Andrea Beggi

La miglior difesa contro la logica è l'ignoranza.

La Mezza Della Baia Del Sole, e le cose che non vanno mai come ti sei immaginato.

Mezza Baia Del SoleQuest’anno va così: mi è venuta voglia di fare un po’ di gare e sono alla sesta mezza da marzo. Questa è la Mezza Della Baia Del Sole, un nome altisonante per una gara che si corre al sabato sera in una bella zona del Ponente Ligure, tra Alassio e Laigueglia.

Arrivo abbastanza presto per ritirare il pettorale, prepararmi e consegnare la borsa che mi verrà restituita all’arrivo a Laigueglia, mentre la partenza è ad Alassio. La gara consta di un tracciato da percorrere due volte, tra l’Aurelia, i caratteristici caruggi e la passeggiata sul mare. Piove, e mi riparo in macchina sbocconcellando una banana e una barretta aspettando che arrivi il momento di raggiungere la partenza. Per fortuna il tempo migliora e mi ritrovo con altre 650 persone in attesa dello sparo, perlopiù locali e lombardi calati sul mare.

Complice la scarsa voglia di allenamenti estenuanti, il piano di battaglia prevede di lasciare andare le gambe e correre rilassato per godere del panorama e del percorso, ma come sanno tutti le gare sono come le scatole di cioccolatini e non sai mai quello che ti capita (mi sono spremuto per regalarvi questa originalità). Parto più veloce di quello che avevo immaginato, ma non me ne curo e prendo quello che viene, secondo il nuovo corso che ho intrapreso recentemente.

Partiamo imboccando strade laterali che onestamente non sono un granché, ma dopo una doppia curva arriviamo sulla passeggiata di Alassio tra gli “ohhhh ahhhh” dei lombardi che sembra non abbiano mai corso sul mare. Tra me e me li sbeffeggio: “la nebbiaaaa, c’avete solo la neeeeebbiaaaaaa”. Arriviamo in fondo al porticciolo e invertiamo la marcia per oltrepassare Alassio e tornare verso Laigueglia. Per ora continuo a superare gente: come al solito sono partito molto indietro e mi lascio alle spalle un bel po’ di persone, e sarà così per tutto il resto della gara.

Dopo lungomare e statale imbocchiamo i caruggi di Laigueglia; la particolarità di questa mezza è che si corre letteralmente in mezzo ai turisti e alla gente che passeggia davanti ai negozi. Per fortuna, grazie all’efficientissimo servizio d’ordine, la folla non mi ha mai dato fastidio, e c’è davvero tanta gente che incita, applaude e sembra felice di vederci correre. I bimbi sono i più coinvolti: ci aspettano tutti con le braccia tese per ricevere “il cinque”, ed è uno spettacolo davvero bello.

A questo punto è appena cominciato il rientro verso Alassio, mi trovo sul caratteristico lungomare di Laigueglia in mezzo alla gente e ai localini estivi, e sono circa al km 9. Improvvisamente qualcuno decide di piantarmi un pugnale subito sotto il gluteo sinistro; da zero a “male cane” in un decimo di secondo e non capisco cosa stia succedendo: dolore lancinante in un posto dove non mi ha mai fatto male never ever, e per dieci secondi rischio anche di cadere, un po’ per la sorpresa un po’ perché perdo un paio di colpi. Forse è un lombardo che si vendica per lo sfottò.

Ok, le cose cominciano a farsi interessanti: credevo di traccheggiare fino all’arrivo e invece mi trovo con un problema da risolvere. Faccio mente locale e calo l’asso: ho in tasca una dose di Tachipirina orosolubile (Nobel all’inventore, subito). Dice: “Perché ti porti la Tachipirina quando corri?” – “Molto da apprendere ancora tu hai, o mio giovane Padawan“. Apro la bustina con i denti e ingollo la polverina mentre un paio di bontemponi davanti a uno Spritz mi apostrofa urlando: “Doping! Doping!“. (Tutto vero.)

