Uebbi è un gadget connesso ad internet, che permette, tra le altre cose, di ascoltare webradio, accedere a contenuti video, previsioni del tempo, visualizzare foto da una memoria USB o SD, controllare in tempo reale l’andamento del mercato azionario e ricevere notizie ANSA.

Come dicevo in questo post, penso che la validità o meno dell’oggetto dipenda dalla visione che Telecom ne ha, sia in termini di utilizzo che di target, e cerco di spiegarmi meglio.

Si tratta di un dispositivo interessante per le potenzialità che potrebbe avere; spero davvero che questa volta Telecom non decida di farne un walled garden popolato solo da servizi del suo gruppo, perché sarebbe un peccato. Faccio due scenari: uno negativo ed uno positivo.

L’occasione sprecata.

Non vorrei che questo oggetto diventasse “Il fantastico Uebbi che puoi avere in comodato gratuito per soli 2 euro al mese (per un minimo di 24 mesi, è previsto il pagamento di una quota per recesso anticipato) che ti permette di ricevere tutti i servizi di Virgilio in tempo reale senza bisogno di un computer”. Sarebbero capacissimi di fornirlo con una ADSL monca che permetta l’accesso solo a Uebbi, anticamera di un controllo del contenuto del traffico che tutte le telecom non vedono l’ora di poter attuare. Contenuti forniti da Virgilio, tra l’altro, del cui responsabile Giancarlo Vergori mi ricordo la frase :“Non me ne può fregare di meno di rendere la vita facile ai miei utenti.” (Milano, SMAU 2007). Video insulsi di Dailymotion (di proprietà Alice), notizie ANSA, un po’ di meteo, due gossip e via, vai col pacchettino da far vendere ai peones a cui sub-sub-appalti la tua rete commerciale.

Invece potresti farci qualcosa di bello.

Telecom potrebbe davvero mettere in pratica la lezioncina che Franco Bernabè è venuto a ripeterci qualche tempo fa, e cercare di fare davvero qualcosa per ridurre il digital divide. Vuoi alfabetizzare la gente? Vuoi ridurre il digital divide? Comincia a fare una cosa, allora: prendi questo oggetto e regalalo alle persone, e dai ai più disagiati la possibilità di avere un accesso a banda larga a condizioni agevolate, o gratis. Educa all’utilizzo della rete, che forse assaggiare questo stuzzichino potrebbe fare venire voglia a qualcuno di fare un pranzo completo e dotarsi di un computer vero.

Naturalmente devi aprirlo completamente: non solo contenuti proprietari, ma video anche da YouTube e dalle altre piattaforme più diffuse. Dai la possibilità all’utente di scegliere le sue fonti di informazione, mettici un lettore di feed, un accesso a Flickr, un client per l’instant messaging!

Vuoi invogliare gli utenti a comunicare? Crea un network di questi cosi che possano comunicare tra di loro e con il mondo esterno tramite un protocollo aperto, permetti lo scambio di messaggi testo, audio e video. Mettici il VoIP! Lo so che non succederà mai, ma Uebbi sembra fatto apposta per fare da client Skype, ha la connessione, il microfono e le casse.

Il punto è che un oggetto del genere ha meno senso per chi un computer lo ha già e magari lo tiene acceso tutto il giorno, mentre con alcune modifiche, as esempio uno schermo leggermente più grande, potrebbe essere un mezzo per avvicinare alla cultura digitale chi per età, mentalità o istruzione, ne è completamente avulso.

E’ evidente che un dispositivo del genere sarebbe solo una goccia nel mare, ma quello che potrebbe davvero fare la differenza sarebbe un cambio radicale di mentalità di Telecom, che continua a decidere le sorti della connettività in Italia.

E invece cosa succederà?

Non lo so. Se il primo scenario è un po’ pessimistico, il secondo non si avvererà mai. Dopo il volo pindarico, spero comunque che Telecom non decida di blindare completamente questo gadget che secondo me ha buone potenzialità, basta non farsi prendere dall’ossessione di controllare rigidamente tutto quello che la gente potrebbe fare con Uebbi. Prossimamente uscirà una nuova release del firmware che dovrebbe aumentare i contenuti a disposizione, staremo a vedere.

Ricordo che è basato su Linux, quindi se si dovesse diffondere a sufficienza mi auguro che spuntino dei firmware non ufficiali per sbloccare tutte le potenzialità dell’oggetto. Per ora se ne sta in cucina, a fare l’orologio posato sopra il microonde, e saltuariamente ci controlliamo le previsioni del tempo; a meno di cambiamenti epocali, non prevedo sviluppi.

