Andrea Beggi

You have to do stuff that average people don't understand because those are the only good things.

Le PR della paternità

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Ieri è stata la mia prima festa del papà senza papà a cui fare gli auguri. Ne approfitto per riciclare un post che avevo scritto per Grazia Blog qualche tempo fa, ché qui non si butta via nulla.

Prima che nascesse Beatrice, durante la gravidanza di Nives, ero contento.

Normalmente contento, della contentezza che si suppone debba avere un futuro padre, quella lì. C’è stato tutto il rituale: supporta tua moglie, gira per ginecologi ed esami, offri da bere a amici e colleghi, pacche sulle spalle, cerca un nome che ti piaccia, fai il totosesso, guarda la pancia che cresce e ascolta con l’orecchio sull’ombelico.

Le avvisaglie le ho avute con la prima ecografia: son rimasto lì per 10 minuti come un cretino a guardare una specie di fagiolo sfuocato e mi sentivo come se qualcuno mi prendesse il cuore a calci. E perché stavo piangendo? Cosa stava succedendo? Scioccamente, non ho dato molto peso e non sono riuscito a decodificare i messaggi che mi stavano arrivando.

A questo punto il colpo di scena: la mattina della nascita mi presento all’ospedale contento, sempre di quella normale gioia che uno prova e immagina sia tutta lì e sia quella giusta che arriva nel momento in cui si diventa padri. Poi, da quel momento, da quell’esatto momento nel quale Nives mi ha preso la mano per stritolarmela e non lasciarla più per tutto il parto, la mia vita è cambiata.

Se uno non è un padre e pensa di aver fatto cose emozionanti e emotivamente forti nella vita, aspetti di vedere nascere il proprio figlio. Io non è che abbia avuto una vita avventurosa, ma la mia dose di emozioni le ho avute, come quella volta che ho girato sulla pista di Imola con la mia moto e ho scoperto che a 230 chilometri orari non è affatto semplice convincere il mezzo a cambiare traiettoria abbastanza velocemente per non finire lunghi nella sabbia, oppure quella volta che ho creduto di aver perso i dati con il lavoro di un anno di 60 persone. Ci son cose che ti spompano emotivamente e ti fanno provare delle tempeste di emozioni, nel bene e nel male.

Bene, anche se siete paracadutisti, B.A.S.E. jumper, gente che scappa dai tori a Pamplona o pilota di jet, non c’è nulla, ma nulla, che vi sconvolgerà come vedere vostro figlio che nasce, e la parte curiosa è che nessuno ve lo dice. O se ve lo dice non lo capite mica, tipo che ora io lo sto dicendo, ma so che il messaggio non arriverà ai non padri che mi leggessero.

E da quell’istante nulla sarà più come prima: oltre alla gioia che si prova e non ci si aspettava così forte, essere padri è una figata incredibile, e, ancora, nessuno ve lo aveva detto, o non lo avevate capito.

L’odore, ad esempio. Non l’odore buono che hanno tutti i neonati, ma il profumo incredibile che ha vostro figlio è la cosa più bella che abbiate mai annusato. Da un lato vi ispira tenerezza e amore, dall’altra vi infonde un istinto di protezione tale che il solo pensiero che qualcuno possa fare del male a quei 4 chili scarsi che tenete in braccio vi trasforma un un incrocio tra Wolverine e l’incredibile Hulk, solo un po’ più incazzati.

Per tutto questo, e per tutta una serie di altre ragioni, essere padre è una delle cose più belle che possano capitare ad un uomo, e le PR della paternità fanno schifo, perché uno lo deve scoprire da solo.

