Possiedo un iBook G4 da un paio d’anni, ormai. E’ equipaggiato con 1GB di memoria RAM e un disco da 80 GB; è il modello con lo schermo 12 pollici. Sono sempre stato molto soddisfatto dell’oggetto, e ho deciso di acquistare Mac OS/X 10.5 (Leopard), appena uscito.

Non ne sono molto contento.

Le prestazioni sono calate, il computer è più lento in quasi tutte le operazioni e in generale restituisce l’impressione di un senso di “pesantezza” che non aveva mai avuto. Due cose in particolare, che prima funzionavano benissimo, adesso hanno problemi, e si tratta di aspetti fondamentali per l’utilizzo che faccio di iBook, ma andiamo con ordine.

Nel corso di questi due anni si sono susseguiti una serie di aggiornamenti del precedente sistema operativo; mi rendo conto solo ora che le prestazioni sono andate calando di pari passo. Si tenga conto che non ho tante applicazioni installate e non ho mai pasticciato con la configurazione, ma il computer era diventato comunque più lento. A naso direi che l’introduzione del supporto ai processori Intel ha eroso (comprensibilmente) l’attenzione degli sviluppatori Apple verso gli utenti PPC. In ogni caso, in quasi due anni non ho mai reinstallato nulla: la formattazione era ancora quella con cui il computer mi è stato spedito.

Avevo preso la decisione di rifare una installazione pulita, quando è finalmente uscito Leopard: al che ho deciso di acquistarlo e fare un po’ di prove.

Come prima cosa ho acquistato un disco esterno FireWire e l’ho usato per fare un backup completo con SuperDuper, dopodiché ho verificato che il sistema clonato fosse in grado di avviarsi dal disco esterno, quindi ho scollegato il box e ho proceduto all’aggiornamento del sistema.

Dopo poco più di un’oretta avevo un sistema Leopard funzionante, con i seguenti (gravi) problemi:

  • la rete wireless non funziona più velocemente come prima. Non riesco più a riprodurre un DivX residente su una share di rete senza ottenere uno scempio inguardabile per i continui scatti ed interruzioni del video. VLC è aggiornato all’ultima versione ed è nativo PPC (provato anche l’universal binary). Sarà VLC che non funge bene con Leopard? Mi sembra strano: è dichiarato compatibile e comunque neppure con la prerelease dell’ultima versione, che dovrebbe risolvere qualche problema, si ottengono grandi miglioramenti.
  • ancora più grave: il sistema si pianta inesorabilmente cercando di accedere alle cartelle condivise di un piccolo NAS, in pratica un box HD esterno con l’interfaccia di rete. Accesso a share Windows e linux sempre OK, ma se tento di accedere al NAS, il computer si blocca al punto da doverlo spegnere brutalmente.

Prova del nove: ripartendo dal precedente sistema operativo ormai residente sul disco esterno, funziona tutto a meraviglia.

Secondo tentativo: questa volta faccio l’installazione da zero formattando il disco e ripristinando dati e applicazioni tramite l’assistente alla migrazione di OS/X, che tra l’altro funziona benissimo ed è un sogno per chi abbia mai dovuto fare una roba simile su Windows.

Stessi identici problemi: la wi-fi “succhia” e l’accesso al NAS brasa la macchina. :-( Nel frattempo esce anche la 10.5.1, che diligentemente scarico e installo. Cambiato qualcosa? Naaaaaa…. Sempre uguale.

Si aggiungano come ciliegine sulla torta che il computer è ancora sensibilmente più lento che col precedente sistema, e che lo sciccosissimo dock con i riflessi fa “sudare” parecchio la scheda grafica, che va un po’ in crisi generando gli effetti di zoom al passaggio del mouse.

Il resto delle applicazioni si comporta più o meno come prima, a parte la maggiore lentezza. Front Row, che è una novità per me, si blocca due volte su tre. L’applicazione più bella è Time Machine, ma mi serve poco poiché quasi tutti i dati che utilizzo sull’iBook sono online, ed il mio archivio principale è altrove.

