Finalmente l’amico e collega Giuliano si è deciso ad aprire un blog. Ne sa a pacchi, più di una volta mi ha tolto dai guai e scrive di robe uber-geek. Se fate un mestiere che somiglia al nostro vi consiglio caldamente di aggregare il suo feed.

(Bonus track: è anche un ottimo fotografo, date un’occhiata al suo Flickr.)

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Di: Andrea - 04/02/2010

Da un po’ di tempo a questa parte, ci si interroga se i blog come sono nati anni fa siano destinati a sparire e/o cambiare in modi che ancora non sono chiarissimi. E’ inutile mettere link, tanto si tratta di discussioni che vengono fuori ogni giorno e quasi sicuramente anche voi avrete detto la vostra.

Lungi da me pensare di poter predire il futuro, mi limito a riflettere come le cose sono cambiate per me da cinque anni a questa parte. Intanto mi è assolutamente chiaro perché sono passato da una frequenza di pubblicazione giornaliera ad una praticamente bisettimanale, e le ragioni sono molte e diverse.

La prima causa è il tempo: scrivere un post, specialmente di argomento tecnico, è una cosa che spesso mi richiede ore di lavoro e test, riletture, editing, ricerca delle fonti e un po’ di bibliografia. Non parliamo poi di screencast o videopost: malgrado sembrino più immediati, per realizzarli ci metto ancora di più. Da un paio di anni a questa parte, il lavoro mi lascia meno tempi morti, e la pubblicazione ne risente.

Le competenze: il lavoro è sempre stato fonte di spunti, ma il mio scibile non è infinito, e molto spesso i problemi che incontro non meritano un post, perché sono troppo banali o troppo particolari, o semplicemente ne ho già parlato in precedenza. (In effetti mi è già capitato di “trovarmi” su Google per un problema che avevo dimenticato di aver già risolto).

L’aumentare del numero di blog: spesso nel momento in cui mi accorgo che qualcosa meriterebbe una menzione o un approfondimento, trovo già una pletora di post fotocopia che hanno sviscerato la questione nei minimi particolari; inutile aggiungere altro rumore.

L’aumentare degli strumenti a disposizione: fino a qualche anno fa, una canzone, una citazione, una frase sagace, un link, una foto estemporanea non avevano altro luogo su cui essere pubblicati se non il blog. Oggi una quantità di servizi diversi e verticali permette di pubblicare meglio è più rapidamente le proprie cose, lasciandomi a volte con l’imbarazzo della scelta.

L’avvento di nuovi servizi che hanno creato nuove forme di comunicazione: all’inizio è arrivato Twitter, un po’ microblogging, un po’ social network, che ha il pregio di essere assolutamente immediato malgrado l’interazione e la conversazione siano penalizzate da strumenti a mio parere goffi.

L’utilizzo di FriendFeed, strumento che trovo quasi perfetto: aggrega tutti i principali flussi nei quali si disperde l’attività online, e soprattutto aggiunge strumenti di interazione e discussione che rendono commentabile qualunque item.

Alcuni ritengono sia un posto dove si ammassano troppe cose, una specie di suk rumoroso dove è difficile capire cosa sta succedendo. Io sono di parere diverso: intanto come tutti gli strumenti ha bisogno di essere capito e padroneggiato per poterne ricavare dei benefici, inoltre se effettivamente si sviluppano discussioni su qualsiasi elemento, evidentemente la necessità di un luogo dove esprimersi così semplicemente ed in modo più immediato era sentita da molti.

Non è un caso se ho aggiunto il box per integrare in un post la discussione che si svolge su FriendFeed: quasi sempre i commenti più numerosi ed interessanti sono di là. Questo succede perché è estremamente più comodo inserire un commento sulla pagina che stiamo visualizzando, che contiene tutti gli elementi che i nostri “amici” hanno ritenuto di dover condividere, senza dover aprire un’altra finestra del browser, senza dover inserire credenziali, senza fastidiosi antispam. Inoltre la cerchia di persone che ha accesso ai contenuti è molto più ampia: vedo e commento materiale che altrimenti mi sarebbe sfuggito, solo perché un mio “amico” lo ha a sua volta commentato o gli è solo piaciuto; in questo senso c’è anche il vantaggio di scoprire sempre fonti nuove e di qualità senza doversele neppure andare a cercare.

