Dovevo capirlo quando mi sono accorto di aver dimenticato il cellulare a casa, cosa che non mi succede praticamente mai. In tarda mattinata Nives mi avverte che è saltato il salvavita e non si riesce a reinserire, evidentemente c’è un corto circuito da qualche parte. In pausa pranzo vado a casa, stacco tutte le spine di casa (tanteeeeee), sposto lavastoviglie, lavatrice, televisione, tutte pesanti diverse tonnellate, ma ancora nulla da fare. Scendo in cantina.

Acqua. Ovunque. Cantina. Allagata.

E’ esploso il vaso di espansione della grossa pompa che dà acqua alle tre famiglie che abitano nel mio stabile, l’acqua zampilla a 1,5 bar da una crepa, la pompa è in funzione da ore e la cantina è allagata; parecchia roba si è rovinata.

La mia bat-caverna è attigua, e sul pavimento due dita di acqua hanno allagato un server, il cui alimentatore ha causato un corto circuito e probabilmente ha fulminato la scheda madre; anche un desktop è bagnato, ma non ho il tempo di controllare. Sposto tutto in una zona asciutta e smonto parte degli scaffali per togliere il lago d’acqua, mentre Nives svuota la cantina.

Mentre mi preparo per tornare al lavoro, trovo sul tavolo una multa per aver infranto il “DIVIETO DI CIRCOLAZIONE NELLE CORSIE RISERVATE DI CUI ALL’ART.” ecc. ecc. Scritto proprio così, tutto maiuscolo. Euro 70 entro 60 giorni, grazie.

Nell’ ultimo mese e mezzo è esplosa due volte la fogna nel mio giardino, ho avuto un’amnesia globale transitoria, il trasformatore ed il circuito di alimentazione del mio portatile aziendale si sono rotti, e l’ADSL ha funzionato a singhiozzo per un mese e per ripristinarla Infostrada non ha una soluzione migliore del ridurre la banda da 20 a 8 megabit.

Stasera gioco al Superenalotto.

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Di: Andrea - 30/01/2009

In questo periodo si sta completando l’atto finale dell’acquisizione di FeedBurner da parte di Google: entro il 28 febbraio prossimo, tutti gli account FB dovranno essere migrati verso la gestione Google, con relativo cambio di indirizzo dei feed. Da qualche giorno sto seguendo la questione sulle solite fonti, e alla fine le cose appaiono meno tragiche di quanto sembrasse in un primo momento. Ecco una serie di considerazioni pratiche.

  • La migrazione dell’account va fatta per forza; le credenziali di FB smetteranno di funzionare e sarà necessario appoggiarsi ad un account Google (nuovo o preesistente, non ha importanza). Avete tempo fino al 28 febbraio.
  • L’indirizzo ufficiale dei feed cambierà, ma il vecchio continuerà a funzionare. Le FAQ relative specificano infatti: “How long will the feeds.feedburner.com/myfeedname address work?” – It is our intent to keep backward compatibility with your feed address as long as this service exists. Quindi anche se non toccaste l’URL dei vostri feed, essi dovrebbero continuare a funzionare per sempre.
  • Se avete WordPress hostato su un vostro spazio web, ed utilizzate il plugin FeedBurner FeedSmith, allora potete dormire sonni tranquilli: sarà sufficiente modificare l’URL del feed FB in Impostazioni –> FeedBurner con il nuovo indirizzo. I vostri sottoscrittori non se ne accorgeranno neppure e i vostri “nuovi” feed saranno sempre raggiungibili su http://www.mioblog.com/feed. (Se usate i permalink “belli”).
  • Se avete pubblicizzato fino ad oggi i vostri feed con l’URL di FB, sarebbe bene modificare il template in modo che sia sulla pagina sia tramite il meccanismo di autodiscovery l’indirizzo sia quello nuovo, ed eventualmente notificate il cambio ai vostri lettori.

Per le considerazioni fatte precedentemente, sono in dubbio se quest’ultimo punto sia necessario o no, anche perché il passaggio è stato gestito male, secondo me. Se davvero il redirect funzionerà per sempre, che bisogno c’era di modificare gli URL di tutti i feed esistenti? Sarebbe bastato cambiare l’URL solo per i nuovi abbonati. E poi: perché due URL diversi che complicano la vita alle persone? Pare che non sia ancora chiarissimo se il feed definitivo sarà tipo http://feedproxy.feedburner.com/mieifeed oppure http://feeds2.feedburner.com/mieifeed. Inoltre: sarebbe bello se Google Reader capisse da solo se l’account è migrato o no e modificasse autonomamente l’URL, senza costringere a cancellare e reinserire i feed modificati. Perché la gente di Google non si parla? Non sono una startup nata il mese scorso, mah.