Tags: , ,
Di: Andrea - 20/10/2008

Grazie a Zzub ho ricevuto in prova questo gadget, peraltro ottimamente descritto in questo post di Stefano e fotografato da Fabrizio Sinopoli; per quanto riguarda la descrizione, non ho molto da aggiungere; si tratta di un dispositivo prodotto in Corea da Avantis e ditribuito in Italia da Promelit, che si connette alla rete senza bisogno di alcuna configurazione, sia in wireless che in wired; ha funzionato da subito con un access point LinkSys equipaggiato con firmware DD-WRT. Il menu di configurazione dichiara 25 mega disponibili per la registrazione di memo audio da utilizzare come sveglie e reminder di eventi; una rapida ricerca sui MAC address rivela che il chipset della LAN è prodotto dalla stessa Aventis, mentre la WLAN è di Korea Electric Terminal, che non ho mai sentito nominare. Una scansione delle porte TCP non rivela nulla, tranne il fatto che Uebbi ascolta sulla TCP/7583, ma non sono riuscito a capire di cosa si tratti; appena trovo un vecchio hub provo a sniffare il traffico di rete. Inserendo una scheda SD o una chiavetta USB, ne vengono elencate e visualizzate le sole immagini, mentre altri contenuti sono ignorati; in ogni caso lo slideshow è anche carino, peccato per le ridotte dimensioni dello schermo. Manca una uscita audio, che sarebbe stata utile per collegare Uebbi allo stereo o a un paio di altoparlanti amplificati per ascoltare un po’ meglio le webradio; non escludo che aprendo l’oggetto non sia possibile prelevare il segnale e collegarlo ad un jack da adattare allo chassis, dove secondo me lo spazio c’è. (Sono stordito: c’è un jack per le cuffie che non avevo visto). La tastiera su schermo è alfabetica, mentre io preferirei che fosse QWERTY, e di tanto in tanto gli altoparlanti emettono un lieve fruscio anche se non stanno riproducendo alcunché. L’aspetto mi sembra gradevole, e la funzionalità dello schermo touch è buona; Beatrice lo usa agevolmente anche se lamenta a gran voce la mancanza di “giochini”. Come darle torto: per adesso è abbastanza povero di contenuti, ma mi si dice che al prossimo aggiornamento punterà al server di produzione: quello attuale è solo di test.

Dopo alcune riflessioni, l’opinione che mi sono fatto di questo gadget è che il suo futuro dipenda parecchio dalla visione che Telecom ne ha, sia in termini di utilizzo che di target, ma di questo parlerò in un altro post.

Tags: , ,
Di: Andrea - 17/10/2008

Oggi è un giorno buono per ascoltare del blues.

(Kenny Wayne Shepherd & James Cotton - The Spider And The Fly)

Tags: ,
Di: Andrea - 14/10/2008

Qualche tempo fa ho ricevuto in prova un Nokia N96 e ne approfitto per scrivere qualche considerazione veloce.

Cose che non mi sono piaciute:

  • La tastiera. Già mi lamentavo dell’N95 e qui le cose non cambiano. Continuo a non capire la scelta suicida di Nokia di progettare un dispositivo del genere con un milione di funzioni, praticamente tutte ma tutte quelle che vi possono venire in mente più qualcun’altra, e attaccarci una misera tastiera 0-9-*#. L’utilizzo di N96 è una tortura continua cercando di scrivere qualcosa con il T9. E’ inutile avere browser, ricerca su mappe, client email, applicazioni da ufficio se poi per scrivere “Arrivo, butta la pasta” ci metto un quarto d’ora. Nessuno ha più tutto quel tempo lì e tutta quella voglia, specialmente adesso che le alternative ci sono. E del T9, vogliamo parlare? Perché deve essere così stupido? Se sto immettendo un URL, ci vuole tanto a capire che i caratteri che mi servono in prima battuta sono “/”, “:” e “.”? Mentre compilo un indirizzo email il “?” non mi serve, ho bisogno del “@”, non devo dover premere 50 volte un tasto per ottenerlo. Già mi dai una tastiera ridicola, almeno non farla idiota: non è pensabile che le logiche di input siano le stesse di un telefono da 39 euro.
  • La batteria!!!!!! Se si utilizzano le funzioni che rendono questo telefono “diverso” da un telefono normale, la batteria dura mezza giornata. Difetto grave, che inficia pesantemente l’esperienza d’uso; l’alimentatore è minuscolo ma non è una scusante, non è possibile che un telefono del genere abbia un’autonomia così bassa se utilizzato in modo avanzato. Scordatevi di rimanere connessi costantemente, sia in UMTS che in WiFi. Stessa cosa per il GPS: se utilizzato per un po’ svuota la batteria in pochissime ore.
  • E’ brutto. Qualcuno lo dica, per favore. Questo telefono è brutto: sembra un mattoncino nero che vi deforma le tasche, è grosso e pesante.
  • La qualità costruttiva potrebbe essere migliore: le plastiche e la tastiera scricchiolano, lo slide non è morbidissimo e la superficie completamente liscia non offre appigli per farlo scorrere; il sistema di scorrimento ha acquistato un lieve gioco dopo solo un paio di settimane. Come nell’N95, lo slide scorre anche nell’altro senso per rivelare i controlli di riproduzione di musica e filmati. La cosa non ha senso secondo me, dato che gli stessi controlli sono presenti anche ai lati del pulsante centrale a 4 direzioni. Per vedere un filmato non serve assolutamente far scorrere all’esterno i controlli multimediali; probabilmente la funzione c’è solo per hype di marketing. Forse un qualche senso lo potrebbe avere nell’uso di N96 come game console, ma non ne sono certissimo, tanto più che in questo caso i pulsanti utilizzabili si riducono a due.
  • Non si capisce perché il blocco tasti sia gestito da un piccolo slide sulla parte superiore del telefono, cosa che rende scomodo bloccare il telefono con una mano sola. Cosa aveva il classico sistema Nokia che non andava bene?
  • Ho provato ad utilizzarlo per vedere qualche telefilm: per caricare un video è necessario passare dalle forche caudine del software di conversione installato su un computer. Ho provato un paio di puntate di show diversi, ma il risultato è stato insoddisfacente: immagini molto scure e senza audio. Altri video fatti con la Flip Video Ultra sono stati convertiti senza problemi. Siamo nel 2008, sarebbe carino che un dispositivo del genere supportasse in maniera nativa i DivX e gli Xvid, senza dover perdere 10 minuti per importare malamente un file. Non ho deliberatamente cercato altri player software perché da un oggetto del genere pretendo il massimo senza dovermi arrabattare in giro con accrocchi applicativi. Lo so che i competitor non sono meglio (vedi tutta la gamma iQualcosa), ma mi sarei aspettato qualcosa di più. Convertire? Eccheppalle! Buuuu!
  • La velocità del trasferimento dati via Bluetooth non mi sembra eccezionale, ma sono solo sensazioni, non ho dati oggettivi.
  • Il sistema Nokia Maps fa ridere in confronto a Google Maps. Usato una volta e dimenticato. Gmaps invece è eccezionale, specie con WiFi o connessione veloce.
  • Non supporta Gmail in push, o almeno io non ho capito come fare. Il SE W760i si è accorto da solo che Gmail poteva funzionare in push, e con mia grande sorpresa mi ha chiesto se desiderassi attivare la funzione. N96 non sembra in grado di fare altrettanto.
  • Non sono stato in grado di provare DVB-H. La limitazione è più del mio contratto telefonico che del dispositivo, in ogni modo la possibilità di vedere la televisione (che odio) su un telefono mi lascia freddo, limite mio.
  • Continuiamo a perdere occasioni per standardizzare i connettori. Come ho già detto, RIM fa scuola con Blackberry: un unico connettore mini USB per passaggio dati e ricarica della batteria. Possibile che ci voglia tanto per capirlo? Se mi dai un connettore mini USB non mi costringi a portare appresso un altro cavo: ne posso usare uno qualunque, magari quello del disco esterno da 2,5″ che ho sempre nello zaino. Meno male che almeno il jack delle cuffie è standard, cosa che non si può dire per la serie Nokia E, che ha un improbabile minijack per cuffie + telecomando proprietari.
  • E’ lento. Ha tante funzioni, mi piacerebbe passare da una all’altra senza aspettare secondi durante i quali non riesco a capire se ho premuto davvero il tasto oppure no, aspettando che succeda qualcosa. C’è tanta memoria, ok. Ma un processore più veloce?

Cose che mi sono piaciute:

  • L’ottimo display che finalmente non mi fa ripiangere l’N80. E’ definito, luminoso e si vede bene anche in piena luce. Adeguato alla classe dell’oggetto.
  • Il GPS! Diversamente dall’N95, questo funziona ed è anche abbastanza veloce. Appena lanciato Google Maps, il telefono utilizza la rete cellulare per dare una posizione approssimativa, generalmente nel raggio di 700-1400 metri. Una volta agganciati i satelliti, il sistema restituisce le coordinate con un’accuratezza di 20-40 metri. Se l’area di copertura UMTS è buona (per aggiornare le mappe in tempo reale), il tutto riesce agevolmente a seguire la posizione di un auto in autostrada almeno fino a 160 km/h, dopo non so.
  • Le ottiche della fotocamera mi sembrano buone. Le foto sono belle: non sostituiscono quelle di una macchina di media qualità, ma si avvicinano parecchio. I video prodotti sono ottimi e sicuramente in linea con quello che ci si aspetta da un telefono del genere
  • Ha tanta memoria. La memoria costa sempre meno, e qualcuno alla Nokia si deve essere accorto che vendere un telefono del genere con 50 mega è ridicolo, quindi i 16 GB sul disco interno sono belli e sono tanti, senza contare che lo slot microSD rimane libero. Kudos.
  • Ho provato N96 con due diverse connessioni: WAP di Vodafone e Naviga3 di Tre. Già con la prima è veloce, la seconda è un fulmine. Le mappe sembrano in cache e le pagine web arrivano quasi istantaneamente. Avrei voluto provare Qik, ma il telefono è troppo nuovo e non viene riconosciuto il modello. Non ho provato il thethering (utilizzo come modem), ma vista l’esperienza fatta con altri modelli Nokia, non ho motivo di pensare che possa andar male.
  • Mentre Bluetooth è lentino, la connessone via cavo sia con Nokia Suite che in modalità memoria di massa è molto veloce.

In definitiva un telefono con tante funzioni, ma certamente migliorabile; probabilmente si sarebbe potuto ottenere lo stesso con un buon aggiornamento del firmware dell’N95. Il fatto che venga venduto a 600/650 euro (fonte Kelkoo) mi sembra un disincentivo all’acquisto.

