Andrea Beggi

These things, they go away, replaced by everyday.

Savona Half Marathon 2016

Domenica ho partecipato alla Savona Half Marathon, ed è stata un’esperienza interessante. Sono andato con Fabrizio, che partecipava alla sua prima gara ed era un po’ agitato. È normale, è successo a tutti.

Arriviamo per tempo, parcheggiamo, caffè, sosta in bagno e consegna borse al deposito. Andiamo alla partenza e facciamo finta di scaldarci; la temperatura è perfetta, il cielo è velato e non c’è vento: le condizioni sono ottimali.

La partenza è veloce e non c’è troppa gente che sgomita, in poche centinaia di metri la folla si dirada e corriamo affiancati senza il minimo problema. La cosa interessante è che Fabrizio, con il quale condivido da qualche tempo gli allenamenti più lunghi nel fine settimana, ha ottime potenzialità ma teme di non sapersi gestire partendo troppo veloce. Il tempo che si è immaginato è intorno all’ora e 50 minuti ma secondo me può fare anche meglio. In ogni caso non voglio spingerlo troppo. L’idea sulla quale ci siamo accordati è fare insieme i primi 10 km in circa 51 minuti, poi lasciarlo andare per vedere cosa ne esce. Io non ho velleità di record personale, voglio solo divertirmi e fare una bella corsa, e sono assolutamente d’accordo sulla strategia.

Il percorso è abbastanza bello, molto piatto e alterna qualche tratto di curve con lunghi rettilinei, peccato solo che il mare si veda così poco. Già dai primi chilometri ci rendiamo conto di correre ad un ritmo leggermente più veloce del previsto, ma stiamo molto bene e decidiamo di mantenere l’andatura. In questa nuova veste di pacer mi trovo a mio agio, mi concentro sul ritmo, che cerco di mantenere costante, controllando come si sente Fabrizio. La prospettiva di non dover fare tutta la gara a quella velocità mi regala la “leggerezza mentale” che deriva dal non dover amministrare le mie forze, ma solo pensare ad accompagnare il mio amico, conscio del fatto che dopo la metà potrò anche rallentare in caso ne sentissi il bisogno. Non andrà proprio così.

Il percorso è un anello di circa 10Km da percorrere due volte, la seconda con una variazione per aggiungere il chilometro necessario. Chiudiamo il primo giro di 10 km in 49 minuti, a un ritmo medio leggermente sotto i 5’/Km. Stiamo bene, corriamo leggeri e siamo ottimisti.

A questo punto il piano prevede che io mi rilassi ma, visto l’anticipo sulla tabella di marcia, Fabrizio decide di partire al 16° chilometro.

Uh, oh.

Ok, ce la posso fare sto ancora bene. Mi ero immaginato una gara tranquilla e pensavo di spingere fino al decimo per traccheggiare fino alla fine, invece devo tirare con lui fino al 16°Km. Faccio finta di nulla, mi concentro sul ritmo e tengo sotto controllo il Garmin. Sono stupito dalla mia precisione: se si eccettua il chilometro “veloce”, le variazioni sono tutte nell’arco di 3 o 4 secondi rispetto al ritmo desiderato.

Alla fine il chilometro 16 diventa il 17, e finalmente Fabrizio aumenta un po’ il suo ritmo. A questo punto mancano quattro chilometri, io sto soffrendo ma nulla di non gestibile: tanto vale mantenere il ritmo fino alla fine. Per il resto della gara riesco a rimanere in vista di Fabrizio, fatico, impreco ma resisto, e ottengo anche un’ottima media sull’ultimo chilometro. Taglio il traguardo e stacco il tempo di 1 ora e 45 minuti, ampiamente inferiore alle previsioni. Fabrizio è là davanti a 1:44, felice di aver ecceduto le previsioni e di aver concluso così bene la sua prima gara.

Riguardando l’analisi dei tempi su Endomondo, ho la conferma della mia costanza; non credo di avere mai corso una gara a un ritmo così regolare: tra le due metà c’è uno scarto di 23 secondi.

Fare da lepre e da pacer mi è piaciuto parecchio perché ho sentito la responsabilità della corsa di Fabrizio, cosa che è stata un’ulteriore motivazione per mantenere una prestazione costante. Sono molto soddisfatto, mi sono divertito parecchio, ed è un’esperienza che vorrei ripetere ma, visti gli ampi margini di miglioramento di Fabrizio, temo che la prossima volta sarà molto più difficile, per me.

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