Pietro Scott Jovane è il nuovo amministratore delegato di Microsoft Italia. Lo avevo sentito parlare allo SMAU 2007 e mi era piaciuto parecchio. Forse pecco di ottimismo, ma mi sembra una bella cosa; queste sono le considerazioni che avevo scritto l’anno scorso:

Pietro Scott Jovane è il country manager di MSN Italia, e devo dire che è quello che mi è piaciuto di più: idee chiare, opinioni condivisibili, concezione moderna. Mi sembra che abbia una visione corretta di quello che potrebbe essere il rapporto tra le aziende e i propri clienti. Anche sui blog mi è piaciuto parecchio: ad una domanda di Maurizio che gli chiedeva del pay-per-post in termini di possibile perdita di efficacia del passaparola, ha praticamente espresso uno dei postulati di Gaspar “Yoda” Torriero: “La vera misura dell’autorevolezza è la quantità di stronzate che posso scrivere impunemente, prima che si sappia che sono un cretino.”

(Via Mauro Lupi)

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Di: Andrea - 16/07/2008

Alcune considerazioni a margine dell’evento Microsoft al quale ho partecipato oggi:

La parte principale è stato il keynote di Steve Ballmer, che ha raccontato la strategia di Microsoft per il futuro online, con particolare attenzione al mercato consumer. Il paradigma secondo il quale MS declina le nuove tendenze (chiamiamole web 2.0 per comodità) è: Content - Community - Commerce. I concetti sono sempre quelli: contenuti generati dagli utenti, social netoworking e modelli di business, e saltano fuori sempre in queste occasioni, anche se sentirne parlare il CEO di una delle aziende più importanti del mondo, nel bene o nel male, è comunque interessante. Ballmer prevede che l’attuale scenario di utilizzo delle infrastrutture IT, attualmente diviso tra desktop, web, enterprise e dispositivi mobili, andrà sempre di più sfumando le differenze ed integrando le piattaforme. Nel giro di 5-10 anni, tutti media ed i contenuti saranno veicolati digitalmente su rete IP, e le categorie che andranno incontro ai cambiamenti più marcati saranno 4.

I developers e i designers faranno i conti con il cambiamento radicale che sta subendo il software che si sposta dal modello attuale di infrastruttura interna, privata e poco scalabile, verso un modello “Software as a Service”. I provider di applicazioni distribuite forniranno le piattaforme, che saranno flessibili, scalabili, completamente delocalizzate geograficamente e rispondenti ai criteri del cloud computing.

Il business, seguirà a ruota, spostandosi sempre più verso la hosted infrastructure: un insieme di software e servizi che non costringeranno le aziende a dotarsi di una infrastruttura propria e le lasceranno tutte le risorse per concentrarsi sul proprio core business.

I consumers beneficeranno di dispositivi fissi e mobili completamente integrati, di nuove applicazioni che nasceranno da tecnologie come i nuovi schermi flessibili ed intelligenti, di una possibilità di comunicazione e controllo delle informazioni che evolverà sempre di più verso nuovi tipi di esperienze.

Gli advertiser e i publisher cambieranno il loro modo di lavorare con la pubblicità: la locuzione chiave è: “buy the behaviour”. I fornitori di servizi saranno in grado di segmentare gli utilizzatori in modo chirurgico, e di conseguenza saranno in grado di vendere determinate abitudini e caratteristiche come bersagli di operazioni pubblicitarie estremamente settoriali e mirate.

Direi che questo ultimo concetto è quello che mi ha colpito di più, ed è stato quello che mi sono “portato a casa”. In effetti l’estrema stratificazione degli utenti, la loro minuziosa profilazione sui vari social network sono dati preziosissimi per chi deve raggiungere il proprio target pubblicitario, e l’immagine “comprare il comportamento e le abitudini” mi sembra allo stesso tempo azzeccata ma preoccupante dal punto di vista di chi la pubblicità la dovrà subire.

Steve Ballmer è decisamente diverso da Bill Gates, che avevo seguito in altra occasione: più istrione, molto abile nella comunicazione, a tratti irruento, ma non ha ancora la fama e l’immagine che Gates mantiene tuttora. Marco Montemagno è stato molto bravo come al solito e parla un inglese che non mi ha fatto vergognare, come purtroppo spesso accade con altre persone.

