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	<title>Andrea Beggi &#187; Post</title>
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	<description>Un blog di Andrea Beggi</description>
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		<title>Importare Outlook Express in Outlook 2007 o 2010 su Windows 7</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 19:53:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può capitare che qualche utente si decida a cambiare il suo computer antidiluviano con una macchina di questo secolo, il che pone il problema del trasferimento dei dati. Spesso queste cariatidi a spinta sono tanto vecchie che non supportano il &#8220;trasferimento guidato file e impostazioni&#8221;, il che comunque non sposterebbe il problema perché l&#8217;utente ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può capitare che qualche utente si decida a cambiare il suo computer antidiluviano con una macchina di questo secolo, il che pone il problema del trasferimento dei dati. Spesso queste cariatidi a spinta sono tanto vecchie che non supportano il &#8220;trasferimento guidato file e impostazioni&#8221;, il che comunque non sposterebbe il problema perché l&#8217;utente ha la posta su Outlook Express.<em> (&#8220;Buongiorno, che programma usa per la posta?&#8221; &#8211; &#8220;Outlook&#8221; &#8211; &#8220;Sì: Outlook Express o Outlook e basta? C&#8217;è differenza.&#8221; &#8211; &#8220;&#8230;&#8221; &#8211; &#8220;OK: icona azzurra o icona giallina?&#8221; &#8211; &#8220;</em><em>Azzurra! </em><em>(Annuendo energicamente)&#8221; &#8211; &#8220;Outlook Express.&#8221; &#8211; &#8220;Ah quelle cose io non le so, io mando le mail e basta!&#8221;).</em></p>
<p>Tra Outlook di versioni diverse il problema non si pone, poiché tutte le mail e i contatti risiedono in uno o più file con estensione <code>.pst</code>, che tutte le versioni sono in grado di leggere e importare. Non ci sono grossi problemi neppure se Outlook risiede sullo stesso computer dov&#8217;è installato Outlook Express: l&#8217;importazione diretta funziona abbastanza bene.</p>
<p>Purtroppo Outlook non supporta l&#8217;importazione del database delle mail da Outlook Express se questo risiede su un computer diverso, quindi non è possibile l&#8217;importazione diretta. Tra l&#8217;altro ci sono spesso problemi perché potrebbe capitare che le date dei messaggi vengano importate malamente, rendendo vana l&#8217;operazione. Windows 7 non supporta l&#8217;installazione di Outlook Express, e spesso non ci sono risorse, tempo, e licenze per installare Outlook sul vecchio computer e importare da lì. Per fortuna si può usare Windows Live Mail (WLM), disponibile gratuitamente nel pacchetto &#8220;Live&#8221; di Microsoft, e WLM va installato sul nuovo computer.</p>
<p>Una volta installato WLM, tramite l&#8217;apposito menu è possibile importare le mail &#8220;puntando&#8221; a una cartella contenente il database di Outlook Express, sia essa in una cartella locale, su un disco esterno, o condivisa tramite la rete. (La collocazione della cartella sul computer vecchio si determina con un clic tasto destro su &#8220;Posta in Arrivo&#8221;). Dopo aver verificato che tutta la posta sia stata correttamente importata, sempre dal menu di WLM bisogna esportare il database. Attenzione perché questa è la parte meno intuitiva del processo. Intanto bisogna avere già installato e lanciato almeno una volta Outlook, poi dal menu esporta di WLM bisogna scegliere &#8220;Esporta in Exchange&#8221;, anche se l&#8217;altra opzione sembra più corretta e anche se non utilizziamo Exchange, ma solo POP3 o IMAP. A questo punto WLM &#8220;spara&#8221; le mail nel database di Outlook. Sarà sufficiente riordinare le cartelle (la posta viene messa in un albero chiamato &#8220;cartelle importate&#8221;) copiando la posta nel posto corretto, questione di qualche click.</p>
<p>Per i contatti, WLM importa la rubrica del computer vecchio che si trova in un file con estensione <code>.wab</code>; cercatelo perché la posizione dipende da non ho ancora capito cosa. Poi da Outlook, questa volta, si sceglie l&#8217;opzione per importare i contatti da Windows Mail.</p>
<p>Le impostazioni dell&#8217;account POP3 o IMAP le dovrete ricreare a mano, il che vi porterà via pochi secondi. Quello che vi farà perdere tempo sarà recuperare la password, che l&#8217;utente non sa quasi mai e non ha spesso idea di come reperirla. Piuttosto usare quei programmilli che si frappongono tra il client e il server POP e &#8220;rubano&#8221; la password salvata per mostrarla in chiaro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/mail/" title="Mail" rel="tag">Mail</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/outlook/" title="outlook" rel="tag">outlook</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/tecnica/" title="Tecnica" rel="tag">Tecnica</a><br />
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		<title>I  grandi misteri della vita</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Quisquilie]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti coloro che fanno il bucato sono vittime prima o poi del mistero dei calzini, apparentemente inghiottiti dalla lavatrice senza lasciare tracce. Ebbene, c&#8217;è un altra situazione analoga che capita negli ambienti dell&#8217;IT:  i dadi da rack. Questi maledetti bulloni , dopo che vi hanno massacrato i polpastrelli mentre cercate di incastrarli nella loro sede, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti coloro che fanno il bucato sono vittime prima o poi del mistero dei calzini, apparentemente inghiottiti dalla lavatrice senza lasciare tracce.</p>
<p>Ebbene, c&#8217;è un altra situazione analoga che capita negli ambienti dell&#8217;IT:  i dadi da<a href="http://goo.gl/KlTli"> rack</a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4339" title="dadi rack" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/dadi-rack.jpg" alt="" width="490" height="265" /></p>
<p>Questi maledetti bulloni , dopo che vi hanno massacrato i polpastrelli mentre cercate di incastrarli nella loro sede, cadono e vengono inghiottiti da una struttura metallica completamente aperta, che durante il montaggio non ha pareti né fondo. Dove finiscano non è dato sapere: cadono con un &#8220;cling&#8221; e spariscono per sempre dalla vostra vista. Sdraiarsi a terra, spostare l&#8217;armadio o perfino sventrarlo completamente non servirà a nulla, hanno raggiunto i vostri calzini e ridono di voi e dei vostri sforzi per ritrovarli.</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/quisquilie/" title="Quisquilie" rel="tag">Quisquilie</a><br />
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		<title>Verbatim SATA-II Solid State Drive</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 21:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le parti in movimento all&#8217;interno di un computer sono poche ma sono quelle più frequentemente soggette a guasti e usura. Le ventole girano su cuscinetti che alla lunga si consumano, diventano rumorosi e diminuiscono l&#8217;efficienza del raffreddamento; i componenti surriscaldati diventano instabili e causano blocchi del sistema.  I dischi fissi hanno una meccanica semplice ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le parti in movimento all&#8217;interno di un computer sono poche ma sono quelle più frequentemente soggette a guasti e usura. Le ventole girano su cuscinetti che alla lunga si consumano, diventano rumorosi e diminuiscono l&#8217;efficienza del raffreddamento; i componenti surriscaldati diventano instabili e causano blocchi del sistema.  I dischi fissi hanno una meccanica semplice ma sofisticata: uno o più piatti in velocissima rotazione e alcune minuscole testine che &#8220;volano&#8221; su di essi sfiorandoli su un cuscino d&#8217;aria. Quando le testine, a seguito di una forte sollecitazione, &#8220;atterrano&#8221; sui dischi, li rigano e i dati fanno la fine che potete immaginare. Mai successo di inciampare nel cavo di alimentazione del disco esterno mentre era acceso, farlo cadere e dire ciao ai dati? Ecco.</p>
<p>Il costo delle memorie a stato solido è diminuito abbastanza perché i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_a_stato_solido">dischi fissi SSD</a>  (Solid State Drive) abbiano ormai prezzi abbordabili, tanto da destinarli a soppiantare l&#8217;attuale tecnologia meccanica. Gli SSD usano memoria flash per archiviare i dati: essa non ha parti in movimento, per questo motivo è più stabile  e meno incline a guasti o arresti improvvisi. Le memorie flash sono molto più veloci dei dischi fissi tradizionali, sono silenziose e consumano meno energia. Decisamente un salto in avanti. Ci sono alcuni tecnicismi da considerare che riguardano le prestazioni e che sono documentati nell&#8217;articolo di Wikipedia linkato qui sopra, ma i vantaggi sono molti di più. Un esempio familiare a tutti: i dischi SSD non hanno bisogno di essere deframmentati poiché il tempo di accesso ad ogni cella di memoria è sempre lo stesso a prescindere dalla sua &#8220;posizione&#8221;.</p>