Secondo me FriendFeed è attualmente il posto dove il concetto di “conversazione” si esprime nel modo più completo ed efficace possibile con gli strumenti che abbiamo a disposizione in questo particolare momento. Non ho quasi più seguito i commenti sui blog, una parte dei contenuti del mio aggregatore è diventata inutile, riesco a sapere abbastanza puntualmente dove sono, cosa fanno, come si sentono e cosa stanno facendo i miei amici, e non è poco. Lifestreaming, aggregazione, conversazione, interazione, informazione, socialità. Dato che la quantità di tempo e di attenzione che abbiamo a disposizione sono sempre le stesse, è normale che vengano impiegate verso ambienti che “rendono” di più; FriendFeed è uno strumento che consente di essere personalizzato secondo le proprie esigenze e si presta a diverse letture seguendo l’umore del momento: si può passare dal cazzeggio sfrenato alla discussione sui massimi sistemi. E’ una variante del “bere dall’idrante” di Gaspar.

In questo quadro, ambienti come Tumblr, Twitter e FriendFeed permettono di “sfogare” le proprie necessità di comunicazione veloce, togliendo materiale al blog, che rimane a disposizione per contenuti e riflessioni più articolate o personali, che per argomento, lunghezza, valore attribuito o necessità di archiviazione non vogliamo/possiamo disperdere nel mare dei social network. Dobbiamo però essere pronti ad accettare che la discussione che eventualmente dovremmo suscitare potrebbe essere altrove; e non possiamo farci nulla: anche se decidessimo di non aggregare il feed in FriendFeed, è probabile che qualcuno riprenda o citi il nostro post su FF, e da lì potrebbe svilupparsi una discussione di cui, paradossalmente, potremmo anche essere all’oscuro.

Il prezzo da pagare è la diluizione dei commenti, che non essendo più centralizzati e facilmente reperibili, potrebbero rendere difficile seguire il flusso della conversazione, ma al momento non vedo una soluzione o perlomeno non è ancora arrivato lo strumento che risolverà questo problema.

Mi accorgo che sono passato da considerazioni prettamente personali a considerazioni più generali, ma mi sembra di capire che il flusso dei contenuti prodotto dalle persone che vivono la rete un po’ più della media sia in costante mutamento, e sia difficile per tutti predirne gli spostamenti: quello che fino a poco tempo fa sembrava consolidato (io scrivo qui e le persone commentano qui, poi mi sposto altrove per partecipare ad altre discussioni), non è più così scontato e ciò è corroborato dal fatto che la maggior parte dei commenti che ultimamente appaiono qui siano di persone che mi hanno trovato su Google, mentre i lettori via feed sono più propensi a utilizzare altri luoghi, ad esempio Friendfeed o gli shared items di Google.

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Di: Andrea - 17/03/2009

La penultima versione di WordPress è la prima in cui è stato possibile utilizzare la funzione di aggiornamento automatico. Gestisco un po’ di blog di amici che posso usare come piccolo campione statistico per farmi un’idea sulla affidabilità della procedura automatica.

Su 30 blog aggiornati il giochino ha funzionato 28 volte, ma ci sono delle differenze a seconda dell’hosting che ospita il blog.

Quello che mi ha dato meno problemi è sicuramente TopHost, l’aggiornamento funziona bene e il processo è molto veloce. Non è necessaria alcuna procedura preliminare.

Su Aruba le cose vanno benino, a patto di fare una modifica preventiva al file wp-config.php. In particolare vanno aggiunte queste due righe:

define('FS_CHMOD_FILE',0755);
define('FS_CHMOD_DIR',0755);

(fonte)

Se ci si dimentica, e a me è successo in un caso, il blog non funziona più e viene restituito un “Error 500″. E’ sufficiente rimettere a posto i permessi dei file, che devono essere 755;  si può usare sia FileZilla che il pannello di controllo di Aruba, che ha la funzione apposita.

Su Webperte è necessario impostare i permessi della directory wp-content e relative sottodirectory e file a 777, se non lo fate verrà creata una wp-content/upgrade con un proprietario diverso dall’utente FTP, e sarà necessario rimuoverla tramite il file manager del pannello di controllo di Webperte. Il processo è molto lungo, ed in alcuni casi non segnala il successo dell’operazione, ma restituisce una laconica pagina bianca. Sospetto che i due insuccessi che ho registrato siano dovuti alla mia impazienza. In alcuni casi l’aggiornamento ha impiegato anche 4/5 minuti. Magari è una mia impressione sbagliata, ma mi è sembrato che una visita alla dashboard durante l’aggiornamento (nuova tab!)  “stimoli” la conclusione del processo.

