Music was my first love, and it will be the last
Oggi ho visto un retweet di Stefano:
In effetti, a prima vista tutti pensiamo che sia un “capolavoro”. Poi ci ho riflettuto un istante e mi sono accorto di due cose. Intanto questa situazione è l’esatto indicatore di come sono cambiate le cose nel campo musicale: la produzione artistica “da studio” è ormai considerata una commodity. La sensibilità della maggior parte delle persone è diversa e non percepisce più come un reato il download illegale di musica. Le ultime generazioni sono nate in un mondo immerso nella musica, proposta ovunque e fruibile gratuitamente in ogni momento della giornata: si tratta di un bene che mantiene un alto valore emozionale ma paradossalmente non ha più un valore economico, svalutata dagli stessi che la vorrebbero vendere. E allora è plausibile arrivare a scaricare illegalmente tutti i CD di una band per poi spendere centinaia di euro per il loro concerto. Lo spettacolo, che è una cosa non facilmente ripetibile e non inflazionata, ha un valore percepito molto più elevato e per parteciparvi si è ben disposti a pagare un prezzo salato. Il driver è sempre la musica, che però resta accessoria e serve a vendere un’altra cosa che costa molto di più, e dalla quale le band possono più che degnamente trarre i loro guadagni. Si torna al modello di qualche secolo fa, prima dell’introduzione del copyright, quando l’unico modo di ascoltare della musica era ascoltarla suonata dal vivo, e con i concerti i musicisti si guadagnavano da vivere.
Che la sitiuazione di “illegalità” sia destinata a cambiare è quasi certo: le nuove generazioni prima o poi andranno a votare e occuperanno posti di potere; se ne è parlato recentemente in rete in seguito alla recente comparsa su YouTube di una versione integrale di Pulp Fiction rimontata in ordine cronologico(*), caricata da un utente che si fa chiamare crimewriter95.
La seconda cosa che mi è venuta in mente è stato provare a fare due conti: I Coldplay sono una band poco prolifica, 5 album, 2 live, 1 compilation, 9 EP. Probabilmente comprandoli tutti non si arriva a spendere 200 euro, meno ancora se si comprasse le versioni digitali. Non so come sono ripartiti gli utili tra dischi e concerti, ma forse i Coldplay hanno guadagnato di più con questo particolare biglietto che dalla ipotetica vendita di tutta la loro discografia.
Quindi, no. Non mi stupisce che qualcuno spenda 350 euro per un concerto che probabilmente ricorderà per sempre, e nel contempo non voglia comprare dei dischi.
(Incidentalmente non credo al fatto che un fan di una band, disposto a spendere questa cifra per vedere un concerto, non abbia mai pagato un album, ma la cosa non è rilevante).
(*) Non so quanto potrà durare online: è già stupefacente che abbia resistito più di un mese.
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