<p>Sto provando un <strong>Verbatim SATA-II Solid State Drive</strong> da 128GB, che viene fornito in un kit completo destinato a facilitare la sostituzione del disco tradizionale nel vostro portatile o desktop.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-4305 alignleft" title="Verbatim SSD" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/Verbatim_SSD-290x300.jpg" alt="" width="290" height="300" />La confezione contiene tutto il necessario per l&#8217;operazione: il disco ha un form factor da 2,5&#8243; che si adatta all&#8217;alloggiamento della maggior parte dei notebook (*). Su di esso c&#8217;è il setup del software per il trasferimento dei dati, NTI Echo, di uso semplicissimo. Completano la <a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/Global_SATA_SSD_Kit_5.jpg">dotazione</a> un case esterno da 2,5&#8243; per riutilizzare l&#8217;unità meccanica estratta dal computer, una slitta e un cavo per l&#8217;eventuale montaggio in un desktop, e una manciata di viti.</p>
<p>Il primo passo per la sostituzione è collegare l&#8217;SSD al computer tramite il case esterno USB e installare il software di clonazione. Fate una copia del contenuto del disco (software e manuali multilingua, circa 60 mega) poiché esso verrà riformattato durante il processo. Lanciate il software e seguite l&#8217;interfaccia: in pratica è un clic. Dopo pochi istanti il computer si riavvia e comincia l&#8217;operazione di copia vera e propria; io ci ho messo circa un&#8217;ora per clonare 100GB. Al termine il sistema si spegne e dovrete procedere alla sostituzione del disco; ogni computer è diverso, ma in genere c&#8217;è uno sportellino sul fondo che cela l&#8217;alloggiamento, e si tratta di un&#8217;operazione abbastanza semplice. Verbatim ha anche preparato un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wlWs0O2zYc4">video di esempio</a>. Riaccendete il computer, che rileverà la nuova periferica richiedendo un reboot, e avete finito. Ora il vostro notebook è più veloce, più silenzioso e la sua autonomia è aumentata.</p>
<p>Benché il <a href="http://support.acer.com/acerpanam/notebook/0000/Acer/Extensa5620/Extensa5620sp2.shtml">mio notebook</a> sia un Core2 Duo non recentissimo, ho apprezzato l&#8217;incremento delle prestazioni, sia al boot che nell&#8217;uso normale. Chrome si carica in metà tempo, ad esempio. Queste le prestazioni con il disco che avevo prima, un&#8217;unità a 5400 giri da 250GB, misurate con l&#8217;indice di prestazioni di Windows e con un qualunque software di benchmark gratuito:</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/performance-pre.png"  class="thickbox"><img class="size-medium wp-image-4316 aligncenter" title="performance-pre" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/performance-pre-300x140.png" alt="" width="300" height="140" /></a></p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/park-pre.png"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4315" title="park-pre" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/park-pre-300x200.png" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Con il Verbatim SATA-II Solid State Drive le cose cambiano drasticamente:</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/performance-post.png"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4319" title="performance-post" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/performance-post-300x146.png" alt="" width="300" height="146" /></a></p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/park-post.png"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4320" title="park-post" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/park-post-300x200.png" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Naturalmente i valori rilevati hanno solo lo scopo di evidenziare le differenze di prestazioni; altri metodi potrebbero produrre metriche diverse.</p>
<p>In definitiva la mia impressione sul prodotto è buona. <strong>Il kit Verbatim SATA-II Solid State Drive è disponibile in due versioni, da 64GB e 128GB, al prezzo di listino di 109€ e 179€ rispettivamente.</strong> Si tratta di prezzi più elevati rispetto alle unità tradizionali, ma la tecnologia SSD è più affidabile e più veloce. In caso di caduta, il disco di un notebook potrebbe subire gravi danni che causerebbero la perdita di dati, usando un&#8217;unità SSD questo rischio viene fortemente ridimensionato. I vostri dati e il vostro tempo valgono più dei supporti: è una considerazione da fare al momento di valutare l&#8217;acquisto di uno di questi kit.</p>
<p>(*)Alcuni notebook, specie quelli sotto i 14 pollici, potrebbero avere unità da 1,8&#8243; non compatibili con questo kit.</p>
<p><em>Ringrazio Mattia Zanetti di <a href="http://www.nowpr.it/">Now! PR</a>, a cui ho chiesto di poter provare il kit.</em></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Adidas miCoach monitor frequenza cardiaca</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle prime cose di cui mi sono reso conto quando ho iniziato a correre è stata la necessità di capire e controllare le mie pulsazioni durante la corsa. Rimanere nella &#8220;zona&#8221; corretta permette di faticare meno, correre più a lungo e migliorare le prestazioni. Gli strumenti più semplici per farlo sono un cardiofrequenzimetro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle prime cose di cui mi sono reso conto quando ho iniziato a correre è stata la necessità di capire e controllare le mie pulsazioni durante la corsa. Rimanere nella &#8220;zona&#8221; corretta permette di faticare meno, correre più a lungo e migliorare le prestazioni. Gli strumenti più semplici per farlo sono un cardiofrequenzimetro e le tabelle, che abbondano su internet. Ma la tecnologia ci aiuta a trovare soluzioni più articolate, complete e complesse.  Ho avuto modo di provare per qualche settimana un <a href="http://www.adidas.com/it/micoach/ui/Product/#!/heartrate">monitor frequenza cardiaca Adidas miCoach</a>, insieme alla sua <a href="http://www.adidas.com/it/micoach/ui/Product/#!/mobile">applicazione</a> installata su un iPod Touch.<img class="aligncenter size-full wp-image-4280" title="Heart Rate Monitor" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/heart_rate_monitor.png" alt="" width="580" height="600" /></p>
<p>Le componenti dell&#8217;ecosistema miCoach sono diverse e modulari: il <a href="http://www.adidas.com/it/micoach/">sito</a> è l&#8217;hub che integra i dati degli allenamenti, raccolti utilizzando diversi dispositivi. Io ho testato il monitor, completo di ricevitore per iPod Touch o iPhone, e l&#8217;applicazione scaricabile gratuitamente dall&#8217;App Store. Il monitor è una normale fascia da petto per cardiofrequenzimentro, esteticamente molto bella; è elastica e regolabile e il sensore è rimovibile per poter lavare la fascia. E&#8217; leggera, non stringe e durante la corsa si dimentica di averla addosso; la chiusura è semplice ed efficace. E&#8217; conforme al protocollo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/ANT%2B">ANT+</a> e di conseguenza compatibile con una vasta gamma di ricevitori. In particolare quello fornito è adatto per i dispositivi Apple e si innesta nel connettore sulla base del palmare; è piccola e con spigoli molto arrotondati, e non si incastra in tasca o nel marsupio. La sensibilità mi è sembrata buona e durante la corsa non ha mai perso il segnale.<img class="aligncenter size-full wp-image-4282" title="miCoach" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/mobile_app.png" alt="" width="580" height="600" /></p>
<p>L&#8217;applicazione si scarica gratuitamente dall&#8217;App Store e si sincronizza con il sito miCoach, sul quale occorre avere un account. E&#8217; semplice e non distrae con particolari inutili; sufficientemente personalizzabile, vi parla durante la corsa. E&#8217; possibile avere diverse informazioni riguardanti la sessione in corso, che vengono ripetute a un intervallo impostabile; inoltre vi vengono impartiti i comandi per aumentare o diminuire il ritmo in modo da attenersi al tipo di allenamento prescelto, che spesso prevede di correre periodi in diverse zone di attività cardiaca. Un breve allenamento guidato di 12 minuti &#8220;tara&#8221; il vostro profilo atletico, e imposta le zone personalizzate che vengono calcolate dall&#8217;applicazione in base alla frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzi di diversa entità, quantificati con un valore che va da 1 (riposo) a 10 (corri come se ti inseguisse Alien).</p>
