Andrea Beggi

Being authentic in your thoughts and voice is the only way to survive the test of time.

Cosa sta succedendo al mercato della musica?

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

mastersvoice.jpgNegli ultimi anni il modo di ascoltare musica è profondamente cambiato; oltre al diverso contesto culturale e alla maggiore offerta di intrattenimento di tutti i tipi, anche la tecnologia ha contribuito pesantemente a modificare gli scenari consolidati da qualche decennio.

Il formato digitale e la grande capacità dei supporti che consentono di avere sempre con sé migliaia di brani della propria collezione, stanno sempre più togliendo spazio al tradizionale album. Il vinile è sparito da decenni, ed il CD (inteso come supporto che contiene un singolo album) è in declino. I lettori mp3 di ultima generazione che permettono di portare con sé tutta o quasi la propria collezione, consentono la creazione al volo di playlist (ai miei tempi: compilation) sempre nuove, magari utilizzando le funzioni di shuffle casuale dei brani, senza dedicare tempo a casa a preparare lunghi elenchi di canzoni. Da quando ho un iPod da 20 giga (lo tengo sempre pieno a tappo), mi sono accorto che è più piacevole ascoltare i brani in sequenza casuale: è più divertente, e c’è sempre la curiosità di sapere quale sarà il prossimo pezzo. Inoltre si elimina alla radice la pigrizia di ascoltare sempre le stesse cose, riscoprendo perle dimenticate.

Anche le abitudini di ascolto sono cambiate: la musica c’è in quasi ogni momento della giornata, magari per pochi minuti, spesso senza avere il tempo da dedicare a parecchi brani, ma praticando un “mordi e fuggi” che è il contrario della concentrazione necessaria per gustare un intero CD.

Parlavo tempo fa con un amico che ha uno studio di registrazione, il quale mi spiegava che la qualità tecnica media di un CD recente è notevolmente bassa: dinamica compressa, timbri falsati, suoni troppo elettrici, ecc ecc. E gli MP3 sono ancora peggio: la musica di recente produzione, tranne casi particolari, è l’incubo di un audiofilo. Ma tutto questo ha poca ricaduta sul mercato: che importanza può avere un decibel in più o in meno di dinamica se si ascolta la musica solo in metropolitana, in autobus o in macchina?

Mutata la tecnologia, mutato l’ambito culturale, mutate le modalità di ascolto (“fruizione” è orribile) è inevitabile che l’impatto sugli acquisti sia devastante.

Intanto il download illegale, malgrado l’isteria forcaiola delle mayor, è diventato sempre più diffuso, facile e veloce, e la musica che se ne ottiene (proprio per le considerazioni tecniche fatte sopra) è assolutamente equivalente a quella acquistabile legalmente.

Inoltre la “disaffezione” verso gli album fa spostare la tendenza verso i microacquisti di singoli brani; anche il fatto che il mercato delle suonerie stia esploso così prepotentemente, a scapito di quello della musica tradizionale, è una diretta conseguenza di tutti questi fattori, ed è figlio di un diverso modo di considerare l’ascolto.

A questo punto è evidente che i tempi rosei per le major stanno finendo: la lunga filiera che dall’artista raggiunge i consumatori e fa lievitare i prezzi, i lucchetti sempre più pesanti che in modo miope ci vorrebbero imporre, lo scarso coraggio che porta sempre e solo a pompare il “mainstream”, sono tutti fattori che nuociono a coloro che dovrebbero continuare a garantire lauti guadagni ai soliti noti. I quali, tra l’altro, continuano sistematicamente ad insultare i propri clienti dandogli del ladro per partito preso (via).

La recente iniziativa dei Radiohead di offrire direttamente il proprio album in cambio di una somma stabilita dal compratore, mi sembra una buona cosa ed un indicatore di un probabile futuro. La rete offre a tutti, senza particolari investimenti, la possibilità di vendere la propria musica mantenendo un rapporto diretto con i propri fan, permette di raggiungere una vastissima platea e regala visibilità fuori dai canali tradizionali di promozione, che sono per forza di cose legati ad interessi che tengono poco o nulla in considerazione il valore della musica. (La “coda lunga” e tutte quelle belle cose lì.)