C’è da dire che questo primo “live update” non tocca il database, quindi è molto meno critico, secondo me. Non mi stupirei che fosse una mossa premeditata dal team di sviluppo, tanto per tastare il terreno.

Non ho trovato differenze tra le versioni inglese e italiana.

In tutto questo, non dimenticate di fare sempre un backup del database prima di aggiornare.  In questo caso particolare basta fare un Export, tanto per sicurezza, ma nel caso di aggiornamenti che tocchino la struttura del database, è sempre meglio fare più backup del db con metodi diversi, e salvare tutti i file via FTP.

In conclusione il bilancio è positivo. Il risparmio di tempo c’è, ma non è poi così grande, visto che il backup va fatto comunque; si risparma il tempo di cancellare i vecchi file e uploadare i nuovi. Ci vuole veramente poco per perfezionare la procedura: un sistema di esportazione del db e di copia dei files da sostituire non mi sembrano particolarmente difficili da realizzare e auspico vengano introdotti in futuro.

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Di: Andrea - 16/02/2009

Sono riuscito ad importare con successo un blog da Iobloggo a WordPress, utilizzando un importer che Federico Trabucchi mi ha inviato via posta, dopo che a sua volta lo aveva salvato dal blog di Marco Borromeo che adesso non esiste più. La procedura è abbastanza semplice, ma prevede qualche accorgimento.

Per evitare di pasticciare con il database di un blog “in produzione” è meglio utilizzare un blog vuoto installato per l’occasione; il fatto che sia locale o online non ha la minima importanza, anche se nel primo caso si fa un po’ prima. Una volta finita l’installazione provvediamo a copiare i due file iobloggo.php e pclzip.lib.php nella cartella wp-admin/import, e come ultima cosa in “Impostazioni”–>”Varie” controlliamo che la cartella di upload sia impostata al default wp-content/uploads e che non sia selezionata la casella “Organizza gli upload in cartelle sulla base di mese e anno”.

Adesso procuriamoci il file esportato da iobloggo: da “Amministra” scegliamo “Esporta archivi”, poi “CSV” e “Inizia esportazione”; dopo qualche momento apparirà il link per scaricare un file .zip che provvederemo a decomprimere; nel mio caso ne è risultata una profonda ramificazione di cartelle, qualcosa tipo home\angy\iobloggo.com\admin\export\tmp\51807_20081030215529\, dentro la quale ho trovato 11 file .txt; questi file vanno uploadati via FTP nella cartella wp-content/uploads.

A questo punto dal blog di destinazione scegliamo “Gestione”–>”Importa”–>”IoBloggo” e da qui in poi seguiamo le indicazioni dello script, che dopo l’upload del file .zip ci chiederà di confermare le varie fasi dell’importazione. Se avete molti post e commenti da importare è un po’ noioso perché per qualche ragione vi viene chiesto di confermare ogni 15/20 righe, ma si sopravvive.

La procedura funziona molto bene, a patto di seguire scrupolosamente le indicazioni qui sopra. Al termine, se ne avete bisogno, potrete esportare post e commenti per poi reimportarli altrove.

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Di: Andrea - 30/10/2008

Oggi pomeriggio si svolgerà al Campus di Savona il primo incontro savonese di BlogLab. Il tema dell’incontro sarà l’agorà digitale dal volto umano. Roberta Milano mi ha invitato per parlare con i ragazzi del progetto, ed intervengo molto volentieri. L’incontro è aperto a tutti e l’appuntamento, per chi volesse partecipare, è in aula B2 – palazzina Branca – presso il Campus Universitario di via Magliotto, 2. Queste sono le slide che ho preparato, riutilizzando in parzialmente un mio precedente intervento.

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Di: Andrea - 28/05/2008

Spesso accade che qualcuno esprima esattamente un mio pensiero in modo chiaro ed incisivo, e molto meglio di quanto potrei farlo io. E’ il caso di questa intervista rilasciata da Marco “Wolverine” Zamperini(*) a Giuseppe Turani.

“La cosa interessante è che milioni di persone cominciano a esprimersi, dicono la loro, magari in forme che agli esperti delle varie questioni non piacciono. Ma sarebbe un gravissimo errore non vedere la grandezza del fenomeno. Milioni di persone mettono in rete le loro opinioni, le loro esperienze, i loro pensieri. E’ una cosa che solo qualche decennio fa non riuscivamo nemmeno a immaginare. E è assolutamente positiva”.

(*) aka “The Funky Professor”, aka “Il Lato Oscuro Del Prestigio”.

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Di: Andrea - 29/11/2007