Ringrazio Digital PR per avermi dato la possibilità di testare N96, che, visto il tono della recensione, rischia di essere l’ultimo Nokia che riceverò in prova. :-D

Avevo scritto qualcosa su questo tipo di telefoni, qui.

Tags: , ,
Di: Andrea - 12/10/2008

Leggevo la settimana scorsa sul Secolo XIX che gli introiti generati dalle telecamere che il Comune di Genova ha installato per controllare le corsie riservate ai mezzi pubblici ammonterebbero a 2.700.000 euro al mese. Secondo l’amministrazione, questo denaro dovrebbe servire a migliorare la viabilità genovese; per adesso chi va al lavoro in scooter, come me, ha sperimentato solo disagi e rischi di verbali salati.

La dichiarazione più ridicola è di AMT: “Non ci interessa multare, ma tenere sgombri questi passaggi fondamentali”. Ora, io capisco che la mobilità pubblica è importante, ma il resto dei cittadini che non ne usufruisce e che rappresenta certamente la maggioranza, non ha alcun diritto? Se non vi “interessa multare”, ma solo “tenere sgombri i passaggi”, perché non avete fatto come all’inizio di Via Bobbio, dove un cordolo giallo rende impossibile accedere alla corsia riservata, senza multare nessuno? Il vantaggio del cordolo è di essere preventivo, la multa non risolve nulla perché fa solo incazzare la gente dopo che ha comunque invaso la corsia. Certo il deterrente della sanzione spaventa, specialmente i motociclisti, con il risultato che vedo tutte le mattine in Via Canevari e che adesso vi racconto.

Intanto vorrei vedere le statistiche ufficiali con la percentuale di incidenti nei quali siano coinvolti motocicli e mezzi pubblici sulle corsie riservate, tanto per capire se gli autisti si lamentano a ragion veduta o tanto per dare aria ai denti. Ok, capisco che guidare con le corsie riservate trafficate da moto e scooter è più stressante, ma è un mondo difficile, perché mi devo accollare io tutto lo stress, anche il tuo? Facciamo un po’ ciascuno.

E, no, non posso prendere i mezzi pubblici per andare a lavorare: mi capita di dover essere ai due capi opposti della città nel giro di un’ora, non ce la faccio con l’autobus. Se lavorassi sempre in ufficio sarei più che felice di prendere il 14, ma non posso. (E a Genova la bici non è un’opzione, strade come Via Assarotti hanno tipo il 15% di pendenza.)

Via Canevari, dicevo. In era pre-telecamere la corsia riservata era abbastanza libera, gli automobilisti non ci andavano, c’erano solo motoclisti, e non ho mai visto incidenti. Adesso per evitare le telecamere, tutte le moto passano in 50 centimetri a sinistra della colonna di auto, rendendo il traffico moooolto più pericoloso, senza contare che i furgoncini delle consegne continuano tranquillamente a fermarsi occupando almeno metà carreggiata, e nessuno sembra interessato alla cosa.

Il sospetto che quei 2,7 milioni al mese abbiano qualcosa a che fare con queste telecamere onestamente mi viene; e non venitemi a dire che i cordoli sono pericolosi: basta segnalarli. Caro Comune, per qualche mese prendi uno dei tuoi “ausiliari” (leggi precari sfornamulte), lo togli dal fare verbali per divieto di sosta e lo piazzi davanti ai cordoli con una bandierina gialla, se proprio ci tieni.

Critica costruttiva? Facciamo che i motocicli possono usare le corsie riservate se non c’è un autobus nel raggio di 100 metri, magari controllando con delle telecamere e dei sensori installati sull’autobus?

Genova è una città difficile per la viabilità, non c’è neppure una metropolitana degna di questo nome, ogni amministrazione disfa i progetti della ammnistrazione precedente, da qualche parte “si tollera”, altrove vige l’inflessibiltà salvo cambiare tutto nel giro di una notte perché qualcuno si è svegliato male. Lo stadio, il carcere e il mercato ortofrutticolo all’ingrosso sono praticamente in centro e al centro del quartiere più popolato; ipotesi sul loro spostamento provocano rivolte di lobby di baristi, banche e trattorie.

A me 2,7 milioni di euri al mese, 32 milioni di euro all’anno, sembrano cifre enormi: possibile che il mio disagio aumenti sempre?

Tags: , ,
Di: Andrea - 09/10/2008

In questi giorni devo migrare un blog da Blogger a WordPress. Tutto è pronto ma non si riesce a fare: il processo non va a buon fine, elaborando solo una parte di post e commenti. Ho provato con WP sul mio server di casa, sul server del provider, in italiano ed in inglese, e ho tentato anche con una versione precedente, ma nulla di fatto.

