Andrea Beggi

If you pay peanuts, you get monkeys.

In fila per tre col resto di due

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Warning: pippone esistenziale ahead. Grondante banalità, tra l’altro.


Alla fine dell’anno, molti fanno bilanci, stilano liste di propositi, auspicano miglioramenti della loro vita. E’ una cosa che non ho mai fatto, forse perché il vero inizio dell’anno per me è a settembre, forse perché non ci ho mai creduto più di tanto, visto il mio talento per darmi degli obiettivi e mancarli clamorosamente.  E sì che ne avrei tutte le ragioni: oltre all’anno che finisce, il mio compleanno cade nei primi giorni di gennaio.

Quest’anno, forse per la prima volta, mi ritrovo a pensare al tempo in più che si aggiunge; gli anni che si accumulano sul groppone cominciano ad essere difficili da ignorare: quando avevo 16 anni quelli che avevano l’età che ho adesso mi sembravano vecchi, se non decrepiti. Mi sembravano completamente estranei, avulsi dal mio mondo e mi sembrava che non avrebbero mai potuto capirlo; e il fatto che adesso io mi trovi dall’altra parte della barricata, completamente ignorato dai giovani che mi danno del lei sull’ascensore, trasparente per la loro vita e per i loro interessi, è esattamente la misura del tempo che passa. Che poi uno invecchia e pensa di capirle comunque, certe cose. Mi capita di osservarli, i ragazzi, e cercare di capire se il loro mondo è semplice come mi appare perché ci sono già passato, oppure se davvero si ha ragione da adolescenti a non fidarsi di chi ha più di trent’anni, perché ha perso la capacità di vedere e sentire quello che vedono e sentono i giovani. E’ come se una parete di materiale traslucido scendesse a dividere le vite delle persone, e ciascuno non potesse vedere che delle ombre che si muovono dall’altra parte senza veramente rendersi conto di cosa fanno, e di com’è la loro vita.

Quando avevo vent’anni, sentii dire dal signor Ulisse – un amico di papà scomparso qualche anno fa – una frase che mi colpì molto: “Se solo avessi avuto da giovane l’esperienza e i quattro soldi che ho adesso, come sarebbe stata diversa la mia vita, quanti errori in meno avrei commesso e quante cose in più avrei potuto fare.” E’ un concetto che ho sentito espresso altre volte da persone non più giovani; io non ero d’accordo allora e non lo sono neppure adesso: ciascun momento della vita deve essere vissuto con “l’equipaggiamento” adatto alle circostanze; la mancanza di esperienza, o presunta tale, è il motore che spinge a sperimentare, cercare, provare; le pulsioni naturali della curiosità e dell’entusiasmo arricchiscono la vita di ognuno e contribuiscono a fare di una persona un individuo consapevole di sé e del mondo.

Se dovessi dire una cosa che ho guadagnato in questi anni, direi la consapevolezza; che non significa necessariamente esperienza o saggezza ma capacità di godere del singolo momento, della circostanza e del contingente. Significa capire perché si è fortunati, vedere il bicchiere mezzo pieno e contemporaneamente mezzo vuoto. Quando avevo vent’anni mi sembrava sempre che mi mancasse qualcosa, che dovessi fare qualcosa d’altro, che dovessi essere in un altro posto a fare altre cose, adesso fatico a pensare la mia vita in un modo diverso. Forse è questo il senso dell’invecchiare: smettere di sentirsi inquieti, inadeguati, insicuri, con la voglia di essere altrove con altre persone, a prescindere.

Non è che abbia voglia di tornare indietro: la mia giovinezza non mi è piaciuta moltissimo. Ho cominciato a stare veramente bene solo dopo aver conosciuto Nives, e non parliamo di moltissimi anni fa. Ho sempre patito un po’ l’essere pecora nera, secchione, nerd, sfigato, povero bambino grassoccio, quelle cose lì. E’ dura essere popolari al liceo quando i fighi prendono quattro in matematica e tu dieci meno. Professor Montefiori, ammesso che lei sia ancora vivo, non lo capisce che dare dieci meno in quarta liceo è decretare la sfighitudine in maniera ufficiale, permanente, certificata? Il tutto aggravato da fatto che la matematica mi piaceva talmente tanto che non la studiavo neppure un minuto, mi bastavano le lezioni. Ecco, tornassi indietro? Magari qualche errore qui e là lo metterei apposta. E le ragazze? “Servi della gleba” sembrava la mia biografia. Nonostante tutto questo, non vorrei che apparisse come una roba strappalacrime: ero un po’ sfigato ma non è che passassi le mie giornate a piangere. Adesso sono più fortunato perché in questo periodo il nerd è una figura socialmente più accettabile, specie in certi ambienti, e per dove lo è meno ho imparato la sopraffina arte del silenzio e del cercare di passare inosservato.

