Burkina Faso: 3 - Windows Vista: 0
Alcune considerazioni a margine dell’evento Microsoft al quale ho partecipato oggi:
La parte principale è stato il keynote di Steve Ballmer, che ha raccontato la strategia di Microsoft per il futuro online, con particolare attenzione al mercato consumer. Il paradigma secondo il quale MS declina le nuove tendenze (chiamiamole web 2.0 per comodità) è: Content - Community - Commerce. I concetti sono sempre quelli: contenuti generati dagli utenti, social netoworking e modelli di business, e saltano fuori sempre in queste occasioni, anche se sentirne parlare il CEO di una delle aziende più importanti del mondo, nel bene o nel male, è comunque interessante. Ballmer prevede che l’attuale scenario di utilizzo delle infrastrutture IT, attualmente diviso tra desktop, web, enterprise e dispositivi mobili, andrà sempre di più sfumando le differenze ed integrando le piattaforme. Nel giro di 5-10 anni, tutti media ed i contenuti saranno veicolati digitalmente su rete IP, e le categorie che andranno incontro ai cambiamenti più marcati saranno 4.
I developers e i designers faranno i conti con il cambiamento radicale che sta subendo il software che si sposta dal modello attuale di infrastruttura interna, privata e poco scalabile, verso un modello “Software as a Service”. I provider di applicazioni distribuite forniranno le piattaforme, che saranno flessibili, scalabili, completamente delocalizzate geograficamente e rispondenti ai criteri del cloud computing.
Il business, seguirà a ruota, spostandosi sempre più verso la hosted infrastructure: un insieme di software e servizi che non costringeranno le aziende a dotarsi di una infrastruttura propria e le lasceranno tutte le risorse per concentrarsi sul proprio core business.
I consumers beneficeranno di dispositivi fissi e mobili completamente integrati, di nuove applicazioni che nasceranno da tecnologie come i nuovi schermi flessibili ed intelligenti, di una possibilità di comunicazione e controllo delle informazioni che evolverà sempre di più verso nuovi tipi di esperienze.
Gli advertiser e i publisher cambieranno il loro modo di lavorare con la pubblicità: la locuzione chiave è: “buy the behaviour”. I fornitori di servizi saranno in grado di segmentare gli utilizzatori in modo chirurgico, e di conseguenza saranno in grado di vendere determinate abitudini e caratteristiche come bersagli di operazioni pubblicitarie estremamente settoriali e mirate.
Direi che questo ultimo concetto è quello che mi ha colpito di più, ed è stato quello che mi sono “portato a casa”. In effetti l’estrema stratificazione degli utenti, la loro minuziosa profilazione sui vari social network sono dati preziosissimi per chi deve raggiungere il proprio target pubblicitario, e l’immagine “comprare il comportamento e le abitudini” mi sembra allo stesso tempo azzeccata ma preoccupante dal punto di vista di chi la pubblicità la dovrà subire.
Steve Ballmer è decisamente diverso da Bill Gates, che avevo seguito in altra occasione: più istrione, molto abile nella comunicazione, a tratti irruento, ma non ha ancora la fama e l’immagine che Gates mantiene tuttora. Marco Montemagno è stato molto bravo come al solito e parla un inglese che non mi ha fatto vergognare, come purtroppo spesso accade con altre persone.
Nel pomeriggio ho scelto di seguire la sessione dedicata al business, visto che le altre avevano poco interesse per me. In sostanza si è trattato di alcune presentazioni che hanno illustrato web 2.0 e enterprise 2.0 ad una platea di supposti manager che intendessero familiarizzare con questi concetti. In particolare si è posto l’accento su come integrare all’interno delle aziende tutti i fattori positivi e le dinamiche di collaborazione proprie del nuovo modo di usare internet. Processo non senza difficoltà, visto che le strutture, le esigenze e la complessità dei due ambienti sono completamente diverse.
Mi è piaciuta molto la presentazione di Jeff Kelly, che non ha detto nulla che io e voi non sapessimo già, ma ha schematizzato molto bene e ha cercato di rendere comprensibile una serie di concetti non sempre semplici da spiegare. Su Flickr ho messo alcune foto delle sue slide; mi scuso per la qualità ma sono comunque leggibili.
La cosa buffa che giustifica il titolo del post è che in tutta la giornata Steve Ballmer è riuscito a pronunciare tre volte la parola “Burkina-Faso” e una volta “linux”, ma né lui né altri uomini Microsoft hanno mai pronunciato le parole “Windows Vista”. La sensazione è che tra qualche anno Vista raggiungerà Windows ME nel limbo dei prodotti MS la cui evocazione provoca gesti scaramantici. Dato che sono un vecchio trombone, faccio notare che della cosa ho parlato in tempi meno sospetti.
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