Andrea Beggi

There is a fine line between "wrong" and "visionary". Unfortunately you have to be a visionary to see it.

La mia maratona: Nizza – Cannes 2013

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

nizza-cannesQuesto è il resoconto della mia prima maratona, la Nizza – Cannes, la Maratona Delle Alpi Marittime e della Riviera Francese (non ho mica capito bene qual è il nome ufficiale). Ho corso domenica 10 novembre 2013, e qui riporto le note, tanto per non dimenticare quello che è successo e come mi sono sentito.(*)

Arriviamo a Nizza nel primo pomeriggio, e ritiriamo i pettorali senza fare coda, ci danno anche una bella maglietta tecnica di Adidas. C’è un vento della madonna, se continua così domani sarà un disastro. Facciamo due passi per rilassarci, poi una cena a base di carboidrati e a letto presto. Prima di coricarmi preparo tutto come faccio di solito: controllo mille volte la lista che ho preparato per essere sicuro di non dimenticare nulla. Contrariamente a quanto mi aspettavo, ho dormito come un ghiro senza ansia e senza preoccupazione.

Arrivo alla mia maratona con la sensazione di “avere fatto i compiti a casa”, anche se secondo me sono andato un po’ “lungo”: 5 mesi forse sono stati troppi: mi sentivo già pronto un mese fa quando ho fatto l’ultimo lunghissimo da 36 Km. L’ultimo mese mi sono annoiato un po’ e il fatto di non correre da martedì e di aver mangiato come un disperato mi toglie un po’ di sicurezza, anche se a livello razionale so che andava fatto.

La mattina consegniamo velocemente la borsa con un po’ di indumenti da ritirare all’arrivo e ci infiliamo nella nostra “gabbia”, quella delle 4 ore. Non fa freddo, il cielo è coperto e per fortuna non c’è traccia del vento di ieri. Per la gara ho scelto di correre in pantaloncini e canottiera, perché la temperatura si preannuncia mite. Per fortuna si rivelerà la scelta giusta. Per ripararmi dal freddo in questi 30 minuti, indosso la parte superiore di una tuta da imbianchino, che getterò alla partenza: assolve al suo ruolo egregiamente.

L’animazione fa partire la musica: il primo brano è dei Daft Punk! Decido di considerare la cosa come un buon auspicio. C’è gente equipaggiata con l’impossibile! Cinture con tre bottiglie, assortimenti completi di gel e integratori, zaini, camelback con i tubi dell’acqua. Controllo un tipo con un cinturone Salomon: due borracce da litro e almeno 10/15 bustine di gel. Una tipa ha *due* cinture piene di gel. Per tutta la gara vedrò gente con zaini e cinture che ballonzolano vistosamente: io non so come facciano.

La mia dotazione comprende una bottiglia di plastica da 0,5 di Enervit G Sport Competion, che è pressappoco il carburante che usa Vin Diesel per l’impianto nitro della sua auto. Funziona. Mi durerà fino al 20°Km circa. In ogni caso ogni 5 km berrò molta acqua ai ristori. Nella Spibelt tengo un tubo di tavolette Enervit GT Sport: sono un po’ meno “bomba” e le userò più tardi.

I pettorali arrivano fino al 10.000, senza contare la due staffette e la mezza: c’è veramente una valanga di gente. Finalmente lo sparo. Passerò la linea di partenza 3 minuti e 38 secondi dopo, secondo la rilevazione del chip.

Il pacer delle 4 ore, che decidiamo di tenere d’occhio almeno per metà gara, continua a sbraitare indicazioni e tempi in francese e non ho idea di cosa stia dicendo. Secondo me ha un ritmo leggermente alto, ma va bene così.

C’è veramente tanta gente, e io questa cosa la patisco. Non tanto ora, che le strade sono larghe e si gestisce bene: più avanti alcune curve strette saranno un po’ una bolgia, e ci si sgomiterà un po’. Rispetto alle gare a cui sono abituato, ci sono molte donne in più, quasi tutte ad un buon livello.

