Ieri sera sono stato alla presentazione della nuova community di Menstyle.it, che sarà inaugurata ufficialmente il 27 febbraio. Menstyle parte dall’esperienza iniziata un anno fa con Style.it, di cui integra ed espande le funzionalità . Secondo le affermazioni del management, non si tratterà della mera riproposizione dei contenuti cartacei, ma verranno proposti anche contenuti originali, con particolare attenzione al multimediale. In sostanza si tratta di una community full-feature in cui gli interventi degli autori “ufficiali” e della redazione si accostano a quelli degli utenti dei forum e soprattutto dei blogger che utilizzano la piattaforma. La dotazione degli strumenti di blogging mi è sembrata abbastanza completa e comunque più che sufficiente per l’utenza a cui è rivolta.
Il punto chiave è proprio questo, ed è quello che mi ha colpito di più: pare che ci sia un fortissimo senso di appartenenza alla community, cosa che da un lato facilita le interazioni tra gli utenti, dall’altro ne limita più o meno inconsapevolmente le incursioni “all’esterno”. In ogni caso le due community sono state “ibridate”: un utente con relativo profilo può accedere ad entrambe, sebbene la sua appartenenza originale sia comunque notificata.
In quasi ogni schermata ci sono strumenti per cogliere collegamenti, esplorare tag e trovare correlazioni, non mancano gli stimoli alla discussione (post del giorno, i più commentati ecc ecc) e un pizzico di “I’m feeling lucky” che ci vuole sempre.
Per quanto riguarda la riproducibilità dei contenuti, non è ancora stata decisa la licenza con la quale verranno pubblicati; il materiale è comunque di proprietà dell’autore che se ne assume la piena responsabilità . Nel caso di un utilizzo dei post sulle pubblicazioni cartacee l’autore viene avvertito, ma in ogni caso mi pare di aver capito che l’eventuale utilizzo da parte di Conde Nast (l’editore) sia una clausola dei termini di utilizzo.
La moderazione dei contenuti è praticamente nulla: i gestori si sono detti piacevolmente stupiti dalle capacità di autoregolamentazione degli utenti, che sono diventati molto attenti al rispetto delle regole basilari di questo tipo di ambiente. La moderazione dei commenti spetta al singolo autore. Per stimolare una sorta di circolo virtuoso, i contenuti migliori vengono “premiati” con una maggiore visibilità .
Si capisce benissimo che dietro le scelte “tecniche” e l’impostazione delle due community ci sono persone che conosco a fondo questo mondo e sanno cosa stanno facendo: l’attenzione a dettagli che solo i fissati come me notano, la dice lunga sulla cura con la quale il prodotto è stato pensato.
Palmasco ha espresso i suoi dubbi sulla mancanza di “segnalazioni delle uscite di sicurezza”, che stimolino le persone a cercare la conversazione anche all’esterno, ma personalmente non mi pare un gran problema: molte persone che frequentano questa community arrivano dalla lettura delle riviste, e per alcuni di essi può essere comodo/rassicurante trovare parecchi strumenti utili in un unico contesto che da un lato rassicura per l’uniformità dell’ambiente, dall’altro rafforza il senso di community a cui accennavo prima. Se poi davvero qualcuno si appassiona e decide di allungare lo sguardo nulla gli vieta di farlo; altrimenti, piuttosto che niente meglio piuttosto.
I giornali su carta non sono destinati a durare per sempre così come sono adesso. Sulla loro possibile evoluzione ciascuno di noi ha una teoria, ma cosa succederà davvero non è dato sapere. In questo senso la ricerca di nuovi metodi espressivi, nuove piattaforme e nuovi modi di proporre il proprio prodotto, stimola gli esperimenti in rete. La mia opinione è che il lettore passivo è una figura destinata a scomparire, e iniziative come queste sono “esperimenti” che sondano il terreno e preparano la nuova editoria agli ostacoli che dovranno affrontare in futuro per continuare a sopravvivere.
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