Scatole

La sera, dopo che tutti sono andati a dormire, io resto solo e la giornata è davvero finita. Ed è come se fosse un pacco, una ennesima scatola che ho appena chiuso e sigillato: essa va riposta sullo scaffale, etichettata e inventariata. Mi piace pensare che ogni giorno abbia almeno una cosa per la quale sia valso l’averlo vissuto, che mi abbia insegnato almeno una cosa nuova, che mi abbia lasciato almeno un ricordo da conservare, un’esperienza di cui fare tesoro, qualcosa che mi ha fatto sentire vivo. C’è qualcosa da salvare anche nei giorni più bui: qualcosa che mi arricchisce, che aumenta la mia esperienza, che mi aiuta a non compiere sempre gli stessi errori.
Non sempre ci riesco: magari sono nervoso, stanco, scoraggiato, e il non riuscire a trovare una etichetta adeguata per la giornata appena trascorsa aggiunge frustrazione e angoscia. Se questa situazione dura giorni, finisce per diventare un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.
Quando le cose si fanno spesse, quando il gioco si fa duro, è difficile non farsi prendere dallo sconforto; per cercare di resistere io avvicino l’orizzonte e vivo alla giornata. Piccoli passi per cercare di stare meglio senza pensare alla big picture, perché quando sono giù mi è difficile vedere la parte mezza piena del bicchiere.
Piano piano se ne esce. Un bit alla volta, una pagina al giorno. Una scatola in più da mettere in magazzino.
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