Questa settimana ho fatto cucire la sella del mio scooter che aveva bisogno di una riparazione. Grazie al passaparola ho trovato in pieno centro di Genova questo scantinato vecchissimo dove sono stato accolto da un anziano signore.

Tutto in lui trasudava esperienza: il suo laboratorio, che sembrava fermo a 40 anni fa, non fosse stato per la Panda parcheggiata all’interno, la sua cappa blu, il suo viso scavato dalle rughe, la tranquilla cadenza in antico genovese, il modo in cui le sue mani saggiavano il danno.

Quando sono tornato a riprendere il mezzo, la sella era ricucita alla perfezione, e per scrupolo è stato anche rifatta una parte che ne aveva bisogno e della quale non mi ero neppure accorto. Al momento del pagamento questo signore mi chiede “Quanto le avevo detto?”. “Non ne abbiamo parlato”, rispondo. Mi dice una cifra: avrei pagato tranquillamente il doppio senza fiatare. Me ne vado soddisfatto.

Le quattro cordialità scambiate mi hanno lasciato il sapore di un uomo tranquillo, che ama il suo lavoro e lo fa con scrupolo, curandosi della soddisfazione dei suoi clienti. Probabilmente lavora ancora nonostante l’età pensionabile “Perché tanto a casa cosa faccio?”.

Capita di rado ormai di imbattersi in persone di questo stampo, ed è sempre un piacere servirsi da loro. Il modo in cui il nostro macellaio commenta con Nives e sceglie i tagli di carne, le mani sapienti della fruttivendola accanto, che hanno una cura tutta particolare nel saggiare frutta e verdura mentre sceglie i prodotti adatti. Il ferramenta a cui avevo portato una chiave del mio vecchio fuoristrada, che ha riconosciuto marca e modello solo guardando la forma di una chiave di 20 anni fa.

Io sento la mancanza di persone così, persone che amano il loro lavoro e non pensano solo ad arrivare alla fine della giornata o a liberarsi dal cliente che hanno di fronte. La maggior parte fanno mestieri che spariranno con loro, o già adesso sono sostituiti da anonimi chioschi dentro un centro commerciale qualunque, dove un tipo annoiato non capisce neppure di cosa avete bisogno.

Non credo che la colpa sia tutta delle nuove generazioni, ma piuttosto del modo in cui si è evoluto il concetto di lavoro negli ultimi decenni: essere considerati “forza lavoro” non è il massimo per nessuno e certo non aiuta ad appassionarsi al proprio mestiere.

Temo il momento in cui dovrò chiamare un call center a 50c/minuto per far aggiungere un buco alla mia cintura.

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Di: Andrea - 29/03/2009

Esistono due brani che per me significano “viaggio”. Viaggio in auto. Ogni volta che li sento la strada si trasforma in una statale nel verde, il finestrino si abbassa e io non vorrei arrivare più da nessuna parte. Stamattina, tornando a casa, ho allungato di proposito il tragitto e avrei voluto continuare senza fermarmi mai.

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Di: Andrea - 21/03/2009

AndroidOggi ho avuto l’occasione di usare per un po’ un HTC Dream brandizzato TIM, con il sistema operativo Android, creato da Google. E’ appena uscito e credo che il mio amico Paolo sia il primo a possederlo, almeno a Genova.

L’unità sembra solida, il meccanismo a pantografo che scopre la tastiera è strano: lo schermo non scorre semplicemente verso l’alto ma compie un arco verso sinistra prima di ritornare nella sua sede. La tastiera è molto simile a quella di un LG KT615 e altrettanto valida: i tasti sono sufficientemente distanziati, buona la sensazione alla pressione, tasti grandi e leggibili. Lo schermo è luminoso e ben definito.

Le dimensioni sono quelle abbastanza standard per dispositivi di questo tipo, le finiture e l’assemblaggio mi sembrano buoni.

