Andrea Beggi

Computers are useless. They can only give you answers.

Il blog è morto, viva il blog

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Da un po’ di tempo a questa parte, ci si interroga se i blog come sono nati anni fa siano destinati a sparire e/o cambiare in modi che ancora non sono chiarissimi. E’ inutile mettere link, tanto si tratta di discussioni che vengono fuori ogni giorno e quasi sicuramente anche voi avrete detto la vostra.

Lungi da me pensare di poter predire il futuro, mi limito a riflettere come le cose sono cambiate per me da cinque anni a questa parte. Intanto mi è assolutamente chiaro perché sono passato da una frequenza di pubblicazione giornaliera ad una praticamente bisettimanale, e le ragioni sono molte e diverse.

La prima causa è il tempo: scrivere un post, specialmente di argomento tecnico, è una cosa che spesso mi richiede ore di lavoro e test, riletture, editing, ricerca delle fonti e un po’ di bibliografia. Non parliamo poi di screencast o videopost: malgrado sembrino più immediati, per realizzarli ci metto ancora di più. Da un paio di anni a questa parte, il lavoro mi lascia meno tempi morti, e la pubblicazione ne risente.

Le competenze: il lavoro è sempre stato fonte di spunti, ma il mio scibile non è infinito, e molto spesso i problemi che incontro non meritano un post, perché sono troppo banali o troppo particolari, o semplicemente ne ho già parlato in precedenza. (In effetti mi è già capitato di “trovarmi” su Google per un problema che avevo dimenticato di aver già risolto).

L’aumentare del numero di blog: spesso nel momento in cui mi accorgo che qualcosa meriterebbe una menzione o un approfondimento, trovo già una pletora di post fotocopia che hanno sviscerato la questione nei minimi particolari; inutile aggiungere altro rumore.

L’aumentare degli strumenti a disposizione: fino a qualche anno fa, una canzone, una citazione, una frase sagace, un link, una foto estemporanea non avevano altro luogo su cui essere pubblicati se non il blog. Oggi una quantità di servizi diversi e verticali permette di pubblicare meglio è più rapidamente le proprie cose, lasciandomi a volte con l’imbarazzo della scelta.

L’avvento di nuovi servizi che hanno creato nuove forme di comunicazione: all’inizio è arrivato Twitter, un po’ microblogging, un po’ social network, che ha il pregio di essere assolutamente immediato malgrado l’interazione e la conversazione siano penalizzate da strumenti a mio parere goffi.

L’utilizzo di FriendFeed, strumento che trovo quasi perfetto: aggrega tutti i principali flussi nei quali si disperde l’attività online, e soprattutto aggiunge strumenti di interazione e discussione che rendono commentabile qualunque item.

Alcuni ritengono sia un posto dove si ammassano troppe cose, una specie di suk rumoroso dove è difficile capire cosa sta succedendo. Io sono di parere diverso: intanto come tutti gli strumenti ha bisogno di essere capito e padroneggiato per poterne ricavare dei benefici, inoltre se effettivamente si sviluppano discussioni su qualsiasi elemento, evidentemente la necessità di un luogo dove esprimersi così semplicemente ed in modo più immediato era sentita da molti.

Non è un caso se ho aggiunto il box per integrare in un post la discussione che si svolge su FriendFeed: quasi sempre i commenti più numerosi ed interessanti sono di là. Questo succede perché è estremamente più comodo inserire un commento sulla pagina che stiamo visualizzando, che contiene tutti gli elementi che i nostri “amici” hanno ritenuto di dover condividere, senza dover aprire un’altra finestra del browser, senza dover inserire credenziali, senza fastidiosi antispam. Inoltre la cerchia di persone che ha accesso ai contenuti è molto più ampia: vedo e commento materiale che altrimenti mi sarebbe sfuggito, solo perché un mio “amico” lo ha a sua volta commentato o gli è solo piaciuto; in questo senso c’è anche il vantaggio di scoprire sempre fonti nuove e di qualità senza doversele neppure andare a cercare.

