Andrea Beggi

You can fool some people sometimes but you can't fool all the people all the time.

Artigiani

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Questa settimana ho fatto cucire la sella del mio scooter che aveva bisogno di una riparazione. Grazie al passaparola ho trovato in pieno centro di Genova questo scantinato vecchissimo dove sono stato accolto da un anziano signore.

Tutto in lui trasudava esperienza: il suo laboratorio, che sembrava fermo a 40 anni fa, non fosse stato per la Panda parcheggiata all’interno, la sua cappa blu, il suo viso scavato dalle rughe, la tranquilla cadenza in antico genovese, il modo in cui le sue mani saggiavano il danno.

Quando sono tornato a riprendere il mezzo, la sella era ricucita alla perfezione, e per scrupolo è stato anche rifatta una parte che ne aveva bisogno e della quale non mi ero neppure accorto. Al momento del pagamento questo signore mi chiede “Quanto le avevo detto?”. “Non ne abbiamo parlato”, rispondo. Mi dice una cifra: avrei pagato tranquillamente il doppio senza fiatare. Me ne vado soddisfatto.

Le quattro cordialità scambiate mi hanno lasciato il sapore di un uomo tranquillo, che ama il suo lavoro e lo fa con scrupolo, curandosi della soddisfazione dei suoi clienti. Probabilmente lavora ancora nonostante l’età pensionabile “Perché tanto a casa cosa faccio?”.

Capita di rado ormai di imbattersi in persone di questo stampo, ed è sempre un piacere servirsi da loro. Il modo in cui il nostro macellaio commenta con Nives e sceglie i tagli di carne, le mani sapienti della fruttivendola accanto, che hanno una cura tutta particolare nel saggiare frutta e verdura mentre sceglie i prodotti adatti. Il ferramenta a cui avevo portato una chiave del mio vecchio fuoristrada, che ha riconosciuto marca e modello solo guardando la forma di una chiave di 20 anni fa.

Io sento la mancanza di persone così, persone che amano il loro lavoro e non pensano solo ad arrivare alla fine della giornata o a liberarsi dal cliente che hanno di fronte. La maggior parte fanno mestieri che spariranno con loro, o già adesso sono sostituiti da anonimi chioschi dentro un centro commerciale qualunque, dove un tipo annoiato non capisce neppure di cosa avete bisogno.

Non credo che la colpa sia tutta delle nuove generazioni, ma piuttosto del modo in cui si è evoluto il concetto di lavoro negli ultimi decenni: essere considerati “forza lavoro” non è il massimo per nessuno e certo non aiuta ad appassionarsi al proprio mestiere.

Temo il momento in cui dovrò chiamare un call center a 50c/minuto per far aggiungere un buco alla mia cintura.

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35 Commenti

Enzo Miceli - Bari | #

Bravissimo ! Questa società ha cancellato , o pensa di aver cancellato , il rapporto personale che esiste tra chi acquista o utilizza un servizio e di chi ne usufruisce. Penso invece che forse i tempi stanno cambiando e questi rapporti saranno privilegiati. Il piccolo negozio sotto casa potrà forse recuperare il terreno sui freddi e anonimi ipermercati. Unico dubbio è : le nuove generazioni conoscono questi rapporti umani ?

Tambu | #

non è questione di rapporto personale, è questione di merito e soddisfazione del lavoro. Il signore – probabilmente – ha fatto tutta la vita quel che voleva, oggi quasi nessuno ci riesce, e spostarsi per cercare di tendere a farlo è difficile. La conseguenza è che tutti tirano a campare, molti sono sfruttati, e le cose degradano.
D’latronde il tuo post si intitola “artigiani” mica per niente… in una società dive tutto è servizi e terziario, che futuro potranno mai avere?

