Andrea Beggi

We live in a society exquisitely dependent on science and technology, in which hardly anyone knows anything about science and technology.

SMAU 2007: aziende e social media

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Giovedì ero in SMAU ed ho assistito al convegno: “I social Media in Italia, nuovi modelli di business per le aziende“, organizzato da Blogosfere e moderato da Marco Montemagno, che si conferma bravissimo in questi panni.

Le cose sentite sono state abbastanza interessanti, ma nulla di nuovo per chi segue quello che sta accadendo in internet negli ultimi anni.

Mi sono divertito vedendo i diversi approcci dei relatori all’argomento.

Giancarlo Vergori è il responsabile di Virgilio, e non ritiene che l’arretratezza del nostro paese sia dovuta alla carenza di infrastrutture, bensì alla bassissima alfabetizzazione informatica dei nostri connazionali. Peraltro non è che Virgilio cerchi di educare molto, mi pare: se si leva più della metà della homepage, che è pubblicità, rimangono gli oroscopi, le gallerie di celebrità, il meteo e un po’ di notizie random. Mi piacerebbe che gli attori più visibili cercassero di educare ad un uso più consapevole della rete, ma mi rendo conto che è una pia illusione. Per Giancarlo Vergori il buzz marketing è una novità di oltreoceano (“pensate”) che in Italia non è ancora arrivata. (Zeno? Luca?). Frase memorabile: “Non me ne può fregare di meno di rendere la vita facile ai miei utenti.”, poi ritrattata con scarsa convinzione.

Pietro Scott Jovane è il country manager di MSN Italia, e devo dire che è quello che mi è piaciuto di più: idee chiare, opinioni condivisibili, concezione moderna. Mi sembra che abbia una visione corretta di quello che potrebbe essere il rapporto tra le aziende e i propri clienti. Anche sui blog mi è piaciuto parecchio: ad una domanda di Maurizio che gli chiedeva del pay-per-post in termini di possibile perdita di efficacia del passaparola, ha praticamente espresso uno dei postulati di Gaspar “Yoda” Torriero: “La vera misura dell’autorevolezza è la quantità di stronzate che posso scrivere impunemente, prima che si sappia che sono un cretino.”

Per Massimiliano Magrini, country manager di Google Italia, il famoso 2.0 è sostanzialmente simile al 1.0, la differenza è la banda e lo storage, aumentati enormemente e a costi di molto inferiori al passato. L’evoluzione tecnologica permette a tutti di esprimersi senza bisogno di particolari conoscenze tecniche. La scommessa per il futuro sarà capire le implicazioni del controllo e del reperimento delle informazioni. Siamo solo agli inizi di un grande cambiamento, ma nessuno sa veramente dove stiamo andando: tutti fanno esperimenti e procedono a vista.
Tutto sommato Magrini non ha detto nulla di particolarmente sconvolgente, e comunque tirando l’acqua al suo mulino: “il reperimento delle informazioni, rischio di overload, yadda yadda bla bla”.

Giuseppe Verrini è managing director di Adobe, ha illustrato i risultati di una ricerca secondo la quale nel prossimo futuro andremo incontro a tre tendenze: aumento dei dispositivi mobili, maggiore familiarità con la tecnologia, e incremento del social networking con entrambi gli aspetti di condivisione e di collaborazione. (I miei complimenti per chi è riuscito a farsi pagare da Adobe per una ricerca con questi eclatanti risultati, alla prossima scopriranno che d’inverno si vendono più maglioni che costumi da bagno.) Adobe è fortemente convinta della necessità di coinvolgere il cliente sempre di più. Il 90% della differenza tra il successo e il fallimento è la capacità di coinvolgimento del cliente. Ma non ha spiegato cosa dovrebbe far affezionare un cliente ad un marchio, fosse anche Adobe. Ha predicato centralità delle applicazioni, riusabilità dei documenti e interoperabilità dei contenuti. Anche qui nulla di sconvolgente e un po’ di “siamo bravi, siamo belli”.

