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mastersvoice.jpgNegli ultimi anni il modo di ascoltare musica è profondamente cambiato; oltre al diverso contesto culturale e alla maggiore offerta di intrattenimento di tutti i tipi, anche la tecnologia ha contribuito pesantemente a modificare gli scenari consolidati da qualche decennio.

Il formato digitale e la grande capacità dei supporti che consentono di avere sempre con sé migliaia di brani della propria collezione, stanno sempre più togliendo spazio al tradizionale album. Il vinile è sparito da decenni, ed il CD (inteso come supporto che contiene un singolo album) è in declino. I lettori mp3 di ultima generazione che permettono di portare con sé tutta o quasi la propria collezione, consentono la creazione al volo di playlist (ai miei tempi: compilation) sempre nuove, magari utilizzando le funzioni di shuffle casuale dei brani, senza dedicare tempo a casa a preparare lunghi elenchi di canzoni. Da quando ho un iPod da 20 giga (lo tengo sempre pieno a tappo), mi sono accorto che è più piacevole ascoltare i brani in sequenza casuale: è più divertente, e c’è sempre la curiosità di sapere quale sarà il prossimo pezzo. Inoltre si elimina alla radice la pigrizia di ascoltare sempre le stesse cose, riscoprendo perle dimenticate.

Anche le abitudini di ascolto sono cambiate: la musica c’è in quasi ogni momento della giornata, magari per pochi minuti, spesso senza avere il tempo da dedicare a parecchi brani, ma praticando un “mordi e fuggi” che è il contrario della concentrazione necessaria per gustare un intero CD.

Parlavo tempo fa con un amico che ha uno studio di registrazione, il quale mi spiegava che la qualità tecnica media di un CD recente è notevolmente bassa: dinamica compressa, timbri falsati, suoni troppo elettrici, ecc ecc. E gli MP3 sono ancora peggio: la musica di recente produzione, tranne casi particolari, è l’incubo di un audiofilo. Ma tutto questo ha poca ricaduta sul mercato: che importanza può avere un decibel in più o in meno di dinamica se si ascolta la musica solo in metropolitana, in autobus o in macchina?

Mutata la tecnologia, mutato l’ambito culturale, mutate le modalità di ascolto (“fruizione” è orribile) è inevitabile che l’impatto sugli acquisti sia devastante.

Intanto il download illegale, malgrado l’isteria forcaiola delle mayor, è diventato sempre più diffuso, facile e veloce, e la musica che se ne ottiene (proprio per le considerazioni tecniche fatte sopra) è assolutamente equivalente a quella acquistabile legalmente.

Inoltre la “disaffezione” verso gli album fa spostare la tendenza verso i microacquisti di singoli brani; anche il fatto che il mercato delle suonerie stia esploso così prepotentemente, a scapito di quello della musica tradizionale, è una diretta conseguenza di tutti questi fattori, ed è figlio di un diverso modo di considerare l’ascolto.

A questo punto è evidente che i tempi rosei per le major stanno finendo: la lunga filiera che dall’artista raggiunge i consumatori e fa lievitare i prezzi, i lucchetti sempre più pesanti che in modo miope ci vorrebbero imporre, lo scarso coraggio che porta sempre e solo a pompare il “mainstream”, sono tutti fattori che nuociono a coloro che dovrebbero continuare a garantire lauti guadagni ai soliti noti. I quali, tra l’altro, continuano sistematicamente ad insultare i propri clienti dandogli del ladro per partito preso (via).

La recente iniziativa dei Radiohead di offrire direttamente il proprio album in cambio di una somma stabilita dal compratore, mi sembra una buona cosa ed un indicatore di un probabile futuro. La rete offre a tutti, senza particolari investimenti, la possibilità di vendere la propria musica mantenendo un rapporto diretto con i propri fan, permette di raggiungere una vastissima platea e regala visibilità fuori dai canali tradizionali di promozione, che sono per forza di cose legati ad interessi che tengono poco o nulla in considerazione il valore della musica. (La “coda lunga” e tutte quelle belle cose lì.)

E’ un’evoluzione che mi pare coerente con quanto sta succedendo con l’editoria, l’informazione, la comunicazione personale e tutti i campi che stanno perdendo i filtri e gli intermediari che ci separano dalle fonti.

Il futuro che ci aspetta sarà divertente.

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