Andrea Beggi

You can't start a fire without a spark.

Che responsabilità?

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

SpidermanDa qualche tempo sto riflettendo sulle responsabilità che derivano dal fatto che io scriva su questo blog. Il recente pastrocchio causato da Tagged, che ho colpevolmente contribuito a generare, ha ulteriormente stimolato il bisogno di riflessione. Ho sempre pensato che chi si rivolge ad un audience non limitata alle poche persone che stanno in un salotto, abbia delle responsabilità per le cose che dice e per come le dice: ad esempio è mia opinione che chi parla in televisione o scrive sui giornali, dovrebbe cercare di usare l’italiano in modo corretto, cosa che spesso non succede, e che dovrebbe pensare parecchio alle conseguenze delle sue parole, prima di parlare.
Qual è il punto? Considerando i 1750 sottoscrittori (grazie) del mio feed, e le 5/7000 pagine medie al giorno (secondo i sistemi di rilevazione), non è che io sia tranquillissimo al momento di cliccare su “Publish”. Se da un lato questi numeri mi intimoriscono, specie se scrivo di stupidaggini come spesso mi piace fare, dall’altra mi spronano a controllare, rileggere, ponderare, controllare fonti e link prima di pubblicare qualunque cosa.
Se decido di esprimere un qualunque giudizio su un prodotto o un servizio, devo riflettere attentamente: ci sono dei post che hanno raggiunto le prime posizioni su Google, e non sono per nulla teneri.
C’è anche un aspetto di fiducia reciproca da considerare: chi mi legge in qualche modo si fida di me, ma anche io, forte di uno degli assunti base dei blog, che recita: “I tuoi lettori ne sanno sempre più di te”, mi aspetto un atteggiamento critico e “senza sconti” da voi. Se scrivo qualcosa di sbagliato, se dico una fregnaccia, mi aspetto di essere rapidamente corretto. E fortunatamente avviene.
Sono meno libero rispetto a quattro anni fa? Da un lato mi sento libero di esprimere le mie opinioni in maniera più “forte” di prima, dall’altro sento parecchio il peso della responsabilità per tutto quello che appare su queste pagine.
Ritornando al caso Tagged, sono rimasto veramente colpito dalla facilità con la quale la fiducia che le persone ripongono in me possa causare fastidi, se invocata con leggerezza.
Come si evolverà la cosa? Non lo so. Ogni tanto fantastico di ricominciare con un anonimato di ritorno, ma poi la pigrizia ha il sopravvento. Mi piacerebbe conoscere le sensazioni di chi mi legge e dei “colleghi”, tanto per capire se ho delle fisime inutili, oppure se qualcun altro si è posto il problema.

54 Commenti

Blimunda | #

Riflessione che ti fa onore, e che dovrebbero fare molti che di parole scritte vivono (ma non fanno mai). Capisco anche la quesione dell’anonimato: il mio lavoro consiste nel scrivere sui giornali con la mia firma (e quindi con una serie di limitazioni imposte dall’editore, dal direttore e non ultimi, dagli investitori pubblicitari, oltre che dalla deontologia: controllo delle fonti, etc etc); tante volte ho pensato, per quanto i numeri del mio blog non siano paragonabili a tuoi, che avrei dovuto fare un blog anonimo per scrivere, almeno lì, tutto ciò che volevo. Ma, in definitiva, se hai tutti questi lettori, significa solo che vogliono leggere te e che fino ad adesso hai lavorato bene, conquistando la loro fiducia. Punto. Per cui, avanti così.

Andrea | #

Grazie a tutti. Grazie per la stima. Mi fa solo piacere.