Per approfondire vi segnalo un buon post del Tagliaerbe.

Aggiornamento: leggete i commenti, il vecchio URL verrà reindirizzato sul nuovo con un 301. Che cosa significhi, è spiegato in questo post di Andreas.

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Di: Andrea - 28/01/2009

L’ultima cosa che ricordo di venerdì pomeriggio è di aver salutato Nives e Bibi per andare a sciare da solo, poi buio totale fino al mattino successivo; tutto quello che mi rimane è un livido sul sedere che non ricordo di essermi fatto. Sul telefono risultano 5 o 6 telefonate a Nives, tutte nell’arco di pochi minuti, in cui pare abbia ripetuto sempre la stessa cosa: “Sono confuso, non so dove sono; riesco a sciare ma non so dove andare”.

Essere sposati con un medico che lavora in medicina di emergenza ha i suoi vantaggi: alla seconda telefonata Nives ha diagnosticato un un episodio di TGA, amnesia globale transitoria, dopodiché ha allertato il soccorso alpino che nel giro di pochi minuti mi ha trovato e accompagnato a valle, dove sono arrivato sciando tranquillamente. Ne approfitto per ringraziare queste persone, di cui purtroppo non ricordo nulla, per la tempestività dell’intervento.

Per il resto del pomeriggio ho continuato a domandare sempre le stesse cose, perché non ero in grado di ricordare le risposte che mi erano appena state date, ed ho perso – temporaneamente – la memoria di un periodo della mia vita: ad esempio credevo ancora di abitare nella casa precedente. Tutto quello che mi è accaduto lo so perché mi è stato riferito, io ho un vuoto completo che va dalle 15:30 alla mattina successiva, quando mi sono svegliato credendo di aver fatto uno strano sogno.

Per mezza giornata la mia vita è stata vissuta da un altro me che conosceva benissimo i suoi cari, aveva i ricordi fermi a qualche anno fa e non era in grado di fissarne di nuovi; un tipo querulo e svanito che non riconosceva la stanza nella quale ha dormito per cinque giorni, ma era in grado di consultare la mia casella gmail. Se qualcuno ha avuto contatti con me venerdì sera o ha ricevuto mail in quell’orario, sappia che io non ne so nulla. :-P

La cosa è abbastanza inquietante: benché mi sforzi non riesco a ricordare nulla di quanto è accaduto, come se il tempo avesse fatto un salto quantico di 17 ore. Mi è venuto in mente il personaggio di Sandrone Dazieri, il Gorilla, un detective privato con due personalità distinte che comunicano tra di loro per mezzo di messaggi scritti. La sua patologia è diversa, ma mi sarebbe piaciuto ricevere un messaggio da quell’altro me.

Per quanto mi riguarda ho recuperato e mi sento benone, stamane ho subito una breve visita neurologica e ho prenotato una giornata in day hospital per accertamenti, ma molto probabilmente non dovrebbero emergere particolari patologie: si tratta di fenomeni transitori che difficilmente si ripetono.

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Di: Andrea - 18/01/2009

Server Supervisor è un software di controllo di varie risorse di rete, che spaziano dai server alle workstation, ai servizi interni o esterni alla propria rete. Il programma si installa su piattaforma win32 e il requisito minimo di funzionamento è un collegamento permanente verso le risorse che si desidera monitorare.

Tutte le funzioni di configurazione e controllo si effettuano tramite browser, su connessione SSL (https), il che permette di accedere all’interfaccia, snella, piacevole e basata su Flash, anche remotamente. Supporta diversi utenti con definizione dei privilegi di accesso. Le notifiche degli eventi possono essere impostate in modo granulare e selettivo, anche senza aspettare che la risorsa smetta di funzionare, e possono essere inoltrati avvisi via email, SMS, instant messaging (attualmente sono supportati ICQ, Yahoo e MSN).

Si possono definire dei trigger che scatenino una serie di azioni diverse, come ad esempio la ripartenza di un servizio che dia problemi o il lancio di una applicazione esterna. E’ possibile schedulare l’attività di monitoring per adeguarsi al calendario di disponibilità dei servizi interessati.

Tutti i dati rilevati sono immagazzinati in un database che permette di estrapolare dei report dettagliati e consolidati per ottenere una vasta gamma di statistiche. I report possono essere automatizzati ed inviati periodicamente via email.

