Tutte le comunicazioni basate su TCP/IP implicano il passaggio di pacchetti che vengono confezionati dagli host partendo dai dati creati dai programmi applicativi e aggiungendo strati su strati durante la discesa del pacchetto verso il livello fisico. Il processo viene descritto tramite il modello a strati del TCP/IP, di cui avevo esposto le linee generali qui.

L’ultimo strato che un pacchetto raggiunge prima di uscire da un host è il network layer, gestito direttamente dall’interfaccia di rete. Mentre gli strati più alti sono sostanzialmente indipendenti dall’hardware e dipendono dal sistema operativo e dalle applicazioni, lo strato della rete è per forza di cose legato all’hardware e al mezzo di trasmissione che utilizza l’host per comunicare, sia esso una rete ethernet, una connessione ADSL PPoE, o un piccione.

La voce italiana di Wikipedia è sufficientemente esaustiva per gli scopi di questo post:

Maximum Transmission Unit (MTU) indica le dimensioni massime in byte di un pacchetto dati che può essere inviato attraverso un protocollo di comunicazione. Tale parametro è di solito associato alle interfacce di comunicazione quali schede di rete o porte seriali. Se un router deve trasmettere un pacchetto su una interfaccia che ha un MTU inferiore alla dimensione del pacchetto, il protocollo Internet effettua automaticamente la frammentazione, ovvero divide il pacchetto in due o più pacchetti più piccoli. I frammenti del pacchetto originale sono contrassegnati, così il protocollo IP di destinazione è in grado di riassemblare i pacchetti nell’originale. Un qualsiasi router lungo il cammino potrebbe dover frammentare un pacchetto, e l’host di destinazione dovrà ricostruire il pacchetto originale dai frammenti. … La frammentazione consente a IP di lavorare correttamente su una rete composta di collegamenti con MTU eterogenea, ma è una operazione onerosa per i router e per l’host che riceve i pacchetti frammentati, quindi si cerca di evitarla quando possibile.”

In soldoni: nel caso di una rete ethernet, ad esempio, l’MTU è 1500 byte, ed è la dimensione massima di un “pezzo” coerente di dati che l’interfaccia riesce a immettere sul cavo di rete.

Ciascun tipo di inferfaccia ha il proprio MTU, quindi ne consegue che lungo il cammino che separa due host il valore massimo dell’MTU prima di frammentare un pacchetto, sarà quello dell’interfaccia con MTU più basso. Mi spiego meglio con un esempio: se in una strada che separa due città ci sono tre gallerie che permettono rispettivamente il passaggio di mezzi alti 4, 3 e 5 metri, il carico più alto che posso portare su un camion prima di doverlo dividere, misura 3 metri di altezza. Questo valore massimo è detto MTU path, e se tutte le interfacce coinvolte nel trasferimento dei dati contengono la dimensione dei loro pacchetti sotto questa soglia, si evita la frammentazione. La determinazione di questo valore (MTU path discovery) avviene per mezzo di messaggi ICMP; purtroppo, per limitare gli attacchi di tipo DoS, alcuni router bloccano il traffico ICMP.

“L’RFC 1191 descrive l’MTU path discovery, una tecnica per determinare il cammino MTU tra due host, così che quella frammentazione possa essere evitata. Un host invia pacchetti IP di dimensioni che aumentano gradualmente, con il bit DF (Don’t Fragment — Non Frammentare) settato a “1″. Se un router lungo il cammino ha bisogno di frammentare il pacchetto, ma esso ha il bit DF settato a “1″, il router lo abbandona, e manda un pacchetto ICMP di tipo “datagramma troppo grosso” all’indirizzo sorgente per segnalare il problema. L’host sorgente in questo modo “impara” il più grosso MTU che può passare attraverso quel cammino senza frammentarsi.”

L’MTU è un valore chiave nel tuning della velocità della rete, ma va maneggiato con attenzione: pacchetti grandi aumentano l’efficenza poiché l’overhead diminuisce, ma interfacce non particolarmente veloci potrebbero avere problemi con MTU elevati. Wikipedia inglese fa l’esempio di un pacchetto ethernet con un normale MTU a 1500 byte, il quale impiega circa un secondo (!) a passare per una interfaccia modem a 14,4k.

L’MTU è spesso fonte di problemi in reti complesse e host con parecchie interfacce; non è semplicissimo diagnosticare questi problemi e spesso si procede per via empirica, anche perché l’MTU non è la prima cosa a cui si pensa. Connessioni lente, a “strappi”, velocità non omogenee per diversi applicativi, connessioni che si instaurano con difficoltà a ricevere i dati di ritorno, sono tutti sintomi di un valore MTU non adeguato. Per controllare e modificare l’MTU in ambiente Windows si può usare l’utility gratuita DrTCP , semplicissima da usare: basta selezionare un’interfaccia di rete e impostare l’MTU desierato, ricordandosi di riavviare il computer. (Segnatevi il valore che modificate per ripristinare le cose in caso di malfunzionamenti ancora peggiori.) In Linux si usa il solito ifconfig, ed eventulmente il file /etc/networks/interfaces.

In un prossimo post un esercizio pratico: un MTU discovery fatto “a mano”.

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