Ho provato anche a utilizzare un blog su wordpress.com, con l’intenzione di esportare poi da lì, ma con analoghi sconfortanti risultati. Cercando un po’ su Google ho trovato questo post nel forum di supporto, dove si dice che il problema è noto e la soluzione sarà studiata il prima possibile. A naso direi che è cambiato qualcosa nelle API di Blogger e qualcuno alla Automattic non ha ancora preso provvedimenti, visto che non funzionano neppure le vecchie versioni di WP che avevo usato in precedenza per lo stesso scopo.

Qualcuno ha idee?

Tags: , , ,
Di: Andrea - 01/10/2008

Post chilometrico, abbiate pazienza. Se siete sistemisti apprezzerete meglio le sfumature, per gli altri: accozzaglia di sfighe varie ed eventuali.

Sabato mattina, ore 10. Dormo della grossa, la sera prima ho fatto le 2:30. Squilla il mio cellulare e rispondo senza prestare troppa attenzione: “Ahhh server! Server! Il server non si accende, non funziona nulla! Martedì dobbiamo consegnare le dichiarazioni, ieri abbiamo lavorato fino all’una! Ahhh vieni subito!” Trattasi di mio cliente storico (ecco perché ha il mio cellulare), studio di commercialisti”. Balbetto qualcosa tipo “Vi richiamo.” e tento di svegliarmi.

Sono solo con Bibi, Nives lavora. La nostra reperibilità è solo per interventi remoti sui server nostri e dei clienti in housing o hosting presso la nostra sala macchine; di interventi non ne facciamo, e comunque il cliente non ha neppure un contratto che lo preveda, quindi è inutile che io chiami il mio collega di turno questo fine settimana.

Diviso tra il diavoletto (“Spegni il cellulare! Fregatene! Non sei tenuto a andare oggi! Hai sonno e inoltre vuoi stare con Bibi.”) e l’angioletto (“Li conosci da tanto tempo. Sono veramente nei casini. Rischiano di rimetterci una barca di soldi. Pensa se fossi tu al loro posto. E poi lo sai che i sensi di colpa ti annienterebbero.”), decido di accumulare altro Karma positivo, e scelgo di andare. Che poi se scopro che ’sta cosa del Karma è una stronzata… qualcuno ne dovrà rendere conto. Non so bene chi, ma qualcuno da prendere a calci nel sedere lo trovo.

Mi lavo, convinco Bibi a lavarsi, mi vesto, vesto Bibi, convinco Ginger che no, anche se è sabato non può uscire con noi, prendo la macchina e vado verso il centro sperando che sia una roba tipo un floppy dimenticato nel drive o comunque una stronzata: prima avevo troppo sonno per suggerire soluzioni. Nel frattempo avverto il mio capo: va bene il Karma, ma almeno l’azienda sappia che vado a lavorare.

Dopo un caffè per schiarirmi le idee, salgo dal cliente. Affido Bibi a due volenterose impiegate, e capisco subito che sarà una lunga giornata. Tanto per darmi il benvenuto, il controller IBM ServeRaid 5i mi dice: “Logical Unit: 0″; per forza non parte: ’sto server manco lo sa, di avere dei dischi. Maledetto. Faccio melina, tanto per scambiare due battute con il titolare, e intanto riavvio un paio di volte dopo aver staccato tutto lo staccabile. Nisba.

A questo punto faccio la Prima Mossa Del Sistemista Ninja™: dal BIOS del controller utilizzo la pratica opzione “Copia configurazione RAID dai dischi al controller”. Soddisfatto della mia sagacia, riavvio baldanzoso e la sorte sembra arridermi: uno dei tre dischi (è un server piccolo, ho dimenticato di dirvelo) è in stato DEAD, morto, kaputt, ma gli altri due fungono. “Logical Unit:1″, sia mai che…. e infatti! Il menu di avvio dell’MBR di Windows 2000 Server mi sorride dallo schermo. Premo invio per far effettivamente partire il sistema, ma…. “NTOSKRNL.EXE is missing or corrupt”. Per i non addetti, uno degli errori più temibili nonché rognosi che si possano incontrare. L’ultima cfg “sicuramente funzionante” non va, la console di ripristino neppure. Pessimismo e fastidio.

Mi armo di pazienza, rovisto dentro un po’ di scatole e trovo il CD del sistema operativo, lo caccio nel drive, e. E. Il CD non funziona. Ora che mi ricordo, lo staccai anni fa perché mandava in palla il server. Mai rimpiazzato, le poche volte che è servito ne ho condiviso uno di un client. Smonto un PC decrepito trovato in archivio, bestemmiando perché 10 anni fa HP fissava le meccaniche con 10 viti di 3 tipi diversi, e monto un vecchio CD sul server. Faccio il boot, ma so già che non servirà a nulla: il S.O. non ha i driver per il controller RAID e quindi non vede una beata fava.

Rovisto nuovamente nelle scatole, trovo il CD con i driver, trovo un floppy e ci copio i file. Torno dal mio amico, e secondo voi il floppy funge? Esatto. Torno alla carcassa nell’archivio, e altre 10 viti dopo, ritorno con una vecchia baracca di meccanica floppy che sembra più o meno funzionare. Rifaccio il boot, gli passo i driver, e finalmente vede l’unità logica. Windows 2000 Server non ha grandi tool per riparare una installazione corrotta, l’unica cosa che c’è, il recovery, non mi degna neppure di una flebile speranza: mi fa una pernacchia e mi dice di arrangiarmi nel suo simpatico technichese.