Secondo me FriendFeed è attualmente il posto dove il concetto di “conversazione” si esprime nel modo più completo ed efficace possibile con gli strumenti che abbiamo a disposizione in questo particolare momento. Non ho quasi più seguito i commenti sui blog, una parte dei contenuti del mio aggregatore è diventata inutile, riesco a sapere abbastanza puntualmente dove sono, cosa fanno, come si sentono e cosa stanno facendo i miei amici, e non è poco. Lifestreaming, aggregazione, conversazione, interazione, informazione, socialità. Dato che la quantità di tempo e di attenzione che abbiamo a disposizione sono sempre le stesse, è normale che vengano impiegate verso ambienti che “rendono” di più; FriendFeed è uno strumento che consente di essere personalizzato secondo le proprie esigenze e si presta a diverse letture seguendo l’umore del momento: si può passare dal cazzeggio sfrenato alla discussione sui massimi sistemi. E’ una variante del “bere dall’idrante” di Gaspar.

In questo quadro, ambienti come Tumblr, Twitter e FriendFeed permettono di “sfogare” le proprie necessità di comunicazione veloce, togliendo materiale al blog, che rimane a disposizione per contenuti e riflessioni più articolate o personali, che per argomento, lunghezza, valore attribuito o necessità di archiviazione non vogliamo/possiamo disperdere nel mare dei social network. Dobbiamo però essere pronti ad accettare che la discussione che eventualmente dovremmo suscitare potrebbe essere altrove; e non possiamo farci nulla: anche se decidessimo di non aggregare il feed in FriendFeed, è probabile che qualcuno riprenda o citi il nostro post su FF, e da lì potrebbe svilupparsi una discussione di cui, paradossalmente, potremmo anche essere all’oscuro.

Il prezzo da pagare è la diluizione dei commenti, che non essendo più centralizzati e facilmente reperibili, potrebbero rendere difficile seguire il flusso della conversazione, ma al momento non vedo una soluzione o perlomeno non è ancora arrivato lo strumento che risolverà questo problema.

Mi accorgo che sono passato da considerazioni prettamente personali a considerazioni più generali, ma mi sembra di capire che il flusso dei contenuti prodotto dalle persone che vivono la rete un po’ più della media sia in costante mutamento, e sia difficile per tutti predirne gli spostamenti: quello che fino a poco tempo fa sembrava consolidato (io scrivo qui e le persone commentano qui, poi mi sposto altrove per partecipare ad altre discussioni), non è più così scontato e ciò è corroborato dal fatto che la maggior parte dei commenti che ultimamente appaiono qui siano di persone che mi hanno trovato su Google, mentre i lettori via feed sono più propensi a utilizzare altri luoghi, ad esempio Friendfeed o gli shared items di Google.

47 Commenti

catepol | #

e io commento qui 🙂 (le conversazioni so fluide, è vero, però su alcuni blog che ora si dedicano molto più ai contenuti meditati si leggono ancora delle gran belle cose) baci

postoditacco | #

Io aggiungo anche che, se in contenitori come FriendFeed si fanno confluire i feed, in qualche modo bisogna pure alimentare questi ultimi.
Ecco quindi che strumenti come i blog avranno sempre la loro importanza come fonte di contenuti, la maggior parte dei quali non può essere generata direttamente all’interno del lifestreaming.
Roberto

b.georg | #

in pratica, ff ha ucciso i commenti, che però sono su ff sono difficilmente reperibili. inoltre la cerchia di persone che ha accesso ai contenuti è più ampia, però coincide con quelli che ti aggregano su ff, cioè una frazione di quelli che leggono il tuo blog (che siano tendenzialmente altri blogger che parlano con blogger su cose dette da blogger, è un corollario). questo ha portato a una maggiore diffusione dei contenuti, però… ristretta. perché usare tre o cinque fonti per dire cose che puoi dire su una riduce il rumore. wow 🙂
meno male che questo commento non verrà agregato 🙂
ciao