Ne esiste una versione di prova completamente funzionante per 25 giorni. Al termine del periodo di valutazione, il prodotto può essere sbloccato acquistando una chiave di licenza che costa 200 dollari.

Io l’ho installato e testato su Windows Home Server, un prodotto basato su Windows Server 2008, e mi sembra funzioni bene. L’installazione è banale (next-next), e viene richiesta la porta TCP da utilizzare per la connessione SSL. Se per qualche motivo la 443 è già occupata da un altro web server, come è successo a me, è possibile specificare un’altra porta. Il programma di installazione si incarica di controllare che essa sia disponibile ed utilizzabile. Per monitorare le risorse macchina come CPU, spazio su disco, memoria virtuale, ecc ecc, Server Supervisor interroga i servizi WMI o SNMP, che devono essere quindi installati ed attivati sugli host che si desidera controllare.

Server Supervisor è fatto abbastanza bene, ma non costa pochissimo. Può essere indicato per piccole/medie aziende che non desiderino utilizzare servizi più personalizzabili ma di difficile gestione ed installazione, come ad esempio Nagios. L’utilizzo è molto semplice e permette di impostare fino a venti “monitor”; eventuali controlli aggiuntivi si possono acquistare a parte.

Lo comprerei/farei comprare? Il prodotto è fatto abbastanza bene e copre le esigenze degli utenti ai quali è rivolto, il prezzo non è basso, ma valutato in termini di investimento sulle infrastrutture e sul loro controllo sembra adeguato.

Questo post è stato fatto per due motivi: il primo è che in questo periodo mi sto interessando a prodotti di questo genere, il secondo è che ReviewMe mi ha chiesto di testare Server Supervisor, offrendomi in cambio 125 dollari. Prima che vi stracciate le vesti, vi comunico che questi quattrini saranno devoluti in beneficenza e sarà mia premura aggiornare questo post con i carteggi che attestano la transazione. Perché l’ho fatto? Probabilmente avrei scritto il post comunque, e quindi ne approfitto per supportare un’iniziativa umanitaria nella quale credo e di cui mi fido.

Aggiornamento: mi sono stati accreditati 125 dollari su PayPal, che al cambio sono 95 euro e spiccioli. Come promesso, ho devoluto l’importo (arrotondato) a Find The Cure, un comitato no profit di cui mi fido e le cui persone sono mosse da una passione integerrima.

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Di: Andrea - 09/01/2009

Warning: pippone esistenziale ahead. Grondante banalità, tra l’altro.


Alla fine dell’anno, molti fanno bilanci, stilano liste di propositi, auspicano miglioramenti della loro vita. E’ una cosa che non ho mai fatto, forse perché il vero inizio dell’anno per me è a settembre, forse perché non ci ho mai creduto più di tanto, visto il mio talento per darmi degli obiettivi e mancarli clamorosamente.  E sì che ne avrei tutte le ragioni: oltre all’anno che finisce, il mio compleanno cade nei primi giorni di gennaio.

Quest’anno, forse per la prima volta, mi ritrovo a pensare al tempo in più che si aggiunge; gli anni che si accumulano sul groppone cominciano ad essere difficili da ignorare: quando avevo 16 anni quelli che avevano l’età che ho adesso mi sembravano vecchi, se non decrepiti. Mi sembravano completamente estranei, avulsi dal mio mondo e mi sembrava che non avrebbero mai potuto capirlo; e il fatto che adesso io mi trovi dall’altra parte della barricata, completamente ignorato dai giovani che mi danno del lei sull’ascensore, trasparente per la loro vita e per i loro interessi, è esattamente la misura del tempo che passa. Che poi uno invecchia e pensa di capirle comunque, certe cose. Mi capita di osservarli, i ragazzi, e cercare di capire se il loro mondo è semplice come mi appare perché ci sono già passato, oppure se davvero si ha ragione da adolescenti a non fidarsi di chi ha più di trent’anni, perché ha perso la capacità di vedere e sentire quello che vedono e sentono i giovani. E’ come se una parete di materiale traslucido scendesse a dividere le vite delle persone, e ciascuno non potesse vedere che delle ombre che si muovono dall’altra parte senza veramente rendersi conto di cosa fanno, e di com’è la loro vita.