Mitì | #

Probabilmente il macellaio, il ferramenta o la fruttivendola hanno “ereditato” il mestiere dal loro papà o dal nonno; può darsi sia accaduto anche a quel signore che ti ha aggiustato la sella. Mi chiedo se quel signore (e il macellaio, la fruttivendola ecc) ha figli, e se lavorano con lui o fanno altre cose. Il discorso dell’ottimo, appassionato “artigianato” o commercio che scompare è strettamente legato al fatto che i figli difficilmente oggi vogliono seguire il mestiere dei genitori; facci caso, fior di botteghe e/o officine storiche genovesi sono sparite in questi anni, per un unico motivo. I figli dei titolari (titolari che avevano ereditato quella ditta da padre-nonni ecc) non hanno voluto continuare quella strada: sono andati a lavorare in banca, in uffici, scuole, studi vari. Più impiegati che esercenti; più liberi professionisti “concettuali” che “materiali”. E poi ovviamente per alcune botteghe c’è il discorso guadagno; uno stipendio fisso anche piccolo è da un bel po’ che viene visto meglio di un introito altalenante. O il costo lavoro; spesso risuolare un paio di scarpe costa quasi quanto comprarne un paio nuove (certo dipende dalle scarpe, però…). Così come riparare un ombrello, far aggiustare un frullatore o rifoderare una borsa di pelle…Quello dell’artigianato&affini e della relativa passione del lavoro, è un discorso estremamente complesso, oggi.

Andrea | #

Hai ragione Mitì, è parecchio complicato. Però a me ogni tanto piacerebbe fare un lavoro un po’ più “concreto”. Di quelli che alla sera si vede quello che hai fatto: hai costruito un muro, hai montato uno scaffale, hai riparato un paio di scarpe. I guai sono cominciato quando i papà non sono più stati in grado di spiegare ai figli qual era il loro mestiere. (Anche a me è successo: per anni non sapevo cosa facesse papà.)

estrellita | #

credo di sapere chi è quel signore, e se per caso non è il signore che dico io, tanto meglio: significa che ce n’è un altro fatto così 🙂
condivido al 100% la tua nostalgia e nutro buone speranze che le nuove generazioni possano prendersi la briga e di certo il lusso di ridefinire il concetto di lavoro. e magari iniziare a pensare che è meglio aggiustare le cose vecchie che comprarne di nuove. produci consuma crepa stop.

xio | #

era del consumismo -anche delle persone- contro era dell’artigianato? Del vedere i risultati piuttosto che il bonus in busta paga?

per quello che vale quoto Andrea sia per il post che per commento.

ciao

Picchiatello | #

Sicuramente il mondo del grande commercio ha portato un’assenza di base dell’etica del lavoro a contatto con il cliente ma non dispero questa crisi ha gia’ cambiato molto e molto verrà cambiato da un cliente che sappia far valere i propri giusti “diritti”.
Purtroppo la “vecchia” generazione non ha saputo ( anche per vergogna) dare a quella “nuova” la propria cultura e quella nuova non ne ha creata una sua…

Davide Bombarda | #

Alzarsi oggi(lunedì mattina)con il sorriso tra le labbra 1 ora prima del necessario per andare al lavoro.
Verificare che l’uomo che avrai di fronte sia disposto a tornare da te dopo che hai finito anche a costo di non guadagnare la prima e anche la seconda volta.
LAsciare il segno in quello che fai e non l’anonimato.
Questo è artigianato che sia un quadro, una sella o qualsiasi altra cosa ….lasciare tracce che forse un domani qualcuno potrà seguire a ritroso per scoprire chi eravamo per sapere già oggi chi siamo e cosa facciamo.
Questo il mio babbo mi ha speigato un giorno sul suo furgone di meccanico di macchine che non si fanno più da 40 anni e la cui memoria è solo nei suoi occhi solcati.
Lui ne ha viste passare tante, gliene hanno fatto passare tante ma se tu gli chiedi se ama il lavoro che fa gli brillano ancora gli occhi e forse è per questo che anch’io oggi vado avanti facendo solo quello che amo….
L’amore per quello che fai e che trasmetti nel tuo operato questo è artigianato

Matteo Cantamesse | #

Un respiro di nostalgia antica, stamattina… Nostalgia antica, perché un po’ come Davide Bombarda dice qui sopra, anche il mio babbo mi ha passato quella voglia, quella stolta passione che ti porta a dare un significato al tuo lavoro.

E credo che poco importi che si tratti di un lavoro “manuale” o un lavoro “concettuale”…
Ho visto elettricisti tirar dentro il giallo-verde per la fase, pur di non perder tempo ad aprire una nuova bobina… Ed ho visto ricercatori cesellare un articolo per settimane, affinché chi legge possa riconoscerne la firma.