Nel pomeriggio ho scelto di seguire la sessione dedicata al business, visto che le altre avevano poco interesse per me. In sostanza si è trattato di alcune presentazioni che hanno illustrato web 2.0 e enterprise 2.0 ad una platea di supposti manager che intendessero familiarizzare con questi concetti. In particolare si è posto l’accento su come integrare all’interno delle aziende tutti i fattori positivi e le dinamiche di collaborazione proprie del nuovo modo di usare internet. Processo non senza difficoltà, visto che le strutture, le esigenze e la complessità dei due ambienti sono completamente diverse.

Mi è piaciuta molto la presentazione di Jeff Kelly, che non ha detto nulla che io e voi non sapessimo già, ma ha schematizzato molto bene e ha cercato di rendere comprensibile una serie di concetti non sempre semplici da spiegare. Su Flickr ho messo alcune foto delle sue slide; mi scuso per la qualità ma sono comunque leggibili.

La cosa buffa che giustifica il titolo del post è che in tutta la giornata Steve Ballmer è riuscito a pronunciare tre volte la parola “Burkina-Faso” e una volta “linux”, ma né lui né altri uomini Microsoft hanno mai pronunciato le parole “Windows Vista”. La sensazione è che tra qualche anno Vista raggiungerà Windows ME nel limbo dei prodotti MS la cui evocazione provoca gesti scaramantici. Dato che sono un vecchio trombone, faccio notare che della cosa ho parlato in tempi meno sospetti.

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Di: Andrea - 23/04/2008

C’è stato un po’ di vai e vieni sulle date, ma alla fine pare che Microsoft abbia confermato che la prossima versione di Windows non vedrà la luce prima di tre anni(*).

Devi dire che tra tutti i sistemi operativi rilasciati da MS (e io ho cominciato quando c’era il DOS 2.11), Vista è quello che mi pare abbia incontrato le maggiori resistenze da parte dell’utenza. Intendiamoci, è sempre successo, Win95, Win98, 2000, XP: tutti quanti sembravano peggiori del precedente se si ascoltava la “vox populi”. In realtà non è quasi mai stato così, se si eccettua Win98, che infatti è stato prontamente sostituito da Win98 Second Edition senza troppo clamore, e il fallimento di WinME. Molti si lamentavano di XP, ma parecchie lamentele erano ingiustificate, e l’uscita di un paio di service pack ne ha fatto un sistema tutto sommato robusto. Molti malumori erano sicuramente dovuti al cambio di interfaccia, e all’abitudine che spesso ci rende poco inclini alle novità.

Con Vista, come dicevo, mi sembra diverso. Intanto, checché ne dicano i trionfali comunicati di Microsoft, nelle aziende, almeno in Italia, non lo vuole nessuno; i commerciali fanno i salti mortali per trovare computer ancora disponibili con XP, ed è paradossalmente più semplice adesso che qualche mese fa. I produttori hanno reintrodotto modelli con XP che avevano tolto dal listino proprio per venire incontro alle richieste degli utenti professionali che non vogliono Vista. Con i portatili è un po’ più difficile, molte linee esistono solo con Vista ed in alcuni casi (certi modelli di Sony Vaio) i driver per XP non esistono neppure. Qualche volta si tenta un downgrade, ma spesso è complicato perché il CD di XP non supporta nativamente i controller SATA di cui sono equipaggiati tutti i nuovi portatili, la modalità compatibile ATA impostata nel BIOS “strozza” le prestazioni della macchina e costringe ad acrobazie per installare i driver nativi.

Il mercato consumer mi pare diverso: non credo sia più possibile acquistare un computer con XP, il che ha portato Vista ad avere una maggiore penetrazione presso l’utenza casalinga; non a caso i rarissimi Vista che trovo presso le aziende sono frutto di una incursione al più vicino centro commerciale, e sono spesso equipaggiati con versioni non adatte all’utilizzo aziendale (Vista Home non può far parte di un dominio AD).

Uno dei fattori che rallentano l’introduzione di Vista nel mondo aziendale è una novità: Microsoft è riuscita a infastidire anche chi fa il mio lavoro. I sistemisti non sono mai entusiasti per gli aggiornamenti di sistema operativo, ma prima non lo avevano mai apertamente osteggiato; adesso io e tutti i miei colleghi continuiamo a sconsigliare il passaggio a Vista, e i responsabili IT delle aziende fanno lo stesso.

