“Stai in bolla”, mi hanno detto.
Quando arriva un brutto periodo, quando qualcuno che ami sta male, non cadere. Reagisci al cambiamento e non lasciare che ti sposti, che ti trascini via.
“Stai in bolla”. Approfitta di quello che la vita ti ha mandato e trasformalo in qualcosa di nuovo. Non accettare passivamente, non farti sommergere dallo sconforto e mantieni il controllo della tua vita; cerca sempre dentro ogni cosa che ti accade e lascia che ciò che trovi ti arricchisca.
“Stai in bolla”. Non perdere il tuo centro di gravità, non dargliela vinta. Quando sembra che la mancanza di qualcosa ti pieghi e ti allontani dalla perpendicolare, aggiungi qualcosa di tuo da un’altra parte e raddrizzati.
“Stai in bolla”. Usa l’amore come un cuneo, una zeppa emotiva che ti mantenga stabile. Approfittane per colmare vuoti e lacune che hai sempre avuto, dai una svolta alle cose e ricavane tutto quello che puoi.
“Stai in bolla”. Lasciati arricchire e non frustrare, sostieni gli altri perché facendolo troverai un appoggio che aumenterà la tua stabilità.
“Stai in bolla”. Pratica un po’ di “ecologia emotiva”, mantieni una percezione più distaccata e non permettere che i momenti buoni vengano schiacciati dall’angoscia.
“Stai in bolla”, mi ha detto una persona saggia.
“Non è mai troppo tardi per spaccare il guscio in cui siamo chiusi”.
La musica è sempre stata una costante nella mia vita; il fatto che sia ormai completamente digitale mi da ancora più soddisfazione, specialmente quando la riproduzione casuale delle tracce del mio iPhone mi propone una playlist così mentre guido per tornare a casa.
Renee Olstead – What a difference a day makes. Un classico interpretato da una voce di talento poco conosciuta.
Steve Ray Vaughan – Cold shot. Un pezzo molto bello e meno noto di un musicista che ha segnato la storia del blues elettrico. Atmosfera torbida e ritmo ipnotico; potete accennare anche un po’ di air guitar.
Mamas and Papas – Make your own kind of music. Tutti i fan di Lost la conoscono, probabilmente è la versione anglofona della “Canzone del sole”. Da cantare tutti assieme a squarciagola. Spiaggie, fuochi, quelle robe lì.
Planet Funk – Who said (posillipo mix). Fantastica elettrodance di un gruppo italianissimo che non stonerebbe a Londra. Questo è un lungo remix di un pezzo cantato dalla voce inconfondibile di Dan Black, il cantante dei The Servant.
Alejandro De Pinedo – Sex on the beach. Un paraculissimo pezzo ambient che potete usare per cercare di sedurre il/la vostro/a ganzo/a. Talmente stereotipato che sembra quasi un classico, come il trash che diventa arte.
(Update per chi mi legge dall’aggregatore: sul post c’è un widget che vi permette di ascoltare i brani; dal feed non si vede.)
Ho in prova da qualche tempo un disco esterno Buffalo Link Station Live. Si tratta di una unità disco esterna ethernet dalle caratteristiche molto interessanti. Le dimensioni sono quelle consuete, la qualità delle plastiche è nella norma e l’assemblaggio è buono. Durante il funzionamento è abbastanza silenzioso; degna di nota la possibilità di estrarre la piccola ventola per pulirla di tanto in tanto, migliorandone l’efficienza e riducendo il rumore. Si tratta di un piccolo NAS, quindi la connessione avviene esclusivamente tramite la rete locale; l’interfaccia di rete è Gigabit, cosa importante perché la Fast Ethernet a 100mb/s non è particolarmente efficiente per il trasferimento di file di grosse dimensioni, e l’unità è fortemente orientata al multimedia. (Naturalmente per sfruttare la velocità Gigabit dovete avere uno switch Gigabit e una scheda di rete Gigabit sul vostro computer, altrimenti andate comunque a 100 mb/s).
Ho trovato LinkStation Live particolarmente versatile: per un utente medio potrebbe addirittura sostituire un server casalingo sempre acceso. Le funzioni legate alla rete locale e ai dati sono:
Condivisione di cartelle di rete con gestione dei privilegi di gruppi e utenti, che possono essere locali, oppure con autenticazione delegata ad un controller di dominio Active Directory . Questa funzione lo rende utilizzabile anche in reti professionali di piccole dimensioni gestite da un server. L’accesso via FTP può essere abilitato a livello di singola cartella. C’è anche un accesso via browser, ma ne parliamo dopo.
In presenza di più unità si può configurare un backup automatico che sincronizzi i dati delle cartelle selezionate.