Andrea Perotti | #

Andrea quello che tu scrivi l’ho vissuto in prima persona, essendo che mio padre ha una piccola tipografia, quella ancora con i caratteri in piombo; ho vissuto e imparato la cura, la precisione, la pazienza, la passione per il proprio lavoro, il rispetto per il cliente, il voler e saper creare un qualcosa di ben fatto di bello, non il dover fare a spanne un lavoro “che tanto va bene comunque”.
Sono anche d’accordo con quel che dice Mitì, in effetti io ho preso tutt’altra strada e mio padre continua da solo semplicemente perchè quella piccola tipografia è tutta la sua vita, ereditata dal nonno; in ogni caso anche se ho intrapreso una strada completamente diversa resta in me l’insegnamento di tutto ciò che ho elencato sopra che applico a quello che è il mio lavoro attuale come ha sempre fatto mio padre con il suo!

S. | #

Il problema è semplice. Quel signore di certo ha iniziato a lavorare ad 8-10 anni. A fare quel lavoro. Forse seguendo suo padre, forse andando “a bottega”.

Io sono commerciante, avevo 6 anni quando iniziai a vendere. A 6 anni andavo al mercato tutta l’estate, servivo i clienti, gli facevo i conti, e gli davo i resti.

Vivrò come commerciante e morirò come commerciante.

Una volta si poteva, oggi se il figlio di un artigiano viene trovato in azienda ad imparare il mestiere sono mazzate. Ancora peggio se sono presso terzi.

Oggi i bambini imparano a stare seduti dietro ad un banco, con carta e penna. Da grandi vorranno continuare a fare quello.

Laura | #

Sono quasi commossa dai profumi che questo post suscita… profumi di un mondo troppo lontano che in molti fanno già fatica a ricordare…è diventato tutto così frenetico, veloce, impersonale, stigmatizzato.

Credo che nei nostri giorni e soprattutto in questi momenti di crisi tutti si daranno una ridimensionata in cui sarà inevitabile un ritorno ai buoni vecchi lavori manuali del passato (e concedetemi…grazie al cielo!!!).
E anche i “nuovi” lavori attingeranno da quelli che erano i valori che il buon lavoro di quei tempi aveva come capisaldi.

In questo periodo mi sono proprio resa conto, soprattutto grazie al mio lavoro, che è necessario reinventasi e che fortunatamente esistono dei modi possibili (basta avere fantasia) per unire il mondo del lavoro moderno-fatto di jobtitle, recruiting,human resources- al quel mondo,magari non ancora perso del tutto, in cui la stretta di mano aveva la sua importanza…in cui ci si guardava negli occhi e ci si sentiva a pelle….

Emanuele | #

Bellissimo questo post. Anch’io ho un meccanico che entra a pieno in questa descrizione. In età pensionabile ma ancora pronto a mettersi a terra per aprire la mia Vespa e controllarla a puntino. E poi i problemi riconosciuti dal suo orecchio: ripara solo motori, da una vita.
Gli ho lasciato la Vespa prima di pranzo, dopo pranzo era già pronta. Lui aveva mangiato un boccone e si era messo al lavoro… perché non è un lavoro quello, è passione, è amore per ciò che sai fare.
Anche nel mio caso il prezzo è stata una sorpresa: sembra quasi esser fermo al costo della vita di quarant’anni fa…
Ciao,
Emanuele

moliseven | #

Sono pienamente d’accordo con te e più passa il tempo e più mi pento di non avere appreso il mestiere dei miei nonni. Uno era sarto e l’altro falegname.

eldino | #

E’ davvero un piacere leggere posts commuoventi ma fottutamente reali ed attuali come questo nella marea di altri posts-fotocopia che invadono ogni giorno il mio account Google Reader. La storia del mondo è ciclica, il che mi rende fiducioso: un giorno il lavoro inteso come valorizzazione delle risorse umane ritornerà. Per il momento possiamo consolarci con i prezzi bassi ed il sottocosto che soltanto i “chioschi” all’interno dei centri commerciali possono darci.