Infanzia e giovinezza infelici? Poteva andare meglio, grazie. O peggio. Solo adesso capisco che le cose importanti non mancavano dalla mia vita, anzi, ne avevo in abbondanza: salute, affetto e serenità familiare c’erano, tuttavia sembravano scontate perché non si riesce a dargli importanza, a capirle, a quell’età. O forse mi sembra così per la questione del muro di cui dicevo prima; forse ho perso la capacità di capire quello che conta davvero a sedici anni, quello che allora sembrava fondamentale, imprescindibile, per cui avrei dato qualunque cosa, e che adesso appare solo come una stupidaggine.

E ora? Invecchiando mi sembra di essere migliorato, forse perché sono diventato più indulgente con me stesso, forse perché invecchiano anche le persone intorno a me e tendono a dare importanza ad altro, fatto sta che mi accorgo e mi preoccupo di cose diverse, e mi sembra di aver maturato una sensibilità che prima non avevo. Con gli anni la mia autostima è cresciuta e mi sento sufficientemente sicuro di me, ma ho dovuto lavorarci tanto: ho dovuto capire meglio me stesso e gli altri, e imparare a mantenere un profilo basso; ho cercato di lavorare sulle cose migliorabili e affinare quelle passabili. E devo solo ringraziare Nives per avermi regalato Beatrice, che mi aiuta ogni giorno ad essere migliore: sono fortemente convinto che l’unico modo di educare sia dare l’esempio, quindi devo sforzarmi continuamente di razzolare come predico.

E per la prima volta in vita mia vorrei veramente “smettere di crescere”, perché non so se il futuro mi renderà migliore di come sono adesso, perché mi sono un po’ codardamente accontentato di me e della mia vita, perché è un buon momento per me e per le persone cui voglio bene. Invecchiando mi piacerebbe mantenere le cose che sono sempre state un punto fermo della mia vita: l’entusiasmo, la curiosità, la voglia di giocare, l’ironia, il prendermi poco sul serio, l’insofferenza per il potere sia detenuto che subito, la voglia di farsi delle domande, di avere – sempre! – dei dubbi, il non giudicare mai, cercare di giustificare, vedere sempre le due facce della medaglia, il rispetto per le persone.

Se davvero riuscirò a portare con me fino alla fine almeno un po’ di queste cose e magari a trasmetterne alcune a mia figlia, potrò dirmi soddisfatto? Adesso mi pare di sì, ma non è detto che tra vent’anni – ammesso che ci arrivi – siano ancora cose per le quali valga la pena impegnarsi. Magari ci sono cose che non vedo adesso e che appariranno chiarissime quando avrò sessant’anni, chi lo sa.

(La vignetta arriva da qui.)

57 Commenti

Paolo | #

Benvenuto!
Prima o poi ci arrivano tutti, a quest’età (e non mi riferisco a quella anagrafica..).
Solo un cenno: il problema non è riuscire a vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. E’ cercare di capire chi si è bevuta la parte che manca!
E, di solito, chi l’ha bevuta è colui che ti propone il problema.

stregatta | #

Bellissimo post…

Un paio di riflessioni:

“Forse è questo il senso dell’invecchiare: smettere di sentirsi inquieti, inadeguati, insicuri, con la voglia di essere altrove con altre persone, a prescindere.”

Mi consolo del fatto di non essere vecchia, perchè queste cose ancora me le sento tutte, ma forse vuol dire che non sono affatto cresciuta e questo mi conforta meno.

Avrai anche avuto un’adolescenza poco gratificante (pochissimi di noi possono dire il contrario in realtà), ma per quel poco che ti ho conosciuto ho avuto modo di apprezzare le tue incredibili qualità umane e ti assicuro che ti distingui moltissimo dalla media e dai blogger in generale. Non c’è che da rallegrarsene direi, perchè essere diversi non sempre vuol dire essere peggiori.Anzi!

Ma forse non sono la critica più obiettiva, ho un debole per i nerd, visto che di uno di loro sono follemente innamorata e me lo tengo stretto. =P

Fra_T | #

ah, Andrea, anche a non conoscerti tanto, è difficile non volerti bene anche 🙂

xio | #

Bello, bellisimo , splendido post!

Mi piace quando ogni tanto io o qualcuno che stimo e mi piace “redige” il punto nave.

Io sono qui, il mondo sotto di me è così, la strada che ho percorso, le salite, le discese and so on…

Grazie!

Tanti cari auguri

Pierluigi | #

Tanti auguri e complimenti per il bellissimo post!

Mau | #

Mi sembrava di leggere parole mie…
Sei bravo anche a scrivere…