14 Commenti

Bl@ster | #

Da non padre (e meno male, per ora :D) sono consapevole di tutto quello che dici e anche di non capirlo a fondo.
Auguri Andrea, te lo dico francamente, ti invidio 🙂

Matteo | #

Da papà di un bimbo di 2 anni posso confermare tutto quello che scrivi. Dallo stritolamento della mano in sala parto alla grande gioia di quando lo tieni in braccio per la prima volta (passando anche dagli insulti della moglie al dottore con relativo dito medio…).
Il bello però, diciamocelo, dura qualche giorno perchè poi quel piccolo esserino ha il potere di farti diventare preda di piccoli esaurimenti nervosi, scleri ed anche un po’ di insonnia… almeno fino a quando non comincia a muoversi da solo e farsi capire. Da quel momento in poi le cose migliorano sempre più e tornano ad essere la grande gioia di prima.

andy | #

eccheppale, è un vero pippone! va giusto bene per graziablog, qui potevi risparmiacelo.
andy

Filippo Coraducci | #

Torno a desso da una cena di compleanno con amici (tutte coppie) più o meno della nostra età (mia e di mia moglie), solo che noi siamo gli unici sposati con figlio. Sembra strano ma ogni volta che usciamo assieme metà delle chiacchierate finisce sempre su nostro figlio. Gli amici sono curiosi e affascinati dalla paternità/maternità. Ma per quanto spieghi li vedo che non comprendono appieno l’emozione che provo a rivivere quei racconti. Ecco perchè tocca essere padri per comprendere la gioia del proprio figlio.

FFrancesco | #

sono passati 14 anni dal momento che descrivi. Ricordo ogni istante passato in sala parto, anche se ero solo poco più di uno spettatore, la partita vera la giocavano mia moglie e mia figlia con l’equipe medica. La tua descrizione è perfetta, forse le nostre compagne sanno già prima cosa può voler dire diventare genitori, per noi maschi è una sorpresa totale, ti spiazza completamente..e… – tac – sei un’altra persona. Migliore, aggiungo. ciao Andrea.

marco | #

ho letto. e da non padre non l’ho capito. ma zero.

ti saprò dire fra qualche anno.

compls

Marco | #

Ciao Andrea
Da padre di tre maschietti di 4 2 e 0.5 anni ho capito esattamente tutto quello che hai detto, anche perchè per me è stata la ventesima festa del papà senza papà.
La gioia che provi quando tuo figlio ti canta la canzoncina che ha imparato a scuola … piangi come un deficiente.
Ciao e grazie

Un saluto Marco

Emanuele | #

Bellissimo post, complimenti! 😉
Ciao,
Emanuele

Roby2412 | #

Bel post. Condivido in pieno quanto hai detto, anch’io ho provato le stesse sensazioni (anche se non ho mai sfrecciato a 230 all’ora sul circuito di Imola – al massimo c’ho visto il GP). Aggiungo soltanto che tutt’ora, pur avendo quasi 5 anni, mia figlia è continua fonte di divertimento per me ed una delle cose (se non l’unica) che dà senso alla mia vita … anche quando mi fa saltare i nervi con i suoi capricci.

nicodemodinotte | #

Bello !
Hai saputo ben trasferire le tue emozioni ed i tuoi sentimenti di papà.
Per me, quello che mi è rimasto scolpito nella mente (e nel cuore) è stata LA VOCE dei miei figli appena nati.
E tra qualche mese succederà ancora …
Grazie.
G.

Luca | #

In questo ultimo 2009 ci ha accomunato la perdita del padre, e scrivo padre avendo entrambi un padre ligure pochi abbracci, poche parole solo uno sguardo a volte che serviva più di tanti discorsi. Mi è mancato quest’anno cercare una cosa da regalargli, gli facevo due regali all’anno e uno era per la festa del papà..sempre cose che servissero a qualcosa perchè noi siamo liguri cosa te ne fai di una cosa così tanto per averla….. poi sono tornato a casa e mia figlia era passata a cercarmi un regalo, bè che te lo dico a fare una cosa che serviva…perchè cosa te ne fai di una cosa tanto così per averla!
Sono d’accordo con te sull’emozione di essere padre, giusto lunedì “la mia” ha preso la patente…. sono passati quasi 19 anni ma vedere mia figlia, mi fa ancora quell’effetto di una mandria di rinoceronti alla carica che ti corrono nello nella stomaco….altro che farfalle

Xio | #

Bello! Davvero bello.