Naturalmente la parte più interessante del telefono è il suo software, dove la parte del leone la fanno le applicazioni di Google con il quale, ovviamente, il dispositivo è fortemente integrato. Le nuove Google Maps con Street View sono molto belle e fa quasi impressione vederle su un cellulare. Lo schermo è touch screen e l’interfaccia ha “imparato” alcune cose da iPhone e ne ha introdotte altre. La sensibilità al tocco è buona e il feedback dei movimenti delle icone adeguato, ma secondo me è ancora lontano dalla naturalezza del telefono di Apple. Mi piace la “notification bar”, in alto, che si può espandere verso il basso trascinandola. Contiene informazioni, avvisi e i messaggi push delle applicazioni che girano in background. Ho trovato un po’ confuso e poco intuitivo il meccanismo di chiusura delle applicazoni: continuavo a sbagliare confondendo la chiusura con il ritorno al menu precedente. L’interfaccia della sezione telefono non mi piace: è brutta e dà l’impressione di tirato via.

Veniamo alle note dolenti: l’aggancio alla rete è un po’ lento e spesso la connessione non funziona subito. L’unità che ho usato si è rifiutata di collegarsi in 3G alla rete TIM, mentre funzionava bene in modalità EDGE. Potrebbe trattarsi di un problema di TIM, visto che abbiamo provato ad inserire la mia SIM di Tre e l’accesso alla rete ha funzionato, sebbene agganciando sempre dopo un certo tempo.

La sincronia con Google è un altro problema: a quanto pare la posta Gmail si sincronizza perfettamente, mentre i contatti non ne vogliono sapere. Addirittura dal menu manca la voce relativa, il che mi fa pensare possa essere una limitazione imposta da TIM per qualche suicida politica commerciale, ma sono solo ipotesi. Fatto sta che su questa particolare unità i contatti non si sincronizzano, così come non funziona la sincronia del calendario.

In definitiva l’impressione che ne ho tratto è che tutta le sezione radio/cellulare/accesso alla rete 3G sia un po’ immatura ed instabile, ma dato il poco tempo a disposizione non ho capito se è un problema imputabile a TIM oppure al dispositivo.

La dotazione di software sembra buona, e Google ha creato un Android Market sulla falsariga di App Store. Alla prima accensione appare un menu che richiede di inserire le credenziali di un account Google; chi non ne avesse uno può crearlo sul momento direttamente dal dispositivo. A quanto ho capito, se si decide di cambiare l’account con il quale si usa il telefono è necessario resettarlo completamente e reinstallare tutte le applicazioni.

Non so esprimere un giudizio più articolato, visto il poco tempo che ho avuto a disposizione; per adesso mi sembra che ci siano buone premesse ma anche tanti margini di miglioramento. Sicuramente mi è piaciuto più di Windows Mobile e di Symbian, ed è il concorrente di iPhone più credibile che abbia visto fino ad ora, a patto che i problemi di sincronia e stabilità di connessione che ho visto siano solo un problema momentaneo.

Aggiornamento: pare che effettivamente sia TIM che non permette la sincronia di contatti e calendario. Che tristezza. (Via)

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Di: Andrea - 20/03/2009

Qualche giorno fa Bibi (5 anni)  ha chiesto a Nives qual è la parola che si usa “per accendere il computer”. Due giorni dopo, mentre ero in un’altra stanza, ha preso l’iBook, l’ha acceso, si è loggata, ha lanciato Safari ed è andata su gioco.it. Dopo aver raccolto la mascella da terra, le ho spiegato che non può usare internet senza la presenza di mamma o papà.

Appena imparerà a leggere prevedo problemi. Non so se ridere o preoccuparmi: gli attacchi informatici dall’interno sono i più difficili da combattere.

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Di: Andrea - 19/03/2009

Da un po’ di tempo a questa parte, ci si interroga se i blog come sono nati anni fa siano destinati a sparire e/o cambiare in modi che ancora non sono chiarissimi. E’ inutile mettere link, tanto si tratta di discussioni che vengono fuori ogni giorno e quasi sicuramente anche voi avrete detto la vostra.