Bilancio: se tornassi indietro spenderei i 129 euro di Leopard in una batteria nuova, dato che la attuale, dopo due anni di uso intenso non regge più di due ore.

L’impressione che ho è che il supporto per i vecchi processori ci sia solo per compatibilità, e che Apple abbioa deciso di abbandonare i vecchi clienti al loro destino. Un amico mi dice che con i processori G5 la situazione non è così grave, ma comunque le prestazioni non migliorano. In sostanza, si tratta di un sistema operativo troppo pesante per iBook.

Se siete nella mia situazione e ci state pensando, non fatelo: non ne vale la pena. Io sto accarezzando l’idea di fare un downgrade a Tiger.

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Di: Andrea - 22/11/2007

Ultimi due post per il blog del Festival della Scienza. Questa volta vi parlo di cacca e di come e perché i cani scodinzolano.

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Di: Andrea - 08/11/2007

SpockSabato scorso ho assistito ad una interessante conferenza: “Third Bioastronomy Day“.
Ricerca di segnali di civiltà extraterrestri, considerazioni sulla storia delle teorie astronomiche, analisi di un messaggio destinato a ET, valutazioni sociali e morali. Ma anche: Psicostoria, spammer dello spazio, Star Trek e motori a curvatura.
Tutto questo su Rieducational Channel in un post che ho scritto per il blog del Festival della Scienza.
Nano nano.

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Di: Andrea - 03/11/2007

Festival della ScienzaIeri ho assistito ad una interessante conferenza: “Io, curioso“, organizzata dall’Ordine degli Ingegneri di Genova nell’ambito del Festival della Scienza. L’evento proponeva alcune domande particolarmente stimolanti:

  • Che cos’è l’esperienza umana?
  • È possibile costruire una macchina capace di sviluppare la curiosità?
  • Che rapporto esiste tra il comportamento e la mente?
  • Quali i reciproci benefici della ricerca robotica e delle neuroscienze?

Sono argomenti che mi affascinano da sempre, ed in modo particolare da quando ho letto “L’io della mente” di Douglas Hofstader (l’autore di “Gödel, Escher, Bach“, un libro fondamentale).

E’ evidente che la vastità dell’argomento non si può esaurire in un paio d’ore, ma gli spunti proposti sono stati molti e tutti interessanti. Durante tutta la conferenza, mentre prendevo appunti, continuavano a venirmi in mente similitudini tra i temi trattati e altri ambiti di conoscenza solo apparentemente diversi. Ad esempio, un professore di robotica spiegava come un sistema complesso può essere molto maggiore della somma dei singoli elementi che lo compongono, perché per raggiungere un risultato anche apparentemente semplice, come far compiere un movimento al un braccio di un robot, sono necessari tutta una serie di conoscenze e di concetti che magari non sono neppure contenuti e/o visibili nel risultato finale. A me è subito venuta in mente una analogia con gli studi di usabilità e con la progettazione delle interfacce utente, dove per raggiungere la massima semplicità ed efficacia per l’utilizzatore, spesso si nascondono studi interdisciplinari molto complessi. E magari alla fine il risultato è un pulsante in una posizione o di una forma diversa.

Insomma, l’argomento è interessante sia dal punto di vista strettamente scientifico, che da quello filosofico, fisiologico, linguistico, cognitivo e psicologico. A più riprese è stato fatto notare che questi studi sono ormai per forza di cosa multidisciplinari: gli ingegneri lavorano a stretto contatto con fisiologi, neurologi e psicologi cognitivi.

Ho scritto una specie di riassunto della conferenza sul blog del Festival della Scienza. Se avete un po’ di tempo (attenzione: post lungo) e queste cose vi interessano, fatemi sapere cosa ne pensate, magari nei commenti di là.

