Andrea Beggi

These aren't the droids you're looking for.

Le mie mani

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Le mie mani. Ogni tanto, sovrappensiero, mi guardo le mani e vedo le mani di mio padre. Stesse ossa, stesse vene, stessa forma. Ogni volta mi prende di sorpresa: una fitta improvvisa, velocissima e pungente.

E’ passato un anno dalla sua morte, giusto in questi giorni. Negli ultimi tempi mi ero adagiato in una specie di sorda consapevolezza della sua mancanza, e le feste mi hanno colto di sorpresa. Da mia madre, la mattina di Natale, sentivo un vuoto, e del Natale in sé non è che mi importi granché. I giorni seguenti la sua morte mi sono sentito stranamente tranquillo, poi è subentrata una rabbia che mi ha consumato per un po’ ed è andata scemando lentamente, fino alla quasi tranquillità.

Non se n’è andato all’improvviso, ho avuto il tempo di prepararmi, di riflettere, di cercare di capire. Durante la sua malattia sono riuscito a dire e fare un po’ di cose che era giusto fossero dette e fatte, e paradossalmente, il fatto di sapere che papà se ne sarebbe andato in poco tempo ha aggiunto valore ai sentimenti. Mi sento fortunato perché non ho rimpianti, perché ero con lui quando se n’è andato mentre gli tenevo la mano, perché se tornassi indietro non avrei nulla da cambiare, il che mi sembra una cosa eccezionale.

Sembra strano da dire, ma accompagnarlo fino alla fine, essere con lui in quel momento, è stata un’emozione forte accompagnata da un senso di vuoto prima, e di compimento poi. Un tipo di emozione che gioca nello stesso campionato di quella che ho provato quando è nata mia figlia. Diverse certamente, ci mancherebbe, ma della stessa “categoria”. Mai come in quel momento ho percepito la continuità tra la nascita e la morte, la gioia e il dolore, il pieno e il vuoto. E’ stato importante per me, essere lì; e so che anche per lui era così.

Ogni tanto piango, non mi vergogno a dirlo; mi commuovo guardando Bibi, mi chiedo come finirò io, e mi domando se riuscirò a dare un senso a tutto, alla fine. Mio padre è stato l’uomo più onesto che io abbia mai conosciuto, mi ha insegnato il rispetto, la precisione, l’attaccamento al lavoro, la discrezione. Mi ha sempre supportato in ogni cosa.

Ogni tanto mi sorprendo in atteggiamenti simili ai suoi, e mi chiedo se riuscirò a lasciare a mia figlia qualcosa che assomigli a quello che lui ha lasciato a me.

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