Malgrado Enrico si preoccupi per le sorti della blogosfera italiana, orfana di consulenze a caro prezzo perché soppiantata dal generatore automatico di strategie per i social media, nulla è perduto.

I guru mancati del 2.0 possono sempre trovare una via di uscita utilizzando i mezzi a loro così cari.

Signori, vi presento:

What The Fuck Should I Do With My Life?

Potete dormire sonni tranquilli.

Tags:
Di: Andrea - 24/08/2010

Un mazzo di rose.
Un mazzo di rose sul selciato.
Un mazzo di rose, un po’ scombinato, sulla linea di mezzeria della rampa di un’autostrada.
L’ho visto così, passandogli accanto ieri sera.
Quella visione fugace mi ha raccontato una storia.
La storia di lei, che si arrabbia e getta i fiori dall’auto desiderando solo essere altrove. E poi tiene la testa appoggiata al finestrino, guardando fuori. Le luci gialle della galleria sfuocate dalle lacrime che le riempiono gli occhi e che lei vorrebbe ricacciare indietro. Portami a casa, ora. No, non voglio parlare.
La storia di lui, che voleva farle un regalo, cercando di farsi perdonare qualcosa al modico prezzo di “Me ne dia sette. Sì. Quelle rosse, grazie”.
Le cose che ci sono state, le frasi, le promesse, il futuro, adesso sono lì a terra.
Avvolte in un po’ di cellophane e carta crespa che aspettano di essere calpestate dal prossimo furgone.

Tags: , ,
Di: Andrea - 13/08/2010

Preso dal sacro furore, ho fatto un po’ di pulizia nella batcaverna; tra le altre cose ho buttato 2 unità Plextor SCSI (CD e CDW), 3 notebook cannibalizzati, tutti i floppy, 2 cellulari, 1 router Cisco 700, 1 modem, tutti i sistemi operativi anteriori a XP e 2003 Server (anche originali), tutti i cavi seriali e paralleli, tutte le schede ISA, 2 case vuoti, quasi tutte le scatole di millemila gadget e un sacchetto di connettori a “T” e terminatori a 50 Ohm per cavi di rete RG-58.

Risultato: 4 sacchi condominiali con un peso da ernia.

Malgrado questo ho ancora una valanga di oggetti inutili dalle quali mi spiace separarmi: cose tipo un hard disk IBM da 256 MByte (sì: megabyte non gigabyte) e svariati mattoni da 4, 6 e 8 giga. Sarà per il prossimo giro.

Ogni volta ci ricasco e tengo cose delle quali penso: “Prima o poi mi potrebbe servire”, il problema è che lo faccio anche al decimo cavo SCSI 3 che non mi serve e occupa spazio.

(A qualcuno serve un cavo MFM?)

Tags:
Di: Andrea - 02/05/2010

Stamattina ero in un bar e ho sentito alla radio un brano che mi piaceva ma di cui non sapevo nulla. Ho preso l’iPhone e ho lanciato Shazam che ne ha “ascoltato” pochi secondi, si è collegato a internet, e ne ha trovato titolo e interprete. Nello stesso momento ha avvertito i miei contatti della “scoperta” che avevo fatto pubblicandola su Twitter; da lì l’informazione si è propagata a FriendFeed e a Facebook.

Stasera ho cercato 10 minuti l’album nei bassifondi della rete, poi mi sono stufato e l’ho acquistato su iTunes Store. Un quarto d’ora in tutto tra la decisione e l’ascolto. L’album è nella mia libreria iTunes e da lì si trasferirà sugli iPod, uno dei quali risiede stabilmente in auto e mi permette di ascoltare *tutta* la mia musica scegliendola dallo schermo touch screen integrato nel cruscotto. Durante l’ascolto si aggiorna automaticamente il database di Last.fm che raccoglie il flusso di tutti i miei ascolti e mi consiglia nuovi brani sulla base delle preferenze mie e delle persone con gusti analoghi ai miei.

Il costo viene addebitato sulla mia carta di credito tramite una transazione elettronica che posso controllare da casa in qualunque momento ne avessi bisogno.

Se mi avessero raccontato nel 1990 che nel 2010 avrei potuto fare una roba del genere, sarei andato in brodo di giuggiole.

(Tutto sommato posso fare a meno di un jetpack.)

Tags: ,
Di: Andrea - 17/04/2010



(Via Phonk)

Tags:
Di: Andrea - 31/03/2010

BlocScor. Ogni tanto lo guardo, e lo compatisco un po’. BlocScor è uno di quei tasti che non usi mai, non sai a cosa serve, ti chiedi perché debba star lì a sprecare spazio sulla tua bella tastiera;  se hai un portatile, poi, non ha neppure la dignità di un posto tutto suo: deve abitare nello scantinato di un altro tasto e ci arrivi solo se premi “Fn”.