Lungi da me pensare di poter predire il futuro, mi limito a riflettere come le cose sono cambiate per me da cinque anni a questa parte. Intanto mi è assolutamente chiaro perché sono passato da una frequenza di pubblicazione giornaliera ad una praticamente bisettimanale, e le ragioni sono molte e diverse.

La prima causa è il tempo: scrivere un post, specialmente di argomento tecnico, è una cosa che spesso mi richiede ore di lavoro e test, riletture, editing, ricerca delle fonti e un po’ di bibliografia. Non parliamo poi di screencast o videopost: malgrado sembrino più immediati, per realizzarli ci metto ancora di più. Da un paio di anni a questa parte, il lavoro mi lascia meno tempi morti, e la pubblicazione ne risente.

Le competenze: il lavoro è sempre stato fonte di spunti, ma il mio scibile non è infinito, e molto spesso i problemi che incontro non meritano un post, perché sono troppo banali o troppo particolari, o semplicemente ne ho già parlato in precedenza. (In effetti mi è già capitato di “trovarmi” su Google per un problema che avevo dimenticato di aver già risolto).

L’aumentare del numero di blog: spesso nel momento in cui mi accorgo che qualcosa meriterebbe una menzione o un approfondimento, trovo già una pletora di post fotocopia che hanno sviscerato la questione nei minimi particolari; inutile aggiungere altro rumore.

L’aumentare degli strumenti a disposizione: fino a qualche anno fa, una canzone, una citazione, una frase sagace, un link, una foto estemporanea non avevano altro luogo su cui essere pubblicati se non il blog. Oggi una quantità di servizi diversi e verticali permette di pubblicare meglio è più rapidamente le proprie cose, lasciandomi a volte con l’imbarazzo della scelta.

L’avvento di nuovi servizi che hanno creato nuove forme di comunicazione: all’inizio è arrivato Twitter, un po’ microblogging, un po’ social network, che ha il pregio di essere assolutamente immediato malgrado l’interazione e la conversazione siano penalizzate da strumenti a mio parere goffi.

L’utilizzo di FriendFeed, strumento che trovo quasi perfetto: aggrega tutti i principali flussi nei quali si disperde l’attività online, e soprattutto aggiunge strumenti di interazione e discussione che rendono commentabile qualunque item.

Alcuni ritengono sia un posto dove si ammassano troppe cose, una specie di suk rumoroso dove è difficile capire cosa sta succedendo. Io sono di parere diverso: intanto come tutti gli strumenti ha bisogno di essere capito e padroneggiato per poterne ricavare dei benefici, inoltre se effettivamente si sviluppano discussioni su qualsiasi elemento, evidentemente la necessità di un luogo dove esprimersi così semplicemente ed in modo più immediato era sentita da molti.

Non è un caso se ho aggiunto il box per integrare in un post la discussione che si svolge su FriendFeed: quasi sempre i commenti più numerosi ed interessanti sono di là. Questo succede perché è estremamente più comodo inserire un commento sulla pagina che stiamo visualizzando, che contiene tutti gli elementi che i nostri “amici” hanno ritenuto di dover condividere, senza dover aprire un’altra finestra del browser, senza dover inserire credenziali, senza fastidiosi antispam. Inoltre la cerchia di persone che ha accesso ai contenuti è molto più ampia: vedo e commento materiale che altrimenti mi sarebbe sfuggito, solo perché un mio “amico” lo ha a sua volta commentato o gli è solo piaciuto; in questo senso c’è anche il vantaggio di scoprire sempre fonti nuove e di qualità senza doversele neppure andare a cercare.

