ViadelCamp 2010, altra puntata.
Vi segnalo il post termonucleare globale di Mitì su tutto quello che avreste voluto sapere su ViadelCamp e non avete mai osato chiedere.
Pare che sabato condivideremo la piazza con gli MTV TRL Awards: ce ne faremo una ragione.
Potete vedere la piazza antistante il ristorante in questa webcam. Dalla parte opposta, proprio davanti all’ingresso di Palazzo San Giorgio c’è quest’altra.
Queste webcam le ho installate io tempo fa. Sono due Axis alimentate tramite Power Over Ethernet facenti capo ad un piccolo router con una ADSL dedicata solo a questo scopo. Ogni pochi secondi le webcam caricano le immagini fisse via FTP su un server. Tramite codice scritto dai colleghi dello sviluppo l’immagine viene aggiornata e servita agli indirizzi linkati qui sopra, oltre che inserita nelle due pagine del sito del Porto Antico dedicate alle webcam.
La parte divertente dell’installazzione è stato crimpare i connettori e richiudere i case impermeabili, il tutto sospeso a una ventina di metri d’altezza a bordo della piattaforma di un’autoscala.
Tags: porto antico, ViadelCamp, webcam
Preso dal sacro furore, ho fatto un po’ di pulizia nella batcaverna; tra le altre cose ho buttato 2 unità Plextor SCSI (CD e CDW), 3 notebook cannibalizzati, tutti i floppy, 2 cellulari, 1 router Cisco 700, 1 modem, tutti i sistemi operativi anteriori a XP e 2003 Server (anche originali), tutti i cavi seriali e paralleli, tutte le schede ISA, 2 case vuoti, quasi tutte le scatole di millemila gadget e un sacchetto di connettori a “T” e terminatori a 50 Ohm per cavi di rete RG-58.
Risultato: 4 sacchi condominiali con un peso da ernia.
Malgrado questo ho ancora una valanga di oggetti inutili dalle quali mi spiace separarmi: cose tipo un hard disk IBM da 256 MByte (sì: megabyte non gigabyte) e svariati mattoni da 4, 6 e 8 giga. Sarà per il prossimo giro.
Ogni volta ci ricasco e tengo cose delle quali penso: “Prima o poi mi potrebbe servire”, il problema è che lo faccio anche al decimo cavo SCSI 3 che non mi serve e occupa spazio.
(A qualcuno serve un cavo MFM?)
Tags: Quisquilie
Sabato 8 maggio prossimo, a Genova, ci sarà ViadelCamp 2010.

Genova è una città complicata per i parcheggi; ho preparato alcune FAQ sull’argomento per chi decida di venire in auto. (A causa del dettaglio richiesto, alcuni link a Google Map non funzionano perfettamente sui dispositivi mobili, quindi ho aggiunto le versioni ottimizzate riconoscibili dall’icona
.)
Dove ci vediamo?
Se arrivi in auto, ti conviene arrivare direttamente al secondo appuntamento, alle 11 al Bigo. Ci si vede esattamente qui.
Dove parcheggio?
Nelle immediate vicinanze ci sono due parcheggi a pagamento: il consigliato è adiacente al cinema multisala ed è molto grande; ci arrivi da qui(
). Se c’è coda per l’ingresso sulla destra (come nella foto), oltrepassa continuando dritto e arrivi al parcheggio multipiano. Un altro si trova dalla parte opposta, poco prima dell’Acquario ed è completamente interrato. L’ingresso è quello che vedi qui(
).
Come ci arrivo?
Sei su internet, mi aspetterei che tu avessi già pianificato il percorso via Google Maps; comunque, esci al casello di Genova Ovest e segui il cartello “sopraelevata”, direzione centro. Dopo qualche chilometro panoramico con vista sul porto, prendi la prima uscita(
), contrassegnata dalla direzione “Porto Antico”. Dopo il semaforo in fondo alla rampa prendi la seconda a destra(
), ma basta seguire i cartelli con l’indicazione del Parcheggio del Porto Antico. Sentirai un odore pestilenziale: sei di fronte al mercato all’ingrosso del pesce. Per l’altro parcheggio, esci comunque a Genova Ovest e segui le indicazioni per l’Acquario. Poco prima di arrivare trovi la deviazione per il Marina Porto Antico Park(
).
Ci sono alternative?