Complimentoni ancora per post e per il blog 😉 -eldino-

FFrancesco | #

Che bel post… hai proprio ragione.
Dieci anni fa trovai un anziano elettrotecnico che mi riparò la radio a valvole di famiglia per poche migliaia di lire. Oltre alla splendida e insperata riparazione (la “Minerva” funziona ancora oggi!) fu una conoscenza umana bellissima, e la sua stanza-laboratorio era un magico museo della radiotecnica!

fmortara | #

Questo è un mondo che sarebbe bello tornasse…
Piccole botteghe artigiane anzichè asettici ed impersonali ipermercati dove si è soltanto numeri e non persone.
Proprio in questo periodo stò scoprendo con la mia compagna il piacere di commprare la frutta in una bottega sotto casa… prodotti ottimi e un sostanziale (sostanzioso) risparmio.
E lo dico da tecnico informatico, che fa il suo lavoro con passione per 15 ore al giorno, non vorrei tornare all’età dlla pietra… solo recuperare alcuni valori che sono scomparsi…

gino | #

Certamente “a quel tempo” c’era una concezione diversa del lavoro. Questo post bellissimo mi fa pensare che di queste cose si parla sempre piu’ spesso, come di una mancanza da colmare, di un ritrovare le arti e mestieri per i quali questo paese e’ diventato famoso nel mondo, di un nuovo rinascimento che sta montando.

Mi chiedo anche se debbano essere appannaggio dei soli artigiani. Il lavoro manuale, lento, di precisione, e’ veramente l’unico teatro in cui mettere in scena tanta sapienza e passione ? Perche’ non potrebbe essere lo stesso per un programmatore, un grafico, e perfino un venditore ? “code is poetry” vi dice qualcosa, immagino.

Non e’ tanto nel vecchio mestiere, il punto, quanto in una concezione del lavoro che valorizza il professionista, la passione che trasfonde nel suo lavoro, nei livelli di qualita’, di eccellenza che raggiunge di conseguenza. Il colpevole e’ sicuramente il “consumismo”, che spinge alla produzione frettolosa e in grande scala, all’oggetto destinato a durare poco perche’ verra’ poi’ sostituito, ad un’innovazione cosi’ frenetica che concede tempo per profonde specializzazioni.

Ma tutto questo sta lentamente cambiando. E questa crisi e’ forse proprio il segno che il cambiamento e’ profondo e traumatico. Speriamo benefico, alla lunga.

rob_ | #

…..quando capita di entrare in botteghe come quella che hai descritto…..beh…….c’è quasi da commovuersi…
potrei sapere dove si trova?

fabio | #

andrea… come ti capisco.
mio papà e artigiano e oltre al suo specifico lavoro, sa fare di tutto, compreso il contadino.
per colpa del mio e del suo carattere non abbiamo mai avuto un rapporto padre/figlio almeno decente, dialogo assente.
lui è il classico tipo che le cose le devi capire/sapere leggendolo nel pensiero… e io non mi sono cmq mai sforzato di impegnarmi nel capire/imparare da lui.
così ora mi ritrovo a non sapere fare nulla di ciò che sa fare, e a non potere/sapere/volere controvertire questo rapporto con lui…. inoltre mi ritrovo a non sopportare quasi più il mio lavoro di pseudo-informatica e molto spesso preferirei fare un lavoro manuale/fisico/tangibile… ultimamente la mia soglia di sopportazione verso i clienti è davvero bassa e purtroppo tendo ad assumere l’atteggiamento “mi devo liberare al più presto di questo cliente” .
non aiuta il fatto di avere utonti e non utenti… come clienti

Gioxx | #

Riflessione profonda, giusto pensiero, sapore di vecchie abitudini e ricordi ormai lontani. Non resta molto altro da aggiungere sfortunatamente…

Il futuro è lì che ci aspetta, di certo non si torna indietro, non sempre è un bene e tu lo hai descritto perfettamente in poche righe…

Riesco ancora a sognare ad occhi aperti quando torno al paese natale, dove trovare un artigiano è certamente più facile che osservare un’azienda grande, grossa, “fredda” … è una cosa particolarmente bella e in cuor mio spero che possa continuare per tanti anni … nonostante sia certo che non sarà così per sempre.