Quando avevo vent’anni, sentii dire dal signor Ulisse – un amico di papà scomparso qualche anno fa – una frase che mi colpì molto: “Se solo avessi avuto da giovane l’esperienza e i quattro soldi che ho adesso, come sarebbe stata diversa la mia vita, quanti errori in meno avrei commesso e quante cose in più avrei potuto fare.” E’ un concetto che ho sentito espresso altre volte da persone non più giovani; io non ero d’accordo allora e non lo sono neppure adesso: ciascun momento della vita deve essere vissuto con “l’equipaggiamento” adatto alle circostanze; la mancanza di esperienza, o presunta tale, è il motore che spinge a sperimentare, cercare, provare; le pulsioni naturali della curiosità e dell’entusiasmo arricchiscono la vita di ognuno e contribuiscono a fare di una persona un individuo consapevole di sé e del mondo.

Se dovessi dire una cosa che ho guadagnato in questi anni, direi la consapevolezza; che non significa necessariamente esperienza o saggezza ma capacità di godere del singolo momento, della circostanza e del contingente. Significa capire perché si è fortunati, vedere il bicchiere mezzo pieno e contemporaneamente mezzo vuoto. Quando avevo vent’anni mi sembrava sempre che mi mancasse qualcosa, che dovessi fare qualcosa d’altro, che dovessi essere in un altro posto a fare altre cose, adesso fatico a pensare la mia vita in un modo diverso. Forse è questo il senso dell’invecchiare: smettere di sentirsi inquieti, inadeguati, insicuri, con la voglia di essere altrove con altre persone, a prescindere.

Non è che abbia voglia di tornare indietro: la mia giovinezza non mi è piaciuta moltissimo. Ho cominciato a stare veramente bene solo dopo aver conosciuto Nives, e non parliamo di moltissimi anni fa. Ho sempre patito un po’ l’essere pecora nera, secchione, nerd, sfigato, povero bambino grassoccio, quelle cose lì. E’ dura essere popolari al liceo quando i fighi prendono quattro in matematica e tu dieci meno. Professor Montefiori, ammesso che lei sia ancora vivo, non lo capisce che dare dieci meno in quarta liceo è decretare la sfighitudine in maniera ufficiale, permanente, certificata? Il tutto aggravato da fatto che la matematica mi piaceva talmente tanto che non la studiavo neppure un minuto, mi bastavano le lezioni. Ecco, tornassi indietro? Magari qualche errore qui e là lo metterei apposta. E le ragazze? “Servi della gleba” sembrava la mia biografia. Nonostante tutto questo, non vorrei che apparisse come una roba strappalacrime: ero un po’ sfigato ma non è che passassi le mie giornate a piangere. Adesso sono più fortunato perché in questo periodo il nerd è una figura socialmente più accettabile, specie in certi ambienti, e per dove lo è meno ho imparato la sopraffina arte del silenzio e del cercare di passare inosservato.

Infanzia e giovinezza infelici? Poteva andare meglio, grazie. O peggio. Solo adesso capisco che le cose importanti non mancavano dalla mia vita, anzi, ne avevo in abbondanza: salute, affetto e serenità familiare c’erano, tuttavia sembravano scontate perché non si riesce a dargli importanza, a capirle, a quell’età. O forse mi sembra così per la questione del muro di cui dicevo prima; forse ho perso la capacità di capire quello che conta davvero a sedici anni, quello che allora sembrava fondamentale, imprescindibile, per cui avrei dato qualunque cosa, e che adesso appare solo come una stupidaggine.

E ora? Invecchiando mi sembra di essere migliorato, forse perché sono diventato più indulgente con me stesso, forse perché invecchiano anche le persone intorno a me e tendono a dare importanza ad altro, fatto sta che mi accorgo e mi preoccupo di cose diverse, e mi sembra di aver maturato una sensibilità che prima non avevo. Con gli anni la mia autostima è cresciuta e mi sento sufficientemente sicuro di me, ma ho dovuto lavorarci tanto: ho dovuto capire meglio me stesso e gli altri, e imparare a mantenere un profilo basso; ho cercato di lavorare sulle cose migliorabili e affinare quelle passabili. E devo solo ringraziare Nives per avermi regalato Beatrice, che mi aiuta ogni giorno ad essere migliore: sono fortemente convinto che l’unico modo di educare sia dare l’esempio, quindi devo sforzarmi continuamente di razzolare come predico.

E per la prima volta in vita mia vorrei veramente “smettere di crescere”, perché non so se il futuro mi renderà migliore di come sono adesso, perché mi sono un po’ codardamente accontentato di me e della mia vita, perché è un buon momento per me e per le persone cui voglio bene. Invecchiando mi piacerebbe mantenere le cose che sono sempre state un punto fermo della mia vita: l’entusiasmo, la curiosità, la voglia di giocare, l’ironia, il prendermi poco sul serio, l’insofferenza per il potere sia detenuto che subito, la voglia di farsi delle domande, di avere – sempre! – dei dubbi, il non giudicare mai, cercare di giustificare, vedere sempre le due facce della medaglia, il rispetto per le persone.

