Andrea Beggi

I'm not crazy: my mother had me tested.

Music was my first love, and it will be the last

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Oggi ho visto un retweet di Stefano:

In effetti, a prima vista tutti pensiamo che sia un “capolavoro”. Poi ci ho riflettuto un istante e mi sono accorto di due cose. Intanto questa situazione è l’esatto indicatore di come sono cambiate le cose nel campo musicale: la produzione artistica “da studio” è ormai considerata una commodity. La sensibilità della maggior parte delle persone è diversa e non percepisce più come un reato il download illegale di musica. Le ultime generazioni sono nate in un mondo immerso nella musica, proposta ovunque e fruibile gratuitamente in ogni momento della giornata: si tratta di un bene che mantiene un alto valore emozionale ma paradossalmente non ha più un valore economico, svalutata dagli stessi che la vorrebbero vendere. E allora è plausibile arrivare a scaricare illegalmente tutti i CD di una band per poi spendere centinaia di euro per il loro concerto. Lo spettacolo, che è una cosa non facilmente ripetibile e non inflazionata, ha un valore percepito molto più elevato e per parteciparvi si è ben disposti a pagare un prezzo salato. Il driver è sempre la musica, che però resta accessoria e serve a vendere un’altra cosa che costa molto di più, e dalla quale le band possono più che degnamente trarre i loro guadagni. Si torna al modello di qualche secolo fa, prima dell’introduzione del copyright, quando l’unico modo di ascoltare della musica era ascoltarla suonata dal vivo, e con i concerti i musicisti si guadagnavano da vivere.

Che la sitiuazione di “illegalità” sia destinata a cambiare è quasi certo: le nuove generazioni prima o poi andranno a votare e occuperanno posti di potere; se ne è parlato recentemente in rete in seguito alla recente comparsa su YouTube di una versione integrale di Pulp Fiction rimontata in ordine cronologico(*), caricata da un utente che si fa chiamare crimewriter95.

La seconda cosa che mi è venuta in mente è stato provare a fare due conti: I Coldplay sono una band poco prolifica,  5 album, 2 live, 1 compilation, 9 EP. Probabilmente comprandoli tutti non si arriva a spendere 200 euro, meno ancora se si comprasse le versioni digitali. Non so come sono ripartiti gli utili tra dischi e concerti, ma forse i Coldplay hanno guadagnato di più con questo particolare biglietto che dalla ipotetica vendita di tutta la loro discografia.

Quindi, no. Non mi stupisce che qualcuno spenda 350 euro per un concerto che probabilmente ricorderà per sempre, e nel contempo non voglia comprare dei dischi.

(Incidentalmente non credo al fatto che un fan di una band, disposto a spendere questa cifra per vedere un concerto, non abbia mai pagato un album, ma la cosa non è rilevante).

(*) Non so quanto potrà durare online: è già stupefacente che abbia resistito più di un mese.

17 Commenti

Fran | #

Più che un lavoro è la situazione normale. Pochi hanno ancora capito che non ha più senso vendere dischi. Ho visto molte persone spendere più di 300 euro per pacchetti vip ai concerti non capendoli (sono di quella generazione che si prendeva il freddo fuori dai tourbus per un autografo), però quello è il senso dove va a dirigersi il mercato musicale [ma il mercato è una roba diversa del fare musica][5 album in 11 anni non sono pochi, suvvia Andre’]

Ansomma, è una roba lunga di cui parlare 😉 Incidentalmente i Coldplay sono andati presto sold out perché non hanno fatto tour nei palazzetti, pensa te.

Cheppoi il loro ultimo album musicalmente valido sia di un lustro fa è un’altra storia da capire, ma ora vengono recepiti dalle masse.

Lorenzo | #

Credo che ancora una volta sarà Apple a fare scuola con il suo iTunes Match (a breve – SIAE permettendo – in Italia). È un metodo (forse l’unico?) remunerativo che “condona” chi scarica illegalmente…

Servirebbero più spesso queste idee geniali che rilanciano mercati altrimenti depressi o squilibrati (sempre loro furono a lanciare l’iTunes Store, oggi modello di store online, e l’iBooks store, che in America sta risollevando le testate giornalistiche e non solo!).

Andrea | #

Fran, tu hai certamente la visione più chiara della mia, ma sostanzialmente mi pare di capire che la pensi come me. (Intendevo “poco prolifica” in termini assoluti: certi artisti sul mercato da più anni hanno produzioni molto più vaste.)

Fran | #

Sì, e non credo ad Apple e scuole varie cambieranno la cosa.

Guarda i Metallica: hanno fatto chiudere Napster ma sono quelli che anticipano il tour prima che ci sia una recessione ancora peggiore nella zona euro per non perdere molti dei guadagni.
La crisi della musica comprata ha diversi fattori, io me ne tiro un po’ fuori perché ancora play.com ha parte dei miei soldi ogni anno (scarico “preview” -coff- o ricevo preview digitali dalle etichette ma se il disco mi piace compro. La generazione dopo la mia non vede più nel cd un oggetto di culto come era per me. Stesso discorso si farà coi libri a breve…)

Fran | #

Però ecco, ti lascio con la frase che mi ha detto meno di un mese fa Scott Matthew, pregiato songwriter australiano:

F:”Ma tu fai tantissime date ogni anno in giro!”