Grazie Andrea, un post che ha suscitato una stupenda sensazione ed una insopportabile nostalgia …

Irish Coffee | #

ne sono rimasti pochi, qualcuno in più in quei paesini che vivono alla giornata svolgendo quel lavoro che hanno amato per tanti anni
ed è vero che se li togli dal loro lavoro non vivranno a lungo
a chi non piacciono queste persone?
e tu Andrea sei un pò come loro, cosa succede se ti tolgono la tecnologia?
okok ti restano le trenette 😀

Luca | #

speriamo qualcuno resista ancora qualche anno

Seb | #

Qualità: si chiama Qualità ed ha la Q maiuscola.

andrea milanesi | #

Ho ereditato il lavoro dei miei genitori, con orgoglio e passione cerco di farlo crescere e di metterci cura del cliente e servizio. Troppo spesso ho a che fare con clienti con non stimano e non riconoscono il tuo lavoro, attenti a cercare solo il prezzo più basso non si accorgono e non considerano tutto ciò che serve e c’ è dopo aver comprato. Con difficoltà tento di trasmettere il mio metodo ai miei collaboratori che a loro volta troppo spesso pensano solo allo stipendio più alto e non alla qualità del lavoro.

Qualità.

E’ questo il valore che stiamo perdendo di vista, tutti troppo attenti al massimo risultato con il minimo sforzo, niente passione, niente cortesia, pretendo tutto e subito nel minor tempo possibile e al prezzo più basso.
Spero di poter scegliere sempre i miei clienti, spero che loro scelgano me perché offro la mia buona volontà, la mia buona fede, la mia passione, il mio sorriso e la mia disponibilità. Personalmente sono disposto a pagare di più per tutto questo!

Laura | #

Sono d’accordissimo con il post di Andrea Milanesi qui sopra…più che d’accordo…
Infatti con l’azienda in cui lavoro da poco, in cui paradossalmente stiamo creando un portale Internet e che quindi con il meraviglioso mondo dell’artigianato qui sopra citato ha ben poco a che vedere, stiamo tentando di puntare proprio su questo..sulla Qualità.
Qualità nello selezionare le aziende e i posti di lavoro offerti, qualità nel proporre i candidati, qualità nel servizio offerto.

Certo, non vendendo un prodotto fatto e finito è molto più difficile, i servizi devono prima essere ben compresi.
Però stiamo tentando di metterci la stessa attenzione certosina e la stessa viscerale passione di quel signore d’altri tempi che lascia ben solcata nella memoria quella sensazione di professionalità che suscita, credo e spero in ognuno, la voglia di emulazione.

Maria Grazia | #

ciao mi chiamo Maria Grazia ho letto il tuo scritto sul lavoro artigiano e sono pienamente d’accordo pensa che mio marito è scultore di marmo e nel suo lavoro mette tutta la passione che solo chi lavora con grande amore sa fare, purtroppo però e soprattutto in questo periodo l’amore e la passione per il proprio lavoro non viene affatto capita e valuta come dovrebbe. A presto

daniele | #

Devo giusto mettere a posto la mia sella del mio Beverly e sono di genova.

Mi dici la via?

Grazie 😉

The Butcher | #

Beh, si pi√π o meno…
Io ci son stato tempo fa e la prima cosa che mi ha detto √® stata: belin, ora non posso, c’ho un sacco di cose da fare, e poi venite tutti qui, e io son anziano e blah blah blah… poi appena ha smesso di mugugnare correndo da una parte all’altra del suo garage mi ha guardato, ha guardato la sella e mi ha detto: vieni domani mattina, ora ho da finire due cose…
Viva il mugugno, viva le botteghe!

Claudio Fedi | #

La despecializzazione è il problema. Si tende a despecializzare tutto per poterlo pagare meno possibile, per rendere sostituibile e più ricattabile il lavoratore. A quel punto il lavoro diventa un intermezzo non una professione e non c’è nessun motivo per appassionarcisi.
Io penso sempre al giardiniere che nel tempo è passato da un mestiere di alte competenze e specializzazione a un mestiere di semplice disboscatore. Ma lo stesso ragionamento lo si potrebbe fare per i facchini e i magazzinieri, negli anni 70 si poteva spedire una damigiana di vetro in tutta italia e si era certi che arrivava intera, quanti spedizionieri oggi hanno un facchino che sa come si carica una damigiana in vetro su un TIR per farla arrivare sana?