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Questa settimana ho fatto cucire la sella del mio scooter che aveva bisogno di una riparazione. Grazie al passaparola ho trovato in pieno centro di Genova questo scantinato vecchissimo dove sono stato accolto da un anziano signore.

Tutto in lui trasudava esperienza: il suo laboratorio, che sembrava fermo a 40 anni fa, non fosse stato per la Panda parcheggiata all’interno, la sua cappa blu, il suo viso scavato dalle rughe, la tranquilla cadenza in antico genovese, il modo in cui le sue mani saggiavano il danno.

Quando sono tornato a riprendere il mezzo, la sella era ricucita alla perfezione, e per scrupolo è stato anche rifatta una parte che ne aveva bisogno e della quale non mi ero neppure accorto. Al momento del pagamento questo signore mi chiede “Quanto le avevo detto?”. “Non ne abbiamo parlato”, rispondo. Mi dice una cifra: avrei pagato tranquillamente il doppio senza fiatare. Me ne vado soddisfatto.

Le quattro cordialità scambiate mi hanno lasciato il sapore di un uomo tranquillo, che ama il suo lavoro e lo fa con scrupolo, curandosi della soddisfazione dei suoi clienti. Probabilmente lavora ancora nonostante l’età pensionabile “Perché tanto a casa cosa faccio?”.

Capita di rado ormai di imbattersi in persone di questo stampo, ed è sempre un piacere servirsi da loro. Il modo in cui il nostro macellaio commenta con Nives e sceglie i tagli di carne, le mani sapienti della fruttivendola accanto, che hanno una cura tutta particolare nel saggiare frutta e verdura mentre sceglie i prodotti adatti. Il ferramenta a cui avevo portato una chiave del mio vecchio fuoristrada, che ha riconosciuto marca e modello solo guardando la forma di una chiave di 20 anni fa.

Io sento la mancanza di persone così, persone che amano il loro lavoro e non pensano solo ad arrivare alla fine della giornata o a liberarsi dal cliente che hanno di fronte. La maggior parte fanno mestieri che spariranno con loro, o già adesso sono sostituiti da anonimi chioschi dentro un centro commerciale qualunque, dove un tipo annoiato non capisce neppure di cosa avete bisogno.

Non credo che la colpa sia tutta delle nuove generazioni, ma piuttosto del modo in cui si è evoluto il concetto di lavoro negli ultimi decenni: essere considerati “forza lavoro” non è il massimo per nessuno e certo non aiuta ad appassionarsi al proprio mestiere.

Temo il momento in cui dovrò chiamare un call center a 50c/minuto per far aggiungere un buco alla mia cintura.

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