Oggi è un giorno buono per ascoltare del blues.

(Kenny Wayne Shepherd & James Cotton - The Spider And The Fly)

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Di: Andrea - 14/10/2008

Altra sigla di vecchio telefilm con un bel groove:

(Prima puntata qui.)

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Di: Andrea - 05/09/2008

(*)

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Di: Andrea - 20/07/2008

Ma sono l’unico al mondo che non si era ancora accorto di questa cosa? Me lo ha fatto notare Beatrice, 5 anni: “Papà, questa è Anna dai capelli rossi, ma è in inglese e non so le parole.”
Boney M, 1978:

Ignoti Vince Tempera e Luigi Albertelli, circa 1979:

Inoltre vorrei che rifletteste sulle due immagini:

Boney M

:-)

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Di: Andrea - 31/05/2008

Non trovate anche voi che certe sigle di vecchi telefilm fossero bellissime?

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Di: Andrea - 19/05/2008

John Miles è nato il 23 aprile; per qualche misteriosa ragione da quella data mi capita di ascoltare quasi ogni giorno e nelle occasioni più disparate il suo principale successo. Completo il cerchio e la faccio ascoltare anche a voi. Il brano è bellissimo ed è prodotto da Alan Parsons.

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Di: Andrea - 02/05/2008

TDK D90La cassetta. Ai miei tempi si chiamava la cassetta, mai sentita la parola “nastrone”. Perdevo ore per ogni TDK D90; avevo decine di LP, centinaia di nastri, un piatto e due piastre. Adesso che ci penso le mie raccolte erano abbastanza richieste, nulla di commerciale, ma musica abbastanza facile, scelta con attenzione e ordinata con scrupolo. Naturalmente, da nerd sfigato e servo della gleba, cercavo di mandare segnali alle tipe con compilation struggenti, che loro probabilmente usavano in macchina con qualcun altro. Al massimo ne ricavavo un “Bella! Me ne fai un’altra?”. Avrò speso un capitale in nastri, compravo i pacchi da 5.

Adesso arriva Muxtape, questo servizio semplice e senza fronzoli per creare l’equivalente della cassetta nel 2008. Non ho più tanto tempo da dedicare alla scelta e all’ordinamento dei brani, così ne ho scelto un po’ e li ho messi su. La parte centrale è più tranquilla, il resto è in prevalenza rock; già da allora andavo molto a umore e in questo periodo gira così.

Se vi fa piacere, la mia cassetta è qui.

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Di: Andrea - 03/04/2008

Negli episodi di apertura delle due ultime stagioni, Lost era cominciato con due canzoni molto belle: la seconda era iniziata con Make Your Own Kind Of Music, la terza con Downtown.

Speravo diventasse una piacevole abitudine, ma mi sbagliavo: quest’anno nulla. Se dovessi scegliere io una canzone per continuare la tradizione interrotta, opterei per Under The Boardwalk, dei Drifters. E voi?

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Di: Andrea - 29/03/2008

Sono sempre stato dell’opinione che, a fronte di una gran parte di persone che scarica dal P2P senza la minima intenzione di pagare alcunché, ci sia anche una fetta non troppo piccola di quelli che sarebbero disposti a pagare “il giusto” per musica, film, ed altri contenuti protetti da copyright. Uno degli ostacoli più grossi è che il concetto di “giusto” è molto diverso tra chi vende e chi compra, passatemi l’approssimazione dei termini. Inoltre, come puntualizzato ultimamente dal Sacerdote Della Chiesa Della Tecnologia, la musica è fondamentalmente diversa dai video, in termini di fruizione, di acquisti e di affezione: in pratica, mentre avrò ascoltato millemila volte “Selling England by the Pound” da quando ne ho comprato il vinile nel 1981, “The Blues Brothers”, del quale posso citare quasi tutte le battute a memoria, lo avrò visto 15/20 volte a dir tanto dal 1978 ad oggi, sebbene ne possieda due videocassette e un DVD (originali, in due lingue). I motivi sono sempre i soliti e riguardano, come dice giustamente Vanz, la maggiore “banda sensoriale” necessaria per guardare un film, rispetto ad ascoltare musica.

Tutte queste considerazioni mi convincono che, in effetti, il modello “affitto” per i film sia più comodo rispetto all’acquisto tradizionale, che non è tuttavia destinato a sparire per quelle opere che appartengono di più alla nostra sfera culturale ed affettiva.