OK. E’ giunto il momento di pronunciare la parola che finora ho fatto finta di ignorare. “Ehm, come stiamo a backup?”. E qui faccio partire il flashback, che a me JJ.Abrams mi fa una pippa.

<flashback>Il giorno precedente, un collega è intervenuto in seguito ad una chiamata: “I Backup non funzionano”.  Questa azienda usa un netdisk per i backup, un disco esterno ethernet Acer Easystore da 1TB in RAID5, con un po’ di script Robocopy che fanno un backup al giorno, uno alla settimana, ed uno al mese; gli ho fatto adottare questa soluzione dopo il secondo tape rotto, e tanto non cambiavano mai le cassette. Almeno così gli arriva la mail e si accorgono se il backup ha funzionato. Improvvisamente gli script hanno smesso di funzionare; il collega venerdì mi chiama e mi dice che tutti i client raggiungono il disco, ma il server no. Pare abbia risolto riavviando il server. Per fortuna ha avuto la presenza di spirito di lanciare a mano un backup dopo che l’accesso si è ripristinato. Comunque, un po’ di salvataggi ci sono, e se siamo fortunati l’ultimo è di ieri; perderanno qualche ora di lavoro, ma pazienza: “piuttosto che nulla, meglio piuttosto”, diciamo a Genova.</flashback>

LA configurazione del NAS Acer si fa via browser, quindi come prima cosa devo rattoppare un minimo la rete, visto che il caro estinto ci elargiva i suoi servigi di DHCP e DNS. Tiro il firewall per la giacchetta e configuro lì sopra un DHCP di fortuna che distribuisca IP e passi i server di Telecom come DNS, oltre che sé stesso in qualità di gateway. Riavvio un po’ di client qua e là e tutto (tutto? cioè, partono) sembra funzionare. Scarico uno scanner di rete perché non so l’indirizzo del NAS, visto che tutta la documentazione era sul desktop del coso in coma di là, lo trovo e ci punto il browser. Voi ve la ricordate la password? Io no. Per fortuna ho la vivida impressione di aver lasciato le credenziali di default; rovisto nuovamente nelle scatole e trovo il manuale in cui cui sono indicati user e password di fabbrica. Li provo e mi faccio mentalmente i complimenti per non essere troppo paranoico quando non serve.

Comunque, guardo un po’ la configurazione e comincio a capire che la giornata non è ancora finita: questa bella scatoletta sembrava incredibilmente comoda un anno fa, quando l’avevo installata: “Hei! Che figata! Importa gli utenti da Active Directory, non devo neppure crearli!”

Che. Enorme. Fregatura.

In mancanza di Domain Controller, morto di fianco a lui, questo pezzo di scatola non ti fa accedere ai dati salvati, perché non autentica l’utente. Le credenziali di amministrazione non consentono comunque di accedere ai dati sui volumi condivisi. I dati ci sono, ma sono blindati perché io ho la chiave, pecccato che manchi la serratura. Non mi perdo d’animo, e consulto Google e le pieghe del menu di configurazione: c’è una voce che recita orgogliosa: “Change Authentication Method”, cioè passare alla gestione con utenti locali. Peccato che un avviso terroristico subito sopra avverta che utilizzando questa opzione si perderanno tutti gli “shared folder assignments”, e passi, ma anche gli “user data”. Opporcammerda!

“User data” si riferirà ai dati relativi agli account utente o ai dati che gli utenti hanno salvato sul NAS? Mistero. Personalmente propenderei per la prima potesi, ma non voglio rischiare. Facciamo il punto: tutti i dati sono su un server che non parte e i cui dischi hanno gravi problemi, i backup non sono accessibili senza fare una scommessa rischiosa. Che vita schifosa. Cinque anni di lavoro, una intera azienda, tutti i dati, tutto. Tutto a rischio di essere annientato; c’è qualche backup sparso in giro su alcuni client, ma roba vecchia e largamente incompleta, e un po’ di nastri fermi all’anno scorso. Urgono un coniglio e un cappello.

A questo punto faccio la Seconda Mossa Del Sistemista Ninja™: estraggo dallo zaino un CD di Acronis True Image Enterprise che ho casualmente trovato a terra poco prima (mica è mia, avevo giusto in previsione di portare questo CD all’ufficio oggetti smarriti. Non è mia. Io non ho la licenza di quel robo lì). Questo sopraffino pezzo di software permette di fare immagini di dischi e partizioni anche via rete o su dischi esterni, permettendo anche di scegliere i dati da includere. La versione Enterprise è sufficientemente furba da riconoscere i controller RAID più comuni di HP, IBM e altri vendor. Sbatto il CD nel drive, riaccendo il cadavere e con mia grande gioia vedo controller, dischi, partizioni, dati. Sembra ci sia tutto, peccato che alcune cartelle non siano selezionabili, pena un crash irrimediabile che porta al riavvio immediato del server. Con pazienza certosina seleziono tutto quello che posso e, assegnato un IP alla scheda di rete, tento di raggiungere un client. :-( Niente, nisba, non vede nessun host, non sfoglia la rete, non permette di inserire a mano l’IP dell’host di destinazione del backup. Una decina di riavvii dopo, estraggo dallo zaino un disco esterno USB da 80 GB, più che sufficienti per il salvataggio, che pesa 36 miseri giga. Lo attacco, ATIE lo vede e finalmente (dopo solo un paio di crash, ecchevvuoichessia?) il programma inizia a creare l’immagine.