E’ un’evoluzione che mi pare coerente con quanto sta succedendo con l’editoria, l’informazione, la comunicazione personale e tutti i campi che stanno perdendo i filtri e gli intermediari che ci separano dalle fonti.

Il futuro che ci aspetta sarà divertente.

24 Commenti

Luca Sartoni | #

Vorrei comunque ribadire che da ben 17 anni non vengono prodotti dischi anni 80. Maledetta pirateria.

Alberto | #

Futuro divertente per noi ma un po’ meno per le major: di questo certo non mi rammarico 😉

davidonzo | #

Sono pienamente d’accordo con quello che dici. La tecnologia ha portato non solo a cambiamenti abitudinari degli “ascoltatori”. Ha portato enormi economie di scala (sotto forma di economie di replicazione).

Il mercato discografico da sempre ne ha goduto, per la sua natura. Ma oggi duplicare un formato digitale ha un costo veramente irrisorio.

Purtroppo il mercato è in mano alle case discografiche che da tempo non fanno più gli interessi ne dei consumatori ne degli artisti.

La provocazione dei RadioHead è forte. Vendere l’intero album dietro offerta (il cofanetto ha un costo prestabilito, il solo download no) è dire che loro guadagnano più con un prezzo scelto dal cliente finale, rispetto a quello che gli darebbe un’etichetta.

Un altro caso eclatante, di qualche tempo fa, è Prince. Va via dalla grande casa perchè questa vuole imporre la propria tempistica nel pubblicare i dischi. Come si fa a chiedere ad un artista di temporizzare l’ispirazione?

Il futuro sarà diverso. DRM et simila stanno annaspando dietro un successo fallito (avrebbero potuto averlo solo in un regime totalitario 🙂 ), i veri produttori di musica non vogliono più lavorare per le briciole, il consumatore ha dimostrato di poter fare a meno dell’intermediazione delle etichette.

Non so cosa succederà, ma qualcosa avverrà sicuramente.

Marco Fabbri | #

Anche i Nine Inch Nails sono “totally
free agent, free of any recording contract with any label” e si aspettano novita’ a breve. L’annuncio e’ su http://www.nin.com . Riguardo alla dinamica compressa e’ uscito poco tempo fa un articolo ben curato su IEEE Spectrum http://spectrum.ieee.org/aug07/5429 . Un’evoluzione riguarda anche la rielaborazione della musica, come mostrato dal rilascio del singolo dei NiN “the hand that feeds” in “formato GarageBand” e la generazione di una miriade di versioni derivate aprendo la strada per progetti come http://ninremixes.com . E’ interessante anche la nascita di “nuove etichette discografiche” come http://www.magnatune.com , che sposano alla qualita’ della musica, una egregia perizia tecn(olog)ica e la valorizzazione dei diritti del consumatore e dell’artista ( http://www.magnatune.com/info/whynotevil ).

Andrea | #

Luca, non era la mia, questa? 😀

becks | #

bell’ articolo. sono d’ accordo praticamente su tutto, dall’ abuso dei compressori nei cd (un po’ va bene, troppo uccide la dinamica), alla pessima qualita’ di quello che ascoltiamo ora (ok, non sempre si puo’ stare davanti a un ampli valvolare…)

concludo che io ormai ascolto per il 50% o piu’ ottima musica creative commons da jamendo. il mondo e’ pieno, strapieno di gente che sa suonare e cantare, ed e’ li che ci chiede di ascoltarla 😉

Smash | #

Io compro più musica “fisica” di una volta… e oltre al cd punto molto sul vinile… (sia per il design delle cover sia per la bellezza di toccare la musica cosa che con il digitale è impossibile!”)
La “compressione” delle frequenze è una cosa che è dal 99 che porto avanti ma nessuno sembra interessare…
Stessa canzone presente su un cd del 2000 e una del 2007 irriconoscibile… non vorrei mai che facessero prima gli mp3 e poi i cd…stessa cosa per i vinili…mi viene il voltastomaco…