Secondo me FriendFeed è attualmente il posto dove il concetto di “conversazione” si esprime nel modo più completo ed efficace possibile con gli strumenti che abbiamo a disposizione in questo particolare momento. Non ho quasi più seguito i commenti sui blog, una parte dei contenuti del mio aggregatore è diventata inutile, riesco a sapere abbastanza puntualmente dove sono, cosa fanno, come si sentono e cosa stanno facendo i miei amici, e non è poco. Lifestreaming, aggregazione, conversazione, interazione, informazione, socialità. Dato che la quantità di tempo e di attenzione che abbiamo a disposizione sono sempre le stesse, è normale che vengano impiegate verso ambienti che “rendono” di più; FriendFeed è uno strumento che consente di essere personalizzato secondo le proprie esigenze e si presta a diverse letture seguendo l’umore del momento: si può passare dal cazzeggio sfrenato alla discussione sui massimi sistemi. E’ una variante del “bere dall’idrante” di Gaspar.

In questo quadro, ambienti come Tumblr, Twitter e FriendFeed permettono di “sfogare” le proprie necessità di comunicazione veloce, togliendo materiale al blog, che rimane a disposizione per contenuti e riflessioni più articolate o personali, che per argomento, lunghezza, valore attribuito o necessità di archiviazione non vogliamo/possiamo disperdere nel mare dei social network. Dobbiamo però essere pronti ad accettare che la discussione che eventualmente dovremmo suscitare potrebbe essere altrove; e non possiamo farci nulla: anche se decidessimo di non aggregare il feed in FriendFeed, è probabile che qualcuno riprenda o citi il nostro post su FF, e da lì potrebbe svilupparsi una discussione di cui, paradossalmente, potremmo anche essere all’oscuro.

Il prezzo da pagare è la diluizione dei commenti, che non essendo più centralizzati e facilmente reperibili, potrebbero rendere difficile seguire il flusso della conversazione, ma al momento non vedo una soluzione o perlomeno non è ancora arrivato lo strumento che risolverà questo problema.

Mi accorgo che sono passato da considerazioni prettamente personali a considerazioni più generali, ma mi sembra di capire che il flusso dei contenuti prodotto dalle persone che vivono la rete un po’ più della media sia in costante mutamento, e sia difficile per tutti predirne gli spostamenti: quello che fino a poco tempo fa sembrava consolidato (io scrivo qui e le persone commentano qui, poi mi sposto altrove per partecipare ad altre discussioni), non è più così scontato e ciò è corroborato dal fatto che la maggior parte dei commenti che ultimamente appaiono qui siano di persone che mi hanno trovato su Google, mentre i lettori via feed sono più propensi a utilizzare altri luoghi, ad esempio Friendfeed o gli shared items di Google.

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Di: Andrea - 17/03/2009

Quasi ogni volta che mi imbatto in un IBM AS/400 ho sempre lo stesso problema: il server è irraggiungibile dall’esterno della sua subnet. Anche se firewall, router, NAT, frizzi lazzi e mazzi sono perfettamente configurati, non si riesce ad accedere dall’esterno, fosse anche la subnet a fianco, la WLAN o la DMZ.

Ormai vado a colpo sicuro e chiamo il sistemista AS: so già che manca il default gateway nella configurazione di rete dell’AS che, in queste condizioni, non è in grado di indirizzare i pacchetti dove potranno essere adeguatamente ruotati instradati.

Del perché mi imbatta spesso in questo problema, mi sono fatto un paio di convinzioni: intanto nella maggior parte dei casi questi baracconi son talmente vecchi che vanno ancora a legna, e all’epoca della loro installazione non si usava neppure il TCP/IP, preferendo lo SNA 5250; figuriamoci se c’era la necessità di uscire dalla subnet. Costretti dalla diffusione di Ethernet a scapito di Twinax a passare a TCP/IP, i sistemisti AS, un po’ pigri un po’ capre, hanno spesso omesso di configurare completamente i parametri di rete, limitandosi a compilare indirizzo IP e subnet mask.

Preferisco evitare di mettere le mani in quei cosi, meglio chiamare chi li conosce bene.

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Di: Andrea - 11/03/2009