Note a margine:

  • Anche i luminari della scienza franano indecorosamente sulle slide Powerpoint.
  • Quoto un neurofisiologo: “Ogni volta che parlo con un giornalista, quello che poi viene scritto sui giornali è tutto sbagliato.” Dove l’ho già sentita? :-D
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Di: Andrea - 28/10/2007

L’anno scorso ho seguito con soddisfazione la prima stagione di un telefilm: Heroes. Peccato che sia finito. Per qualche strana ragione ho scoperto che esiste un’altra serie, che si fa chiamare “Heroes seconda stagione”. Hanno copiato i personaggi, che sono interpretati dagli stessi attori. Perfino le location sono le stesse. Però questo non può essere lo stesso telefilm dell’anno scorso: in questa serie non succede niente.
Ma niente, eh.

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Di: Andrea - 26/10/2007

Ultimamente ho problemi al feed, gli accenti vanno e vengono, e i post riappaiono misteriosamente. Appena ho un attimo per occuparmene, vedo di aggiornare WP e relativo plugin.

Abbiate pazienza.

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Di: Andrea - 24/10/2007


Fincipit



Ho acquistato questo libro, l’ho messo vicino allo switch, e da quel momento la mia rete va molto più veloce.
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Di: Andrea - 24/10/2007

Ecco il fantasmagorico programma dell’area blogger del Festival della Scienza:

  • Giovedì 25 ottobre dalle 16:30 Roberto Freddi
  • Venerdì 26 ottobre dalle 15:30 Marco Pratellesi, Massimo Razzi, Robert Ghattas, Ian Tattersal
  • Sabato 27 ottobre dalle 17:00 Marc Abrahams e gli scienziati dei Premi IgNobel
  • Domenica 28 ottobre dalle 17:00 Federica Migliardo, Mafe De Baggis, Luca Vanzella
  • Lunedì 29 ottobre dalle 16:30 Imogen Kusch, Antonio Sofi
  • Martedì 30 ottobre dalle 16:30 Marco Zamperini
  • Mercoledì 31 ottobre dalle 17:00 Furio Di Castri
  • Giovedì 1 novembre dalle 17:00 Simona Morini
  • Venerdì 2 novembre dalle 15:30 Nicla Vassallo, Antonella Napolitano
  • Sabato 3 novembre dalle 16:30 Paolo Valdemarin
  • Domenica 4 novembre dalle 16:00 Aldo Naouri
  • Lunedì 5 novembre dalle 17:00 Giorgio Vallortigara, Andrea Toso

Lo spazio è aperto per tutti, ci vediamo lì.

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Di: Andrea - 24/10/2007

Baltasar ha lasciato un commento che merita di essere ripubblicato.

Il “sistema” Internet in Italia è bloccato. E nessuno ne parla davvero. In particolare quei signori che hai citato.
Il driver per lo sviluppo del business è la pubblicità. Finché in Italia non verrà regolamentato il mercato della pubblicità online, non ci saranno soldi né per gli editori online, né per le concessionarie e - di conseguenza - per lo sviluppo tecnico e la ricerca.
Il valore del mercato pubblicitario online è di circa 250/300 milioni di euro, cioè meno del 3% del totale mercato pubblicità (circa 10 miliardi di euro). In Europa si sta viaggiando vicino al 10%. Di questi 250 milioni, l’70% è distribuito tra i primi 5 portali (escludo da questo calcolo Google perché viaggia su un universo parallelo).
Di questi 5 portali i primi 3 sono telefoniche e 2 sono portali americani che fanno “copia e incolla” di contenuti e servizi.
Per le telefoniche, internet rappresenta qualche punto percentuale di tutto il loro business.
Insomma, come si può pensare che questi “player” guardino con lucidità allo sviluppo del mezzo (dal punto di vista editoriale e tecnico) se sono focalizzati giorno per giorno a raggranellare qualche euro di campagna advertising?

Potete fidarmi di me se vi dico che chi ha scritto queste cose sa di cosa sta parlando.

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Di: Andrea - 24/10/2007

Giovedì ero in SMAU ed ho assistito al convegno: “I social Media in Italia, nuovi modelli di business per le aziende“, organizzato da Blogosfere e moderato da Marco Montemagno, che si conferma bravissimo in questi panni.

Le cose sentite sono state abbastanza interessanti, ma nulla di nuovo per chi segue quello che sta accadendo in internet negli ultimi anni.

Mi sono divertito vedendo i diversi approcci dei relatori all’argomento.