Comunque: il tempo di partire e ambientarsi un istante e ci troviamo a 5 Km “Possibile? Siamo partiti ora!” Fino a 10 Km, nulla da segnalare: bel percorso, bei posti, gente entusiasta. I ristori sono sempre un casino: dopo un paio elaboro la strategia vincente: dato che tutti si fiondano sul primo tavolo creando ingorghi e rallentamenti, io individuo l’ultimo tavolo in fondo e mi dirigo direttamente lì; spesso non c’è nessuno e riesco ad arraffare un bicchiere senza quasi rallentare.

Chi segue pedestremente il pacer si trova nei guai perché lui è più esperto e riesce a perdere meno tempo, così chi lo segue è costretto a una volata dopo aver bevuto o mangiato. Oppure se perde tempo anche lui, poi fa uno strappo per rimettersi in media. Tutti con la lingua di fuori. Io lo guardo ma non mi faccio influenzare: secondo me sto tenendo un ritmo che proietta il mio risultato tranquillamente sotto le 4 ore, non capisco perché lui vada così forte. LO CAPIRO’ DOPO A MIE SPESE.

Al Km 18, in una svolta secca a destra mi trovo coinvolto nella bagarre per la staccata a filo del cordolo, metto male un piede sul marciapiede e prendo una storta alla caviglia. Per 200 metri vedo le stelle e temo quasi che la mia gara finisca qui. Un dolore talmente forte da farmi correre zoppicando. Stringo i denti e provo a vedere che succede: per fortuna nel giro di 7-800 metri le cose si aggiustano e il dolore è quasi scomparso. Ad oggi, non ho più avuto notizie dalla mia caviglia sinistra.

Da qui fino ad Antibes è praticamente un rettilineo di 5, noiosi, chilometri. Nel mezzo il passaggio della mezza. Dal 20° al 30° Km succede quello che condizionerà il risultato della mia gara.

Un po’ a causa del rettilineo ipnotico, un po’ perché dopo un paio d’ore si raggiunge una specie di “Nirvana” che ti fa sentire meno la fatica, non mi accorgo di perdere contatto con il pacer e i miei amici. Entrambi rimangono indietro. Io pensavo di essere solo qualche passo davanti, poiché c’era dietro di me una voce che continuava a sbraitare in francese e io (che non ne capisco una parola) pensavo fosse sempre il pacer che diceva le sue stronzate. Al 28° Km mi giro e mi rendo conto che non è così: della bandiera verde e dei miei amici nessuna traccia, SONO SOLO.

Non faccio in tempo a riflettere sul da farsi, quando inizia la tregenda: nel tratto che attraversa il promontorio tra Antibes e Juan Le Pins comincia a soffiare un forte vento. La combo vento, salita improvvisa e saliscendi assassino assorbe tutte le mie energie e non ho tempo per pensare al resto.

Quando pensi “Peggio di così non potrebbe andare”, ecco che svolti sul mare ed ecco che quello che credevi un vento forte si rivela in realtà poco più di una brezza. Folate (credo a 80 Km/ora) che riescono a spostare perfino il mio peso e mi trovo a correre barcollando. Siamo a pelo dell’acqua e gli spruzzi ci bagnano. Un paio di volte mi sono dato dei calci nelle caviglie da solo perché la gamba veniva spostata dal vento. Un paio di folate mi spingono letteralmente addosso una ragazza che mi correva a fianco.

La parte peggiore è che il vento è completamente contro: lo sforzo è quello di correre su una salita, neppure troppo dolce. Fatico parecchio, bestemmio e sputo sangue. Decido che sono in ballo e continuo a ballare, al massimo muoio.

Dopo un po’, non so neppure quando, sembra esserci un attimo di tregua, ma era per finta: il vento forte riprende all’ingresso di un abitato, e in più adesso trasporta anche la sabbia, che mi va negli occhi. Indosso lenti a contatto: ho il terrore che un granello mi si infili in un occhio e mi costringa a togliere una lente. Corro con gli occhi ridotti a una fessura tra le ali di gente che ci incita.

