DreamHost è un hosting con diversi pregi, tra i quali lo spazio illimitato e l’accesso SSH. La tentazione di usarlo come spazio di backup via FTP è forte, malgrado sia vietato dai termini di servizio; io lo facevo e ho ricevuto una mail cortese ma ferma, che mi chiedeva di rimuovere i file di backup entro 24 ore. Nessun problema: ero in torto e ho provveduto a eliminare quanto richiesto.

La parte divertente è stata che proprio a causa di questa mail ho scoperto che tutti gli account DH comprendono 50GB di spazio da usare per i backup, sebbene con alcune limitazioni. Per attivare il servizio basta creare l’utenza apposita nel pannello di controllo, e ci viene dato lo spazio su un altro server. Le limitazioni riguardano i protocolli supportati per il trasferimento dei file e il tipo di accesso: si possono usare solo ftp, sftp, scp e rsync, inoltre non è supportata la schedulazione di processi tramite cron.

Quello che vi sto per dire è riferito a linux, su windows ci sono altri sistemi per fare le stesse cose. L’esempio trattato riguarda il backup di un blog, ma gli usi possibili sono diversi e la procedura va bene in ogni caso.

Facciamo un passo indietro e vi racconto come facevo i backup del blog fino a qualche giorno fa: sul server dove gira WordPress ci sono due sistemi separati che fanno un dump del database tutti i giorni. Il primo via mysqldump, schedulato via cron, l’altro tramite PHPMyBackupPro, ottimo sistema che consiglio a chi non ha la possibilità di programmare dei task sul suo server. Tutti i giorni i file e i dump del database (tengo le ultime due settimane) venivano scaricati sia dal mio server a casa che dal server di DreamHost, in modo da avere tre copie dei dati su tre server in tre luoghi diversi.

Dovendo rimuovere i dati dal server principale di DH, non ho più la possibilità di scaricare da là i dati, quindi ho deciso di fare un doppio salto: il cronjob che scarica a casa provvede poi a uploadare via rsync i file sul server DH di backup. Rsync è un utilissimo comando che permette di trasferire file in modalità incrementale e opzionalmente compressa; in pratica copia solo i file aggiunti o modificati, skippando gli altri.

Per automatizzare il tutto è necessario configurare il password-less login, altrimenti rsync richiede la password ogni volta che viene lanciato. Per farlo serve una coppia di chiavi RSA (se non le avete già), da creare tramite il comando ssh-keygen -t rsa, che genera i file id_rsa e id_rsa.pub in ~/.ssh/. (Premete sempre invio alle richieste del programma). Adesso create via FTP la cartella .ssh sul server di backup (mi raccomando il punto davanti), copiateci id_rsa.pub e rinominatelo in authorized_keys; date i permessi 700 alla directory e 600 al file.

A questo punto rsync funzionerà senza richiedere l’inserimento della password. La sintassi per copiare i file è la seguente:

rsync -e ssh -av local_directory username@server.dreamhost.com:remote_directory

(tutto su una riga) naturalmente sostituendo local_directory, username, server.dreamhost.com e remote_directory con i parametri adeguati alla vostra configurazione. Utente e server sono quelli relativi allo spazio di backup.

Se volete potete aggiungere lo switch --delete, che cancella dalla destinazione i file che non esistono più sulla sorgente.

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Di: Andrea - 30/07/2009

Sono incuriosito come tutti dalla emergenza, o presunta tale, dell’influenza suina. Mia moglie Nives è un medico internista presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Martino di Genova, ed è quindi interessata in prima persona agli sviluppi dell’infezione. Le ho chiesto di chiarire alcuni dubbi che avevo sull’argomento.

- Cos’è l’influenza suina?
L’influenza suina è un’infezione influenzale data da un virus di tipo A H1N1 (lo stesso della pandemia di “spagnola” del 1918). Le lettere H e N indicano due proteine di superficie del virus, responsabili della risposta anticorpale e soggette a variabilità genica; questa variabilità consente al virus influenzale di cambiare di anno in anno e di essere quindi responsabile di nuove epidemie. I virus che hanno circolato negli ultimi anni non possedevano questo assetto antigenico, e quindi la popolazione non possiede difese immunitarie specifiche verso questo virus (sarebbero eventualmente immuni pazienti a suo tempo guariti dalla “spagnola”, sempre ce ne siano ancora vivi!).