Andrea | #

b, non sono mica sicurissimo di avere capito cosa hai detto…

Dino | #

E’ assolutamente vero che il blog fatto in maniera seria comporti enormi “sforzi” che a volte, forse, sembrano vanificati da forme di comunicazione più immediate in ottica di discussione. Ma sono convinto che il blog sia melgio. Alla fine credo che una comunicazione lenta ma sicura (TCP ehehe) sia sempre meglio di una veloce e non sicura (UDP ahaha): è fondamentale accertarsi che il significato del proprio blog arrivi nella maniera corretta (qualunque esso sia!)
(Forse un pò contorto…) Ciao

Marco | #

Quello che hai scritto è così terribilmente vero che, tanto per fare un esempio, sono finito qui partendo da FriendFeed. Poco dopo ho aperto google reader e toh, c’era questo post da leggere che ho dovuto contrassegnare come già letto 😉

Dario Salvelli | #

In effetti se ci pensi non c’è mai stato un servizio serio in grado di tenere traccia dei commenti e comunque non sono mai stati usati in massa. Frienfeed indirettamente svolge questa funzione risolvendo il problema a monte “ripubblicando” il post. Questa è una cosa positiva da una parte mentre dall’altra toglie traffico (ai blogs ad esempio) e forse ordine perchè distribuisce commenti sullo stesso contenuto in più parti.

Tambu | #

io ribadisco invece il mio pensiero sul “lato B dell’information overload”. Se esistono sempre più posti dove la tua informazione va a finire, per me che voglio sapere è difficile seguirti. Se la cosa si allarga ad altre 100 persone che prima seguivo agevolmente, diventa seccante. Paradossalmente, nonostante ci sia PIU’ informazione in giro, è come se vi nascondeste di proposito 🙂

soloparolesparse | #

Daccordo in parte.
Anzi no… daccordo in tutto ma mi sento di aggiungere un paio di considerazioni che spostano un pò la visione della cosa.
Vero che le discussioni si stanno spostando sui Social Network (FriendFeed, ma anche Twitter e Facebook – e ogni social ha le sue caratteristiche diverse), ma gli approfondimenti rimangono sui blog.
Inoltre le discussioni sui social vivono di immediatezza e sono difficili da recuperare in un secondo momento, sui blog il discorso rimane lì per tutti.
La soluzione migliore al momento mi sembra quella di aggregare (sul blog) le discussioni nate sui social, per avere il panorama più completo possibile.
Qualche settimana fa ho fatto un paragone che mi sembra ancora valido (social – piazza / blog – casa): http://www.soloparolesparse.com/2009/02/i-social-network-stanno-ammazzando-i-blog/
Detto questo, concordo sul fatto che dobbiamo rassegnarci a perdere parte delle discussioni… ma questo è dovuto all’ampliarsi degli utenti e dei contenuti (e degli strumenti) che abbiamo auspicato per tannto tempo.
…mi sono un pò dilungato?

Rossella Ninna | #

Continuo a preferire i blog. Nel senso che trovo estremamente dispersivo ff. Il blog è il vero biglietto da visita di chi lo scrive.

Rick | #

Concordo con la tua riflessione. Può anche darsi però che dopo il clamore intorno al “fenomeno” blog ora ci si stia avviando verso una sua spontanea ricollocazione e forse rivalutazione che magari gioverà.

Emanuele | #

Sono d’accordo con quanto detto da Tambu. Usare FF nonostante sia uno strumento di “aggregazione”, disperde – paradossalmente – le discussioni. Ed è un peccato perché costringe i lettori a “cercare la discussione”: <>.
Anche a me è capitato di vedere (dai referer) alcuni post linkati su FF. Non sono iscritto ed ho perso quei commenti, ma d’altronde pensavo che mi andava bene così: sapere sempre tutto di tutto senza perdersi una virgola è una pratica comune della società moderna che accumula senza avere mai il tempo di riflettere serenamente.
Ciao,
Emanuele

Emanuele | #

Ehm, WordPress si è mangiato un pezzettino del commento, figo! Anche lui si rivolta! 😀
Ciao,
Emanuele