S:”Non voglio finire a fare il cameriere!”

ilbonzo | #

Per anni l’ industria della musica ha guadagnato anche eccessivamente sui dischi. Ora i musicisti ritornano all’antico dovendo suonare e non solo comporre. Se devo dire la cosa non mi dispiace. Io sono un feticcio e vorrei sempre possedere il disco ma penso che mentre i discografici devono reiventare il loro business i musicisti hanno l’occasione di riavvicinarsi ai fan e alla musica

kOoLiNuS | #

certo però che tutti noi paghiamo la tassa per l’equo compenso da un bel po’ di anni su un bel po’ di oggetti … peccato che ingrassiamo le casse della SIAE e non certo degli autori/musicisti ma, in ogni caso, paghiamo comunque per un qualcosa e paghiamo tutti, anche chi la musica NON la compra (nel senso come abitudine, non come “pirata”).

Alejandro | #

condivido dalla prima all’ultima parola.

alcar82 | #

Mi è piaciuto molto il tuo commento Andrea, è quello che penso anch’io. E aggiungerei: lo ritengo un ottimo trend sul lungo periodo: la diffusione di massa della tecnologia – e della possibilità di scaricarsi sequencer e software professionali per fare musica, uno per tutti il “famigerato” ableton live – ha creato centinaia e centinaia di band, incapaci di mettere le mani su qualsiasi strumento, (se non la chitarra, ma rigorosamente solo le posizioni senza barrè!) ma capacissimi di appicciare due loop consecutivi, e portare in giro nel mondo la loro musica, come la migliore di tutte.(e proprio nel mondo, perchè myspace ha permesso questa diffusione massiva).
Con circa 3.000/5.000 euro, ormai quasi chiunque può far uscire il suo cd: le masterizzazioni costano poco, gli studi di registrazione non vedono l’ora di incassare qualcosa e la piccola etichetta disposta a pubblicare…..basta pagarsela, ce ne sono a centinaia con l’acqua alla gola, e quindi poco attente alla qualità di quello che passa al convento.
Forse davvero i concerti live possono “salvarci” da questo disastro, soltanto lì i nodi vengono al pettine: se sul palco non ci sai stare, sei fuori.
Ritengo giusto che gli artisti guadagnino soprattutto dai live, anche perchè – per esperienza personale proprio dal lato dell’artista – i veri ascoltatori, se interessati, il cd se lo comprano durante il concerto senza problemi.

Ivo | #

Forse si “dovrebbe/potrebbe” cominciare a ragionare in termini di pubblicità. Per vedere gli spot, io non pago. Il mestiere del cantante dovrebbe essere quello di esibirsi in pubblico, il CD-EP-ecc. potrebbe essere solo un mezzo di promozione… Che poi il fan si compri tutta la discografia… MEGLIO!!

Frangino | #

C’è da capire se quei 350 euro vanno al povero Chris o al solito bagarino o in spese di commissione.

Nicola D'Agostino | #

Fran: non è mica vero che i Metallica “hanno fatto chiudere Napster”: tutto ciò che ha ottenuto Lars Ulrich è di farsi deridere, dopo i suoi piagnistei.

nda

Domiziano Galia | #

Io penso esista una spiegazione quasi scientifica alla diffusione della pirateria digitale: la tendenza di qualsiasi sistema verso lo stato di minima energia. Un bel giorno la gente ha scoperto che anziché prendere la macchina, andare in città, comprare un cd, tornare a casa ed infilarlo nello stereo, si poteva scrivere una frase, fare tre click ed ascoltare gratuitamente la propria musica preferita. E’ un po’ come l’apertura del vaso di Pandora. Hai voglia, per le case discografiche, ad opporsi ad un meccanismo fondamentale dell’universo. Poi ciò non toglie che, forse, un giorno, si ritornerà ad una situazione assolutamente e totalmente legale. Ma questo implicherà necessariamente l’impiego di una forza, necessariamente repressiva (poiché niente può essere più allettante dell’adesso, gratis). E già solo per questo motivo, sarà un mondo peggiore.

Anonimo codardo | #

Butterei nel discorso anche una commoditization delle emozioni. La gente provava emozioni nell’ascoltare le canzoni preferite dal vinile e cassetta o cd ed era disposta a pagare per farlo. Oggi l’offerta di emozioni è talmente vasta che l’emozione di ascoltare una canzone non è più ritenuta valevole di un esborso economico.

Musica Gratis | #

Beh, le entrate per i cantanti in questo periodo sono alte anche dai siti di musica in streaming. Io personalmente ne ho uno e pago centinaia di euro al mese di diritti d’autore (che vengono pagati dalle pubblicità).

graziedavvero | #

ciao Andrea,

grazie, davvero per il link. Leggo il tuo articolo più tardi e do un contributo anche io. In fondo tutto parte da quello che ho scritto 🙂

A presto.

n3m0 | #

Sono d’accordo con Andrea.
Tra l’altro, con l’ultima genialata della tassa SIAE sui supporti (ben 14€ per un hdd), io mi sento autorizzato a scaricare copie pirata.