Un altro parcheggio che puoi usare è quello di Piccapietra. Esci dalla sopraelevata alla seconda uscita(
), direzione “De Ferrari”, sbuca dalle viscere del tunnel in Via delle Casaccie e vai dritto, dopo circa 300 metri trovi il parcheggio Piccapietra(
) sulla tua destra. Da lì scendi a piedi per Via San Lorenzo e sei arrivato (circa 1 km a piedi).
Hey! Ma parcheggiare costa!
Sì, fattene una ragione. In zona (e in tutto il centro) non ci sono parcheggi gratuiti, è quasi tutto ZTL. Non è detto che girando un po’ tu non riesca trovare qualcosa, ma ci vuole tempo, fortuna e bisogna sapersi muovere. Io, per esempio, vengo in auto e sono rassegnato a pagare il parcheggio: a cercare non ci provo neppure. Se sei un nerd, poco prima di arrivare puoi controllare questa pagina che ti dice quanti posti sono disponibili nei tre parcheggi che ti interessano: “Porto Antico”, “Marina di Porto Antico” e “Piccapietra”. (Ma non sempre i dati ci sono, e attento all’ora di aggiornamento.)
Ma se non voglio spendere?
Allora esci a Genova Est e usa il parcheggio gratuito che trovi sul fiume, proprio all’uscita dell’autostrada quando finisce la discesa. Oppure, ma è più difficile, il parcheggio davanti allo stadio. In entrambi i casi se quel giorno ci fosse una partita di calcio non provare neppure a cercare in quella zona: ci sono auto e moto accatastate ovunque. In entrambi i casi puoi raggiungere il Bigo in circa 30 minuti di autobus linea 12 direzione centro, scendendo al capolinea proprio davanti Palazzo San Giorgio(
) che riconosci dai colori vivaci e dal drago disegnato sulla facciata(
). L’ingresso del Porto Antico è di fronte. (“Gira” l’utima foto di 180° e vedrai il Bigo). I biglietti dell’autobus si comprano presso edicole e tabacchini, ma non a bordo.
Ma io voglio venire in auto e incontrare tutti alle 10, al primo appuntamento!
Ti conviene comunque parcheggiare dove è indicato qui sopra, poi raggiungere a piedi la stazione di Genova Principe, camminando per circa 1400 metri. In alternativa, usa la Metro per due fermate.
Sono arrivato, e ho fame.
Ti consiglio certamente la tipica focaccia genovese, semplice o con la cipolla. La migliore della zona la trovi qui(
), a 3 minuti dal Bigo. Attento, è quella dentro il vicolo, sulla sinistra (nella foto si intravede il giallo della vetrina), non la focacceria da turisti sull’angolo.
Ma il famoso ristorante dov’è?
I Tre Merli, sempre lì di fronte al Bigo. Eccolo(
).
Ci sono altre cose che devo sapere?
La viabilità in quella zona è molto difficile per chi non è pratico: se sei in ritardo e hai dubbi non ti avventurare: non se usciresti neppure al telefono con un autoctono. In compenso la destinazione è notissima e chiunque può indicarti almeno la direzione.
Io vengo in moto!
Ci sono parecchi parcheggi per motocicli nell’area antistante, non dovresti avere problemi.
Allora ci vediamo sabato 8 maggio?
Sì.
Tags: ViadelCamp
Il concetto di “Leading Innovation” di Toshiba deve avere a che fare con il vendere alle aziende computer farciti di software non richiesto e largamente inutile.
(È appena uscito dalla scatola.)
Tags: crapware, Tecnica
If you had a Cadillac you’d worry about the gas,
if you could tell the future you’d just worry about the past,
and if you had a lawyer you would worry about who to sue,
and if you had a penis you’d just worry about who to screw.
But I guess that’s you with all the worries in the world,
I guess that’s you with all the worries in the world.
If you married a millionaire you’d worry about his stock,
and if you worked in radio you’d worry about all the rock,
and if you had a record out you’d worry will it sell,
and though you were in heaven you’d still worry about hell.
But I guess that’s you with all the worries in the world,
I guess that’s you with all the worries in the world.
Try to ease your mind try to calm down and relax,
if I could solve your problems then i’d send you a fax,
I really try to help you out but now i’ve given up,
you spend your time worrying and you really need to stop.