Funzionalità di print server USB.
Possibilità di gestire un secondo disco USB esterno collegato direttamente alla sua interfaccia.
Invio di alert via mail relativi allo stato di salute del disco SATA.
Se interfacciato con un UPS è possibile impostare lo spegnimento automatico in caso di mancanza di alimentazione prolungata.
Funzione “Time Machine”. Se abilitata il disco viene visto da un Mac come una unità Time Machine su cui fare i backup automatici. La procedura di configurazione è dettagliatamente spiegata nella documentazione del prodotto.
Trasferimento “One Touch” di file multimediali da videocamera e fotocamera digitale con copia diretta via USB dalla camera al disco.
Possibilità di definire degli orari di funzionamento durante i quali l’unità si accenderà e spegnerà autonomamente.
Veniamo alle figate:
La funzione più bella è quella di client BitTorrent: senza bisogno di impegnare un computer, il download viene fatto direttamente dal disco e le operazioni si gestiscono tramite una semplicissima interfaccia web. Caricate il file torrent o indicate l’URL da cui prelevarlo, lanciate il download e potete dimenticatevene. Dopo qualche tempo troverete il materiale già salvato nella cartella condivisa specificata nelle impostazioni. Nel frattempo potete tranquillamente spegnere il computer che non è minimamente coinvolto nelle operazioni. Ne ho testato il funzionamento e sono rimasto molto soddisfatto: il download è veloce e il client è in grado di autoconfigurare il router tramite UpnP e aprire le porte TCP necessarie al buon funzionamento del protocollo.
WebAccess: qui è spiegato bene; in breve si tratta della possibilità di accedere a LinkStation Live anche da internet, ovunque vi troviate. Potete decidere quali condivisioni rendere accessibili e eventualmente proteggerle con password. Il tutto senza neppure toccare il vostro router: tramite UPnP il disco fa i suoi magheggi e pubblica da sé le porte necessarie per l’accesso dall’esterno. Potrete raggiungere Link Station anche se avete solo un IP pubblico dinamico: un apposito servizio gratuito di Buffalo fa le veci di DynDNS in modo estremamente più semplice.
Server DNLA. L’unità è in grado di condividere la libreria multimediale con un player/set top box in modo trasparente, per rendere disponibile i suoi contenuti in rete in modo che possano essere riprodotti sul televisore di casa, ad esempio. E’ sufficiente un media player che supporti DNLA, e credo siano la maggior parte.
Server iTunes. Tutta la libreria multimediale è condivisibile e può essere riprodotta via rete tramite un normale client iTunes, la vedrete apparire nell’elenco delle librerie condivise, sulla sinistra dello schermo.
Semplicità di configurazione: un utente con medie conoscenze tecniche è in grado di fare cose impensabili fino a qualche anno fa senza essere tecnici abbastanza evoluti. In particolare tutta la configurazione della procedura di accesso dall’esterno è realmente semplice da configurare e non serve familiarità con concetti come routing, NAT o port forwarding per ottenere risultati in poco tempo.
In conclusione: devo confessare che quando Paolo mi ha proposto la prova di LinkStation Live ho accettato aspettandomi un disco ethernet qualsiasi con qualche ammennicolo in più, invece il gran numero di funzioni, la praticità della gestione e la semplicità d’uso mi hanno appassionato. E’ un oggetto molto bello che ha solo il torto di essere difficile da “capire” e da “spiegare”, viste le sue potenzialità. Se proprio devo cercare un difetto, direi che un server VPN l’avrebbe reso l’arma finale: una implementazione di OpenVPN, ad esempio, magari con una gestione semplificata e un piccolo client da installare per ottenere accesso alla propria rete locale dall’esterno completerebbero questo oggetto nel migliore dei modi.
LinkStation Live esiste in tagli da 500GB, 640GB, 1TB e 1,5TB, i prezzi sono rispettivamente 160, 180, 210 e 260 euro IVA compresa. Si tratta di costi tutto sommato convenienti viste le caratteristiche del prodotto che mi sento di consigliare a chi abbia bisogno di uno storage multimediale con caratteristiche avanzate, ma non abbia le capacità o la possibilità di installare un server apposito e di configurare un router di conseguenza.
Trasparenza per un mondo migliore: l’unità mi è stata prestata, e la restituirò a Preview, che ringrazio nella persona di Paolo. Non ho percepito alcun compenso per scrivere questo post, né mi è stato richiesto qualcosa che non fosse esprimere liberamente le mie opinioni. Perché lo faccio? Mi piace giocare con la tecnologia e cerco di scrivere la recensione che vorrei trovare io quando cerco notizie di un prodotto.