Faccio il punto della situazione mentre il percorso si snoda in duemila curve sulla passeggiata a mare: ho ancora una dozzina di chilometri da fare, il fiato è a posto, mi sento bene e ho ancora benzina per finire la corsa con tranquillità, peccato per questo maledetto pugnale infilato in una chiappa che mi fa quasi zoppicare. Rallento con circospezione per vedere cosa succede e qualcuno di quelli che ho superato mi riprende. Decido di usare la solita tecnica: ignorare il dolore, non sono problemi miei, io corro, e se contino a correre vuol dire che il dolore non è abbastanza forte. Vediamo chi si stufa prima.

Patisco un po’, ma dopo un paio di chilometri il dolore retrocede a fastidioso bruciore e posso continuare abbastanza bene; il ritmo non è più quello di prima ma chissene, ho comunque ripreso a superare la gente e l’aria profuma di gelsomino, di mare e di fiori, mentre cala il buio della sera. Da qui in poi non sarà una grande prestazione, ma prendo  quello che viene contento di riuscire a continuare.

Rientriamo in Alassio e i profumi di prima lasciano il posto all’odore di pizza e frittura di pesce che arriva dai tavoli dei locali; corriamo a un metro dalla gente che si scofana le meglio cose e affoga il fine settimana nei Negroni, ma fin qui nessun inconveniente. Secondo giro del porto, e via di nuovo verso Laigueglia. Accosto e supero lentamente due ragazze che corrono affiancate con le maglie uguali, viola, e un passo da metronomo; pensavo di accodarmi a loro ma alla fine riesco a passare.

Il dolore si ripresenta a ondate, cerco di resistere e fare lo gnorri forzando un poco il ritmo; le vie si susseguono e ormai non manca molto all’arrivo. Comincio a essere un filo provato ed effettivamente il chilometro 19 sarà il più lento di tutti; dal ventesimo in poi raccolgo l’ultima forza di volontà che mi rimane e cerco di finire degnamente, mentre mi sembra sempre di più di correre nella melassa: le mie gambe pensano di andare forte, ma non è vero. Intorno al ventesimo mi sorpassano le tipe con le maglie viola. Mentre mi affiancano sento il loro odore: come facciano ad essere profumate dopo 1 ora e 45 minuti di corsa non è dato sapere, è il Primo Mistero Della Traspirazione.

Dopo un’altro giro di giostra nei caruggi affollatissimi, finalmente taglio il traguardo facendo finta che la vita mi sorrida ad uso del fotografo che mi immortala, ma dentro di me ormai sono divorato da Alien. Arraffo due banane, un pezzo di crostata e dell’acqua e mi concedo il lusso di zoppicare fino al deposito borse che è tipo a Ventimiglia, lontanissimo (morite male, o voi che lo avete deciso). Mi cambio sommariamente e ritorno alla partenza (morite male l’ho già detto?), dove salgo sul trenino navetta che riporta noi magnifici atleti ad Alassio. Porto a casa l’ennesima medaglia di latta e un tempo di 1 ora e 49 minuti.

Le cose non vano quasi mai secondo i piani, ed è il bello della corsa; mi sono comunque divertito perché è successo un imprevisto e si è presentato un problema da risolvere che ha aggiunto incertezza e sofferenza. Sembra un controsenso, ma arrivare comunque in fondo malgrado tutto è fonte di soddisfazione, perché questa distanza mi è familiare e anche se ho sofferto la gara non mi è sembrata troppo lunga e non mi ha logorato psicologicamente.

Ho trascorso la domenica con qualche problema a stare seduto e al momento ho ancora un lieve dolore alla gamba sinistra in estensione, ma sta passando. Nel frattempo sto già pensando alla prossima chiedendomi cosa succederà questa volta.

Un commento

Roberto | #

Leggo sorridendo il racconto, pregustandomi il momento in cui apriro’ il link all’attivita’ su Runkeeper che e’ solito riportare per vederci soffrire: sorrido mentre @abeggi dice che e’ quasi morto, che si e’ dovuto fermare, che ha preso la tachipirina, ma poi, lo so gia’, su runkeeper ci sara’ la prova evidente dell’impossibile, ovvero, 15 secondi di differenza fra il passo piu’ veloce e quello piu’ lento, in preda ai dolori. E non si allena neanche. Uff. Uff. 🙂

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