<p>Il sito permette di organizzare un calendario di allenamenti guidati e tesi a diversi obiettivi; come nella tradizione di questo tipo di servizi, è possibile condividere le proprie performance sui principali social network: potrete bullarvi con i vostri contatti di aver superato il <a href="http://www.albanesi.it/Paginetest/sportivi.htm">test del moribondo</a>, o di aver bruciato 1000 calorie. Una volta create sul sito le diverse sessioni, la sincronia sul dispositivo le renderà disponibili per gli allenamenti veri e propri.</p>
<p>Purtroppo iPod Touch non è provvisto di sensore GPS, quindi durante le prove mi è mancato il dato sulla distanza percorsa; ho sopperito correndo su tracciati di cui conosco la lunghezza. E&#8217; comunque disponibile uno <a href="http://www.adidas.com/it/micoach/ui/Product/#!/speed_cell">stride sensor di miCoach</a> per misurare anche l&#8217;andatura e la distanza. Su smartphone dotati di ricevitore GPS il dato sulla distanza percorsa si integra automaticamente con le sessioni di corsa. Un dato interessante per chi vuole perdere peso è l&#8217;indicazione del consumo calorico, che è una cosa che è possibile misurare con buona approssimazione partendo dalla frequenza cardiaca; il report della sessione vi dice quante calorie avete bruciato e dopo poco tempo capirete qual è l&#8217;intervallo che &#8220;rende&#8221; di più. Come bonus per gli amanti della musica, l&#8217;allenamento registra anche i brani che avete ascoltato durante la corsa.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/allenamento.png"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4286" title="Allenamento" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/allenamento-300x147.png" alt="" width="300" height="147" /></a></p>
<p>Il monitor di frequenza cardiaca miCoach è un buon punto di partenza per capire e migliorare le proprie prestazioni; con il resto dei prodotti è possibile completare la gamma dei sensori per monitorare al meglio la vostra corsa.</p>
<p>La mia valutazione sul monitor è positiva, è uno strumento che va bene per chi vuole iniziare subito senza impazzire con tabelle, test e formule. Funziona bene e si integra alla perfezione con il software. Io sono da sempre un po&#8217; restio a portare con me tecnologia voluminosa che mi distrae mentre corro, senza contare che sono un tipo precisino su queste cose e se un GPS perde il segnale, o un&#8217;applicazione si chiude perché ho sfiorato malamente lo schermo, mi girano le scatole e mi distraggo, rallento, perdo il ritmo. Alla fine l&#8217;obiettivo è correre, tutto il resto è accessorio: se siete a vostro agio correndo con un palmare, volete un supporto tecnologico efficace e un supporto di un allenatore virtuale personale, il monitor di miCoach è un accessorio da valutare.</p>
<p><em>Un grazie ad Alessandro Fedeli di <a href="http://www.digital-pr.it/">Digital PR</a> per avermi proposto la prova di questo oggetto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Un perché di Natale</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 00:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Steve, ci osservi da lassù seduto su una iCloud controllando che tutto vada per il verso giusto. In occasione del Natale vorrei chiederti una cosa: So che eri un maledetto pignolo rompiballe e amavi curare ogni dettaglio dei tuoi prodotti con un puntiglio maniacale. Te lo aveva insegnato il tuo papà, che ti faceva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Steve,</p>
<p>ci osservi da lassù seduto su una iCloud controllando che tutto vada per il verso giusto. In occasione del Natale vorrei chiederti una cosa:</p>
<p>So che eri un maledetto pignolo rompiballe e amavi curare ogni dettaglio dei tuoi prodotti con un puntiglio maniacale. Te lo aveva insegnato il tuo papà, che ti faceva verniciare bene i mobili sul retro anche se nessuno lo doveva vedere. E facevi i capricci per la lucidatura delle viti dentro i case dei tuoi computer, anche se nessuno li doveva aprire. Oppure i colori, che non ti andavano mai bene. Perdevi giorni su dettagli apparentemente insignificanti di un&#8217;interfaccia con la giustificazione che i tuoi utenti l&#8217;avrebbero guardata per ore tutti i giorni. E, bada bene, io ti capisco. Ti capisco <strong>perché</strong> anche io sono un po&#8217; così: un maledetto rompiballe genovese a cui non va mai bene nulla, quindi riesco a immedesimarmi nelle tue convinzioni.</p>
<p>E allora<strong> perché</strong>, <strong>perché</strong>,<strong> perché</strong> tutti i maledetti cavi dei tuoi iCosi, dal primo che hai prodotto fino all&#8217;iPad 2 di mia moglie preso il mese scorso, <strong>perché</strong>, dicevo, si devono ridurre così?</p>
<p><img class="size-full wp-image-4248 alignleft" title="cavo-iphone-rotto" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/cavo-iphone-rotto.jpg" alt="" width="240" height="168" /></p>
<p>E non solo dalla parte del tuo (brutto, fattene una ragione) connettore proprietario, ma anche dall&#8217;altra parte, quella col connettore USB standard. Lo stesso connettore che l&#8217;ultimo dei produttori cinesi che fanno lavorare i neonati nelle loro cantine umide è in grado di fare meglio. <strong>Perché</strong> questo maledetto cavo deve essere il calimero della tua produzione? <strong>Perché</strong> i tuoi aggeggi che costano un fantastiliardo e 99 centesimi devono lasciare a piedi la gente sul più bello<strong> perché</strong> un cavo che non sei stato in grado di progettare decentemente si rompe? Sei tu forse in combutta con i duty free shop degli aeroporti? Con la FNAC? Con la lobby dei produttori di cavi da un dollaro su ebay? Posso capire che i primi modelli non fossero ancora abbastanza testati con un uso reale, ma dopo un gazzillione di iCosi venduti, qual è il motivo che ti ha spinto a continuare a testa bassa la produzione di questo cavo che, per citare la frase che tu usavi così spesso, <strong>è una merda</strong>?</p>
<p>Il tuo affezionato rompiballe,</p>
<p>Andrea.</p>

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		<title>Music was my first love, and it will be the last</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 21:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi ho visto un retweet di Stefano: In effetti, a prima vista tutti pensiamo che sia un &#8220;capolavoro&#8221;. Poi ci ho riflettuto un istante e mi sono accorto di due cose. Intanto questa situazione è l&#8217;esatto indicatore di come sono cambiate le cose nel campo musicale: la produzione artistica &#8220;da studio&#8221; è ormai considerata una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho visto un retweet di <a href="http://twitter.com/stefigno">Stefano</a>:</p>
<p><a href="https://twitter.com/#!/graziedavvero/status/147326878175330306"><img class="alignnone size-full wp-image-4228" title="Twitter-Coldplay" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/Twitter-Coldplay.png" alt="" width="643" height="349" /></a></p>
<p>In effetti, a prima vista tutti pensiamo che sia un &#8220;capolavoro&#8221;. Poi ci ho riflettuto un istante e mi sono accorto di due cose. Intanto questa situazione è l&#8217;esatto indicatore di come sono cambiate le cose nel campo musicale: la produzione artistica &#8220;da studio&#8221; è ormai considerata una commodity. La sensibilità della maggior parte delle persone è diversa e non percepisce più come un reato il download illegale di musica. Le ultime generazioni sono nate in un mondo immerso nella musica, proposta ovunque e fruibile gratuitamente in ogni momento della giornata: si tratta di un bene che mantiene un alto valore emozionale ma paradossalmente non ha più un valore economico, svalutata dagli stessi che la vorrebbero vendere. E allora è plausibile arrivare a scaricare illegalmente tutti i CD di una band per poi spendere centinaia di euro per il loro concerto. Lo spettacolo, che è una cosa non facilmente ripetibile e non inflazionata, ha un valore percepito molto più elevato e per parteciparvi si è ben disposti a pagare un prezzo salato. Il driver è sempre la musica, che però resta accessoria e serve a vendere un&#8217;altra cosa che costa molto di più, e dalla quale le band possono più che degnamente trarre i loro guadagni. Si torna al modello di qualche secolo fa, prima dell&#8217;introduzione del copyright, quando l&#8217;unico modo di ascoltare della musica era ascoltarla suonata dal vivo, e con i concerti i musicisti si guadagnavano da vivere.</p>
