Post in cui sembro un motivatore da convention aziendale
Una guida alla corsa per nerd e pigri; cose che ho scoperto da solo, con fatica e con un processo di prove ed errori.
Fino a qualche anno fa avevo il sedere a forma di divano e l’idea di correre o fare del movimento non mi sfiorava neppure. Poi l’età e gli acciacchi mi hanno suggerito che una forma fisica migliore avrebbe migliorato la qualità della mia vita. Io sono pigro, molto pigro, e ho capito che la strategia migliore è quella di eliminare scuse e distrazioni.
Abbigliamento (escluse scarpe):
Non serve spendere molto, ma qualcosa ci vuole. I capi per la corsa hanno tagli e materiali adatti alla loro funzione; da Decathlon per un paio di pantaloncini e una maglietta ci vogliono meno di 20 euro; è roba che, se lavata, asciuga in mezza giornata. Ma perché? Non si può correre anche in tshirt e pantaloni della tuta? Sì, si può ma non è comodo, gli indumenti di cotone si inzuppano e pesano, fregano sulla pelle, tengono freddo, e danno fastidio. Sono una scusa per correre meno, rimandare o dire “non fa per me”. Eliminare il problema alla radice. Eliminare le scuse.
Scarpe:
Le scarpe sono l’unica cosa veramente importante e bisogna cercare di trovare quelle adatte. Purtroppo non è semplice, bisogna farsi aiutare ma ci vuole qualcuno di cui fidarsi; di solito ogni città ha un paio di negozi di riferimento dove essere consigliati. Io ho iniziato con un paio di Adidas da 40 euro perché non me la sentivo di spendere di più e, naturalmente, ho sbagliato. Le scarpe erano comode e il grip buono, ma le ginocchia mi facevano male. E io non sapevo che era colpa delle scarpe. Stavo anche pensando di rivolgermi a un ortopedico e quando mi ero quasi deciso a fare il grande passo, ho avuto una botta di fortuna: Alessandro Fedeli di Digital PR mi ha mandato un paio di Adidas Response Cushion che si sono rivelate particolarmente adatte a me. Intanto il male alle ginocchia è sparito immediatamente, e dopo averci corso per alcune centinaia di chilometri non ho ancora trovato un difetto a queste scarpe. Le ho sporcate, le ho lavate, e sono tornate nuove. Le altre si sono scucite dopo qualche mese, queste sono ancora perfette. Probabilmente sono stato fortunato perché questo modello si adatta bene al mio piede e al mio tipo di corsa, ma ho capito l’importanza di un paio di scarpe di buona qualità. Le comprerei? Sì: ho già l’ansia pensando al momento, spero il più lontano possibile, in cui le dovrò sostituire. Scarpe comode e adatte alla corsa, bisogna dimenticarsi di averle: eliminare le distrazioni.
Musica:
Questa è molto personale, ma per me è stata una grossa spinta. Trovati un paio di cuffie che stiano al loro posto saldamente mentre corri, non vuoi essere distratto da robe che cascano dalle orecchie. Io uso un paio di ear buddy con la spugnetta che le fa stare in sede. La spugnetta si inzuppa e ogni tanto va cambiata, da Fnac per 3 euro trovi un blister da 6, colori assortiti. La playlist è fondamentale, non tanto per il ritmo della corsa, di quello parliamo dopo, ma deve essere musica che ti piace senza se e senza ma. Ogni brano non ti deve far venire voglia di skippare al successivo. Dopo un po’ di tentativi adesso riesco a correre senza mai cambiare brano. Non fare esperimenti con musica che non conosci e mettici tutto quello che vuoi senza vergognarti. Il punto non è fare il figo post-indie, il punto è associare una cosa che ti fa stare bene alla corsa. Al momento ogni volta che sento un brano che mi piace molto non posso fare a meno di pensare a correre. Vale tutto: io passo dagli Air a Lady Gaga, dai Led Zeppelin a Nada. Non ha la minima importanza, la musica che ti fa venire la pelle d’oca, ti stimola le endorfine o ti mette allegria, è quella giusta. Lo scopo è associare il piacere della musica alla corsa. Il lettore Mp3: se non ha lo schermo è meglio, meno distrazioni. Io corro con un iPod Shuffle di terza generazione e credo sia il miglior lettore di sempre per la corsa: è leggero da non sentirlo addosso, non distrae e ha i comandi sul filo delle cuffie. Anche per la musica, vale il principio di eliminare le scuse (“mi annoio”) e di concentrarsi su se stessi e non sugli oggetti che si portano addosso. Via le distrazioni.
I gadget:
In breve: lascia perdere. GPS, iPhone, Android, tutte quelle diavolerie che si mettono nelle scarpe e parlano con gli iCosi. Tutta roba che distrae e fa arrabbiare perché non funziona mai come vorresti. Portarseli appresso vuol dire fasce, custodie, marsupi e borsette, tutte cose che danno fastidio. Se proprio vuoi sapere quanta strada fai, misura il percorso una volta a piedi o in bici, poi lascia i giocattoli a casa. Guarda quelli fighi, quelli che ti sorpassano correndo come se tu fossi fermo e corrono ancora per chilometri dopo che hai esalato l’ultimo respiro e controlli, sudato marcio, le mail sul tuo smartphone, quelli lì, dicevo, li hai visti? Non hanno nulla, neppure la musica, sentono; maglietta, pantaloncini, testa alta e gambe in spalla: ci sarà un motivo perché loro sì e tu no. Il cellulare lascialo a casa, non ti serve. Via le distrazioni.