Luca Bordin è un manager di Nielsen//Netratings. Ha snocciolato un po’ di cifre sulla maggiore penetrazione di internet, dichiarando che in Italia la rete ha 22 milioni di utenti con una permanenza media di 28 minuti al mese. Non so se ho capito bene quest’ultima statistica, comunque io 28 minuti di connessione li faccio in 7 minuti, visto che spesso ho 4 computer accesi e connessi….
Bordin ha stigmatizzato la poca consapevolezza delle aziende italiane nei confronti della possibilità offerte dalla rete. Nielsen controlla circa 80 siti definiti 2.0, i quali hanno una penetrazione del 60% tra i 22 milioni di utenti, dato in crescita. Non ha definito cosa Nielsen intenda con “sito 2.0”.

Di Massimo Martini, general manager di Yahoo, mi è rimasto poco in mente, ricordo che ha parlato di come le aziende devono cogliere le opportunità e ascoltare le persone.

Michel Voitoux, sales manager di Six Apart (Movable Type, Typepad, Livejournal, Vox), ha raccontato di come il blogging aziendale, anche quello non pubblicato all’esterno, sia in costante crescita e di come sia proficuo il suo utilizzo. Incidentalmente ha fatto notare che il blog di Beppe Grillo viene ospitato da un unico server, a dimostrazione della potenza di Movable Type.

Paolo Barberis, di Dada, si è detto scettico per l’euforia del 2.0. Ha fatto osservare come internet si stia globalizzando, e come pochi player abbiano grosse fette del mercato. Ha lamentato la corsa all’acquisto fatta dai grossi nomi a scapito delle piccole startup di successo, con la conseguente tendenza a fagocitare tutto. In sostanza mi è parso di capire (ma non l’ha detto) che le teorie sulla cosa lunga e sui mercati di nicchia gli piacciano poco.

A conti fatti ho avuto l’impressione che le persone componenti il panel (tranne Pietro Scott Jovane) fossero più interessate a come la loro azienda potesse fare business con i convenuti, piuttosto che onorare il titolo del convegno e spiegare quali reali opportunità avesse un’azienda per trarre profitto dall’utilizzo dei social network.

Come ho già avuto modo di dire, il blogging aziendale è difficile, e la via è piena di ostacoli. Ma comunque la vedo una strada percorribile. Sull’utilizzo dei social network sono molto più scettico, ma forse è un problema mio. Anzi: se qualcuno volesse farmi un “crash course” su Facebook, magari sarebbe la volta buona per iniziare a capire a cosa serve.

A seguire la presentazione fatta da Luca De Biase e Paolo Valdemarin della nuova piattaforma di discussione, Pages, creata da Evectors per Nova100. Ineccepibile, direi, ma ci avrei giurato, vista la provenienza.

Nota a margine: Milano ormai è ai confini dell’Impero: per raggiungere da Genova un qualunque luogo che implichi la percorrenza della tangenziale, ci vogliono tre ore. Se avete uffici a Milano sappiate che la gente si sta rompendo le scatole di venire da voi.

Un ringraziamento al mio prestigioso© compagno di viaggio, che stoicamente mi ha tenuto sveglio nel viaggio di ritorno (ma d’altronde aveva già dormito in precedenza).

16 Commenti

lucacicca | #

Graazie Andrea del resoconto… Utilissimo!
Una notizia tecnica: nel tuo feed c’è il solito problema degli accenti… 🙁

Francesco | #

Complimenti Andrea, davvero interessante leggere il tuo punto di vista.
Mi sarebbe piaciuto esserci, magari l’anno prossimo, il tuo articolo mi ha fatto sentire un po’ li’ con te.