<p>Che la sitiuazione di &#8220;illegalità&#8221; sia destinata a cambiare è quasi certo: le nuove generazioni prima o poi andranno a votare e occuperanno posti di potere; <a href="http://waxy.org/2011/12/no_copyright_intended/">se ne è parlato recentemente in rete</a> in seguito alla recente comparsa su YouTube di una <a href="http://youtu.be/4W8p1MVrueg">versione integrale di Pulp Fiction rimontata in ordine cronologico</a>(*), caricata da un utente che si fa chiamare <em>crimewriter95</em>.</p>
<p>La seconda cosa che mi è venuta in mente è stato provare a fare due conti: I Coldplay sono una band poco <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Coldplay_discography">prolifica</a>,  5 album, 2 live, 1 compilation, 9 EP. Probabilmente comprandoli tutti non si arriva a spendere 200 euro, meno ancora se si comprasse le versioni digitali. Non so come sono ripartiti gli utili tra dischi e concerti, ma forse i Coldplay hanno guadagnato di più con questo particolare biglietto che dalla ipotetica vendita di tutta la loro discografia.</p>
<p>Quindi, no. Non mi stupisce che qualcuno spenda 350 euro per un concerto che probabilmente ricorderà per sempre, e nel contempo non voglia comprare dei dischi.</p>
<p>(Incidentalmente non credo al fatto che un fan di una band, disposto a spendere questa cifra per vedere un concerto, non abbia mai pagato un album, ma la cosa non è rilevante).</p>
<p><em>(*) Non so quanto potrà durare online: è già stupefacente che abbia resistito più di un mese.</em></p>

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		<title>PEC-cato</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2011/12/14/pec-cato/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 22:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[PEC]]></category>
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		<description><![CDATA[Da un po&#8217; di tempo a questa parte c&#8217;è questa cosa della Posta Elettronica Certificata (mi raccomando le maiuscole sennò la locuzione non è abbastanza pomposa) che, per usare un eufemismo, è una grandissima rottura di balle. Viviamo in posto dove l&#8217;incompetenza, la mancanza di consapevolezza e la naturalezza con la quale si ostenta l&#8217;ignoranza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un po&#8217; di tempo a questa parte c&#8217;è questa cosa della Posta Elettronica Certificata (mi raccomando le maiuscole sennò la locuzione non è abbastanza pomposa) che, per usare un eufemismo, è una grandissima rottura di balle.</p>
<p>Viviamo in posto dove l&#8217;incompetenza, la mancanza di consapevolezza e la naturalezza con la quale si ostenta l&#8217;ignoranza, regnano sovrane.</p>
<p>Quando (non voglio neppure sapere chi) si è inventato questa stronzata, e uso un altro eufemismo per venirvi incontro, non ha pensato che in tutto il resto del mondo non esiste una roba analoga? Neppure nel più idiota dei paesi, neppure in <a href="http://www.ibs.it/code/9788817003575/cilauro-santo/molvanicirc;a-una-terra.html">Molvania</a> si usa la PEC. Se tutti gli altri non la usano, ci sarà una ragione? Tutti contromano in autostrada e solo noi nella direzione giusta?</p>
<p>Siamo ridicoli, siamo peggio della Molvania.</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/pec/" title="PEC" rel="tag">PEC</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/rant/" title="rant" rel="tag">rant</a><br />
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		<title>Cloud computing</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2011/12/12/cloud-computing/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 08:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[networking]]></category>
		<category><![CDATA[ROI]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[Esce oggi su Apogeonline una cosa che ho scritto sul cloud computing. La riposto anche qui. &#160; I progettisti di reti disegnano schemi utilizzando una serie di simboli per i nodi, le connessioni, gli apparati attivi e passivi, cercando di rappresentare un network nel modo più accurato possibile, in modo da avere una visione chiara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><em>Esce oggi su <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/12/12/cloud-a-chi-e-perche-conviene-la-nuvola">Apogeonline</a> una cosa che ho scritto sul cloud computing. La riposto anche qui.</em></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>I progettisti di reti disegnano <a href="http://goo.gl/QjXcW">schemi</a> utilizzando una serie di simboli per i nodi, le connessioni, gli apparati attivi e passivi, cercando di rappresentare un network nel modo più accurato possibile, in modo da avere una visione chiara dello schema funzionale, dei punti critici, dei flussi, e delle modalità di gestione. Spesso le reti sono connesse ad altre di cui, per forza di cose, si sa poco o nulla: queste ultime rappresentano un’entità esterna in cui “pompare” e da cui estrarre informazioni. Questa indeterminazione viene simboleggiata da una nuvoletta. L’esempio tipico è internet: dopo il perimetro del network locale l’ultima connessione è sempre una specie di saetta che si infila in una nuvola, per simboleggiare una rete di cui si conosce il punto di ingresso, la natura dei dati che vengono scambiati, ma non la loro posizione e i loro percorsi. Con l’andare del tempo alcune funzioni, prima svolte da oggetti che risiedevano nella rete locale, sono state delegate all’esterno perdendo specificità e fisicità.</div>
<div>
<p>Le loro rappresentazioni sono state spostate in quella nuvoletta nella parte alta dello schema, “in the cloud”.Per estensione, tutte le attività e le funzioni delegate a servizi e sistemi che risiedono in questo “altrove” sono stati chiamati “cloud computing”. Le risorse in cloud non risiedono più all’interno della propria infrastruttura, ma vengono fruite tramite servizi esterni, tipicamente residenti su internet e distribuiti tra diversi datacenter. La distribuzione su siti diversi è opportuna per motivi di sicurezza, bilanciamento di carico, velocità e collocazione geografica. Tutta la gestione di questi aspetti è completamente trasparente per l’utilizzatore, che “vede” un unico punto virtuale di accesso alle sue risorse.</p>
<p>Come spesso succede, il cloud computing è una integrazione di tecnologie semplici e già esistenti da tempo che si combinano per dare origine a qualcosa di nuovo che ha più valore della somma delle sue parti.</p>
<p>I fattori abilitanti sono parecchi, e di natura diversa:</p>
</div>
<div>
<ul>
<li>Banda larga: il miglioramento della qualità e della velocità di connessione alla rete sono, ovviamente, il primo dei fattori da cui non si può prescindere e che permettono di utilizzare i servizi in cloud senza soffrire troppo della delocalizzazione.</li>
<li>Costi dell’hardware: lo storage e la potenza di calcolo sono sempre più grandi a fronte di prezzi in calo. Le economie di scala di cui beneficia un fornitore di servizi cloud amplificano ancora di più questo fattore.</li>
<li>Banda “mobile”: costi in calo, velocità in aumento, diffusione capillare nelle aree produttive e popolate, fanno sì che la domanda di accesso ai propri dati, servizi e applicazioni sia sempre più alta.</li>
<li>La corrispondente diffusione dei dispositivi mobili che invogliano all’utilizzo  del cloud sono un’altra spinta molto forte.</li>
<li>Lo sviluppo di nuove tecniche di accesso e rappresentazione dei dati che risentono meno dell’inevitabile sbilanciamento della velocità di banda tra l’utente e l’esterno. A titolo di esempio, mi vengono in mente <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ajax_(programming)">Ajax</a>, un insieme di tecniche di programmazione usate per creare applicazioni web asincrone, e il recente spostamento del mercato verso le “app”, sia mobili che all’interno del browser: singole entità software discrete nate per accedere e usare un particolare servizio online.</li>
<li>La larghissima diffusione del social networking negli ultimi anni, che ha abituato le persone all’idea che i propri dati non siano fisicamente collocati in un posto preciso, diventando uno dei “cavali di Troia” per l’introduzione del cloud computing nelle aziende.</li>
</ul>
<p>A questo proposito, è opportuno notare che i servizi cloud si sono evoluti in parte dal fenomeno che qualche anno fa veniva chiamato “Web 2.0″. Gli utenti entusiasti, gli early adopters, hanno guidato l’adozione di questi servizi che ora, nella forma adatta, sono utilizzati da molte aziende e sono destinati a crescere sempre di più.</p>
<p>Altri fattori che hanno spinto la crescita della cloud sono la soddisfazione di alcuni bisogni particolarmente pressanti per le aziende:</p>
<ul>
<li>Aumento dei ritmi e della velocità del lavoro, con la conseguente necessità di:</li>
