Universal Plug and Play, secondo Wikipedia, è un insieme di protocolli di rete che permette ai dispositivi che lo implementano di semplificare drasticamente la loro integrazione all’interno di una rete. Il nome è mutuato da Plug-and-play, una tecnologia che permette di collegare un dispositivo ad un computer e averlo immediatamente pronto all’uso. La similitudine si riferisce alla possibilità di alcuni dispositivi di collegarsi, autoconfigurarsi e annunciare i propri servizi alla rete senza necessità di configurazione preventiva. Per tutti i particolari più tecnici, vi rimando alla voce di Wikipedia che ho linkato qui sopra.

Una delle categorie di oggetti che supportano UPnP sono i router per uso casalingo o per piccoli uffici (SOHO), che tramite un’estensione del protocollo, detta Internet Gateway Device Protocol, permettono ai client in grado di sfruttare la tecnologia di compiere una serie di azioni; le più comuni sono il reperimento dell’indirizzo pubblico della connessione, la lista della tabella di inoltro delle porte TCP e UDP e la relativa modifica.

Proprio questo ultimo aspetto contribuisce a semplificare parecchio la vita degli utenti: per pubblicare un servizio o abilitare il traffico in ingresso verso un client è necessario configurare il NATP sul router, il che richiede conoscenze tecniche non banali. Se il software che stiamo utilizzando ed il router supportano UPnP è sufficiente assicurarsi che le rispettive voci siano abilitate e non ci sarà bisogno di fare nessuna configurazione.  L’esempio più comune sono i software P2P: per massimizzare la velocità di trasferimento è necessario che il traffico in ingresso su una o più porte TCP sia inoltrato verso il client su cui sta girando il software; programmi come µTorrent o Transmission sono in grado di configurare autonomamente il router in modo da ricevere il traffico entrante, rendendo il trasferimento molto più veloce.

Sfortunatamente, in tutto questo c’è un problema: UPnP non supporta l’autenticazione e presume che tutti gli host della rete siano sicuri e a tutti garantisce i privilegi sufficienti per effettuare modifiche alla configurazione, il che potrebbe rappresentare un buco nella sicurezza; è stato ipotizzato che un programma Flash opportunamente scritto potrebbe aprire alcune porte nel router all’insaputa dell’utente, esponendo quindi il client all’attacco dall’esterno con una semplice visita ad un sito contenente codice malevolo, anche se a memoria non ricordo di aver mai sentito parlare di qualcosa del genere. Per questo motivo, e per il fatto che si tratta comunque di un protocollo di cui l’utente è meglio sia al corrente, su parecchi dispositivi è disabilitato per default e va abilitato esplicitamente: controllate sul vostro router.

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Di: Andrea - 23/11/2009

PowermatSto provando il sistema di ricarica Powermat da qualche giorno; è costituito da una base, che può ricaricare fino a tre dispositivi contemporaneamente, e da una cover per iPhone dotata di un apposito ricevitore. La batteria viene ricaricata semplicemente appoggiando il telefono sulla base grazie al fenomeno dell’induzione magnetica, e non c’è nessun cavetto da collegare.

La cover contiene il ricevitore, che sporge leggermente dal dorso del telefono, e un connettore interno che si inserisce nell’iPhone “replicando” all’esterno una porta micro USB standard che può essere tranquillamente usata per la sincronia con iTunes; date un’occhiata alle immagini qui e capirete di cosa sto parlando.

La sistemazione sulla base è aiutata dalla cover leggermente magnetizzata che guida l’iPhone nella posizione corretta, confermata da un suono e dall’accensione di un LED bianco. Al termine del processo di ricarica la base smette di alimentare la batteria, per preservarla nelle migliori condizioni possibili e risparmiare energia. La base viene alimentata a sua volta da un trasformatore di generose dimensioni; due tasti sul retro permettono di regolare intensità del LED e volume del suono di avviso. C’è anche una presa USB standard che permette di alimentare qualsiasi dispositivo via cavo; un chip RFID contenuto nelle cover e nei copribatterie dei dispositivi supportati permette alla base di sapere quello che sta caricando e regolare di conseguenza i parametri di ricarica in modo ottimale.

La fattura della base è di ottima qualità, la cover è molto bella e piacevole da impugnare, ma è leggermente più spessa del normale a causa della presenza del ricevitore sul retro; non mi pare interferisca in alcun modo sulla funzionalità del telefono né sulla sensibilità alla rete 3G e/o WiFi. I tempi di ricarica mi sembrano gli stessi dell’alimentazione tradizionale.

Alla prova dei fatti il sistema è molto pratico ed intuitivo: appoggiare il telefono da qualche parte una volta arrivati a casa o in ufficio è un gesto estremamente naturale, che in questo caso permette anche di ricaricare il dispositivo. Chi non ha mai dimenticato di mettere in carica il telefono la notte per poi trovarlo scarico la mattina?

Al momento mi pare di capire che i dispositivi supportati siano iPhone, iPod Touch, Nintendo DS e alcuni modelli di BlackBerry. C’è anche un sistema universale da appoggiare sulla base con una serie di connettori per ricaricare i dispositivi più diffusi, ma se si deve collegare comunque un cavo tanto vale non avere tutto l’accrocchio, secondo me. Se un sistema come Powermat prendesse piede si potrebbero avere telefoni che supportino la carica ad induzione in modo nativoeliminando il problema degli alimentatori multipli, che è talmente sentito da aver indotto la comunità Europea a pronunciarsi in merito.

La base costa 89 euro (99 la portatile) e la cover/ricevitore 40 euro; si tratta di prezzi abbastanza alti, giustificati dalla nuova tecnologia e dalla buona fattura dei prodotti. Considerando che le cover migliori per iPhone superano tranquillamente i 20 euro, il costo del ricevitore non è neppure troppo alto; probabilmente la spesa comincia ad avere una ragione utilizzando tutti i tre alloggiamenti disponibili.

Lo comprerei? Per un solo dispositivo, sinceramente no. Se pensassi di usarlo per ricaricare iPhone, il Nokia E51 e il BB di Nives, magari un pensiero ce lo potrei anche fare.

Grazie a Mafe e a Stefano Godio, ai quali ho ripetutamente “paccato” gli inviti per un aperitivo, per avermi mandato il sistema. Come sempre, nessuno mi ha chiesto nulla se non la mia opinione, e non ho ricevuto alcun compenso.

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Di: Andrea - 18/11/2009