Una costante di questa gara è stata la gente: moltissimi spettatori, tutti sorridenti, tutti che incitano leggendo il tuo nome dal pettorale. A volte sono anche troppo invadenti e dove non ci sono transenne tendono a restringere la carreggiata: ne approfitto per distribuire gomitate ai più stronzi.

Cominciano a esserci troppe rotture di balle, decido di passare alla modalità “Zen – pilota automatico”. Conto ossessivamente i miei respiri da 1 a 8 concentrandomi sui miei passi e ignorando tutto il resto. Un occhio al Garmin ogni tanto, giusto per non perdere contatto con il ritmo che voglio tenere. Giro la boa dei 32 Km intorno alle 3 ore, mi mancano 10 Km, ho un’ora per correrli, in teoria la vita dovrebbe sorridermi. In realtà? NO.

Al Km 36 un ponte maledetto bastardo crollasse domani in macerie fumanti è uno strappo quasi intollerabile: molti camminano io fatico moltissimo, ma una delle poche regole che mi sono dato è NON CAMMINARE MAI. Percorro quella maledetta salita arrivando in cima a 7 ‘/Km. Tra le altre cose sembra che ci siano solo salite e MAI discese. Probabilmente sono troppo lievi per sentirle. Adesso capisco perché il pacer è partito veloce: sapeva di perdere tempo in questa fase.

Ricapitolando: vento contro, salite, occasionalmente sabbia negli occhi, gente che sgomita, pubblico invadente. Sorprendentemente mi sto ancora divertendo, non so neppure io perché. Ma c’è sempre margine di peggioramento.

Dopo i 36 Km sono in territorio inesplorato: non ho mai corso così tanti Km e per così a lungo. Mi mancano 6 miseri Km, di poche cose sono certo, ma una di queste è che ‘sta gara la finisco, dovessi strisciare sui gomiti. Il pensiero mi rincuora e apparentemente succede anche agli altri, perché le persone intorno a me sembrano animate da una nuova energia che ci sveglia dal torpore da Walking Dead che avevamo tutti.

E adesso escono tutte: al 38° Km comincio a essere stanchino, ormai corro con la testa perché le energie scarseggiano, e la meccanica è anche un po’ scomposta. Arriva lo psicodramma: il quadricipite della gamba destra comincia a bruciare come il fuoco. Non è un crampo, è solo dolore, forte e pungente. Cazzi suoi, mi dico. Che si arrangi: io corro e la gamba non può fare a meno di seguirmi. Se non le va, è libera di staccarsi, eventualmente saltello su una gamba sola.

Per fortuna la gamba decide di restare con me e al Km 40 sono contento di aver doppiato la quarta decina di Km. “Chiunque può correre 2 Km, ormai è fatta””, mi dico. Non tenevo conto dell’ultima tegola: un crampo al polpaccio sinistro. Crampi veri, quelli che fanno male e fanno zoppicare. Istantaneamente il dolore alla coscia passa in seconda linea e l’emergenza crampi va gestita.

Intanto non so bene cosa fare: non soffro MAI di crampi, né prima né durante né dopo: evidentemente sono in riserva, malgrado sia ottimamente idratato. Di fermarmi a fare stretching non se ne parla. Trovo una soluzione che mi illudo analoga: corro per un po’ sulle punte cercando di estendere il muscolo il più possibile.

Evidentemente la mia idiozia paga, perché vedo il Km 41, e l’eccitazione fa passare tutto. Resta solo la fatica. finalmente vedo là in fondo il cartello dei 42 Km. Peccato che si corra ormai tra due ali di persone che stringono la carreggiata.