<li>Massima tempestività: i mercati cambiano in fretta e per mantenersi competitivi è necessario avere strutture flessibili e scalabili.</li>
<li>Necessità di condividere risorse e informazioni interne che devono essere integrate con dati provenienti dall’esterno.</li>
<li>Attenzione sempre maggiore al proprio core business.</li>
</ul>
<p>Un acronimo efficace che identifica questi servizi è SaaS (software-as-a-service), proprio per evidenziare il fatto che la fruizione avviene con canoni e modalità diverse dalle tradizionali applicazioni “on premises”.</p>
<p>Esistono una quantità di fattori che incidono positivamente sul <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Return_on_investment">ROI</a> (Return of Investment) di una soluzione cloud, molti sono generali mentre altri dipendono dal tipo di servizio, che ne può beneficiare in maniera maggiore o minore a seconda delle sue caratteristiche. I servizi che tipicamente sono i principali interessati sono email, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Customer_relationship_management">CRM</a>,<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enterprise_Resource_Planning">ERP</a> e applicazioni di produttività aziendale. Quali sono i benefici che un’azienda può ottenere adottando una soluzione cloud? Ce ne sono diversi, vediamo i principali.</p>
<ul>
<li>Eliminare o ridurre la gestione dell’infrastruttura IT, che rappresenta un costo elevato in termini di investimenti, mantenimento, risorse umane, licenze, consumi energetici, formazione, e costi correlati.</li>
<li>Concentrazione sul proprio core business: non dover gestire l’IT è un aspetto che aiuta l’azienda a concentrarsi sul proprio mercato senza disperdere preziose energie.</li>
<li>Facilità di gestione del budget: il costo in modalità “pay per use”, senza dover ammortizzare hardware e licenze, permette di gestire meglio le previsioni di costo e le commesse.</li>
<li>Riduzione del supporto help desk: tutti questi servizi vengono erogati completi di assistenza all’utente finale e non vi è necessità di applicare alcun aggiornamento o patch sui sistemi locali.</li>
<li>Rapidità di deployment: partire da zero con un sistema in cloud può comportare tempi inferiori anche di ordini di grandezza, essendo le piattaforme già operative presso il service provider. Spesso per iniziare a lavorare bastano una connessione e le credenziali di accesso.</li>
<li>Scalabilità elevata e veloce: per aggiungere utenti e feature basta acquisire nuove subscription, così come ridurre o spostare gli asset aziendali diventa molto più semplice con una rimodulazione dei servizi sottoscritti. Questo rende l’azienda più reattiva ai bisogni del mercato in cui opera e più pronta a acquisire nuovo business.</li>
<li>Proprio questa scalabilità, effetto delle economie di scala di cui beneficia il service provider, permette ad aziende di diverse dimensioni di trovare il “taglio” giusto di servizio più adatto alle proprie esigente. Il cloud computing offre benefici a partire dai liberi professionisti fino alle grandi multinazionali.</li>
<li>Riduzione della formazione per gli utenti, già abituati a lavorare su strumenti standard.</li>
<li>L’accesso da sedi diverse da quella aziendale spesso non ha nessuna differenza con quello dalla propria postazione di lavoro, con tutti gli ovvi benefici che ne risultano.</li>
<li>Semplificazione delle infrastrutture interne: i servizi cloud si utilizzano principalmente tramite browser o client terminal standard, il che rende irrilevante la configurazione della workstation dalla quale lavora l’utente.</li>
<li>Aggiornamenti più frequenti e più graduali: non è raro che i servizi cloud si aggiornino più volte nell’arco di un anno, cosa che rende il sistema notevolmente più flessibile rispetto agli aggiornamenti dei sistemi “on premises”, i quali devono sottostare a tempi di implementazione di nuove infrastrutture, installazioni, test e resistenze interne, allungando i tempi tra gli aggiornamenti, che spesso richiedono anni.</li>
<li>Esternalizzazione del rischio: la sicurezza e l’integrità del dato viene delegata al service provider che, essendo questo il suo core business, ha una struttura adatta a gestire questi aspetti, critici per diverse aziende.</li>
</ul>
<p>Sull’altro piatto della bilancia, a diminuire il ROI, ci sono invece altre questioni:</p>
<ul>
<li>Si tratta comunque di affrontare un costo ricorrente invece di acquistare una licenza una volta sola. E’ opportuno fare una valutazione dell’arco di tempo necessario a ammortizzare l’acquisto rispetto alla locazione.</li>
<li>Eventuali variazioni possono comportare una modifica delle condizioni contrattuali che potrebbe rendere meno vantaggioso il modello cloud: spesso la riduzione del numero di utenti inserisce in fasce di prezzo meno convenienti, mentre l’aumento porta ad un incremento di banda e storage utilizzati, che potrebbero non essere compresi o avere costi maggiori.</li>
<li>Le applicazioni cloud richiedono molta attenzione ai contratti, agli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Service_level_agreement">SLA</a> e al controllo delle performance.</li>
<li>La gamma di offerte comprende ancora pochi pacchetti completi e spesso l’azienda si deve confrontare con una pletora di fornitori diversi per coprire le proprie esigenze. Questo ambiente multivendor porta costi maggiori per l’integrazione, il provisioning e la definizione dei flussi operativi.</li>
<li>E’ necessaria una adeguata infrastruttura di ridondanza della connessione: essendo i servizi totalmente dipendenti dall’accesso a internet, è evidente che vanno prese tutte le precauzioni tecniche necessarie a limitare la caduta della connessione e a mantenerne la qualità il più alta possibile. La maggior parte delle aziende ha più di una connessione, fornite da provider diversi, e meglio se con tecnologie diverse. E’ consigliabile usare uno o più sistemi di bilanciamento di carico, failover, e shaping della banda: tutte infrastrutture che vanno gestite e monitorate, sia dal punto di vista tecnico che contrattuale.</li>
<li>E’ elevato il rischio di lock-in. A fronte di strumenti non completamente standard e di grande volumi di dati, la migrazione verso altri service provider può essere difficile e costosa. Un po’ come cambiare strada dopo che si è scelto una tecnologia o un particolare vendor per le strutture “on premises”.</li>
</ul>
<p>Ci sono poi altre aspetti di criticità nell’utilizzo dei sistemi cloud:</p>
<ul>
<li>Implicazioni di privacy e riservatezza dei dati. Non tutti i tipi di dati sono adatti a risiedere all’esterno dell’azienda, a cominciare da quelli sensibili o strategici per l’attività, nel caso di rischio di spionaggio industriale. Le aziende che trattano commesse militari, per esempio, hanno spesso limitazioni normative e contrattuali che le obbligano a un trattamento dei dati particolarmente attento.</li>
<li>Nel trasferire altrove i propri dati si fa una specie di “atto di fede” verso il provider che custodisce i nostri dati. Personalmente lo ritengo più un problema culturale che tecnico: c’è sempre qualcuno che ha la possibilità di accedere ai nostri dati e del quale dobbiamo fidarci. Non è detto che una grande multinazionale sia meno degna di fiducia di una micro azienda di personale tecnico.</li>
<li>E’ molto importante scegliere bene i propri partner: i servizi cloud sono molto vantaggiosi anche per le piccole start-up che, senza investimento, sono in grado di partire con un servizio affidabile e scalabile (La piattaforma di Amazon ha molto successo in tal senso). In questo scenario, l’affidabilità del proprio fornitore è un fattore essenziale nella valutazione di un service provider.</li>
<li>Il cloud computing vive e si alimenta con la banda larga; la riduzione del digital divide e il miglioramento della qualità della connessione sono fattori essenziali per la sua diffusione. La fibra ha un indice di guasti di due ordini di grandezza in meno rispetto al rame con cui è fatta ancora una larga fetta della rete in Italia.</li>
</ul>
</div>
<div>
<p>In questo scenario, dove tutti gli aspetti vanno valutati attentamente, l’utilizzo della cloud rappresenta sicuramente una scelta da tenere in considerazione. Negli ultimi tempi è un argomento “caldo” e di moda tra gli IT manager, ma ritengo sia destinato a svilupparsi ed evolversi a prescindere dall’hype che lo spinge in questo momento, molto più di altre cose che andavano per la maggiore qualche anno fa. E’ un percorso verso il quale c’è una spinta molto forte proveniente da più fronti: i dati, le applicazioni, i servizi sono sempre meno “materiali” e sempre più ubiquitari, sono risorse che vogliamo avere a disposizione 24 ore su 24 in ogni luogo nel quale ci troviamo; allo stesso tempo stanno diventando una commodity e non credo che le cose torneranno mai indietro. In questo scenario, la disponibilità di banda gioca un ruolo fondamentale, e uno dei fattori determinanti sono i carrier, che hanno il compito non sempre facile di fornire un prodotto che sia al tempo stesso di grande valore ma “invisibile” per i loro clienti. Sono necessari grandi sforzi progettuali, industriali e politici, che al momento sembrano un po’ latitare, almeno in Italia. Speriamo ci si renda conto al più presto dell’importanza di questi strumenti per lo sviluppo economico, sociale e culturale.</p>