But I guess thats you with all the worries in the world,
I guess thats you with all the worries in the world,
I guess thats you with all the worries in the world,
I guess thats you with all the worries in the world.
Gisli – Worries
Tags: musica
Un aggiornamento McAfee causa gravi problemi a XP
Il giorno 21 aprile 2010, per una limitata finestra temporale, McAfee ha rilasciato un aggiornamento che causa la perdita della connessione di rete sui computer XP Service Pack 3 attaccando erroneamente svchost.exe (falso positivo). Sono riportati anche errori più gravi come BSOD e riavvi.
McAfee’s “DAT” file version 5958 is causing widespread problems with Windows XP SP3. The affected systems will enter a reboot loop and loose all network access. We have individual reports of other versions of Windows being affected as well. However, only particular configurations of these versions appear affected. The bad DAT file may infect individual workstations as well as workstations connected to a domain. The use of “ePolicyOrchestrator”, which is used to update virus definitions across a network, appears to have lead to a faster spread of the bad DAT file. The ePolicyOrchestrator is used to update “DAT” files throughout enterprises. It can not be used to undo this bad signature because affected system will lose network connectivity(*).
L’aggiornamento incriminato è il DAT 5958 rilasciato il 21 aprile 2010. McAfee ha rilasciato il giorno seguente degli appositi tool con relative istruzioni per ripristinare la funzionalità dei computer: qui il documento per utenti aziendali e qui quello per gli utenti home o singoli.
La soluzione del problema è abbastanza semplice: si tratta di scaricare una patch ed eseguirla, meglio se in modalità provvisoria. L’alternativa “manuale” è l’aggiornamento del DAT e il ripristino del file svchost.exe prelevato da un computer con lo stesso livello di service pack.
Oggi mi sono reso conto che le mie abitudini e abilità di lettura sono pesantemente cambiate. Non ci ho dato molto peso finora perché era una sensazione vaga e un fastidio indefinito, ma tra ieri e oggi sono nati due siti per i quali ho un po’ più d’interesse perché conosco le persone che li hanno creati e mi avrebbe fatto piacere guardarli meglio.
Premessa: la grande maggioranza delle informazioni che mi arrivano tramite la rete è in forma “sequenziale”, seriale. Il flusso ordinato cronologicamente dell’aggregatore RSS, le pagine dei social network, i risultati delle ricerche su Google, le foto di Flickr, la musica di Blip.fm. Nel mio browser ciascuna tab corrisponde a una pagina che fornisce una “vista” su una fonte informativa della quale posso risalire la corrente fino a un punto che mi interessa o semplicemente per riprendere da dove avevo interrotto la lettura.
Ho perso parzialmente la capacità di destreggiarmi su un layout complesso come questo:
o questo:
Vedere pagine fatte così mi fa venire l’ansia di scegliere un link; sono saturato da troppa roba tutta insieme spalmata sulla pagina, ho il sospetto che fare una scelta mi possa fare perdere dei contenuti che mi potrebbero interessare che magari sono nella colonna a fianco. L’imbarazzo della scelta accompagna il timore di non riuscire a vedere tutto quello che ci sarebbe di interessante. Dove vado prima? Clicco una foto? Ok, ma se mi perdo nei meandri della navigazione, poi magari non ho più tempo per scorrere la sezione tecnologica, o mi scappa il post di presentazione del sito. Oppure chi ha creato la pagina ha dato risalto a cose che mi interessano meno di altre che invece sono più defilate.
Insomma: la prima sensazione che ho è che non riuscirò mai a leggere tutto, e quello che leggerò potrebbe non essere il meglio per me. Anni di browsing dei feed mi spingono a cercare la formula “dammi tutto e tutto uguale, poi decido io cosa mi interessa”. Benché possa sembrare il contrario, il “dammi tutto” è più vicino al modello delle riviste cartacee: le prendi, le apri a pagina 1, le scorri fino all’ultimo e più o meno riesci a vedere tutto quello che c’è. E se lo scopo della homepage di questi siti è quello di emulare il sommario, è un tentativo fallito, almeno per quanto mi riguarda.
Prendiamo Blognation: ha 10 notizie in evidenza, di cui 8 o 9 su argomenti che non mi interessano minimamente; trattandosi di una raccolta di post e opinioni, è evidente che “il mondo visto dalla rete” (motto del sito) non è lo stesso mondo che vedo io. O più banalmente la mia fetta di interessi non collima con il massimo comune denominatore.