- Quali sono i sintomi?
La sintomatologia classica è quella tipica di tutte le influenze: febbre, dolori muscolari e sintomi respiratori che possono interessare in varia misura e con varia gravità le vie aeree superiori e inferiori. La peculiarità di questa infezione è la mancanza di difese specifiche data dalla memoria immunologica nella popolazione; questo fa sì che l’organismo infetto presenti una ridotta capacità di difesa, e per questo l’influenza può presentarsi in un maggior numero di soggetti e con maggior virulenza. Minori difese e maggior virulenza possono essere la causa di manifestazioni più gravi della malattia in soggetti defedati[1] per patologie o terapia in atto o in caso di infezione con grossa carica virale.

- Come si contrae?
Anche questa influenza, come tutte le altre, si contrae inalando le particelle di Flügge[2] contenenti virus, che i pazienti infettati emettono con la tosse e gli starnuti. Il virus è reperibile a livello dell’orofaringe; infatti il primo test per la verifica della positività di infezione da H1N1 che viene effettuato è un tampone faringeo e ricerca del DNA del virus tramite amplificazione genica. Questo esame, anche se viene chiamato test rapido (non prevede infatti l’isolamento culturale del virus) necessita di almeno 4-5 ore per l’esecuzione e la lettura del risultato.

- E’ grave? Si può morire o rimanere invalidi?
Come tutte le infezione virali può presentare vari quadri clinici e complicanze per interessamento soprattutto a livello polmonare con veri e propri quadri di polmonite virale; tali evenienze possono rappresentare un grave rischio per:

  • pazienti cardiopatici;
  • affetti da patologie croniche polmonari;
  • anziani;
  • bambini sotto i 2 anni;
  • pazienti immunodepressi per qualsiasi causa;
  • pazienti neoplastici;
  • affetti da patologie croniche debilitanti.

Per un paziente sano e normalmente in buona salute la possibilità esiste ma in maniera molto più remota.

- Si cura? Come?
La necessita’ di terapia con antivirale è riservata a quei pazienti che presentino situazioni di rischio preesistenti o che presentino segni clinici di impegno delle basse vie respiratorie (desaturazione ematica[3], obiettività auscultatoria, reperti radiologici): la prescrizione del farmaco deve essere quindi solo su base clinica e non è giustificata dalla sola positività del tampone faringeo.

- C’è o ci sarà un vaccino? Nel caso, chi si deve vaccinare?
Ci sarà sicuramente il vaccino, probabilmente disponibile già da settembre/ottobre e dovrà vaccinarsi il personale sanitario (sempre che non si sia ammalato nel frattempo!), i pazienti con patologie croniche e gli operatori socio-sanitari. Il vaccino non è ancora stato testato per la sua efficacia e sicurezza nei bambini.

- Quali precauzioni è consigliabile prendere?
Le precauzioni sono soltanto quelle dettate dal buon senso: evitare i viaggi in zone ad alta concentrazioni di casi, evitare contatto stretto (entro i 2 metri) con pazienti affetti.

- Ieri sull’autobus c’era un inglese che tossiva, oggi ho la febbre. Devo andare al pronto soccorso?
L’influenza non si manifesta con solo mal di gola, solo raffreddore e sola tosse, deve essere accompagnata da febbre a 38°C o oltre, per cui non corriamo alcun pericolo eccezionale solo perché una persona ha starnutito vicino a noi. Ci si deve rivolgere al medico se si hanno tutti i sintomi dell’infezione.

- E’ arrivata / arriverà in Italia? Sarà un’emergenza qui da noi?
L’influenza da virus H1N1 è già arrivata in Italia e ci sono già stati casi di contagio tra pazienti affetti provenienti da zone ad alta concentrazione a pazienti che sono sempre rimasti in Italia, e il tempo di incubazione è di circa una settimana. Un’emergenza probabilmente ci sarà nel senso che quest’anno avremo un più alto numero di pazienti che si ammaleranno di influenza e probabilmente questa anticiperà anche la consueta stagionalità. L’indice di mortalità per questo tipo di influenza non è molto diverso da quelle di tutte le altre che ci hanno visitato nei scorsi anni: sicuramente se si ammaleranno più persone il numero totale dei morti per complicanza risulterà più alto, ma sarà sempre le stessa percentuale. Ogni anno si verificano decessi per l’influenza, banale nei giovani sani, ma che, per esempio, in un anziano allettato può essere letale.