So che sarà lunga, nel frattempo torno a cercare di capire cosa succederà al NAS; mentre passo in corridoio mi rendo conto che Bibi, della quale nel frattempo avevo perso le tracce, ha exploitato l’ufficio. Su quasi ogni scrivania ci sono pennarelli suoi, alcuni suoi disegni campeggiano su un monitor, e lei sta giocando a un-due-tre-stella con un paio di impegate amministrative. “Sai, papà, prima abbiamo giocato a nascondino”. Le tipe sono visibilmente provate, ma mai quanto me, quindi le lascio alla loro sorte senza il minimo rimorso.

Improvvisamente mi rendo conto che è ora di pranzo, e saltare non è un’opzione praticabile: Bibi mangia come una squadra di rugby. Devo comunque attendere l’esito dell’immagine su disco, quindi torno a liberare le due malcapitate, che mi guardano tra lo sconvolto e il riconoscente, e porto la prole affamata al più vicino self-service.

Qualche cotoletta, un po’ di patate al forno e un ghiacciolo alla menta dopo, torniamo all’ufficio da cui nel frattempo le due impiegate martiri sono sparite. Convinco Bibi a fare qualche disegno mentre aspetta Nives che sta venendo a prenderla. Acronis mi attende con buone notizie: diversi errori irreversibili di lettura, che, non visto, decido di ignorare bellamente, un errore di scrittura, che porcavacca non mi dirai che il mio HD sta andando, e per far buon peso ci tiene a farmi sapere che ne avrà per almeno altre 4 ore. Simpatico come una cacca nella federa del cuscino.

OK, è ora di reagire. Prendo il titolare, gli spiego cosa sta succedendo il più dettagliatamente possibile, gli faccio presente che non abbiamo altre opzioni poiché la partizione del server è sicuramente troppo danneggiata, e gli spiego la cosa dell’autenticazione sul NAS. Mi accerto che abbia capito il dubbio sulla cancellazione degli “user data”, e gli chiedo l’autorizzazione a procedere.

Lancio il browser, lo punto al NAS e senza indugi clicco su “Change Authentication Method”. Il coso se la prende comoda, mi dice che ci può mettere anche 10 minuti. Il titolare suda, io penso che è sabato, sono stanco, non ne ho più voglia. Qualunque cosa, pur di uscire di qui.

Finalmente il responso: i dati ci sono ancora. Più tardi scopriremo che risalgono a venerdì alle 20; poteva andare molto peggio.

Da qui in poi è solo noia e ordinaria amministrazione: rimappo i client per usare il NAS per i documenti e copio i db su un client Vista Home, frutto di una sciagurata incursione al centro commerciale. E’ l’unico che ha abbastanza spazio su disco e può stare sempre acceso, bello eh? Faccio fare due test e cerco di rappezzare le stampanti, che ormai voglio solo andare via.

Nel frattempo Nives e Bibi hanno fatto un giretto al Porto Antico, io faccio firmare un rapportino da 7 ore festive e mi fiondo a prenderle. Spero che l’intervento venga fatturato con tariffe da idraulico notturno d’urgenza.

Il cliente adesso può lavorare e presumibilmente onorerà le sue scadenze.

<flashforward>E’ martedì. Ho chiamato lo studio, lavorano, son contenti. Per festeggiare gli ho appena consigliato di comprare un altro server per fare il grosso del lavoro, e affiancarvi il vecchio dopo aver buttato un po’ di frattaglie; da RAID5 passerà al mirroring (RAID1), che tanto i ricambi costan troppo, in proporzione.</flashforward>

Tags: ,
Di: Andrea - 30/09/2008

Eh, la conversazione! I blog! Le persone! In effetti ci si perde parecchio a non tenere aperti i commenti. Sono certo che finalmente Luca cambierà idea. :-)

Tags: ,
Di: Andrea - 28/09/2008

E’ noto che i tlog generati con Tumblr possono essere ospitati da un dominio di proprietà seguendo alcune semplici indicazioni; bisogna solo fare attenzione che il registrar permetta la gestione dei DNS. In Italia il più noto ed economico è Tophost; anche WebPerTe, il mio provider, lo permette mentre su Aruba non credo sia possibile, a meno di scegliere un piano senza hosting. Si possono usare sia domini di secondo livello (es: miotumblr.com), che di terzo livello (es: tumblr.miodominio.com). Accertatevi che il vostro fornitore vi permetta di gestire i DNS, prima di acquistare un dominio.

