Andrea Beggi

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Mezza Maratona Delle Due Perle 2016

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

La partenza è prevista per le 8, e la sveglia suona alle 5:45; la giornata si preannuncia bella, e le previsioni sono favorevoli. Arriviamo al parcheggio e la navetta ci porta velocemente al Palazzetto dello Sport di Santa Margherita, dove possiamo prepararci e lasciare le borse. Decido per un abbigliamento leggero, maglietta e pantaloncini mi basteranno perché il sole è già tiepido e la regola dei dieci gradi in più non mi ha mai tradito; vedo gente troppo vestita che secondo me scoppierà di caldo tra poco. Rispetto ad altre edizioni ci sono meno partecipanti, probabilmente a causa della partenza alle 8, del cambio della data, e della concomitanza con altre gare in tutta Italia.

Mi sono preparato sommariamente: sto attraversando un periodo in cui le prestazioni mi interessano meno e sto privilegiando gli aspetti meditativi e di consapevolezza, così ho deciso di allenarmi quel tanto da mettere la distanza nelle gambe senza pensare ai tempi, cercando di godermi le buone sensazioni.

Faccio anche una cosa che non ho mai fatto prima in una gara: parto con una bottiglietta di integratore da sorseggiare durante la corsa. Mi durerà quasi 10 km e ho deciso che è una strategia da ripetere per dipendere meno dai tavoli dei ristori che non sempre sono nei punti in cui li vorrei.

Uno degli aspetti positivi della minore affluenza è la tranquillità della partenza: nessuno sgomita, c’è posto per tutti e non ci sono i soliti invasati che partono dal fondo perché non hanno trovato posto davanti e ti travolgono per recuperare posizioni nei primi metri.

La parola d’ordine, il mantra che mi sono prefissato per questa corsa, è: “Lasciati andare”. Lascia che le gambe corrano da sole, alla velocità che vogliono, goditi la gara e le sensazioni. Così parto abbastanza lento e mi lascio scorrere con il gruppone che lentamente si sfalderà nel corso dei chilometri. Accelero in discesa, rallento in salita, senza spingere, senza forzare; mi sento carico, sto bene e le cose sembrano andare per il meglio. A partire dal sesto chilometro il ritmo aumenta, ma non sono veramente io che lo decido, succede e basta. Io controllo solo di non farmi prendere dalla foga o dalla pigrizia, mantenendo il giusto equilibrio.

Il tracciato di questa gara fa sì che per due volte io incroci i top runner, quelli che stanno davanti, quelli che corrono una gara diversa, che fanno un altro mestiere, che praticano un altro sport. E mi capita di vedere Emma Quaglia che vola, una che va alle Olimpiadi e ai Mondiali e si allena sotto casa mia. La saluto ogni volta che la incrocio sul tracciato del vecchio Acquedotto o sullo stradone qui sotto, e lei mi risponde educatamente anche se non ha idea di chi io sia. O il quattro volte campione italiano di Maratona Migidio Bourifa che mi sorride e alza il pollice quando ci incrociamo; lui ha quasi finito e a me ne manca ancora un bel pezzo. Al di là della solita retorica, il fatto che il signor Angelo, che ha superato i 70 anni e chiude la gara in quasi il triplo del tempo che ci mette il vincitore, partecipi alla gara con atleti di caratura mondiale, questa cosa, dicevo, mi piace un sacco. È una bella metafora e allo stesso tempo rappresenta sia la semplicità della corsa che i milioni di significati e di motivazioni diverse che le si possono attribuire. Incrocio anche un uomo e una donna che corrono a piedi nudi, e il solo rumore (forte!) dei loro piedi che colpiscono l’asfalto mi fa accapponare la pelle, e non ho idea di come riescano a fare una roba del genere.

Al giro di boa del chilometro 10 procedo tranquillo e continuo a sorpassare persone, lentamente ma con costanza, senza puntare nessuno, senza cercarlo, senza volerlo. Nel corso della gara rimonto circa 150 posizioni, a conferma che sono partito con calma e ho continuato a tenere il ritmo aumentandolo quel tanto che basta per percorrere tutto il tracciato a velocità media pressoché costante, fatta salva la micidiale rampa all’uscita di Portofino, che la spianassero le ruspe, porca miseria. La percorro la seconda volta al chilometro 17 con un bicchiere del ristoro in mano e la patisco particolarmente; per fortuna è breve e da lì in poi lascio andare le gambe come vogliono, scivolando sulle discese e premendo sulle salite.

È tiepido, è ventilato. A tratti c’è vento ma mai troppo fastidioso, il sudore si asciuga e il sale si incrosta sulla pelle causando un minimo di irritazione dove il tessuto dei pantaloncini mi sfiora le gambe. Non soffro il caldo e riesco anche a godermi l’incredibile panorama, cosa che per me rappresenta una novità in gara: raramente riesco a godere di quello che mi circonda se sono troppo concentrato su me stesso e sulla prestazione. I leggeri saliscendi del percorso, quasi inavvertibili al primo giro, diventano salite sensibili al secondo e sono gli unici punti in cui mi sforzo un minimo per mantenere un’andatura un po’ più sostenuta.

All’ultimo chilometro stacco il tempo migliore di tutta la gara, ho ancora la mente lucida, sto bene e la strada non mi è neppure sembrata lunga. Taglio il traguardo senza aver sofferto e pensando “Ma sai che correrei ancora un po’?”

L’analisi sommaria dei tempi mi dà la conferma, sono stato un metronomo: 108 minuti di corsa divisi in due metà esatte da 54 minuti. Inoltre, memore delle altre edizioni, ho cercato il più possibile di tenere la corda delle curve, riuscendo a percorrere solo 30 metri in più rispetto alla distanza ufficiale, il che è un ottimo risultato vista la quantità di curve e inversioni che caratterizzano il tracciato della “Due Perle”.

Chiudo con la bella sensazione di aver corso una gara in un modo diverso dalle altre, che magari ha reso meno in termini di prestazioni ma è stato molto più appagante e divertente: la conferma che l’arrivo non è importante, ma quello che conta davvero è il viaggio.

2 Commenti

Massimo Lofrano | #

Bravo Andrea.
Io ho iniziato da poco ad avvicinarmi alla corsa. Non mi è mai piaciuta e non so se mai mi piacerà. Faccio una fatica immensa a mantenere la motivazione, i tuoi racconti sono sempre stimolanti. Stasera vado e vediamo se funzioni 😉

Gianmaria | #

Non capisco come fai a stabilire che hai corso solo 30 metri in più della distanza ufficiale. A quanto ne so io non esistono dispositivi in grado di assicurarti una tale precisione di misura nella corsa!

Ciao, Gianmaria

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