</div>

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		<title>Ravatto</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 21:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 2001 possiedo un ravatto(*) esattamente uguale a quello che vedete nell&#8217;immagine: si tratta di un Kymco Movie 150 XL. L&#8217;avevo comprato forte delle seguenti motivazioni: &#8220;Ha la pedana piatta: ci posso portare i cestelli d&#8217;acqua&#8221;, e &#8220;E&#8217; molto brutto, quindi non me lo ruberanno&#8221;. Non so quanti chilometri abbia, l&#8217;indicatore si è fermato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4183 alignleft" title="Kymco Movie XL" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/kymco_movie_xl.jpg" alt="" width="343" height="320" /></p>
<p>Dal 2001 possiedo un ravatto(*) esattamente uguale a quello che vedete nell&#8217;immagine: si tratta di un Kymco Movie 150 XL. L&#8217;avevo comprato forte delle seguenti motivazioni: &#8220;Ha la pedana piatta: ci posso portare i cestelli d&#8217;acqua&#8221;, e &#8220;E&#8217; molto brutto, quindi non me lo ruberanno&#8221;. Non so quanti chilometri abbia, l&#8217;indicatore si è fermato a 35.000 qualche anno fa e non l&#8217;ho mai fatto riparare. Brucia olio, e le rarissime volte che passo dal meccanico per farne mettere un po&#8217; mi sento sempre ripetere: &#8220;Non capisco come faccia questo motore a non fondere: è completamente senza olio&#8221;. Io lo so che non c&#8217;è olio. Lo so perché quando l&#8217;olio c&#8217;è, e io metto in moto, il ravatto, qui, sprigiona una nube tossica che affumica i dintorni; non vedo l&#8217;ora che l&#8217;olio finisca così la smette. Poi mi vengono le paturnie, rabbocco, e per qualche settimana ricominciano i suffumigi.</p>
<p>E&#8217; malridotto. Sta all&#8217;aperto tutto l&#8217;anno sotto il sole, la pioggia, la neve, il caldo, e sulle sue scocche ci sono i segni impietosi di 10 anni di parcheggi nel centro di Genova, in posti così angusti che spesso devo scendere prima di farlo scivolare nel misero parcheggio che ho rimediato spostando a braccia qualche lurido vespino. Il cavalletto centrale è deformato, e la molla non riesce a farlo rientrare in posizione: mi devo chinare e tirarlo su con le mani o con i piedi, se non ho i mocassini ché il cuoio si rovina col metallo tagliente. Il parabrezza è rigato, e controluce o sotto la pioggia non si vede quasi nulla. I portapacchi si è staccato quasi subito sotto il peso del bauletto. L&#8217;ho fatto saldare la prima volta, poi mi sono stufato e ora sto senza. L&#8217;anabbagliante funziona circa una volta la settimana e il resto del tempo uso l&#8217;abbagliante. Le frecce funzionano, stranamente.</p>
<p>Il freno posteriore funziona, ma non ho mai cambiato le ganasce. Forse le pastiglie anteriori una volta, non mi ricordo. Però frena bene: se tiro forte la leva al semaforo riesco a sollevare la ruota posteriore, quindi non mi preoccupo. La marmitta si è rotta la settimana scorsa: il silenziatore sfiata dalla saldatura, e il ravatto fa un rumore che prima o poi mi danno la multa. Dopo anni di urti, le scocche e le protezioni in plastica hanno tutti i fermi rotti, e la carrozzeria sta insieme praticamente &#8220;cucita&#8221; con del filo di ferro e qualche fascetta stringicavo.</p>
<p>Due mesi fa mi hanno strappato la sella e rubato la batteria. Il casco era così brutto che l&#8217;hanno lasciato (ora però ne ho uno <a href="http://m.friendfeed-media.com/f23d78ef422cc2c68fe3075e8a66c86ba4018c27">nuovo</a>). 50 sacchi di batteria nuova e 40 di sella dal demolitore. Poi si è polverizzato il motorino di avviamento: 120 euri dall&#8217;omino, ma temo mi abbia tirato un pacco.</p>
<p>Stasera, all&#8217;altezza della Sciorba, il ravatto mi ha lasciato per strada. Si è rotta la cinghia di trasmissione. Lo so perché è la seconda volta che mi succede.</p>
<p>Adesso sono qui che devo decidere cosa farne. Le magagne le ha ma, considerando che non gli ho mai fatto l&#8217;ombra di una manutenzione, è un miracolo che cammini ancora. Le possibilità sono a) ripararlo b) comprarne uno nuovo c) comprarne uno usato. E&#8217; un periodo che preferirei non dover spendere quei quattrini e mi sto arrovellando. Mi piacerebbe uno <a href="http://www.yamaha-motor.it/it/prodotti/scooter/oltre-125cc/xmax250.aspx">Yamaha X-MAX 250</a>, ma costa una valanga di soldi e dove lo parcheggerei me lo rovinerebbero in un attimo; poi lo dovrei lasciare all&#8217;aperto di notte, e non credo sia salutare. Quindi, nel caso, troverò uno scooter brutto come il ravatto in modo che a nessuno venga voglia di rubarlo anche se fosse nuovo.</p>
<p>Alla fine non posso neppure dire di esserci affezionato, al ravatto: 10 anni che mi porta in giro e io mi aspetto che funzioni come una forchetta: senza manutenzione, senza guasti, senza nulla che non sia mettere un po&#8217; di benzina di tanto in tanto.</p>
<p>Ah, dimenticavo:<strong> in 10 anni non l&#8217;ho mai lavato una singola volta</strong>.</p>
<p>(*) genovese per &#8220;oggetto brutto, di aspetto dimesso, malandato, spesso vecchio e a volte inutile&#8221;</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/personali/" title="Personali" rel="tag">Personali</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/pipponi/" title="pipponi" rel="tag">pipponi</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/quisquilie/" title="Quisquilie" rel="tag">Quisquilie</a><br />
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		<title>Quote</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 20:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Citazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[There is a cult of ignorance in the United States, and there has always been. The strain of anti-intellectualism has been a constant thread winding its way through our political and cultural life, nurtured by the false notion that democracy means that &#8220;my ignorance is just as good as your knowledge&#8221;. Isaac Asimov Tags: Citazioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4133 alignleft" title="Isaac Asimov" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/isaacasimov.jpg" alt="" width="180" height="172" /></p>
<blockquote><p>There is a cult of ignorance in the United States, and there has always been. The strain of anti-intellectualism has been a constant thread winding its way through our political and cultural life, nurtured by the false notion that democracy means that &#8220;my ignorance is just as good as your knowledge&#8221;.</p></blockquote>
<p><em>Isaac Asimov</em></p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/citazioni/" title="Citazioni" rel="tag">Citazioni</a><br />
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		<title>Fidatevi, è vero.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 22:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tags: Personali, Quisquilie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.smbc-comics.com/index.php?db=comics&amp;id=2436"><img class="alignnone size-full wp-image-4119" title="nerd" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/nerd-age.gif" alt="" width="576" height="490" /></a></p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/personali/" title="Personali" rel="tag">Personali</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/quisquilie/" title="Quisquilie" rel="tag">Quisquilie</a><br />
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		<title>Modificare il periodo di refresh dei feed esterni in WordPress</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 12:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[WordPress]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul nuovo template ho messo in homepage alcuni &#8220;box&#8221;; un paio di questi recuperano le informazioni da un feed esterno e le ripubblicano. Per questo scopo WordPress ha una funzione apposita: fetch_feed, che restituisce un oggetto SimplePie utilizzabile per i propri scopi. I risultati vengono cachati e ricaricati alla scadenza, ma purtroppo non c&#8217;è modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul nuovo template ho messo in homepage alcuni &#8220;box&#8221;; un paio di questi recuperano le informazioni da un feed esterno e le ripubblicano. Per questo scopo WordPress ha una funzione apposita: <a href="http://codex.wordpress.org/Function_Reference/fetch_feed"><code>fetch_feed</code></a>, che restituisce un oggetto <a href="http://simplepie.org/">SimplePie</a> utilizzabile per i propri scopi.</p>
