Andrea Beggi

These aren't the droids you're looking for.

La Mezza Di Genova 2013

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Domenica ho partecipato alla gara principale che si disputa nella mia città: La Mezza Di Genova. Il meteo ci ha graziato: una stupenda mattinata di sole in un weekend di brutto tempo ha illuminato Genova, bellissima nelle giornate di sole primaverili.

Arrivo da una preparazione breve, ma fatta più o meno bene; non ho corso molto negli ultimi 10 giorni, ma confido che strafogarmi di carboidrati e dormire come un orso in letargo possa dare qualche frutto. Parcheggio lo scooter e vado a cercare gli amici della mia società per la foto di rito. Sono rilassato, l’aria è tiepida, sono circondato da runner contenti: c’è una bella atmosfera. Consegno la borsa al deposito, faccio due passi e mi sposto in area partenza quando mancano una decina di minuti. C’è tanta gente ma non siamo schiacciati; osserviamo un minuto di silenzio per le vittime di Boston. Peccato che l’amplificazione fosse insufficiente e le persone nelle file più lontane non si siano rese conto di cosa stesse succedendo, quindi un vero silenzio non c’è mai stato.

Finalmente lo sparo, e si parte; c’è la solita ressa ma stranamente non arrivano gomitate, nel silenzio della strada senza auto si sentono solo i tonfi delle scarpe sul selciato, bellissimo. Quest’anno non si passa in Via Garibaldi, credo causa lavori in corso, ma si percorre la galleria prima di sbucare in Piazza Fontane Marose. E’  tutto un “biiiip” dei GPS che protestano per la perdita del segnale, e infatti i miei tempi per questo tratto sono sballati; pace, non è la fine del mondo.

Arrivati in Piazza De Ferrari, inizia la lunga discesa di Via XX Settembre; per ora sto bene e lascio girare le gambe sfruttando la pendenza, sono rilassato, l’aria è dolce, vado forte. Da qui arrivo a Boccadasse in un attimo: viaggio a meno di 4’50″/Km, ma so bene che è un ritmo che non posso permettermi per 21 Km. Impreco un po’ sul saliscendi di Corso Italia, ma stringo i denti per cercare di mantenere il ritmo. Giro di boa e ritorno verso la rampa della Sopraelevata: un maledetto falso piano che sembra non finire mai, e infatti scendo a 5’/Km. Appena la strada torna pianeggiante mi riprendo un po’ e aumento il ritmo. Non ho trovato la mia lepre, sono da solo ma mi sembra di potermi gestire abbastanza bene.

Correre sulla Sopraelevata è la parte più suggestiva della gara: è uno scorcio stupendo sulla città e sul porto ed è un’occasione per restituire alle persone una strada dominata dalle auto per il resto dell’anno. Lungo le ringhiere tante persone sono salite per vedere la corsa e approfittare della possibilità; diversamente da quanto sento dire di Milano, Genova mi sembra accettare bene una mattina di disagi al traffico: non ho sentito nessun automobilista lamentarsi perché costretto ad attendere agli incroci, e ho visto parecchie persone lungo il percorso, incuriosite e incitanti.

Comincio a soffrire il caldo: il sole di Aprile e la distanza percorsa si fanno sentire; soffro anche per la fatica, ma è ordinaria amministrazione: sono al Km 15 e non mi sono risparmiato. Scendo dalla Sopraelevata e imbocco Lungomare Canepa per arrivare al giro di boa alla Fiumara. La zona è oggettivamente brutta, io sono stanco, ho caldo, è il momento peggiore e vado piano, preso dallo sconforto. Ricorro alle tecniche Zen-fai-da te: conto i respiri da 1 a 8 ricominciando quando ho finito, una cadenza ipnotica che mi aiuta ad allontanare i pensieri dalla fatica e mi svuota la mente. Tra le altre cose, sto per imboccare la temutissima salita del Ponte Elicoidale che mi riporterà sulla Sopraelevata: è il punto più duro della corsa, 500 maledetti metri che ti spaccano le gambe, affaticate da 18 Km di strada. Le mie paturnie sono confermate dai tempi: stacco i 2 Km più lenti di tutta la gara. Al termine della salita qualcuno non si sente bene: un ragazzo dall’apparente ottima forma fisica è seduto sul guard-rail, pallido e in evidente difficoltà. Un amico è con lui e ha già avvertito l’assistenza. Spero non sia nulla di grave.

Finalmente sono agli ultimi 2 Km, sono in un bel posto, la gara sta per finire, c’è un bel sole, la vita mi sorride. Spinto da nuove energie, aumento la velocità portandomi ai tempi che avevo all’inizio. Le gambe protestano, ma io le ignoro: non è un problema  mio, che si arrangino; si sono comportate bene finora, non accetto capricci proprio adesso. All’ultimo chilometro mi si affianca Max, un compagno di squadra. Ci incitiamo a vicenda e tento di aumentare ancora un po’ per mantenere il suo ritmo, tanto manca poco.

“Pain is temporary, quitting lasts forever”, ” Solo 1 Km, come da casa al panettiere: è pochissimo”, “Unless you puke, faint or die, keep running”.  Ripenso alla biografia di Emil Zátopek: “Se sei stanco, vai più forte”. Ripasso tutti i miei mantra e, evidentemente, a qualcosa servono: al km 21 stacco un 4’51″/Km. Imbocco la rampa di uscita, una ripida discesa che mi dà lo slancio per l’ultimo centinaio di metri. Spendo le ultime energie per accelerare ancora e arrivare in modo dignitoso e finalmente taglio il traguardo.

Ho il fiatone, mi fermo un attimo per raccogliere le forze, mi danno una medaglia e barcollo fino al ristoro sotto la tensostruttura. Bevo un succo e mangio una banana; sputo la focaccia, che è pessima e stantia (ma che figura facciamo con i foresti? Questa roba fa schifo!). Recupero la borsa e mi rivesto. Torno a casa e crollo sul divano; sono contento, mi sono divertito e ho migliorato il tempo rispetto all’anno scorso. Mi aspetta un po’ di lavoro in giardino, ma la pioggia decide di graziarmi e faccio poco. Adesso mi aspetta un po’ di recupero poi riprenderò a correre.

Perché correre è bello.

7 Commenti

mauro | #

Andrea, inizio a correre tra tre giorni, dopo 35 anni di divano. Tra un anno vengo a Genova per la mezza. Aspettami.

C! | #

Bello (tutto a parte la focaccia stantia…), c’ero (lento, infortunato), tornerò.

giulio | #

Yes correre è bello e condividere una corsa anche i più. Grazie, prendo appunti per la maratona che mi aspetta…

notaio | #

Grande Signor Beggi!!! (per noi dello Studio è sempre il signor Beggi :-)).
Quest’anno ho dovuto passare, ma il prossimo anno devo cercare di prepararmi e rifarla anche io… per migliroare il mio tempo!

Alessio | #

condivido in pieno le paturnie prima del ritorno in sopraelevata e il parere sulla focaccia, ero convintissimo di tirarmene giù mezzo chilo ma dopo il primo morso m’è passata la voglia.. e dire che siamo la patria della focaccia, posso capire che per chi viene da fuori potesse anche piacere, ma per un autoctono era un abominio!