Net Flier | #

le major hanno un grosso complesso d’inferiorità: soffrono di ansia da prestazione con le novità, ovvero si concentrano solamente sulle novità facendo morire automaticamente la “vecchia” quando vecchia non è (vedi republishing di film o musica di qualche anno fa presente solo su supporti magnetici quali cassette o vhs, oggi introvabili)..se io volessi comprare un dannato film degli anni 80, possibile che non lo trovi? no, quindi lo scarico e allora sei un assassino rovinafamiglie mangiabambini

Marco | #

C’era un articolo molto interessante di Ed Felten sulla prospettiva di un lettore portatile di capacità (relativamente) infinita, e della ricaduta che questo avrebbe sul mercato musicale –> http://www.freedom-to-tinker.com/?p=1210

Ciao!

Alessandra | #

Ciao!

Ho lavorato per 2 anni in una grande catena di negozi di dischi… che ora in Italia non c’è più.
Perchè non c’è più?
Perchè i ragazzini che una volta erano la linfa vitale per questo tipo di negozi, oramai non si sognano nemmeno dopo aver bevuto alcolici di pagare dai 18 ai 22 euro per un cd da 10 canzoni, delle quali, magari, ce n’è solo una di ascoltabile…
Io stessa ho ridotto al minimo l’acquisto di musica su supporto fisico, dato che lo stesso prodotto lo posso tranquillamente avere dalla rete a prezzi assolutamente più bassi…
In più, oltre a quanto già si paga per l’acquisto di un cd originale, se volessi farmene una copia da tenere in auto (dove il supporto è sottoposto a continuo rischio di degrado…) tocca ripagare i diritti SIAE sotto forma di tassa sui supporti vergini…
Ora: non è la musica ad essere in crisi, bensì i magnoni che traggono beneficio dal lavoro degli artisti!
Che ne pensate?

davidonzo | #

@ Alessandra

Dico che prima dell’introduzione dell’euro e delle linee adsl a basso costo ho comprato tutta la discografia dei led zeppelin in CD pagando ogni cd Lire 17.900. I doppi Lire 25.000.
Ero studentello e mi piaceva tanto bere.

Il mese scorso ho scoperto che Led Zeppelin II era rovinato e sono corso (praticamente in lacrime) nello stesso negozio a comprare lo stesso CD edito dalla stessa casa. Prezzo Euro 14.90.

L’ho comprato comunque per motivi “sentimentali”. Ma spiegami tu se un album uscito nel 1969 debba costare tanto e si veda raddoppiare il prezzo dal 99 ad oggi.

Un bicchiere di vino costa molto meno di un cd.
‘mbriachiamoci e risparmiamo!

Marco Fabbri | #

@Stefano Quintarelli: qualcosa mi suggerisce di si’… http://www.andreabeggi.net/2007/10/09/cosa-sta-succedendo-al-mercato-della-musica/#comment-108543 🙂
Come servizio e’ eccellente, mi ero dimenticato e lo aggiungo qui che ti incitano a regalare gli mp3 a 3 amici http://www.magnatune.com/info/give . John Buckman e’ decisamente eclettico e “open minded”, sul suo blog si trovano riflessioni interessanti anche sulla infrastruttura che supporta Magnatune. Consiglio per l’ascolto: Brad Sucks, William Brooks, Lisa De Benedictis e per gli amanti della musica classica Philharmonia Baroque Orchestra.

Mirco Martinelli | #

Le mayor iniziano a guardare oltre. Servizi come http://www.deezer.com/it/ palesano la volontà di iniziare a studiare le abitudini di ascolto degli utenti ed in base a quelle poter ripartire al meglio ed in maniera più efficiente le montagne di soldi che fagocitano SIAE et amichetti per generici diritti radiofonici.

Qualcuno avrà letto per sbaglio Rifkin e ne avrà parlato con la moglie che lo avrà consigliato sul da farsi.