<p>I risultati vengono cachati e ricaricati alla scadenza, ma purtroppo non c&#8217;è modo di impostare dalla funzione il tempo di refresh del feed, che di default è di 12 ore; specie per Twitter tale valore è un po&#8217; troppo basso per i miei gusti, e ho cercato di capire se fosse modificabile. Il problema è banale, ma su Google i risultati sono viziati: la stragrande maggioranza riguarda i feed generati da WordPress, non quelli letti dall&#8217;esterno.</p>
<p>Alla fine ho capito che è necessario modificare una funzione, e questo introduce un secondo problema: il file da editare fa parte del core di WordPress, che non è mai consigliabile modificare. Inoltre il lavoro andrebbe perso al prossimo aggiornamento. La soluzione è fare la modifica nel file <code>functions.php</code> del tema, aggiungendo un <a href="http://codex.wordpress.org/Function_Reference/add_filter">filtro</a> fatto così:</p>
<p><code>add_filter( 'wp_feed_cache_transient_lifetime', create_function('$a', 'return 3600;') );</code></p>
<p>Questa riga altera il comportamento predefinito della funzione in modo che i feed vengano ricaricati ogni ora (3600 secondi) dato che modifica il valore di <code>wp_feed_cache_transient_lifetime</code>.</p>
<p>E tutto funziona come per magilla.</p>
<p>&nbsp;</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/tecnica/" title="Tecnica" rel="tag">Tecnica</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/wordpress/" title="WordPress" rel="tag">WordPress</a><br />
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		<title>Chi non sa scrivere scrive le prefazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 22:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
		<category><![CDATA[WordPress]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani esce Sviluppare applicazioni con WordPress, edito da Apogeo e indegnamente prefatt prefazionat.. ehm, per il quale mi hanno chiesto di scrivere una prefazione. La potete leggere qui, insieme all&#8217;introduzione e all&#8217;indice. E&#8217; un libro molto completo ed approfondito: se lavorate con WordPress sono soldi spesi bene. Tags: Personali, WordPress]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4097" title="SmashingWordPress" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/SmashingWordPress.gif" alt="" width="400" height="572" /></p>
<p>Domani esce <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850325436/scheda">Sviluppare applicazioni con WordPress</a>, edito da Apogeo e indegnamente <del datetime="2011-11-15T21:48:55+00:00">prefatt</del> <del datetime="2011-11-15T21:48:55+00:00">prefazionat</del>.. ehm, per il quale mi hanno chiesto di scrivere una prefazione.</p>
<p>La potete<a href="http://www.apogeonline.com/2011/libri/9788850325436/allegati/pubblic/2543_indiceIntroduzionePrefazione.pdf"> leggere qui</a>, insieme all&#8217;introduzione e all&#8217;indice. E&#8217; un libro molto completo ed approfondito: se lavorate con WordPress sono soldi spesi bene.</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/personali/" title="Personali" rel="tag">Personali</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/wordpress/" title="WordPress" rel="tag">WordPress</a><br />
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		<title>The Meaning Of Life</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 12:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post]]></category>
		<category><![CDATA[corsa]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
		<category><![CDATA[Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Runners don&#8217;t quit. We fade, we &#8220;hit the wall&#8221;, we&#8217;re sometimes reduced to a walk. But we keep on. Tags: corsa, Personali, Running]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Runners don&#8217;t quit. We fade, we &#8220;hit the wall&#8221;, we&#8217;re sometimes reduced to a walk.</p>
<p>But we keep on.</p></blockquote>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/corsa/" title="corsa" rel="tag">corsa</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/personali/" title="Personali" rel="tag">Personali</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/running/" title="Running" rel="tag">Running</a><br />
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		<title>tre puntini di sospensione</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2011/11/09/tre-puntini-di-sospensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 15:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[pigne in testa]]></category>

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		<description><![CDATA[Larry Page e Sergey Brin devono aver perso una scommessa con Steve Ballmer. Per un mese devono fare tutto quello che lui decide; una specie di penitenza, non saprei come altro giustificare questo. Domani verrà annunciata la nuova interfaccia assistita di Gmail: Tags: google, pigne in testa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Larry Page e Sergey Brin devono aver perso una scommessa con Steve Ballmer. Per un mese devono fare tutto quello che lui decide; una specie di penitenza, non saprei come altro giustificare <a href="http://waxy.org/2011/10/google_kills_its_other_plus/">questo</a>.</p>
<p>Domani verrà annunciata la nuova interfaccia assistita di Gmail:</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4084" title="Clippy" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/Clippy.png" alt="" width="300" height="300" /></p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/google/" title="google" rel="tag">google</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/pigne-in-testa/" title="pigne in testa" rel="tag">pigne in testa</a><br />
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		<title>&#8230;e neppure Splinder sta molto bene</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 15:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post]]></category>
		<category><![CDATA[Splinder]]></category>

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		<description><![CDATA[Splinder è un servizio che ha fatto la storia del blog in Italia. Mi accorgo ora di questo annuncio sulla sua homepage: Voglio sperare che non sia un segnale di una imminente chiusura: Splinder è un patrimonio di anni di contenuti prodotti da moltissime persone. Non nascondo che le sue funzionalità non mi siano mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://splinder.com">Splinder</a> è un servizio che ha fatto la storia del blog in Italia. <a href="http://friendfeed.com/ubikindred/80c4efd3/questa-cosa-di-splinder-che-chiude-mi-ha">Mi accorgo</a> ora di questo annuncio sulla sua homepage:</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4077" title="Avviso Splinder" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/avviso-splinder.png" alt="" width="312" height="116" /></p>
<p>Voglio sperare che non sia un segnale di una imminente chiusura: Splinder è un patrimonio di anni di contenuti prodotti da moltissime persone. Non nascondo che le sue funzionalità non mi siano mai andate a genio, ma è comunque una piattaforma che ha permesso a  moltissimi di far sentire la propria voce in modo semplice e diretto. Sarebbe opportuno che gli amministratori fornissero un metodo semplice e accessibile a tutti per esportare e salvare un blog. Per chi ha un minimo di dimestichezza è possibile <a title="Splinder Importer 2010" href="http://www.andreabeggi.net/2010/09/12/splinder-importer-2010/">trasferire</a> il proprio blog da Splinder a WordPress. L&#8217;ultimo che ho spostato è venuto piuttosto <a href="http://divara.wordpress.com/">bene</a>.</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/splinder/" title="Splinder" rel="tag">Splinder</a><br />
]]></content:encoded>
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		<title>Tignoso</title>
		<link>http://www.andreabeggi.net/2011/11/07/tignoso/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 22:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Jobs]]></category>