- C’è allarmismo tra i media, secondo te è giustificato? C’è speculazione?
L’allarmismo è eccessivo: tra informazione corretta e ricerca del titolo c’è differenza, senza contare che una certa spinta all’uso dei farmaci può essere sostenuta anche da speculazioni di tipo economico. Per i vaccini il discorso è diverso, possono realmente arginare la pandemia e possono evitare l’infezione in malati che altrimenti correrebbero rischi.

[1] Defedato: che è in condizione di forte deperimento e fisicamente indebolito.
[2] Le goccioline di Flügge sono emesse con tosse e starnuti, restano nell’aria come un aerosol e possono essere inalate da chi è vicino. Sono modalità importante di trasmissione delle comuni malattie infettive. Le più piccole e veloci arrivano a 2 metri di distanza dal soggetto che le ha emesse.
[3] Desaturazione ematica: riduzione della quantità di ossigeno disciolto nel sangue.

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Di: Andrea - 24/07/2009

Buffalo LinkTheater HD Nfinity

Ho avuto occasione di provare un Buffalo LinkTheater HD Nfinity, un multimedia player con collegamento wired, wireless e USB host.

Pro: ottima qualità costruttiva e estetica sobria e minimale. Il telecomando è di qualità eccellente, molto diverso dalle solite microscopiche frittelle fornite a corredo di media player meno blasonati. Molti i formati supportati, per i quali, e per le caratteristiche tecniche, vi rimando al sito ufficiale linkato qui sopra. I menu sono semplici, chiari e ben organizzati. Non possiedo televisori con ingresso HDMI, ma per quello che ho potuto vedere a risoluzione standard la qualità delle immagini è ottima. L’unità supporta sia DNLA che le classiche condivisioni in rete, e permette di autenticarsi tramite credenziali, cosa che il mio Freecom non è in grado di fare. Un disco esterno ethernet della stessa marca viene riconosciuto e utilizzato al volo, senza necessità di fare alcuna configurazione. Se sulla la rete è presente un server DHCP non è necessario alcun setup, basta collegare il cavo di rete e in pochi secondi l’unità è pronta per l’utilizzo. Ad ogni accensione vengono ricercati eventuali aggiornamenti del firmware. LinkTheater è equipaggiato con due porte USB, una sul retro e una sul frontale, a cui si possono collegare dischi esterni e chiavette USB dai quali riprodurre contenuti. C’è anche una funzione di scaricamento atuomatico da camcorder verso USB

La velocità di caricamento dei file, dello scorrimento veloce e di tutte le altre operazioni mi ha lasciato stupito: evidentemente l’hardware del LinkTheater deve essere adeguatamente dimensionato. In generale l’utilizzo è semplice ed è un oggetto adatto anche ai meno smaliziati.

Contro: sono parecchi, purtroppo. La parte networking ha una certa instabilità: ho penato un po’ per far riconoscere a LinkTheater le share di rete dei miei host (sia win che linux). Non sono riuscito a far funzionare la sezione wireless che sulla carta è ottima, supportando 802.11n Draft 2.0. Mi è anche stato mandato un access point di adeguate caratteristiche per poter effettuare il test, ma la connessione non si stabilisce. Questo ultimo aspetto potrebbe anche essere dovuto a problemi dell’unità che ho provato, non essendo riuscito a collegarmi neppure agli altri access point più lenti di cui dispongo. In ogni caso la connessione verso lo storage DNLA non ha mai tentennato.

I codec sembrano essere un po’ schizzinosi: molti file sono riprodotti in modo troppo “scattoso”, mentre altri si vedono fluidi ma senza audio, ed è un peccato perché la qulità dell’immagine e lo scaling sono sempre buoni. La cosa che più mi ha lasciato sconcertato è l’assenza di supporto per i sottotitoli. Mi sembrava talmente strano che ho contattato l’assistenza, la quale mi ha confermato che i sottotitoli non sono in alcun modo supportati, il che mi sembra una scelta suicida.