Blimunda | #

Sono d’accordo: è una riflessione che ho fatto anche io qualche tempo fa. Credo però che entrambi gli strumenti (social e blog) continueranno a esistere in parallelo perché, appunto, soddisfano due esigenze di comunicazione e interazione diverse e complementari. Si tratta solo di comprenderli appieno e usarli al meglio sfruttando le loro specificità. In più, teniamo presente che stiamo parlando, come giustamente scrivi, di persone che usano la Rete “un po’ più della media”. Per la stragrande maggioranza (degli italiani, almeno), il blog è ancora una grande novità e probabilmente avrà una nuova ondata di successo grazie i neofiti. Oppure, al contrario, i neofiti salteranno a pié pari la fase blog. Difficile da predire. Inoltre, il prezzo da pagare che descrivi (la dispersione dei commenti) magari sarà superato da un nuovo strumento che consenta di aggregarli tutti, in tutti i luoghi. A quel punto si tratterà davvero solo di scegliere lo strumento migliore per quello che abbiamo da comunicare.

Marco Frattola (sbarrax) | #

la metafora, non tanto originale, che vede FF come un cortile in cui si discute di tutti gli argomenti degli abitanti delle case intorno a quel cortile, fa immaginare che quando vuoi parlare intimamente, senza rumore, fai entrare le persone in casa tua.

e casa tua è il tuo blog

chi esce da casa tua potrà certo citare e discutere delle cose che avete discusso internamente, ma il livello e l’intimità della conversazione saranno diversi, così come accade un po’ nella vita reale

Net Flier | #

ovvietà: quando hai più mezzi, devi per forza sceglierne uno o complementarlo con un altro. giocoforza, ci sarà qualcosa che userai di più. in conclusione potrai anche decidere di non usare più un determinato mezzo. è un esempio semplice, ma chiarisce delle cose.

io ho il cellulare con la flat, quindi non mi “importa” più di tanto essere su msn/skype/faccialibro/ecc per comunicare con gli altri..posso anche alzare il telefono e chiamare.

il mezzo complementare è msn: prendo e trovo una buona parte di chi voglio sentire..

il mezzo che ho smesso di usare è skype: è la ridondanza dei due antecedenti, che però molti stanno imparando/ancora usando più spesso, ma sinceramente complicarmi la vita (avere un altro account, caricare la moenta sopra, gestire la rubrica dei contatti dal cellulare con fring, ed altre amenità similari) per un vantaggio di pochissimo conto (risparmio monetario/temporale praticamente a zero), non mi interessa..

è ovviamente palese che non si può essere ovunque e non si può sapere tutto..certo, avere tips da tutte le parti aiuta, ma come fai a starci dentro, specie in un momento come questo, e ad approfondire tutto? semplicemente o hai del tempo da perdere o non puoi.

come disse leonardo in punto di morte: “ci sono ancora tante cose che devono essere studiate”..

Irish Coffee | #

il fatto è che per star dietro a tutto servirebbero giornate fatte di 48 ore, almeno per me, ma ne val la pena poi?
sono d’accordo con te e molti altri che han scritto
butto tutti dalla torre e mi tengo il mio blog
racchiude tutti i piaceri che ogniuno di noi vuole trasmettere
lunga vita ai blog..

Paolo | #

Un giorno tutti hanno pensato: che figata, mi faccio un blog.
Poi hanno scoperto che:
– Sul blog bisogna scriverci.
– Quello che ci scrivi – il contenuto – può non interessare.
– Quello che ci scrivi, devi scriverlo bene, perchè i commenti possono dire robe diverse solo perchè “stracapito”, spiegato male, non volevo dire quello..
– Insomma è una fatica boia ed è brutto scoprire che nessuno ti c…

Allora si scoprono nuove forme, o meglio, si scopre di essere più adatti alle chiacchere da cortile che a delle discussioni vere. Non tramontano i Blog, rimangono solo per coloro che hanno davvero qualosa da dire e che lo sanno dire bene.
Ciau.

Napolux | #

Mi limito a quotare Tambu. 🙂

Allan | #

Interessante riflessione, ma non ho mai provato FF.