Forse, più che perdere l’abilità di trovare cose interessanti, sono diventato più schizzinoso, mi sento stretto dentro una collezione di informazioni raccolte da altri (o da algoritmi automatizzati). Sono abituato a pagine con una percentuale altissima di contenuti rilevanti per la mia attenzione: i feed, i contatti sui social network, le ricerche sui motori, la musica, sono tutti elementi scelti da me e contribuiscono a creare la mia “vista sulla rete”, che è certamente parziale ma ha dalla sua la forza di portarmi a casa flussi informativi scelti con un criterio che mi permette di non mancare nessuna notizia veramente importante e con il risalto adeguato alla “quantità di interesse” che ha per me.
Certo, questi siti hanno filtri, sezioni, blog, rubriche, tag, e in generale tutta una segmentazione che dovrebbe aiutarmi a setacciarne il contenuto, ma è una cosa improponibile da fare per più di una volta, a meno che non si sia in cerca di qualcosa di specifico. Per aggiornarsi, informarsi e affidarsi alla serendipity, non sono strumenti adatti, almeno secondo il mio parere. E poi non è automatico, va fatto ogni volta.
E quindi? Devo ancora capire bene se si tratta solo di un problema di formato che mi rende difficile l’utilizzo dei siti di informazione, oppure il problema è proprio alla radice e sta nella mia esigenza di avere fonti accuratamente scelte e personalizzate. In entrambi i casi non si tratta di un processo passivo: il bouquet dal quale attingo cambia in continuazione proprio sotto gli stimoli e l’influenza del continuo flusso di informazioni che mi raggiunge. Inoltre gli aggregatori soffrono anche di un problema di duplicazione: difficilmente perdo un post o un commento particolarmente attinente alla mia sfera di interessi, poiché la possibilità che sia già finito nei miei feed, segnalato da un contatto, visto su un Tumblr, commentato da un FOAF è elevatissima. L’abbonarsi ai feed delle sezioni tematiche non risolve il problema: molti miei contatti e fonti sono scelti anche in base alla capacità di trattare argomenti che non siano rigidamente incasellati in una particolare categoria, e che mi portino nuovi stimoli o segnalazioni che non avrei altrimenti notato.
Come andrà a finire non lo so, quello che ho capito è che adesso sento il bisogno di filtrare l’enorme quantità di dati e informazioni disponibili con strumenti dei quali conosco il funzionamento, con parametri miei, e fortemente personalizzati. Magari tra qualche anno mi stuferò e finirò a leggere il Corriere Mercantile sulle panchine del parco di Nervi, chissà.
Ecco perché mi dispiacerà tirare le cuoia
Stamattina ero in un bar e ho sentito alla radio un brano che mi piaceva ma di cui non sapevo nulla. Ho preso l’iPhone e ho lanciato Shazam che ne ha “ascoltato” pochi secondi, si è collegato a internet, e ne ha trovato titolo e interprete. Nello stesso momento ha avvertito i miei contatti della “scoperta” che avevo fatto pubblicandola su Twitter; da lì l’informazione si è propagata a FriendFeed e a Facebook.
Stasera ho cercato 10 minuti l’album nei bassifondi della rete, poi mi sono stufato e l’ho acquistato su iTunes Store. Un quarto d’ora in tutto tra la decisione e l’ascolto. L’album è nella mia libreria iTunes e da lì si trasferirà sugli iPod, uno dei quali risiede stabilmente in auto e mi permette di ascoltare *tutta* la mia musica scegliendola dallo schermo touch screen integrato nel cruscotto. Durante l’ascolto si aggiorna automaticamente il database di Last.fm che raccoglie il flusso di tutti i miei ascolti e mi consiglia nuovi brani sulla base delle preferenze mie e delle persone con gusti analoghi ai miei.
Il costo viene addebitato sulla mia carta di credito tramite una transazione elettronica che posso controllare da casa in qualunque momento ne avessi bisogno.
Se mi avessero raccontato nel 1990 che nel 2010 avrei potuto fare una roba del genere, sarei andato in brodo di giuggiole.
(Tutto sommato posso fare a meno di un jetpack.)
Tags: Personali, Quisquilie