Per fortuna ho l’istinto di guardare leggermente indietro: con la coda dell’occhio vedo il pacer delle 4 ore che mi ha quasi raggiunto! “COSAAAAA?”. Con tutti i miei acciacchi e fisime ho rallentato troppo. A questo punto la rabbia si scatena in me. Percorro gli ultimi 500 metri accelerando progressivamente, dando fondo alle ultime energie, ma non sento più nulla, solo determinazione e birra nelle gambe.

“Maledetto cretino! Stavi a pensare a cazzate come il dolore alle gambe e intanto perdevi tempo! Brutto idiota!” Mentre mi do del deficiente mi viene voglia di spaccare tutto e adesso mi sembra di correre a 4’/km. Non c’è spazio al centro, che è occupato dagli zombie, mi sposto lateralmente verso la folla e urlo come un pazzo con gli occhi fuori dalle orbite: “VIA! VIA! VIA!”. Le genti mi vedono, si spaventano e, incredibilmente, mi fanno largo. Per fortuna gli ultimi 200 metri sono nuovamente transennati e si corre meglio.

Taglio il traguardo tra un casino di gente e faccio ancora una decina di metri per essere sicuro di averlo tagliato. Fermo il Garmin. 3 ore, 58 minuti e 50 secondi. Il primo pensiero è: “PACER SUCA FORTISSIMO!”. Il secondo è: “Uh, ho finito una maratona.” Sono sulla Croisette di Cannes, ed è tutto bellissimo. Probabilmente senza il vento contro avrei anche chiuso meglio, ma non ha più importanza, ormai.

E’ pieno di gente: prima di riuscire a bere qualcosa, a mangiare un frutto e ritirare la borsa passa mezz’ora. Appena mi trovo fuori dalla folla mi rendo conto che non sto bene in piedi: barcollo come se fossi ubriaco e non riesco bene a chinarmi. Raccolgo gli amici, e ci dirigiamo verso la stazione per tornare a Nizza con il treno (gratuito per i maratoneti #genoveseinside).

Il resto è ordinaria amministrazione: sono contento e sto ancora elaborando la cosa. La prima valutazione che mi viene in mente è: la mezza è peggio. Sì: la mezza è peggio perché è uno sforzo più intenso e si soffre dal 10°Km in poi. Con i miei ritmi di maratona, ho sofferto davvero solo dal 37/38 in poi. E all’arrivo non credevo di morire subito, come spesso mi succede con la mezza. Inoltre anche la mia anima se ne giova perché ho bestemmiato meno. Con la maratona sono un poco più duri gli allenamenti, ma solo perché durano molto e per molti km, in realtà non ti sfondi con le ripetute e non sputi sangue.

Aftermath del giorno dopo: gambe dolenti, una vescica chiusa sulla punta dell’alluce destro e mal di schiena se sto seduto. Per il resto, tutto bene.

(*) Il resoconto è pubblicato anche su alcuni social network, ma voglio tenerlo anche qui perché è una cosa a cui tengo particolarmente.

7 Commenti

MARCO | #

COMPLIMENTI! …anche per il report!

Roberta | #

Ciao Andrea anche io c’ero domenica. E’ stata la mia terza maratona. Condivido al 100% quello che hai scritto!!! Complimenti. Io l’ho chiusa in 3 41: maledetto vento, potevamo dare di più’!!! Alla prossima Maratona

Gino | #

un resoconto bellissimo e piacevole da leggere 🙂

Gianmaria | #

Grazie per il bel resoconto, molto interessante!
Ma non ci dici niente dell’allenamento che hai fatto per prepararti?

Roberta | #

Ho letto attentamente il tuo racconto sei stato un grande , la maratona si corre se hai la testa , io ho fatto quella di barcellona a marzo ,ho avuto anch’io vari problemi al 3 km vescica mi veniva da piangere non volevo mollare , e altri problemi , lo finita in 4,18 non sono stata contenta volevo migliorare rispetto alla maratona di Roma marzo 2013 , mi piacerebbe fare a novembre la nizza cannes mi dai qlc suggerimento . Grazie

Roby bionic | #

Hola
Scrivi alla grande!
Mi hai fatto venire voglia..