Ciao
Francesco

Dario Salvelli | #

Andrea, ci sono alcune dichiarazioni che mi han fatto sorridere e che ho riassunto anche io in questo post per quel poco che ho potuto seguire in streaming. Insomma sempre da quel poco non mi è parso granchè il convegno anche per chi era a digiuno di questi argomenti: deludenti le domande (e quindi le relative banali risposte) io avrei osato.

p.s. ma l’hai letto questo? Scandaloso. 😛

chicco | #

Pare che chi non c’è stato si sia perso poco. In compenso è uno spettacolo vedere quanto si sia appassionato al panel Marco Formento! 😀

Mr Oz | #

Alla fine penso che per quanto le aziende cercheranno di stringere il pugno attorno al “popolo internet”, questo riusciurà a sfuggire la presa e inventerà nuove forme di comunicazione.

Fin quando tutti questi Manager ragioneranno in termini di business non ci sarà mai un punto di incontro.
Leggere che il country manager di Google Italia ritiene che “il famoso 2.0 è sostanzialmente simile al 1.0, la differenza è la banda e lo storage” è molto deprimente, in un convegno simile un manager di Google dovrebbe fare i fuochi d’artificio!

Il nuovo web è cresciuto grazie alla passione che gli sviluppatori hanno per il web stesso.
Difficilmente una corporation può appassionarsi per qualcosa che non sia un titolo in rialzo o un bilancio approvato tra scroscianti applausi del mondo della finanza.

Nota a margine: i Milanesi (compreso il sottoscritto) sono prigionieri; la cantilena della Milano da bere li ipnotizza con l’illusione di vivere in una grande città dalle mille occasioni.

L’unica vera occasione è la fuga. Ci stiamo lavorando. Siamo arrivati a “enlarge your weekend”, una boccata d’aria in campagna/collina/mare/montagna da venerdì al lunedì. Seguite il coniglio bianco!

Zeno | #

Andrea chiama, Zeno risponde 😀
Ti ringrazio della citazione. Credo che il vero problema non sia tanto la dichiarazione del tuo interlocutore che ha una visione delle cose un po’distorta, secondo me, quanto stimolare il buzz in modo trasparente ed etico. E’ un po’ un mio pallino, peraltro molto difficile da far capire alle aziende ma ci stiamo lavorando.
E’ un concetto che mi è caro e che approfondirò al più presto nel nuovo blog che aprirò a breve…:P
buon pomeriggio!
zen

claudio | #

i Milanesi sono assai incavolati: sulla tangenziale viaggia molto traffico che non dovrebbe uscire dalle autostrade…. ma pare che non ci siano soldi per fare le strade.
Per esempio la pedemontana, che unirebbe la VE con TO e’ esattamente 30 anni che ne parlano e non ci sono soldi.

Tornare a casa per molti e’ un’incubo!!!

Baltasar | #

Il “sistema” Internet in Italia è bloccato. E nessuno ne parla davvero. In particolare quei signori che hai citato.
Il driver per lo sviluppo del business è la pubblicità. Finché in Italia non verrà regolamentato il mercato della pubblicità online, non ci saranno soldi nè per gli editori online, nè per le concessionarie e – di conseguenza – per lo sviluppo tecnico e la ricerca.
Il valore del mercato pubblicitario online è di circa 250/300 milioni di euro, cioè meno del 3% del totale mercato pubblicità (circa 10 miliardi di euro). In Europa si sta viaggiando vicino al 10%. Di questi 250 mio€, l’70% è distribuito tra i primi 5 portali (escludo da questo calcolo Google perché viaggia su un universo parallelo).
Di questi 5 portali i primi 3 sono telefoniche e 2 sono portali americani che cut&paste contenuti e servizi.
Per le telefoniche, il business internet rappresenta qualche punto percentuale di tutto il loro business.
Insomma, come si può pensare che questi “player” guardino con lucidità allo sviluppo del mezzo (dal punto di vista editoriale e tecnico) se sono focalizzati giorno per giorno a raggranellare qualche euro di campagna advertising.