Da un po’ di tempo a questa parte, ci si interroga se i blog come sono nati anni fa siano destinati a sparire e/o cambiare in modi che ancora non sono chiarissimi. E’ inutile mettere link, tanto si tratta di discussioni che vengono fuori ogni giorno e quasi sicuramente anche voi avrete detto la vostra.
Lungi da me pensare di poter predire il futuro, mi limito a riflettere come le cose sono cambiate per me da cinque anni a questa parte. Intanto mi è assolutamente chiaro perché sono passato da una frequenza di pubblicazione giornaliera ad una praticamente bisettimanale, e le ragioni sono molte e diverse.
La prima causa è il tempo: scrivere un post, specialmente di argomento tecnico, è una cosa che spesso mi richiede ore di lavoro e test, riletture, editing, ricerca delle fonti e un po’ di bibliografia. Non parliamo poi di screencast o videopost: malgrado sembrino più immediati, per realizzarli ci metto ancora di più. Da un paio di anni a questa parte, il lavoro mi lascia meno tempi morti, e la pubblicazione ne risente.
Le competenze: il lavoro è sempre stato fonte di spunti, ma il mio scibile non è infinito, e molto spesso i problemi che incontro non meritano un post, perché sono troppo banali o troppo particolari, o semplicemente ne ho già parlato in precedenza. (In effetti mi è già capitato di “trovarmi” su Google per un problema che avevo dimenticato di aver già risolto).
L’aumentare del numero di blog: spesso nel momento in cui mi accorgo che qualcosa meriterebbe una menzione o un approfondimento, trovo già una pletora di post fotocopia che hanno sviscerato la questione nei minimi particolari; inutile aggiungere altro rumore.
L’aumentare degli strumenti a disposizione: fino a qualche anno fa, una canzone, una citazione, una frase sagace, un link, una foto estemporanea non avevano altro luogo su cui essere pubblicati se non il blog. Oggi una quantità di servizi diversi e verticali permette di pubblicare meglio è più rapidamente le proprie cose, lasciandomi a volte con l’imbarazzo della scelta.
L’avvento di nuovi servizi che hanno creato nuove forme di comunicazione: all’inizio è arrivato Twitter, un po’ microblogging, un po’ social network, che ha il pregio di essere assolutamente immediato malgrado l’interazione e la conversazione siano penalizzate da strumenti a mio parere goffi.
L’utilizzo di FriendFeed, strumento che trovo quasi perfetto: aggrega tutti i principali flussi nei quali si disperde l’attività online, e soprattutto aggiunge strumenti di interazione e discussione che rendono commentabile qualunque item.
Alcuni ritengono sia un posto dove si ammassano troppe cose, una specie di suk rumoroso dove è difficile capire cosa sta succedendo. Io sono di parere diverso: intanto come tutti gli strumenti ha bisogno di essere capito e padroneggiato per poterne ricavare dei benefici, inoltre se effettivamente si sviluppano discussioni su qualsiasi elemento, evidentemente la necessità di un luogo dove esprimersi così semplicemente ed in modo più immediato era sentita da molti.
Non è un caso se ho aggiunto il box per integrare in un post la discussione che si svolge su FriendFeed: quasi sempre i commenti più numerosi ed interessanti sono di là. Questo succede perché è estremamente più comodo inserire un commento sulla pagina che stiamo visualizzando, che contiene tutti gli elementi che i nostri “amici” hanno ritenuto di dover condividere, senza dover aprire un’altra finestra del browser, senza dover inserire credenziali, senza fastidiosi antispam. Inoltre la cerchia di persone che ha accesso ai contenuti è molto più ampia: vedo e commento materiale che altrimenti mi sarebbe sfuggito, solo perché un mio “amico” lo ha a sua volta commentato o gli è solo piaciuto; in questo senso c’è anche il vantaggio di scoprire sempre fonti nuove e di qualità senza doversele neppure andare a cercare.
Secondo me FriendFeed è attualmente il posto dove il concetto di “conversazione” si esprime nel modo più completo ed efficace possibile con gli strumenti che abbiamo a disposizione in questo particolare momento. Non ho quasi più seguito i commenti sui blog, una parte dei contenuti del mio aggregatore è diventata inutile, riesco a sapere abbastanza puntualmente dove sono, cosa fanno, come si sentono e cosa stanno facendo i miei amici, e non è poco. Lifestreaming, aggregazione, conversazione, interazione, informazione, socialità. Dato che la quantità di tempo e di attenzione che abbiamo a disposizione sono sempre le stesse, è normale che vengano impiegate verso ambienti che “rendono” di più; FriendFeed è uno strumento che consente di essere personalizzato secondo le proprie esigenze e si presta a diverse letture seguendo l’umore del momento: si può passare dal cazzeggio sfrenato alla discussione sui massimi sistemi. E’ una variante del “bere dall’idrante” di Gaspar.
In questo quadro, ambienti come Tumblr, Twitter e FriendFeed permettono di “sfogare” le proprie necessità di comunicazione veloce, togliendo materiale al blog, che rimane a disposizione per contenuti e riflessioni più articolate o personali, che per argomento, lunghezza, valore attribuito o necessità di archiviazione non vogliamo/possiamo disperdere nel mare dei social network. Dobbiamo però essere pronti ad accettare che la discussione che eventualmente dovremmo suscitare potrebbe essere altrove; e non possiamo farci nulla: anche se decidessimo di non aggregare il feed in FriendFeed, è probabile che qualcuno riprenda o citi il nostro post su FF, e da lì potrebbe svilupparsi una discussione di cui, paradossalmente, potremmo anche essere all’oscuro.
Il prezzo da pagare è la diluizione dei commenti, che non essendo più centralizzati e facilmente reperibili, potrebbero rendere difficile seguire il flusso della conversazione, ma al momento non vedo una soluzione o perlomeno non è ancora arrivato lo strumento che risolverà questo problema.
Mi accorgo che sono passato da considerazioni prettamente personali a considerazioni più generali, ma mi sembra di capire che il flusso dei contenuti prodotto dalle persone che vivono la rete un po’ più della media sia in costante mutamento, e sia difficile per tutti predirne gli spostamenti: quello che fino a poco tempo fa sembrava consolidato (io scrivo qui e le persone commentano qui, poi mi sposto altrove per partecipare ad altre discussioni), non è più così scontato e ciò è corroborato dal fatto che la maggior parte dei commenti che ultimamente appaiono qui siano di persone che mi hanno trovato su Google, mentre i lettori via feed sono più propensi a utilizzare altri luoghi, ad esempio Friendfeed o gli shared items di Google.
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