Tuttavia, sono fermamente convinto che una fetta non trascurabile del traffico P2P di roba “copyrightata” sia dovuta alla innegabile maggiore comodità di questo sistema rispetto ai canali legali:

  • E’ immediato: con una connessione mediamente veloce, i contenuti sono distanti qualche decina di minuti. L’acquisto online implica transazioni che non tutti gradiscono, che a volte non vanno a buon fine, che costringono a controllare negozi e organismi di controllo, che a volte si preferisce non fare perché non si conosce il venditore e quindi non ci si fida a usare il proprio credito. Per non parlare degli acquisti tradizionali: devo uscire di casa, andare al negozio o al centro commerciale, magari cercare parcheggio per l’auto, scontrarmi con cataloghi, disponibilità, e commessi maleducati che preferirebbero vedermi morto piuttosto che nel loro negozio ad infastidirli.
  • Per quanto riguarda la qualità tecnica della musica, i materiali “illegali” sono ormai ad un livello indistinguibile da quella dei corrispettivi pagati profumatamente, mentre quella dei film non è proprio perfetta, ma non sfigura su un televisore di grande formato.
  • Il materiale è privo di lucchetti digitali e può essere riutilizzato senza problemi su tutti i propri dispositivi, senza limitazione di copie e di tempo.
  • E’ senza pubblicità: alzi la mano chi non prova fastidio per la pubblicità al cinema, e per i promo (non skippabili) nei DVD. Il fatto che spesso io scarichi dei film che mia figlia Beatrice (4,5 anni) possiede in DVD, perché i media sono quasi inutilizzabili a causa della pubblicità delle quali sono infarciti è un chiaro esempio. Se vado al cinema e pago 12 euro per vedere il tuo film, non voglio la pubblicità! Tienitela! E non voglio neppure vedere quegli orribili spot antpirateria, offensivi e assolutamente inutili, visto che i pirati non li vedono.
  • E’ completamente gratuito.

E’ quindi evidente che sul prezzo non si potrà mai vincere, per quanto basso possa essere; esaltare la qualità maggiore dei prodotti “originali” non è una strategia sostenibile, neppure a medio termine: la tecnologia va avanti a passi da gigante, la banda aumenta sempre così come lo storage; tra poco la qualità di un film illegale sarà identica al DVD.

L’unico campo passibile di parecchi miglioramenti è quindi la comodità di reperimento, di acquisto e di utilizzo. Semplificare al massimo le procedure di acquisto, aumentandone la sicurezza e l’affidabilità, potenziare la propria infrastruttura in termini di banda e di velocità, in modo da diventare competitivi contro l’agilità dei *torrent, creare nuove possibilità di utilizzo “fair” dei contenuti acquistati; sono tutti campi nei quali chi vende potrebbe cercare di migliorare, per competere il più possibile con il P2P illegale.

La prima cosa che mi viene in mente è aggiungere gradi di libertà a chi ha affittato un film: permettere di guardarlo più volte, per un arco di tempo maggiore, permettere di passare all’acquisto con facilità ed in modo conveniente. Mi spiego: se affitto un film verso i miei 3,99 (per esempio), e lo guardo; difficilmente lo affitterò nuovamente, anche se mi è piaciuto, però se è davvero bello, potrebbe diventare una di quelle opere che desidero avere nella mia videoteca personale, allora mi piacerebbe che con 1,99 aggiuntivi (mi invento i numeri, è un esempio), il venditore “sbloccasse” i lucchetti DRM dal film e me lo vendesse per sempre, con la libertà di farne copie diverse per supporti diversi.

E poi cos’è questa smania di prezzare diversamente i film a seconda della qualità a cui me li affitti? I costi di produzione, gestione e vendita del film sono gli stessi (lo storage è ininfluente), indipendentemente dal fatto che io affitti/acquisti la versione normale o la HD, quindi perché me lo devi far pagare diversamente? Ricordati che domani la copia HD sarà disponibile sul P2P, non è meglio che tu me la affitti/venda oggi ad un prezzo equo? E poi se io la guardo sullo schermo (scandaloso) dell’iPod nano, cosa fai? Me la regali, allora. O magari potresti venire a casa mia e farmi pagare in base ai pollici del mio televisore o alla qualità del mio impianto. Non mi sembra sostenibile.

Inoltre, come dice sempre chi si occupa di sicurezza: “never trust the client”; una volta che il contenuto è sul mio disco fisso, tutti i lucchetti che ci puoi mettere sono destinati a essere sbloccati, è sempre stato così. Se diventa troppo difficile usufruire dei contenuti che tu cerchi di vendermi, io li vado a cercare altrove. E’ la solita questione delle protezioni troppo strette che finiscono per danneggiare solo le persone che cercano di essere oneste.

Il mercato della musica sta cambiando e la tecnologia va avanti, non è escluso che tra qualche tempo si potrà fare a meno delle grandi case di produzione anche per produrre film di un certo rilievo. Non è detto che il modello distributivo diretto e frammentato sia il migliore possibile o che sia quello destinato per forza a prevalere, ma quasi certamente l’attuale non è destinato a durare, perché è sempre meno sostenibile. Come al solito, chi si adatta sopravvive, i dinosauri sono destinati all’estinzione.

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Di: Andrea - 20/01/2008

Ieri sera poco dopo il tramonto, ho portato fuori Ginger. Poco lontano da casa mia c’è il tracciato dell’acquedotto romano che si snoda lungo le alture di Genova, ottimo per fare passeggiate nel verde.
Sicuramente la tecnologia non ha un’anima, ma quando la funzione di riproduzione casuale del tuo iPod decide di uscirsene con una compilation che sembra studiata a tavolino, qualche domanda te la poni.
Nel punto più bello, che domina la città, con le luci delle strade sotto di me e la luna che spuntava dalla cima di un monte, è arrivata questa…

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Di: Andrea - 12/09/2006