Conclusioni: lo comprerei? No, temo. Al momento il prodotto sembra soffrire di alcuni peccati di gioventù che potrebbero essere facilmente risolvibili con un aggiornamento del firmware per far funzionare meglio la parte networking (anche se spero che i problemi wireless siano solo dell’unità in mio possesso) e installare codec più versatili e veloci. Anche la scelta, che non condivido assolutamente, di non supportare i sottotitoli spero possa essere riveduta in un futuro aggiornamento.

Sarebbe auspicabile che Buffalo credesse un po’ in questo prodotto che ha eccellenti qualità costruttive e hardware, ma che al momento è penalizzato da problemi software.

Trasparenza per un mondo migliore: l’unità mi è stata prestata, e la restituirò a Preview, che ringrazio nella persona di Paolo. Non ho percepito alcun compenso per scrivere questo post, né mi è stato richiesto qualcosa che non fosse esprimere liberamente le mie opinioni. Perché lo faccio? Mi piace giocare con la tecnologia e cerco di scrivere la recensione che vorrei trovare io quando cerco notizie di un prodotto.

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Di: Andrea - 20/07/2009

Jimmy Smith - Dot Com Blues Jimmy Smith era un jazzista; suonava l’organo Hammond e ha prodotto diversi album. L’ho scoperto tramite un consiglio di un venditore in uno stand di Inedita 2005, ed è stato una specie di colpo di fulmine. Ascolto molto jazz, ma non ho la minima preparazione sull’argomento,quindi prendete quello che vi dico come una mia interpretazione personale: non sono un esperto.

Dot Com Blues, dal titolo così evocativo per chi frequenta internet da un po’ di tempo, è uno dei suoi ultimi album ed è stato pubblicato nel 2000 dalla Verve, che è un’etichetta storica per la musica jazz. Si avvale della collaborazione di grandi musicisti, tra i quali Etta James, BB.King e Taj Mahal.

Sulla pagina che ho linkato si possono ascoltare alcuni campioni dei brani, a me piacciono particolarmente “8 Counts For Rita” che ha un groove incredibile e ascolto in auto a volume scadaloso, “Strut” un bellissimo brano in coppia con Taj Mahal, “Three O’Clock Blues” un torrido blues classico con la chitarra e la voce di BB.King; anche il brano che da il titolo all’album è particolarmente trascinante. Tutta l’atmosfera del CD, che ho acquistato su iTunes a 9,99, è molto vintage, grazie al suono caldo dell’Hammond B3. Mi rendo conto che un vero appassionato di jazz non consiglierebbe questo album tra tutta la produzione di Jimmy Smith, ma i miei gusti musicali sono influenzati anche da generi completamente diversi che mi fa piacere comunque ascoltare.

Qui potete ascoltare “8 Counts For Rita”. Fatemi sapere.

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Di: Andrea - 13/07/2009

In seguito al mezzo disastro descritto qui, si è resa necessaria le reinstallazione di un Domain Controller Windows Server 2003. Per fortuna, grazie al salvataggio del System State, il dominio non è andato perduto; come al solito mi appunto le cose qui, che magari potrebbero servire anche ad altri.

Ecco la procedura che ho seguito, pianificata con l’aiuto di un collega.