Se tanto gli utenti possono averla gratis, allora diamogliela gratis…

Ho notato fra i commenti un certo qualunquismo a proposito di mayor: non dimentichiamo che le mayor potrebbero anche sembrare entità astratte, ma che dire delle persone che ci lavorano? Non parlo di Marketing Manager (aka piccoli magnoni) col portafogli imbottito e segretarie sotto la scrivania.

Parlo di tecnici del suono et similia (aka manovalanza) che ogni tanto, per sbaglio, vorrebbero anche mangiare.

Leo Aruta | #

Ho letto con attenzione sia il post, che condivido, sia i commenti autorevoli e documentati. Mi sorprende che ci sia ancora chi, come Mirco, analizza le cose con la testa all’indietro. “Parlo di tecnici del suono et similia (aka manovalanza) che ogni tanto, per sbaglio, vorrebbero anche mangiare.” Sarebbe come prendersela col telepass che ha mandato a casa il casellante che pure tiene famiglia….
Caro Mirco le cose cambiano e finiscono anche le rendite di posizione! Io negli anni ottanta vendevo PC Olivetti a 7 milioni delle vecchie lire e ci guadagnavo anche il 25%…. oggi mi farebbe schifo vendere un PC e guadagnarci 30 eurini…. Allora ho cercato (non oggi ma già alcuni anni fa) altri business e non sto a piangere sui bei tempi andati…
Leo

Mirco Martinelli | #

Caro Leo,
sinceramente prendere la fine della mia risposta e argomentare solo su quella non lo trovo poi estremamente corretto.

Poi parlare di tecnici del suono come rendite di posizione mi sembra quantomeno azzardato.

Il primo paragone che fai non lo trovo così calzante: col telepass una macchina/sistema ha sostituito ciò che faceva un uomo, facendolo in maniera molto più efficiente. Il tecnico del suono attualmente non può essere sostituito da una macchina.

Scusami, ma anche il secondo paragone è un argomentare debole, imho: tu rivendevi qualcosa ed avevi un (bel) margine. Qui hai della forza lavoro che viene pagata per fare un lavoro. Questa forza lavoro magari un domani “perderà” il lavoro per colpa nostra (tutti + o -) che non paghiamo (aka rubiamo) i diritti su ciò che ascoltiamo.

Avremmo bisogno di approcci differenti a queste tipologie di diritti per riuscire a trovare un compromesso; se è sbagliata la persecuzione degli utenti in massa da parte delle major è altrettanto coerente condannare chi “ruba” il lavoro altrui, io almeno Leo sono di questa opinione.

Il fatto che un bene possa essere digitale/digitalizzato non significa che sia lecito/giusto fruirne senza offrire un compenso adeguato a tutti coloro i quali hanno contribuito alla sua creazione.

Che poi l’economia si stia miniaturizzando ok..; ma prendi una band emergente…non i RadioHead che possono permettersi questi “lussi”. Se fanno una hit decente e tutti si attaccano al torrente mi devi dire come K* fanno anche a comprarsi solo gli strumenti.

Figurati permettersi un tecnico del suono “professionista”.

Mirco

Andrea | #

Mirco, i tecnici del suono servono anche se il supporto è digitale, non solo se è un CD. Sbaglio?
E poi chiedi: “una band emergente…non i RadioHead che possono permettersi questi “lussi”. Se fanno una hit decente e tutti si attaccano al torrente mi devi dire come K* fanno anche a comprarsi solo gli strumenti.”
Con i concerti, no?

Gesu` | #

Non ho capito il senso di quest’ultima risposta: sottintendi che dovrebbero rilasciare la loro musica gratuitamente e avere come fonte di reddito i concerti?
Lo chiedo senza polemica, giusto per capire.

Andrea | #

No, suggerisco che le rendite da vendite di musica dovrebbero essere integrate il più possibile con i concerti.

Stefano | #

Già concordo, la purezza dei suoni sta diventando sempre meno importante nella fruizione quotidiana di musica da parte del famoso utente medio o tipico. Questo però non dovrebbe andare a discapito di chi ha passione e orecchio per ascoltare musica nella sua completezza.