Il cardiofrequenzimetro:
Questo è l’unico gadget che mi sento di consigliarti, almeno fino a quando non imparerai a conoscere il tuo ritmo e le tue prestazioni. Si tratta di un orologio digitale da portare al polso che comunica senza fili con una fascia elastica che si allaccia sotto le tette. Rileva le pulsazioni ed è tutto quello che ti serve, non farti abbagliare da cose costose che hanno un milione di funzioni: io ho speso 30 euro da Decathlon e ho capito dopo che mi bastava il modello base, da 20. Questo oggetto ti dice se stai “tirando” troppo per le tue possibilità, che è esattamente l’errore che fanno tutti quelli che iniziano. L’ho fatto anche io, poi ho preso questa diavoleria e in pochissimo tempo ho raddoppiato distanza e durata della corsa senza aumentare la fatica. Si basa su un principio semplicissimo: c’è una frequenza cardiaca corretta per correre, e salire troppo è deleterio. Le prime volte che l’ho usato mi sembrava di stare con uno che mi dicesse continuamente di rallentare. Dopo qualche tempo ho imparato a conoscermi e adesso ne potrei anche fare a meno perché sento da solo se mi sto sforzando troppo. In rete si trovano parecchie indicazioni su come calcolare il proprio intervallo, che dipende da peso, altezza, età, e frequenza massima sotto sforzo. Per questo il ritmo della playlist non è importante: devi seguire il tuo organismo e non la musica.
Il percorso e i progressi:
Scegli un posto per correre che sia facile e veloce da raggiungere. (Niente scuse: “è lontano, c’è traffico, è tardi”) L’ideale sarebbe un percorso in mezzo al verde, lontano dal traffico e non troppo affollato. Comincia per gradi: all’inizio correvo 10 minuti e mi sembrava di morire. Ci vuole un po’ di tempo ma non bisogna perdere la fiducia perché dopo poco tempo i risultati non tardano ad arrivare. Con il passare del tempo le distanze aumenteranno naturalmente, e tu sarai sempre più contento dei progressi. Anche uno poco sportivo e fuori forma come me è riuscito a ottenere dei risultati. Scegli un percorso “andata e ritorno”: se devi fare 10 chilometri, il tuo obiettivo è allontanarti dalla base di 5, devi pensare solo a quello. Quando sarai là, l’unica cosa che puoi fare è tornare indietro per altri 5 km. Non hai scuse.
Sì OK, ma perché?
Perché fa stare meglio e fare le scale senza ansimare è bello, perché ho perso parecchio peso senza grossa fatica e privazioni, e la schiena e le articolazioni sentitamente ringraziano. Perché è un modo facile di aumentare la fiducia in se stessi e l’autostima. Senza darsi degli obiettivi irraggiungibili o tabelle di marcia sfiancanti, migliorare di volta in volta aiuta, perché è qualcosa in cui è facile riuscire. Perché aiuta a contenere gli eccessi alimentari: dopo aver fatto tanta fatica per correre 10 minuti in più, prima di mangiare il terzo muffin al cioccolato ci pensi due volte. Perché è un’attività molto rilassante: con un minimo di allenamento si riesce a meditare dimenticandosi che si sta correndo e si raggiungono livelli di concentrazione elevatissimi. Perché è tempo che ti prendi per te per fare qualcosa di costruttivo che ti fa bene.
Varie ed eventuali:
Non mangiare prima di correre, e non bere troppo prima. Se corri la mattina, bevi solo un succo e fai colazione dopo. Se ce la fai, aspetta almeno un’ora prima di mangiare, dopo: aiuta a bruciare più grassi. Vai in bagno prima e cerca di fare tutto quello che puoi, non serve che ti spieghi perché. Corri a testa alta e guarda avanti, non guardarti i piedi. Il tuo sguardo deve stare nel punto più lontano della strada che riesci a vedere: quella è la tua meta. Questo è Michael Doohan, uno dei più grandi di tutti i tempi: non guarda la strada sotto le ruote ma guarda la sua meta, la prossima curva. Non guarda dov’è, ma dove deve andare, guarda avanti. La determinazione serve per caricarsi, e Doohan è stato uno dei campioni più determinati in assoluto.
Queste cose sono quelle che sono servite a me; sono partito da zero, non sono un fanatico e dei tempi mi importa poco. Quello che mi importa è che ho trovato un’attività che mi piace, mi rilassa ed è facile da fare.
(Sì, le scarpe me le hanno regalate. Mesi fa. Mi hanno chiesto solo una recensione personale e trasparente, che faccio solo ora con l’occasione di questo post.)
Tags: corsa, Personali