  • Individuazione del disco fisico da sostituire, non ancora rotto ma segnalato in “preguasto” da S.M.A.R.T. tramite la solita utility HP di gestione del controller RAID.
SLOT SUMMARY:
Slot Num  Slot Type  Array Controllers and Host Adapters  Detected
--------  ---------   --------------------------------------------
SLOT 0    PCI        Smart Array P400i Controller
SLOT 0 Smart Array P400i Controller ERROR REPORT:
Logical drive 1 status = Ready for recovery
Port 1I, Box 1, Bay 3 ... S.M.A.R.T. predictive failure  errors have been
detected in the factory Monitor and Performance data.   SOLUTION:  Please
replace this drive when conditions permit.
  • Spostamento dei 5 ruoli FSMO dal Domain Controller all’altro server DC e mailserver Exchange; la procedura è spiegata in questo documento Microsoft.
  • Impostazione del flag Global Catalog sull’altro server.
  • Backup del solo System State tramite NT Backup nel caso qualcosa vada storto e relativo controllo del log.
  • Annotazione dell’esatta versione del sistema operativo e -importante- versione di Service Pack installata.
  • Eliminazione del flag Global Catalog sul server da reinstallare. Per entrambi i casi la procedura è banale ed è qui.
  • Arresto e disabilitazione di eventuali servizi aggiuntivi. In questo caso è stato fermato SQL Server. Ricordarsi di controllare se la macchina è un DHCP server e agire di conseguenza.
  • Lanciare “dcpromo” per demotare il server da Domain Controller e renderlo un semplice server membro. In questa fase viene richiesto di impostare la password dell’amministratore locale, poiché il database SAM viene ricreato (sui DC non c’è). Non dimenticate la password.
  • Dopo il riavvio, lanciare un backup completo tramite NT Backup di tutti i dischi più il System State. In questa occasione, a causa di 5 file danneggiati, l’operazione ha richiesto più di 10 ore. Vi consiglio di fare il backup su una share di rete e non su un nastro.
  • Andarsene a casa e tornare la mattina successiva.
  • Controllo log per assicurarsi che il backup precedente sia andato a buon fine, e annotarsi i file danneggiati.
  • Accertarsi di avere a disposizione i media e il codice di licenza necessari alla reinstallazione del server. Nella fattispecie: CD di HP SmartStart 7.70 e 2 CD Windows Server 2003 R2 32 bit  ITA con relativo Product Key.
  • Momento della verità: spegnere e sostituire il disco individuato in precedenza. Il RAID in questione era 1+0, che permette di perdere fino a un massimo di due dischi senza compromettere di dati; trattandosi di un set in striping di drive “mirrorati” i dati sono salvi solo se si rompono due dischi “giusti”. Non ho sperato neppure per un momento di essere tanto fortunato, e avevo ragione: cambiato il disco, il controller mi ha fatto una pernacchia, ma almeno non è stato necessario riconfigurarlo.
  • Forti del nuovo disco logico bello vuoto, reinstallare Windows Server 2003 senza fare alcun aggiornamento e lasciando il server in workgroup.
  • Installare anche il secondo CD di Windows Server 2003 R2 quando richiesto e applicare il Service Pack precedentemente annotato. Questi passi sono importanti: il ripristino un System State di un server con SP2 su un server SP1 non funziona: la macchina non si riavvia più, e va rifatta da capo. L’errore riportato al boot è “Impossibile avviare Windows. Errore del software. Riportare questo problema come: caricamento delle DLL di HAL necessarie. Errore HAL Rivolgersi al Servizio Supporto Tecnico per riferire questo problema.” Naturalmente mi è successo.
  • Ripristinare il backup selezionando tutto tranne i file annotati in precedenza ed elencati come danneggiati dal log. Prima di lanciare il processo, assicurarsi di aver impostato l’opzione di NT Backup “se il file esiste già, sostituisci sempre“.
  • Al termine, controllare il log in cerca di eventuali errori e riavviare il server. Probabilmente saranno necessari un paio di riavvii.
  • Se tutto è andato a buon fine, avremo un server membro del dominio, con tutti i servizi installati, le patch applicate in precedenza e la configurazione originale.
  • Lanciare un “dcpromo” per promuovere la macchina a Domain Controller e controllare i log di sistema. Nel mio caso il log di security era danneggiato e ho dovuto ricrearlo. Controllare l’eventuale DHCP server.
  • Ripristinare i 5 ruoli FSMO e il flag Global Catalog seguendo la stessa procedura riportata in precedenza.
  • Riabilitazione e riavvio dei servizi aggiuntivi. In questo caso SQL Server. Controllare che funzionino tutti e guardare i log di sistema.
  • Fare qualche test funzionale dai client per assicurarsi che tutto sia a posto.
  • Bullarsi con amici e colleghi ed andarsene a casa.

Tempo impiegato: circa un giorno e mezzo di lavoro, facendo le cose con attenzione, calma e scrupolo.

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Di: Andrea - 02/07/2009