Andrea Beggi

If I could, I would, but I can't so I shan't.

Cloud computing

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Esce oggi su Apogeonline una cosa che ho scritto sul cloud computing. La riposto anche qui.

 

I progettisti di reti disegnano schemi utilizzando una serie di simboli per i nodi, le connessioni, gli apparati attivi e passivi, cercando di rappresentare un network nel modo più accurato possibile, in modo da avere una visione chiara dello schema funzionale, dei punti critici, dei flussi, e delle modalità di gestione. Spesso le reti sono connesse ad altre di cui, per forza di cose, si sa poco o nulla: queste ultime rappresentano un’entità esterna in cui “pompare” e da cui estrarre informazioni. Questa indeterminazione viene simboleggiata da una nuvoletta. L’esempio tipico è internet: dopo il perimetro del network locale l’ultima connessione è sempre una specie di saetta che si infila in una nuvola, per simboleggiare una rete di cui si conosce il punto di ingresso, la natura dei dati che vengono scambiati, ma non la loro posizione e i loro percorsi. Con l’andare del tempo alcune funzioni, prima svolte da oggetti che risiedevano nella rete locale, sono state delegate all’esterno perdendo specificità e fisicità.

Le loro rappresentazioni sono state spostate in quella nuvoletta nella parte alta dello schema, “in the cloud”.Per estensione, tutte le attività e le funzioni delegate a servizi e sistemi che risiedono in questo “altrove” sono stati chiamati “cloud computing”. Le risorse in cloud non risiedono più all’interno della propria infrastruttura, ma vengono fruite tramite servizi esterni, tipicamente residenti su internet e distribuiti tra diversi datacenter. La distribuzione su siti diversi è opportuna per motivi di sicurezza, bilanciamento di carico, velocità e collocazione geografica. Tutta la gestione di questi aspetti è completamente trasparente per l’utilizzatore, che “vede” un unico punto virtuale di accesso alle sue risorse.

Come spesso succede, il cloud computing è una integrazione di tecnologie semplici e già esistenti da tempo che si combinano per dare origine a qualcosa di nuovo che ha più valore della somma delle sue parti.

I fattori abilitanti sono parecchi, e di natura diversa:

  • Banda larga: il miglioramento della qualità e della velocità di connessione alla rete sono, ovviamente, il primo dei fattori da cui non si può prescindere e che permettono di utilizzare i servizi in cloud senza soffrire troppo della delocalizzazione.
  • Costi dell’hardware: lo storage e la potenza di calcolo sono sempre più grandi a fronte di prezzi in calo. Le economie di scala di cui beneficia un fornitore di servizi cloud amplificano ancora di più questo fattore.
  • Banda “mobile”: costi in calo, velocità in aumento, diffusione capillare nelle aree produttive e popolate, fanno sì che la domanda di accesso ai propri dati, servizi e applicazioni sia sempre più alta.
  • La corrispondente diffusione dei dispositivi mobili che invogliano all’utilizzo  del cloud sono un’altra spinta molto forte.
  • Lo sviluppo di nuove tecniche di accesso e rappresentazione dei dati che risentono meno dell’inevitabile sbilanciamento della velocità di banda tra l’utente e l’esterno. A titolo di esempio, mi vengono in mente Ajax, un insieme di tecniche di programmazione usate per creare applicazioni web asincrone, e il recente spostamento del mercato verso le “app”, sia mobili che all’interno del browser: singole entità software discrete nate per accedere e usare un particolare servizio online.
  • La larghissima diffusione del social networking negli ultimi anni, che ha abituato le persone all’idea che i propri dati non siano fisicamente collocati in un posto preciso, diventando uno dei “cavali di Troia” per l’introduzione del cloud computing nelle aziende.

A questo proposito, è opportuno notare che i servizi cloud si sono evoluti in parte dal fenomeno che qualche anno fa veniva chiamato “Web 2.0″. Gli utenti entusiasti, gli early adopters, hanno guidato l’adozione di questi servizi che ora, nella forma adatta, sono utilizzati da molte aziende e sono destinati a crescere sempre di più.

Altri fattori che hanno spinto la crescita della cloud sono la soddisfazione di alcuni bisogni particolarmente pressanti per le aziende:

  • Aumento dei ritmi e della velocità del lavoro, con la conseguente necessità di:
  • Massima tempestività: i mercati cambiano in fretta e per mantenersi competitivi è necessario avere strutture flessibili e scalabili.
  • Necessità di condividere risorse e informazioni interne che devono essere integrate con dati provenienti dall’esterno.
  • Attenzione sempre maggiore al proprio core business.