Giancarlo Vergori è il responsabile di Virgilio, e non ritiene che l’arretratezza del nostro paese sia dovuta alla carenza di infrastrutture, bensì alla bassissima alfabetizzazione informatica dei nostri connazionali. Peraltro non è che Virgilio cerchi di educare molto, mi pare: se si leva più della metà della homepage, che è pubblicità, rimangono gli oroscopi, le gallerie di celebrità, il meteo e un po’ di notizie random. Mi piacerebbe che gli attori più visibili cercassero di educare ad un uso più consapevole della rete, ma mi rendo conto che è una pia illusione. Per Giancarlo Vergori il buzz marketing è una novità di oltreoceano (”pensate”) che in Italia non è ancora arrivata. (Zeno? Luca?). Frase memorabile: “Non me ne può fregare di meno di rendere la vita facile ai miei utenti.”, poi ritrattata con scarsa convinzione.

Pietro Scott Jovane è il country manager di MSN Italia, e devo dire che è quello che mi è piaciuto di più: idee chiare, opinioni condivisibili, concezione moderna. Mi sembra che abbia una visione corretta di quello che potrebbe essere il rapporto tra le aziende e i propri clienti. Anche sui blog mi è piaciuto parecchio: ad una domanda di Maurizio che gli chiedeva del pay-per-post in termini di possibile perdita di efficacia del passaparola, ha praticamente espresso uno dei postulati di Gaspar “Yoda” Torriero: “La vera misura dell’autorevolezza è la quantità di stronzate che posso scrivere impunemente, prima che si sappia che sono un cretino.”

Per Massimiliano Magrini, country manager di Google Italia, il famoso 2.0 è sostanzialmente simile al 1.0, la differenza è la banda e lo storage, aumentati enormemente e a costi di molto inferiori al passato. L’evoluzione tecnologica permette a tutti di esprimersi senza bisogno di particolari conoscenze tecniche. La scommessa per il futuro sarà capire le implicazioni del controllo e del reperimento delle informazioni. Siamo solo agli inizi di un grande cambiamento, ma nessuno sa veramente dove stiamo andando: tutti fanno esperimenti e procedono a vista.
Tutto sommato Magrini non ha detto nulla di particolarmente sconvolgente, e comunque tirando l’acqua al suo mulino: “il reperimento delle informazioni, rischio di overload, yadda yadda bla bla”.

Giuseppe Verrini è managing director di Adobe, ha illustrato i risultati di una ricerca secondo la quale nel prossimo futuro andremo incontro a tre tendenze: aumento dei dispositivi mobili, maggiore familiarità con la tecnologia, e incremento del social networking con entrambi gli aspetti di condivisione e di collaborazione. (I miei complimenti per chi è riuscito a farsi pagare da Adobe per una ricerca con questi eclatanti risultati, alla prossima scopriranno che d’inverno si vendono più maglioni che costumi da bagno.) Adobe è fortemente convinta della necessità di coinvolgere il cliente sempre di più. Il 90% della differenza tra il successo e il fallimento è la capacità di coinvolgimento del cliente. Ma non ha spiegato cosa dovrebbe far affezionare un cliente ad un marchio, fosse anche Adobe. Ha predicato centralità delle applicazioni, riusabilità dei documenti e interoperabilità dei contenuti. Anche qui nulla di sconvolgente e un po’ di “siamo bravi, siamo belli”.

Luca Bordin è un manager di Nielsen//Netratings. Ha snocciolato un po’ di cifre sulla maggiore penetrazione di internet, dichiarando che in Italia la rete ha 22 milioni di utenti con una permanenza media di 28 minuti al mese. Non so se ho capito bene quest’ultima statistica, comunque io 28 minuti di connessione li faccio in 7 minuti, visto che spesso ho 4 computer accesi e connessi….
Bordin ha stigmatizzato la poca consapevolezza delle aziende italiane nei confronti della possibilità offerte dalla rete. Nielsen controlla circa 80 siti definiti 2.0, i quali hanno una penetrazione del 60% tra i 22 milioni di utenti, dato in crescita. Non ha definito cosa Nielsen intenda con “sito 2.0″.