Se davvero riuscirò a portare con me fino alla fine almeno un po’ di queste cose e magari a trasmetterne alcune a mia figlia, potrò dirmi soddisfatto? Adesso mi pare di sì, ma non è detto che tra vent’anni – ammesso che ci arrivi – siano ancora cose per le quali valga la pena impegnarsi. Magari ci sono cose che non vedo adesso e che appariranno chiarissime quando avrò sessant’anni, chi lo sa.

(La vignetta arriva da qui.)

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Di: Andrea - 07/01/2009

LG KT615Da qualche giorno sto provando un telefono LG KT615, di cui potete trovare descrizione e dati tecnici qui. Ha tutte le normali caratteristiche di un telefono HSDPA dotato di sistema operativo Symbian e ricevitore GPS, come francamente ce ne sono ormai tanti, e assolve bene alle solite funzioni.

La cosa particolare di questa unità è l’aspetto, talmente peculiare da scatenare reazioni contrastanti; a me non dispiace, malgrado l’aspetto un po’ vintage. Se negli anni ‘70 AEG avesse per assurdo prodotto un cellulare, sarebbe stato molto simile a questo.

Nulla da dire sulla qualità costruttiva, ottima, e sulla apparente robustezza; anche un altro LG che avevo provato mi aveva convinto sotto questi aspetti che, evidentemente, vengono curati da LG.

Il telefono, da chiuso, è un po’ “cabina telefonica”, il display è veramente minimale e al limite dell’utilizzabile, mentre i piccoli tasti sperduti in uno spazio enorme hanno l’unico vantaggio di poter essere agevolmente premuti anche con i guanti. Rispondere alle telefonate senza dover togliere i guanti da moto è decisamente pratico, e alla fine è una comodità che fa sopportare di buon grado un look per nulla sexy.

Una volta aperto, le cose migliorano parecchio.

LG KT615

Lo dico subito: la tastiera è il pezzo forte, la migliore che abbia mai provato su un telefono qwerty. Un’unità superba, con tasti ben dimensionati, serigrafie grandi e perfettamente leggibili in ogni condizione di luce. Bella sensazione di tasto premuto, con un “clic” molto rassicurante. Questa tastiera mi piace. Si riesce a scrivere con due dita ad una velocità mai vista su un cellulare; tenendo il telefono in mano viene naturale digitare con i due pollici, posandolo su di una superficie stabile si passa con disinvoltura alla digitazione con due indici. Con un po’ di pratica mi sono sorpreso a digitare con quattro dita!  Entrambe le posizioni sono comode, grazie alle due differenti inclinazioni di apertura che possono assumere le cerniere dello schermo.

Lo schermo è forse la più grande occasione mancata che io abbia mai visto. Inspiegabilmente, invece di dotare il telefono di un display più ampio che occupasse tutta la lunghezza del telefono, qualche genio ha deciso di appiccicare uno schermo di pochissimo più grande del mio E51. Perché? Perché? Sarebbe stato un telefono quasi perfetto, accidenti.

Gli mancherebbe veramente poco: WiFi e schermo più grande allo stesso prezzo – circa 250 euro – ne avrebbero fatto un successo anche a discapito dell’estetica discutibile, secondo me.

La navigazione con una scheda di Tre è agile e veloce, sia localmente che usato come modem, la tastiera è una gioia per le dita e lo schermo è assolutamente nella media di un telefono con tastiera 09*#. La fotocamera costringe a tenere il telefono aperto e in una posizione assurda: completamente aperto e in verticale e con il comando di scatto in posizione scomoda. Nulla da segnalare sul sistema operativo: Symbian mi piace e mi sento a casa; la velocità del telefono è nella media.

Una nota per tutti i furboni, di tutte le marche, che progettano queste tastiere: quando vi deciderete a trovare uno standard per i tasti in prima/seconda battuta e per i simboli? E’ mai possibile che per ogni caspita di telefono, anche della stessa marca, ci debba essere un metodo diverso di inserimento dei caratteri? Sveglia! Utilizzare gli standard vuol dire rendere naturale per tutti l’utilizzo di queste tastiere e quindi vendere di più, quando lo capirete?

Grazie a Business Press, che mi ha fatto contattare dal team di Symbian S60. Il telefono mi è stato prestato e non ho percepito alcun compenso per questa recensione (e neppure per tutte le altre, in caso aveste dubbi).

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Di: Andrea - 02/01/2009