Gilgamesh | #

Credo ci sia almeno un’altra considerazione da fare: l’unità di spazio (se non di tempo) di una “conversazione” tenuta nei commenti del post consente di seguirla, appunto come una conversazione.

L’asincronicità dei commenti, una coda FIFO alegata al post dell’autore, consente di intervenire nella discussione anche a distanza di giorni, senza che si perda l’immediatezza della comprensione (ovvero chi si collega a distanza di settimane, legge i commenti in ordine “cronologico” e ha tutti gli strumenti per seguire il dipanarsi delle argomentazioni, e può volendo “aggiungersi”).

Trovo buono il paragone/parallelo Friendfeed “cortile” / Weblog “casa”, anche se come tutte le metafore non va preso alla lettera ma solo come un aiuto esemplificativo.

Nel cortile succede appunto che tante conversazioni abbiano luogo simultaneamente, si intreccino e si sovrappongono: come a una festa – o a un BarCamp 🙂 – inevitabilmente ci si sposta da gruppo a gruppo, e si finisce per non seguire interamente nessuna delle molte conversazioni in corso.

Personalmente, pur non condividendo l’idiosincrasia di B.Georg per FriendFeed, da lui più volte manifestata (per capire il suo commento qua occorre aver letto qualcuno dei suoi altri interventi in merito altrove) preferisco tuttora strumenti come BlogLines per seguire in maniera più selettiva le cose che veramente mi interessano.

E, soprattutto, è vero e discende dall’applicazione elementare della legge di Shannon – o meglio da una sua semplificazione “ad usum incultorum” – che la comprensibilità, data da un ottimale rapporto segnale/rumore, delle conversazioni globali è dato non dal numero più o meno ridotto di partecipanti ma da due concetti cari al vecchio G.G., ovvero “autorevolezza” e “grado di affinità” di chi interviene.

Martino | #

Ma per fortuna che la chiacchera si sposta verso altri servizi “più idonei”!

Non nascondo che ho sempre evitato i blog “sfogatoio”, preferendo di gran lunga quelli tecnici. Forse ora finalmente è arrivato il momento in cui il blog diventa uno strumento maturo di comunicazione e si libera di un po’ dell’asfissiante autoreferenzialità che lo ha contraddistinto fin qui (destinandola ad altri lidi…).

nonsisamai | #

a me spiace un po’ vedere i commenti diminuire, pero’ preferisco sempre il blog a tutto il resto.
per mille ragioni.

bel post, complimenti!

Michele Mader | #

Io ho provato ad utilizzare Friend Feed da poco e mi piace come idea.
Solo penso che abbia ancora da esprimere le sue potenzialità quando potrà contare su una base utenti più solida.

Alex - Microsmeta | #

Questo post è la dimostrazione che i blog non solo non sono morti, ma sono ancora insostituibili, se si vuole approfondire un argomento. L’interazione che hai tramite FF o Twitter con tutti i tuoi contatti è solo conseguenza dell’architettura di quel servizio che ti fa unicamente da hub, concedendoti niente più che un piccolo spazio. Quando vuoi chiarire un concetto e dargli enfasi, torni qui… Lunga vita ai blog, io penso che prima o poi ci sarà un’inversione di tendenza anche per quanto riguarda Facebook!

settolo | #

Questo post mi sta convincendo ad iscrivermi a FriendFeed. Proviamo.

Però c’è una grossa differenza che fino ad ora mi ha bloccato, e che è un po’ la differenza che secondo me c’è stata a suo tempo tra le chat in IRC e le chat tipo Messenger: i blog sono pubblici, i socialnetwork partono da una rete di amicizia. Io amavo IRC e non ho ritrovato lo stesso piacere su Messenger.
Ora proviamo cosa capita con FriendFeed e se anche quello strumento mi farà sentire lo stesso limite (Facebook già lo so, e mi piace il giusto).

chit | #

Sarà, ma io resto fedele al caro e vecchio blog, in barba al numero di commenti 😉

Guido Arata | #

Secondo me il “fattore FriendFeed” è troppo marginale per essere la causa di questo mutamento.