Cercando di evitare i luoghi comuni, mi sono chiesto quali sono le cause di questa situazione, e mi sono venute in mente una serie di circostanze che rendono Vista così “antipatico”:

  • Non fa nulla di sostanzialmente nuovo. Neppure XP rispetto a 2000, ma almeno XP continuava a fare bene le cose che faceva il sistema precedente, Vista sembra avere incasinato anche le operazioni che si davano per scontate. Non più tardi della settimana scorsa ho avuto problemi ad installare una stampante di rete usata da altre decine di client: Explorer continuava a crashare, benché il driver fosse aggiornato. E’ solo un esempio, ma cose come queste fanno imbestialire chi fa il mio lavoro. Pressoché tutte le “novità” di Vista sono eyecandy, senza una reale ricaduta sulla produttività; tra l’altro nulla di eclatante: OS/X e Compiz sono in grado di fare le stesse cose, e anche meglio.
  • Vista ha fame di risorse: macchine che un anno fa sarebbero state più che dignitose, diventano vecchie carrette ansanti, e considerato il punto precedente, non se ne capisce la ragione.
  • Le cose vecchie sono in posti nuovi: il sistemista sa perfettamente cosa deve fare, ma non trova più l’applet, l’utility, il menu che gli serve, e perde decine di minuti per fare una cosa che normalmente fa in 30 secondi. (Per la miseria: hai fatto un sistema operativo che occupa non so quanti giga, che ti costava lasciare telnet? No, lo devo installare esplicitamente se mi serve. Hai risparmiato una decina di kb, l’utente normale non se ne accorge ma il professionista scuote la testa un’altra volta. Quando devo ricorrere a telnet, spesso vuol dire che sono già avanti con la ricerca del problema e comincio a essere seccato; se non lo trovo mi innervosisco ancora di più.)
  • Incompatibilità dei driver: installare una periferica è spesso una lotteria. Il problema è dovuto alla introduzione di una diversa architettura che ha introdotto, se non sbaglio, alcuni layer aggiuntivi per isolare il kernel dai capricci dell’hardware e dei driver scritti male, e per aumentare la sicurezza. Di per sé non sarebbe male, se non fosse che i produttori non sono stati reattivi come Microsoft sperava e quindi hardware non proprio freschissimo può avere problemi a funzionare. Vista la criticità dell’argomento, forse poteva essere fatto qualcosa per ridurre i problemi, tipo una specie di modalità retrocompatibile contrapposta ad una nativa, ma non sono abbastanza competente per capire se fosse una strada praticabile.
  • Problemi con applicativi di terze parti: se non specificamente indicato come “Vista compatibile”, si assume che qualunque software che funzionava con XP debba avere problemi con Vista.
  • Un generale rallentamento del sistema: pare incredibile che ad ogni nuovo aggiornamento i computer debbano essere sempre più lenti.

Naturalmente mi rendo conto che ci sono anche dei fattori psicologici: chi fa il mio mestiere non vorrebbe mai cambiare nulla, perché ogni nuova release ci costringe ad imparare cose nuove e a trovare nuovi modi per risolvere problemi vecchi. Fosse per noi stareste tutti lì con i vostri bei monitor a fosfori verdi a scrivere cose tipo xcopy c:\dati d:\dati /s /e /c /m /k, invece di trascinare una cartella con il mouse.

Inoltre è sempre più difficile introdurre vere novità: ormai i sistemi operativi fanno tutto e il contrario di tutto, mi riesce difficile pensare anche solo ad una funzione nuova che vorrei integrata in un sistema operativo; spero che in futuro la guerra si combatta sulla semplicità di uso, piuttosto che sulle funzionalità.

Guardando la concorrenza, anche il nuovo OS/X non fa molto di più del precedente, e le poche differenze sono perlopiù estetiche; anch’esso ha esigenza di hardware più potente ed ha avuto qualche problema con alcuni driver. I problemi di stabilità ci sono ma non sono certamente quelli di Vista.

Aspettiamo comunque il rilascio del primo service pack per Vista, che non dovrebbe tardare molto. Per alcuni dei problemi qui sopra non credo ci sia soluzione, si spera almeno che la stabilità sia finalmente migliorata, e che si risolvano i problemi con le reti. Tanto dovremo comunque subire Vista a partire dalla metà del 2008, quando la produzione di computer con XP cesserà definitivamente. Intendiamoci: sono critico perché mi dispiace; io ci devo lavorare e preferirei avere a che fare con un sistema che non mi crea problemi, piuttosto che scontrarmi con un oggetto che fa innervosire me ed esaspera gli utenti.

(Vorrei pregare coloro che di solito commentano con un laconico “passa a linux”, di lasciar perdere per questa volta. So benissimo cosa intendete, ed avete ragione; ma il punto non è questo e se non lo capite è inutile che ve lo spieghi.)

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Di: Andrea - 28/01/2008