Di Massimo Martini, general manager di Yahoo, mi è rimasto poco in mente, ricordo che ha parlato di come le aziende devono cogliere le opportunità e ascoltare le persone.

Michel Voitoux, sales manager di Six Apart (Movable Type, Typepad, Livejournal, Vox), ha raccontato di come il blogging aziendale, anche quello non pubblicato all’esterno, sia in costante crescita e di come sia proficuo il suo utilizzo. Incidentalmente ha fatto notare che il blog di Beppe Grillo viene ospitato da un unico server, a dimostrazione della potenza di Movable Type.

Paolo Barberis, di Dada, si è detto scettico per l’euforia del 2.0. Ha fatto osservare come internet si stia globalizzando, e come pochi player abbiano grosse fette del mercato. Ha lamentato la corsa all’acquisto fatta dai grossi nomi a scapito delle piccole startup di successo, con la conseguente tendenza a fagocitare tutto. In sostanza mi è parso di capire (ma non l’ha detto) che le teorie sulla cosa lunga e sui mercati di nicchia gli piacciano poco.

A conti fatti ho avuto l’impressione che le persone componenti il panel (tranne Pietro Scott Jovane) fossero più interessate a come la loro azienda potesse fare business con i convenuti, piuttosto che onorare il titolo del convegno e spiegare quali reali opportunità avesse un’azienda per trarre profitto dall’utilizzo dei social network.

Come ho già avuto modo di dire, il blogging aziendale è difficile, e la via è piena di ostacoli. Ma comunque la vedo una strada percorribile. Sull’utilizzo dei social network sono molto più scettico, ma forse è un problema mio. Anzi: se qualcuno volesse farmi un “crash course” su Facebook, magari sarebbe la volta buona per iniziare a capire a cosa serve.

A seguire la presentazione fatta da Luca De Biase e Paolo Valdemarin della nuova piattaforma di discussione, Pages, creata da Evectors per Nova100. Ineccepibile, direi, ma ci avrei giurato, vista la provenienza.

Nota a margine: Milano ormai è ai confini dell’Impero: per raggiungere da Genova un qualunque luogo che implichi la percorrenza della tangenziale, ci vogliono tre ore. Se avete uffici a Milano sappiate che la gente si sta rompendo le scatole di venire da voi.

Un ringraziamento al mio prestigioso© compagno di viaggio, che stoicamente mi ha tenuto sveglio nel viaggio di ritorno (ma d’altronde aveva già dormito in precedenza).

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Di: Andrea - 22/10/2007

Badge 180x60Il Festival della Scienza si terrà a Genova, dal 25 ottobre al 6 novembre. L’evento è molto interessante e ogni anno migliora. C’è anche un blog, al quale partecipo. Ti consiglio di venire perché ne vale la pena; nel programma trovi la lista delle iniziative e degli eventi.

Una delle novità di quest’anno è l’area blogger:

Il Festival della Scienza esplora le nuove forme di comunicazione e le culture digitali. Per la prima volta, gli eventi possono essere seguiti anche attraverso il blog ufficiale che racconta lo svolgimento del Festival da un nuovo punto di vista ricco di interviste, retroscena e impressioni dei visitatori. Non si tratta quindi di un semplice resoconto, ma di uno spazio dedicato alla conversazione e alla partecipazione intorno alle tematiche del Festival. Ogni giorno, per tutta la durata del Festival, sei blogger genovesi si aggirano tra conferenze, mostre e laboratori spinti dalla curiosità per la scienza. All’interno della Loggia di piazza Banchi, è allestita una postazione con collegamento internet wireless nella quale i visitatori possono discutere, scambiarsi idee sulle culture digitali e incontrare gli autori del blog.

Il blog è curato da Federico, Marina, Matteo, Maddalena, Andrea e da me. Vienici a trovare, ti aspettiamo!

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Di: Andrea - 20/10/2007

Domani (che sarebbe giovedì 18), sarò in SMAU. Magari ci si vede là….

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Di: Andrea - 17/10/2007