Che poi BlocScor non è neppure il più sfigato: almeno in Excel o su linux ha un qualche (in)utilizzo. Ha perfino una lucetta. Tu lo premi e si accende una luce sulla tua tastiera. Ecco, forse serve a quello: illuminare la tua tastiera quando lei si sente giù. L’unica funzione seria che gli rimane è lontana dai lustrini e dal chiasso delle animazioni Flash: in sala server spesso si usa per attivare le funzioni di uno switch KVM che permette di collegare una solta tastiera, monitor e mouse a diversi computer.

No, non è BlocScor il più triste ed inutile dei tasti. Il punto più basso della dignità tastierica, il paria, la vestigia di una vecchia gloria, è appannaggio di RSist. RSist (o SysReq), come recita impietosa la documentazione tecnica, “has no standard use“. E’ letteralmente un fantasma di un passato in cui si usavano terminali chiamati IBM 3270. E’ talmente sfigato che un eventuale programmatore che lo volesse usare deve addirittura utilizzare metodi diversi rispetto ai soliti, perché il BIOS del vostro computer non lo tratta come gli altri e ne ignora la pressione, se non in reconditi recessi che vorrebbe dimenticare.

Ecco, RSist se ne sta lì, imbruttito, inattivo, inutile. Passa le sue giornate a bere birra sbracato davanti al monitor, mantenuto dal lavoro degli altri tasti che lo odiano, quel parassita maledetto. Si arrovella nel ricordo di un passato di splendore e attività che non tornerà mai più.

Io, se scrivessi un software, un qualche uso per RSist lo troverei. Una particina, un cameo, una comparsata: qualcosa per restituirgli la fiducia in sé stesso e permettergli di trascorrere la sua vecchiaia più serenamente, povero tasto.

Tags:
Di: Andrea - 15/03/2010

Ma voi, a Natale, davvero siete più buoni?

Io no.

Tags:
Di: Andrea - 24/12/2008

Sfera di Arnaldo Pomodoro, Orta San Giulio. Morte Nera in costruzione, orbita del pianeta Alderaan orbita della luna boscosa di Endor.

Tags:
Di: Andrea - 29/11/2008

I server entry-level di HP, gli ML110, hanno un controller SATA RAID a bordo; se decidete di acquistarli con la licenza del sistema operativo, vengono forniti con il CD di installazione di Windows Server 2003 R2, un CD di documentazione ed uno di setup, analogo allo SmartStart delle serie superiori. Lo SmartStart non è una cattiva idea: si fa il boot con quello, si configurano le opzioni hardware e software, si fornisce il CD di installazione del sistema operativo, e alla fine delle operazioni il server è pronto, con una installazione di base ma con tutti i driver ed i programmi di controllo al loro posto.

Nel caso degli ML, invece, il CD di setup funziona solo se avete acquistato il controller figo, quello SAS, mentre si rifiuta di riconoscere il SATA RAID on board. Il CD di Win 2003 Srv, naturalmente, non riconosce i controller SATA, quindi l’unica possibilità è utilizzare il famigerato F6 ed un floppy con i drivers. Peccato che ormai quasi nessuna macchina ha più un floppy driver, il che ti costringe a mendicare una meccanica esterna USB, o a cercarla al centro commerciale più vicino. Oggi né Saturn né MediaWorld avevano un lettore floppy USB, che è saltato fuori dal cassetto di un utente dopo un po’.

Morale: ci ho messo più tempo a far partire un’installazione che a fare tutto il resto. Vorrei proprio sapere perché HP non mette anche i driver SATA sul CD di setup, e vende una macchina con tanto di sistema operativo in bundle che però non può essere installato senza una misera unità da 10 euro, che naturalmente non mi sono portato perché non conoscevo le caratteristiche del server. Una volta installati a mano tutti i drivers forniti in dotazione, nelle periferiche sono rimasti due “pallini gialli”, che non è dato sapere cosa fossero neppure tramite PCIdatabase. Frugando sul sito HP, ho dovuto provare un po’ di periferiche finché non ho imbroccato quelle giuste, perché nella documentazione non c’è nulla; ma si può? Io comincio a essere stufo di queste cose, e mi viene il dubbio che questa gente non usi le cose che produce. Tra l’altro non si riesce mai a capire cosa arrivi insieme al server: a volte capita di avere due tastiere perché il commerciale, zelante, ne ha ordinata una a parte, a volte di non averne nessuna perché, ritenuta sottintesa, non è stata ordinata. O magari c’è il mouse ma non la tastiera, misteri. E HP è solo l’esempio di oggi, ma cose analoghe succedono con tutti i produttori. La penultima volta APC non sapeva quali erano le loro staffe da rack corrette per i loro prodotti: le avevano inviate sbagliate. Perché? Perché?

Tags: , ,
Di: Andrea - 28/11/2008

“Per festeggiare Halloween farò dei Ghost.”

A (parziale) discolpa posso dire che non è mia ma di un collega.

Tags:
Di: Andrea - 29/10/2008