Un acronimo efficace che identifica questi servizi è SaaS (software-as-a-service), proprio per evidenziare il fatto che la fruizione avviene con canoni e modalità diverse dalle tradizionali applicazioni “on premises”.

Esistono una quantità di fattori che incidono positivamente sul ROI (Return of Investment) di una soluzione cloud, molti sono generali mentre altri dipendono dal tipo di servizio, che ne può beneficiare in maniera maggiore o minore a seconda delle sue caratteristiche. I servizi che tipicamente sono i principali interessati sono email, CRM,ERP e applicazioni di produttività aziendale. Quali sono i benefici che un’azienda può ottenere adottando una soluzione cloud? Ce ne sono diversi, vediamo i principali.

  • Eliminare o ridurre la gestione dell’infrastruttura IT, che rappresenta un costo elevato in termini di investimenti, mantenimento, risorse umane, licenze, consumi energetici, formazione, e costi correlati.
  • Concentrazione sul proprio core business: non dover gestire l’IT è un aspetto che aiuta l’azienda a concentrarsi sul proprio mercato senza disperdere preziose energie.
  • Facilità di gestione del budget: il costo in modalità “pay per use”, senza dover ammortizzare hardware e licenze, permette di gestire meglio le previsioni di costo e le commesse.
  • Riduzione del supporto help desk: tutti questi servizi vengono erogati completi di assistenza all’utente finale e non vi è necessità di applicare alcun aggiornamento o patch sui sistemi locali.
  • Rapidità di deployment: partire da zero con un sistema in cloud può comportare tempi inferiori anche di ordini di grandezza, essendo le piattaforme già operative presso il service provider. Spesso per iniziare a lavorare bastano una connessione e le credenziali di accesso.
  • Scalabilità elevata e veloce: per aggiungere utenti e feature basta acquisire nuove subscription, così come ridurre o spostare gli asset aziendali diventa molto più semplice con una rimodulazione dei servizi sottoscritti. Questo rende l’azienda più reattiva ai bisogni del mercato in cui opera e più pronta a acquisire nuovo business.
  • Proprio questa scalabilità, effetto delle economie di scala di cui beneficia il service provider, permette ad aziende di diverse dimensioni di trovare il “taglio” giusto di servizio più adatto alle proprie esigente. Il cloud computing offre benefici a partire dai liberi professionisti fino alle grandi multinazionali.
  • Riduzione della formazione per gli utenti, già abituati a lavorare su strumenti standard.
  • L’accesso da sedi diverse da quella aziendale spesso non ha nessuna differenza con quello dalla propria postazione di lavoro, con tutti gli ovvi benefici che ne risultano.
  • Semplificazione delle infrastrutture interne: i servizi cloud si utilizzano principalmente tramite browser o client terminal standard, il che rende irrilevante la configurazione della workstation dalla quale lavora l’utente.
  • Aggiornamenti più frequenti e più graduali: non è raro che i servizi cloud si aggiornino più volte nell’arco di un anno, cosa che rende il sistema notevolmente più flessibile rispetto agli aggiornamenti dei sistemi “on premises”, i quali devono sottostare a tempi di implementazione di nuove infrastrutture, installazioni, test e resistenze interne, allungando i tempi tra gli aggiornamenti, che spesso richiedono anni.
  • Esternalizzazione del rischio: la sicurezza e l’integrità del dato viene delegata al service provider che, essendo questo il suo core business, ha una struttura adatta a gestire questi aspetti, critici per diverse aziende.

Sull’altro piatto della bilancia, a diminuire il ROI, ci sono invece altre questioni:

  • Si tratta comunque di affrontare un costo ricorrente invece di acquistare una licenza una volta sola. E’ opportuno fare una valutazione dell’arco di tempo necessario a ammortizzare l’acquisto rispetto alla locazione.
  • Eventuali variazioni possono comportare una modifica delle condizioni contrattuali che potrebbe rendere meno vantaggioso il modello cloud: spesso la riduzione del numero di utenti inserisce in fasce di prezzo meno convenienti, mentre l’aumento porta ad un incremento di banda e storage utilizzati, che potrebbero non essere compresi o avere costi maggiori.
  • Le applicazioni cloud richiedono molta attenzione ai contratti, agli SLA e al controllo delle performance.
  • La gamma di offerte comprende ancora pochi pacchetti completi e spesso l’azienda si deve confrontare con una pletora di fornitori diversi per coprire le proprie esigenze. Questo ambiente multivendor porta costi maggiori per l’integrazione, il provisioning e la definizione dei flussi operativi.
  • E’ necessaria una adeguata infrastruttura di ridondanza della connessione: essendo i servizi totalmente dipendenti dall’accesso a internet, è evidente che vanno prese tutte le precauzioni tecniche necessarie a limitare la caduta della connessione e a mantenerne la qualità il più alta possibile. La maggior parte delle aziende ha più di una connessione, fornite da provider diversi, e meglio se con tecnologie diverse. E’ consigliabile usare uno o più sistemi di bilanciamento di carico, failover, e shaping della banda: tutte infrastrutture che vanno gestite e monitorate, sia dal punto di vista tecnico che contrattuale.
  • E’ elevato il rischio di lock-in. A fronte di strumenti non completamente standard e di grande volumi di dati, la migrazione verso altri service provider può essere difficile e costosa. Un po’ come cambiare strada dopo che si è scelto una tecnologia o un particolare vendor per le strutture “on premises”.

Ci sono poi altre aspetti di criticità nell’utilizzo dei sistemi cloud:

  • Implicazioni di privacy e riservatezza dei dati. Non tutti i tipi di dati sono adatti a risiedere all’esterno dell’azienda, a cominciare da quelli sensibili o strategici per l’attività, nel caso di rischio di spionaggio industriale. Le aziende che trattano commesse militari, per esempio, hanno spesso limitazioni normative e contrattuali che le obbligano a un trattamento dei dati particolarmente attento.
  • Nel trasferire altrove i propri dati si fa una specie di “atto di fede” verso il provider che custodisce i nostri dati. Personalmente lo ritengo più un problema culturale che tecnico: c’è sempre qualcuno che ha la possibilità di accedere ai nostri dati e del quale dobbiamo fidarci. Non è detto che una grande multinazionale sia meno degna di fiducia di una micro azienda di personale tecnico.
  • E’ molto importante scegliere bene i propri partner: i servizi cloud sono molto vantaggiosi anche per le piccole start-up che, senza investimento, sono in grado di partire con un servizio affidabile e scalabile (La piattaforma di Amazon ha molto successo in tal senso). In questo scenario, l’affidabilità del proprio fornitore è un fattore essenziale nella valutazione di un service provider.
  • Il cloud computing vive e si alimenta con la banda larga; la riduzione del digital divide e il miglioramento della qualità della connessione sono fattori essenziali per la sua diffusione. La fibra ha un indice di guasti di due ordini di grandezza in meno rispetto al rame con cui è fatta ancora una larga fetta della rete in Italia.

In questo scenario, dove tutti gli aspetti vanno valutati attentamente, l’utilizzo della cloud rappresenta sicuramente una scelta da tenere in considerazione. Negli ultimi tempi è un argomento “caldo” e di moda tra gli IT manager, ma ritengo sia destinato a svilupparsi ed evolversi a prescindere dall’hype che lo spinge in questo momento, molto più di altre cose che andavano per la maggiore qualche anno fa. E’ un percorso verso il quale c’è una spinta molto forte proveniente da più fronti: i dati, le applicazioni, i servizi sono sempre meno “materiali” e sempre più ubiquitari, sono risorse che vogliamo avere a disposizione 24 ore su 24 in ogni luogo nel quale ci troviamo; allo stesso tempo stanno diventando una commodity e non credo che le cose torneranno mai indietro. In questo scenario, la disponibilità di banda gioca un ruolo fondamentale, e uno dei fattori determinanti sono i carrier, che hanno il compito non sempre facile di fornire un prodotto che sia al tempo stesso di grande valore ma “invisibile” per i loro clienti. Sono necessari grandi sforzi progettuali, industriali e politici, che al momento sembrano un po’ latitare, almeno in Italia. Speriamo ci si renda conto al più presto dell’importanza di questi strumenti per lo sviluppo economico, sociale e culturale.

4 Commenti

Samuele | #

Concordo molto sulle conclusione.
E vedo che entrambi siamo sulla stessa onda di Patuano. 😉

Lorenzo | #

Ottima riflessione! 🙂
Speriamo che chi di dovere cominci presto a vedere in Internet un potenziale e non un costo infrastrutturale da sostenere così.. a bonus.

SomethingWicked | #

Bell’articolo, lettura molto interessante.

Maurizio | #

Articolo interessante e valide riflessioni, ciao