio del cordolo è di essere preventivo, la multa non risolve nulla perché fa solo incazzare la gente dopo che ha comunque invaso la corsia. Certo il deterrente della sanzione spaventa, specialmente i motociclisti, con il risultato che vedo tutte le mattine in Via Canevari e che adesso vi racconto.

Intanto vorrei vedere le statistiche ufficiali con la percentuale di incidenti nei quali siano coinvolti motocicli e mezzi pubblici sulle corsie riservate, tanto per capire se gli autisti si lamentano a ragion veduta o tanto per dare aria ai denti. Ok, capisco che guidare con le corsie riservate trafficate da moto e scooter è più stressante, ma è un mondo difficile, perché mi devo accollare io tutto lo stress, anche il tuo? Facciamo un po’ ciascuno.

E, no, non posso prendere i mezzi pubblici per andare a lavorare: mi capita di dover essere ai due capi opposti della città nel giro di un’ora, non ce la faccio con l’autobus. Se lavorassi sempre in ufficio sarei più che felice di prendere il 14, ma non posso. (E a Genova la bici non è un’opzione, strade come Via Assarotti hanno tipo il 15% di pendenza.)

Via Canevari, dicevo. In era pre-telecamere la corsia riservata era abbastanza libera, gli automobilisti non ci andavano, c’erano solo motoclisti, e non ho mai visto incidenti. Adesso per evitare le telecamere, tutte le moto passano in 50 centimetri a sinistra della colonna di auto, rendendo il traffico moooolto più pericoloso, senza contare che i furgoncini delle consegne continuano tranquillamente a fermarsi occupando almeno metà carreggiata, e nessuno sembra interessato alla cosa.

Il sospetto che quei 2,7 milioni al mese abbiano qualcosa a che fare con queste telecamere onestamente mi viene; e non venitemi a dire che i cordoli sono pericolosi: basta segnalarli. Caro Comune, per qualche mese prendi uno dei tuoi “ausiliari” (leggi precari sfornamulte), lo togli dal fare verbali per divieto di sosta e lo piazzi davanti ai cordoli con una bandierina gialla, se proprio ci tieni.

Critica costruttiva? Facciamo che i motocicli possono usare le corsie riservate se non c’è un autobus nel raggio di 100 metri, magari controllando con delle telecamere e dei sensori installati sull’autobus?

Genova è una città difficile per la viabilità, non c’è neppure una metropolitana degna di questo nome, ogni amministrazione disfa i progetti della ammnistrazione precedente, da qualche parte “si tollera”, altrove vige l’inflessibiltà salvo cambiare tutto nel giro di una notte perché qualcuno si è svegliato male. Lo stadio, il carcere e il mercato ortofrutticolo all’ingrosso sono praticamente in centro e al centro del quartiere più popolato; ipotesi sul loro spostamento provocano rivolte di lobby di baristi, banche e trattorie.

A me 2,7 milioni di euri al mese, 32 milioni di euro all’anno, sembrano cifre enormi: possibile che il mio disagio aumenti sempre?

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