Il rischio verò sai qual’è? Con la diversificazione dei formati nelle vendite porti ad un paradosso in cui i prezzi lievitano. Mettiamo il caso che io voglia ascoltare la mia band preferita mentre vado al lavoro quotidianamente in metrò ma anche, di tanto in tanto, a casa sul mio bell’impianto audio per rilassarmi. Cosa dovrei fare, comprare i singoli brani in formato compresso e poi anche i medesimi pezzi in formato lossless?

Doppio acquisto? E’ da folli, se poi aggiungiamo i DRM che mi vincolano ad un prodotto/piattaforma, siamo veramente alla follia totale. Le soluzioni che io vedo sono due, entrambe passano per una RIFORMA RADICALE del diritto d’autore, e sono le seguenti:

1) Sull’opera acquistata bisogna garantire una fruizione trasversale sui formati che passa in primis per l’abolizione dei DRM. Diamo libertà ai consumatori di ascoltare/vedere dove cavolo pare a loro quello che hanno legalmente acquistato!!

2) Concedi una tariffazione flat del tipo tot al mese o tot all’anno in cui al consumatore dai la possibilità di prelevare in rete tutto quello che vuole e nei formati che vuole senza minacciarlo di chiuderlo in gabbia come oggi fanno questi arroganti signori.

Mirco Martinelli | #

@Andrea;
scusa il delay nella risposta – “Mirco, i tecnici del suono servono anche se il supporto è digitale, non solo se è un CD. Sbaglio?”

Assolutamente, i tecnici del suono a volte sono in grado di farti diventare un brano storico semplicemente con la loro professionalità; di certo possono essere anche professionisti con partita iva senza necessità di dipendere da grandi major.

“Con i concerti, no?”

Sicuramente anche se a dire la verità sarebbe come “obbligare” qualcuno a dover far soldi in un modo perchè nell’altro grazie alla tecnologia “non si può più”. Provando un ardito paragone non sarebbe come obbligare uno scrittore ad andare in giro a leggere i suoi libri? Libertà di fare una “professione” come quella del musicista può voler dire soltanto incidere grande musica…imho.

@Stefano:
con me sfondi una porta aperta quando parli di “RIFORMA RADICALE del diritto d’autore”. Poi possiamo discutere sui metodi e quando nella prima risposta parlo di Rifkin, personalmente intendo proprio ipotizzare dei micropagamenti infinitesimali in base all’ascolto dei brani / oppure posso sposare di buon grado anche la tariffazione flat che tu suggerisci. Ma questi sono semplici dettagli.

L’importante è avere il tuo giusto entusiasmo per proporre soluzioni informate e sostenibili; è proprio di questo che abbiamo bisogno!!!!

Andrea | #

Mirco, i soldi si fanno secondo quanto richiesto dal mercato. Anche a me piacerebbe fare solo quello che mi piace, ma non mi pagano per farlo. “Libertà di fare una professione” è un ossimoro, se ci pensi un attimo. E comunque, se domani si trovasse la cura definitiva contro il mal di denti, la butteresti via per non lasciare i dentisti disoccupati?
Se il grande musicista è veramente grande, non credo abbia il minimo problema.
E per quanto riguarda gli scrittori, aspetta la diffusione di massa degli ebook, poi ne parliamo.

Emmyfinegold | #

Non vedo l’ora che si diffonda l’ebook, già ora la musica la scarico. Naturalmente la qualità della musica deve essere migliorata ma non essendo un tecnico del suono o un informatico non entro nel merito. @Stefano una tariffazione flat annuale mediante la quale poter scaricare libri, CD e magari anche materiale scientifico senza doverlo fare arrivare dagli USA accedendo a tutte le librerie mondiali mi sembra una buona prospettiva. In questo modo ci sarebbero profitti per i creativi, gli informatici e tutti quelli che entrano nel meccanismo. E cosa importante si eviterebbe di sprecare carta e produrre scarti di plastica e altro materiale inquinante.