La procedura per la gestione dell’operazione cambia in base al sistema di gestione che usa il registrar; di solito si tratta di aggiungere un record nella gestione del DNS (A o CNAME, dipende). Atteso il tempo di propagazione DNS del nuovo nome di dominio, sarà possibile utilizzarlo.

Recentemente ho fatto la stessa cosa su Dreamhost, dove ho spostato il mio Tumblr, e visto che sono stati necessari alcuni passi non intuitivi, li desscrivo qui, che magari serve a qualcuno.

Intanto ho registrato un dominio nuovo di zecca che ho aggiunto al mio account; volevo un nome breve, e dato che ho poca fantasia ho scelto beggi.info. Ho atteso pochi minuti le mail di conferma, e ho proceduto aggiungendo il dominio al mio pannello, indicandolo come “Fully Hosted” da Dreamhost. Questo è il punto chiave: benché non serva hostare il contenuto presso DH, ma ci si limiti a modificare il DNS, in questa fase è necessario specificare l’opzione che ho indicato.

Finché un dominio è “Fully Hosted” da DH, non è possibile modificarne il record DNS principale: per poterlo fare, dopo aver aggiunto il dominio, ho dovuto cliccare su “Delete” nella colonna “Web Hosting” (ci può volere qualche minuto prima che appaia nel pannello). A questo punto cliccando su “DNS” è stato possibile aggiungere il record A principale puntato verso 72.32.231.8, come richiede Tumblr.

Fatto questo, sono tornato all’apposita schermata di Tumblr e ho indicato il nuovo dominio; nel tempo di propagazione dei DNS il mio Tumblr è stato reindirizzato alla sua nuova “casa”.

Dreamhost è stato particolarmente veloce: ho deciso e comprato il dominio, e dopo 45 minuti di orologio il mio Tumblr si era già spostato e propagato (e in mezzo c’è anche il tempo che che ho impiegato per trovare la soluzione che ho descritto).

Tags: , ,
Di: Andrea - 26/09/2008

Lo studio medico di un amico ha una rete di computer non recentissimi, che utilizzano esclusivamente un applicativo client-server il cui motore gira su server Windows 2003. Niente Office, niente mail, niente altro.
La rete non aveva connessione ad internet, e grazie a questo tutto ha funzionato perfettamente fino ad ora: le macchine, benché vecchie, sono veloci, non hanno antivirus né spazzatura inutile installata; non sono mai intervenuto per alcun problema che non fosse la morte naturale di un PC, e il mio lavoro finora si era limitato all’installazione del server e di qualche stampante di rete.(*)

Si è presentata la necessità di collegare via internet lo studio con la ASL per la prenotazione online degli esami diagnostici, ed io ho cominciato a sudare freddo. Per fortuna Claudio è molto ragionevole ed ha capito subito le mie perplessità, abbiamo quindi convenuto che la cosa migliore da fare fosse filtrare l’accesso ad internet permettendo solo il traffico verso il sito dedicato, escludendo tutto il resto.

Trattandosi di una fase di test, per il momento ho preferito non far spendere allo studio qualche centinaio di euro per l’acquisto di un firewall; per diversi motivi l’istallazione di un vecchio PC che facesse da gateway non era praticabile/desiderata, quindi ho riflettuto su quale potesse essere la soluzione più semplice.

DNS

Scartata l’ipotesi di un proxy, ho deciso di installare DNS sul server, disabilitando le query ricorsive. Questa impostazione fa sì che la risoluzione dei nomi di domino venga fatta dal server esclusivamente con le sue risorse, senza inoltrare la richiesta ai suoi forwarders.

A questo punto, andando in gestione DNS, nelle “Zone di ricerca diretta” è sufficiente aggiungere una nuova zona per il dominio di secondo livello che si desidera risolvere, ed aggiungere al suo interno gli host A che ci servono, specificandone l’IP pubblico, risolto in precedenza tramite nslookup su un PC con un normale accesso ad internet. La procedura funziona anche con i domini di terzo e quarto livello.

Una volta installato il router, e configurato il servizio DHCP in modo che serva il corretto indirizzo del server DNS, il gioco è fatto: i client sono in grado di navigare solo sul sito la cui zona  stata configurata sul server, mentre il resto dei domini non vengono risolti poiché sono state disabilitate le query ricorsive.

E’ chiaro che si tratta di un metodo rudimentale, ma fa quello che deve fare senza troppe complicazioni.

Contro:

  • Non è il massimo dell’eleganza.
  • E’ facilmente aggirabile da un utente esperto.
  • Va bene se la navigazione deve essere permessa solo verso pochi domini, dopodiché scala molto male.
  • Se i domini da risolvere cambiano IP, la modifica non si propaga e ci costringe a modificare a mano gli indirizzi.
  • Non blocca la navigazione tramite indirizzo IP.

Pro:

  • E’ gratuito.
  • Si configura in 10 minuti.
  • Si basa su un servizio robusto (DNS di Microsoft lo è), e non richiede software di terze parti.
  • E’ di semplice implementazione.
  • Riduce il numero di asset da gestire.

(*) Questo dimostra quello che predico da sempre: PEBKAC.

Tags: , ,
Di: Andrea - 24/09/2008