Perchè? Perchè della gente che legge i blog, solamente una piccola fetta sa cosa sia FF. Ho amici e conoscenti che hanno scoperto da pochi mesi cosa siano i blog, figurarsi tra quanto arriveranno a FriendFeed! Quindi ok, se stiamo a valutare con i nostri occhi, il cambiamento lo si può imputare a lui. Ma se si pensa più in grande, allora no, almeno a mio avviso.

Tutto secondo me parte dal fatto che chi entra adesso in Rete (i giovani) vedono il blog come una fonte di piccolo guadagno, di autosostentamento. Se notate, la maggior parte dei ragazzi tra i 15 ed i 20 anni sono autori di blog “alla Geekissimo”, che scrivono per portarsi a casa 60 euro al mese, o ragazzi che dopo queste esperienze “si mettono “in proprio”, con blog da titoli “Io sono Geek”, “Tutto dalla Rete” e simili (che al 90% dei casi durano poco, molto poco). Sarà la cultura, sarà la società nella quale viviamo, ma ilq uadro della situazione attuale è questa. Peccato che il blog come è nato non sia questo.

Allora pensiamo: bhè, allora sarà il blog a cambiare, cambia proprio in questa direzione. Ed invece la bilancia ci ha dimostrato che non funziona proprio così (faccio riferimento alla recente crisi dell’Advertising Online).

Quindi io cosa ho visto? Le “forze giovani” concentrarsi su un modello sbagliato, costruire castelli di carte che ora crollano. Gli iniziatori del blog, invece, restano i soli bloggers veri e propri, che però portano (come è normale che sia) avanti il blog come lo facevano 3-4-5 anni fa. E questo, in un luogo dinamico come la Rete, non giova.

Non so se sono risucito a rendere l’idea…ma in poche parole non ho visto forze nuove entrare nel mondo del blog (se non nel modo sbagliato spiegato poco sopra), e quindi il blog rischiao paradossalmente di diventare anacronistico. Non adesso, ma alla lunga.

G.

leonardo vaghaye | #

Mi hai convinto ad iscrivermi su Friendfeed.
Prima o poi.
Un giorno magari te ne sarò grato.

ciao,
leo!

Laura | #

Forse nei social si ha più immediatezza e velocità, ma nei blog si riesce molto di più ad approfondire gli argomenti…i social si rivolgono ad un pubblico molto più ampio e sono un forte aggragatore, ma nei blog si fa conversazione d’elite, si richiamano a seconda degli argomenti le persone di volta in volta interessate…non c’è un meglio o un peggio…solo una diversità che può benissimo convivere

AriadiTerra | #

Ciao a tutti. Non vi conosco e voi non conoscete me. Io ho un blog da pochissimo e condivido l’idea di chi dice che è piuttosto impegnativo e richiede tempo, ma permette di creare ciò che in fondo tutti cerchiamo, la comunicazione. Per me come molte altre persone luoghi come i social richiederebbero capacità tecniche difficilmente raggiungibili. Per quella che è la mia natura, preferisco un luogo più tranquillo come un blog. In effetti qui mi sento un po’ persa dentro un labirinto…non so nemmeno come ho fatto ad arrivarci. Mi piace approfondire le cose e gli argomenti e mi interessa poco la comunicazione rapida ed essenziale che spesso è solo rumore, virtualmente e nella vita di tutti i giorni. Ciò non toglie che tutto è in evoluzione e in divenire, quindi dire no in assoluto non si può. Credo che il social abbia grandi potenzialità, ma sia più difficile da gestire e un po’ dispersivo. Senza contare che come già qualcuno ha detto, dà spazio all’intasamento da parte di chi ha realmente poco da dire.
Ma del resto il viruale è lo specchio del mondo e così van le cose anche là fuori… 🙂

erasmusjam | #

Alla fine, dopo aver vagliato attentamente i blog e la miriade di social network esistenti, e tutto quello che oggi chiamiamo “2.0”, scopriremo che in fondo era meglio Usenet: comunicazione immediata, paritaria, tematica, anonima, non legata ad entità esterne dalle dubbie finalità.