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		<description><![CDATA[The idea for the iPad came from an engineer at Microsoft, who was married to a friend of the Jobs family, and who invited Jobs to his fiftieth-birthday party. As Jobs tells Isaacson: &#8220;This guy badgered me about how Microsoft was going to completely change the world with this tablet PC software and eliminate all [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>The idea for the iPad came from an engineer at Microsoft, who was married to a friend of the Jobs family, and who invited Jobs to his fiftieth-birthday party. As Jobs tells Isaacson:<br />
&#8220;This guy badgered me about how Microsoft was going to completely change the world with this tablet PC software and eliminate all notebook computers, and Apple ought to license his Microsoft software. But he was doing the device all wrong. It had a stylus. As soon as you have a stylus, you’re dead. This dinner was like the tenth time he talked to me about it, and I was so sick of it that I came home and said, “Fuck this, let’s show him what a tablet can really be.&#8221;</p></blockquote>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/steve-jobs/" title="Steve Jobs" rel="tag">Steve Jobs</a><br />
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		<title>Dai</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 16:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>

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		<description><![CDATA[(Immagine rubata qui.) Tags: alluvione, Genova]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4060" title="Dai" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/dai.jpg" alt="" width="620" height="413" /></p>
<p><em>(Immagine rubata <a href="http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/11/06/foto/l_esercito_dei_volontari-24534548/">qui</a>.)</em></p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/alluvione/" title="alluvione" rel="tag">alluvione</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/genova/" title="Genova" rel="tag">Genova</a><br />
]]></content:encoded>
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		<title>Pinboard come alternativa agli shared items di Google Reader</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post]]></category>
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		<category><![CDATA[feed]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[Con una mossa fortemente criticata, Google ha recentemente eliminato gli shared items da Google Reader; questo significa che si è perso il flusso delle condivisioni dei propri contatti: una fonte preziosa di informazione e un ottimo mezzo di circolazione delle idee. Come effetto collaterale il feed delle proprie condivisioni non viene più aggiornato, rendendo più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con una mossa fortemente criticata, Google ha recentemente <a href="http://googlereader.blogspot.com/2011/10/upcoming-changes-to-reader-new-look-new.html">eliminato gli <em>shared items</em> da Google Reader</a>; questo significa che si è perso il flusso delle condivisioni dei propri contatti: una fonte preziosa di informazione e un ottimo mezzo di circolazione delle idee. Come effetto collaterale il feed delle proprie condivisioni non viene più aggiornato, rendendo più difficile o impossibile propagare le proprie segnalazioni sui social network non espressamente previsti da quei simpaticoni di Google. Se il feed veniva usato in un blog per alimentare una sezione di &#8220;letture che ho trovato interessanti&#8221;, come faccio io, semplicemente non funziona più, perché è rimasto congelato all&#8217;ultima condivisione. Google+, dove i cattivoni vorrebbero intrappolarci, semplicemente non ha la funzione che serve per farlo. In pratica è stata rimossa una funzione, peggiorato un servizio e cancellato un ecosistema di circolazione delle informazioni solo per pompare il complesso di inferiorità da social network che Google prova nei confronti di Facebook. Complimenti.</p>
<p>In ogni caso, dopo aver frignato e pestato i piedi per un po&#8217;, mi sono deciso a trovare un&#8217;alternativa. Fino a qualche giorno fa avrei pensato:  &#8221;Un servizio di social bookmarking che fornisca un feed RSS? Ce ne sono mille!&#8221;. La realtà, invece, è che Greader ha devastato l&#8217;ecosistema: i pochi servizi che non sono spariti o sono senza feed, o utilizzano le sue API. API in cui Google stessa non crede perché non sono ufficiali e non sono pubblicate. A questo proposito Brent Simmons, il creatore di <a href="http://netnewswireapp.com/">NetNewsWire</a>, ha scritto <a href="http://inessential.com/2011/10/24/google_reader_and_mac_ios_rss_readers_th">un post molto interessante</a>. Un pasticcio, insomma. Al momento l&#8217;unico servizio che sembra continuare a funzionare è <a href="http://feedly.com">Feedly</a>, che si sincronizza a due vie con Greader. Un post condiviso con Feedly per qualche ragione continua ad alimentare il feed degli shared items, ma non scommetterei sulla durata di questa soluzione.</p>
<p>Dopo un po&#8217; di ricerche sono approdato a <a href="http://pinboard.in">Pinboard</a>. Si tratta di un servizio a pagamento, ma il costo è molto contenuto: circa 9 dollari una tantum (per sempre, non all&#8217;anno); dopo averne esplorato le caratteristiche ho deciso di sottoscriverlo. Pinboard <a href="http://pinboard.in/howto/">fa un po&#8217; di cose</a> e le fa bene con un&#8217;interfaccia minimale. Oltre a salvare i propri bookmark e fornire diversi feed (pubblico, per tag, ecc ecc), consente di collegare account di Twitter, Delicious, Instapaper, Readability ed altri servizi. Collegando un account Twitter, Pinboard salva automaticamente i link postati, diventando un comodo archivio. Le opzioni di importazione, pubblicazione, ed esportazione sono molto complete e versatili.</p>
<p>Una volta importati gli <em>shared items</em> di Greader, ho utilizzato il <a href="http://feeds.pinboard.in/rss/u:abeggi/">feed della sezione public</a> per popolare il box nella mia homepage. Un bookmarklet permette di aggiungere al volo il link della pagina che sto navigando, scegliendo se il bookmark debba essere pubblico o privato, e di assegnare dei tag personalizzati. Adesso per condividere un articolo, mi basta salvarlo nella cartella public, il feed si aggiorna e nel giro di un&#8217;ora appare nella mia homepage. (Un&#8217;ora è l&#8217;impostazione di default della <a href="http://codex.wordpress.org/Function_Reference/fetch_feed">funzione SimplePie di WordPress</a> che recupera i feed esterni, ed è modificabile, benché sia meglio non farlo).</p>
<p>Ho sostituito l&#8217;indirizzo del feed non più funzionante di Greader con quello di Pinboard nel box &#8220;Letture&#8221; e nei prossimi giorni cancellerò l&#8217;account di Google+. L&#8217;icona qui sotto per condividere il post invece la lascerò per comodità gli utenti del servizio. Sto anche valutando altri feed reader, visto che senza le funzioni &#8220;social&#8221; Greader è diventato un prodotto banale.</p>
<p>Purtroppo tutto il flusso in ingresso delle segnalazioni dai miei contatti, che rappresentava il vero valore aggiunto, è perso per sempre, ma sono fiducioso sulle possibilità di trovare presto un&#8217;alternativa.</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/bookmark/" title="bookmark" rel="tag">bookmark</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/feed/" title="feed" rel="tag">feed</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/google-reader/" title="google reader" rel="tag">google reader</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/pinboard/" title="Pinboard" rel="tag">Pinboard</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/tecnica/" title="Tecnica" rel="tag">Tecnica</a><br />
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		<title>L&#8217;ho presa bene</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 12:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[google devi soffrire]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevo appena rifatto il template, riservando una sezione della homepage ai miei shared items. Dopo due giorni due, quei simpaticoni di Google decidono di eliminarli. La mia reazione è stata meno pacata di questa. Via (FF) Tags: google devi soffrire]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo appena rifatto il template, riservando una sezione della homepage ai miei shared items. Dopo due giorni due, quei simpaticoni di Google decidono di eliminarli. La mia reazione è stata meno pacata di questa.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/2011/11/05/lho-presa-bene/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Via (<a href="http://ff.im/NAWEQ">FF</a>)</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/google-devi-soffrire/" title="google devi soffrire" rel="tag">google devi soffrire</a><br />
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